The Project Gutenberg EBook of Le Laude, by Iacopone da Todi

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Title: Le Laude
       secondo la stampa fiorentina del 1490

Author: Iacopone da Todi

Commentator: Giovanni Ferri

Release Date: September 13, 2009 [EBook #29977]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

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             SCRITTORI D'ITALIA

              IACOPONE DA TODI

                  LE LAUDE




              IACOPONE DA TODI

                  LE LAUDE

     SECONDO LA STAMPA FIORENTINA DEL 1490

                 A CURA DI

               GIOVANNI FERRI




                   BARI

          GIUS. LATERZA & FIGLI

         TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI

                   1915


           PROPRIET LETTERARIA

           GENNAIO MCMXV--40581




I

DE LA BEATA VERGINE MARIA E DEL PECCATORE


      --O Regina cortese,--io so a voi venuto
    ch'al mio cor feruto--deiate medecare.

      Io so a voi venuto--com'omo desperato
    da omn'altro aiuto;--lo vostro m' lassato;
    se ne fusse privato,--fareme consumare.

      Lo mio cor  feruto,--Madonna, nol so dire;
    ed a tal  venuto,--che comenza putire;
    non deiate soffrire--de volerm'aiutare.

      Donna, la sofferenza--s m' pericolosa;
    lo mal pres'ha potenza,--la natura  dogliosa;
    siate cordogliosa--de volerme sanare.

      Non aio pagamento,--tanto so anichilato;
    faite de me stromento,--servo recomperato;
    donna, el prez' dato:--quel ch'avest'a lattare.

      Donna, per quel amore--che m'ha avut'el tuo figlio
    dever'aver en core--de darm'el tuo consiglio;
    succurrime, aulente giglio,--veni e non tardare.

      --Figlio, poi ch'i venuto,--molto s m' 'n piacere;
    adomandimi aiuto,--dollote voluntere;
    tte oporto soffrire--co per arte voglio fare.

      Medecaro per arte--emprima fa la diita;
    guarda li sensi da parte--che non dien pi ferita
    a la natura perita--che se possa aggravare.

      E piglia l'oximello,--lo temor del morire;
    ancora si fancello,--cetto ce de' venire;
    vanet lassa gire,--non p teco regnare.

      E piglia decozione--lo temor de lo 'nferno;
    pens'en quella prescione--non escon en sempiterno;
    la piaga gir rompenno--farallate revontare.

      Denante al preite mio--questo venen revonta,
    ch l'officio  sio;--Dio lo peccato sconta;
    ca se 'l Nemico s'aponta,--non aia que mostrare.




II

DE LA BEATA VERGINE MARIA


      O Vergine pi che femina--santa Maria beata.

      Pi che femina, dico;--onom nasce nemico;
    per la Scrittura splico,--nant'i santa che nata.

      Stando en ventre chiusa,--puoi l'alma ce fo enfusa,
    potenza virtuusa--s t'ha santificata.

      La divina onzione--s te santificne,
    d'omne contagione--remaneste illibata.

      L'original peccato--ch'Adam ha semenato,
    omn'om con quello  nato:--tu se' da quel mondata.

      Nullo peccato mortale--en tuo voler non sale,
    e da lo veniale--tu sola emmaculata.

      Secondo questa rima--tu se' la vergen prima,
    sopre l'altre soblima;--tu l'hai emprima votata

      la tua vergenetate--sopr'omne umanetate
    ch'en tanta puritate--mai fosse conservata.

      L'umilit profonda--che nel tuo cor abonda,
    lo cielo se sprofonda--d'esserne salutata.

      Virgineo proposito--en sacramento ascondito,
    marito piglia incognito--che non fosse enfamata.

      L'alto messo onorato--da ciel te fo mandato;
    lo cor fu paventato--de la sua annunziata:

      --Conceperai tu figlio,--ser senza simiglio,
    se tu assenti al consiglio--de questa mia ambasciata.--

      O Vergen, non tardare--al suo detto assentare;
    la gente sta chiamare--che per te sia aiutata.

      Aiutane, Madonna,--ca 'l mondo se sperfonna
    se tarde la responna--che non sia avivacciata.

      Puoi che consentisti,--lo figliol concepisti,
    Cristo amoroso desti--a la gente dannata.

      Lo mondo n' stupito--conceper per audito,
    lo corpo star polito--a non essere toccata.

      Sopr'omne uso e ragione--aver concezione,
    senza corruzione--femena gravedata.

      Sopre ragione ed arte--senza sementa latte,
    tu sola n'hai le carte--e snne fecundata.

      O pregna senza semina,--non fu mai fatt'en femina,
    tu sola sine crimina,--null'altra n' trovata.

      Lo verbo creans omnia--vestito  'n te Virginia,
    non lassando sua solia,--divinit encarnata.

      Maria porta Dio omo,--ciascun serva 'l suo como;
    portando s gran somo--e non essere gravata.

      O parto enaudito,--lo figliol partorito
    entro del ventre uscito--de matre segellata!

      A non romper sogello--nato lo figliol bello,
    lassando lo suo castello--con la porta serrata!

      Non sira convegnenza--la divina potenza
    facesse violenza--en sua cas'albergata.

      O Maria, co facivi--quando tu lo vidivi?
    or co non te morivi--de l'amore afocata?

      Co non te consumavi--quando tu lo guardavi,
    ch Dio ce contemplavi--en quella carne velata?

      Quand'esso te sugea,--l'amor co te facea,
    la smesuranza sea--esser da te lattata?

      Quand'esso te chiamava--e mate te vocava,
    co non te consumava--mate di Dio vocata?

      O Madonna, quigli atti--che tu avev'en quigl fatti,
    quigl'enfocati tratti--la lengua m'han mozzata.

      Quando 'l pensier me struge,--co fai quando te suge?
    lo lacremar non fuge--d'amor che t'ha legata.

      O cor salamandrato--de viver s enfocato,
    co non t'ha consumato--la piena enamorata?

      Lo don della fortezza--t'ha data stabilezza
    portar tanta dolcezza--ne l'anema enfocata!

      L'umilitate sua--embastardo la tua,
    ch'ogn'altra me par frua--se non la sua sguardata.

      Ch tu salist'en gloria,--esso sces'en miseria;
    or quigna conveneria--ha enseme sta vergata?

      La sua umilitate--prender umanitate,
    par superbietate--on'altra ch' pensata.

      Accurrite, accurrite,--gente; co non venite?
    vita eterna vedite--con la fascia legata.

      Venitel a pigliare,--ch non ne pu mucciare,
    che deggi arcomperare--la gente desperata.




III

CONTENZIONE INFRA L'ANIMA E CORPO


      Audite una 'ntenzone--ch' 'nfra l'anima e 'l corpo;
    battaglia dura troppo--fin a lo consumare.

      L'anima dice al corpo:--Facciamo penitenza,
    ch possiamo fugire--quella grave sentenza

      e guadagnar la gloria--ch' de tanta piacenza;
    portimo onne gravenza--con delettoso amare.--

      Lo corpo dice:--Turbome--d'esto che t'odo dire;
    nutrito so 'n delicii,--nollo porra patire;
    lo celebr'aio debele,--porra tost'empazire:
    fugi cotal pensiere,--mai non me ne parlare.

      --Sozo, malvascio corpo,--lussurioso, engordo!
    ad omne mia salute--sempre te trovo sordo;
    sostieni lo flagello--d'esto nodoso cordo,
    emprende sto discordo--ch t' ci opo danzare!

      --Succurrite, vicini,--ch l'anima m'ha morto!
    alliso, ensanguenato,--disciplinato a torto!
    o impia, crudele,--ed ad que m'hai redotto?
    star sempr'en corrotto,--non me porr allegrare.

      --Questa morte s breve--non mi sira 'n talento.
    Somme deliberata--de farte far spermento;
    dagl cinque sensi tollere--omne delettamento,
    e nullo piacemento--t'agio voglia de dare.

      --Si da li sensi tollime--li mei delettamenti,
    siragio enfiato e tristo,--pieno d'encrescementi;
    torrotte la letizia--nelli tuoi pensamenti;
    megli' che mo te penti--che de farlo provare.

      --La camiscia spgliate--e vesti sto cilizo;
    la penetenza vtate--che non abbi delizo;
    per guidardone dnote--questo nobel pannizo,
    ch de coio scrofizo--te pensai d'amantare.

      --Da lo 'nferno recastela--questa veste penosa;
    tesseala 'l diavolo--de pili de spinosa;
    omne pelo pareme--una vespa orgogliosa;
    nulla ce trovo posa,--tanto dura me pare.

      --Ecco lo letto; psate,--iace en esto gratizo!
    lo capezal aguardace--ch' un poco de paglizo:
    lo mantellino cuoprite,--adusate col miccio;
    questo te sia deliccio--a quel che te voglio fare!

      --Guardate a letto morbedo--d'esta penna splumato!
    pietre rotonde vegioce--che venner dal fossato;
    da qual parte volgome,--rompome el costato;
    tutto son conquassato,--non ce posso posare.

      --Corpo, surge; lvate!--ch suona matutino;
    leva su, sonocchiate--en officio divino;
    legge nuove emponote--perfine a lo maitino;
    emprende esto camino--che sempre t' opo fare.

      --Como surgo, levomi,--che non aggio dormito?
    Degestione guastase,--non aggio ancor padito;
    scorsa m' la regoma--per lo freddo c'ho sentito;
    el tempo non  fugito,--lassame ancor posare!

      --Ed o' staisti a 'mprendere--tu questa medicina?
    per la tua negligenza--dotte una disciplina;
    si pi favelli, tollote--a pranzo la cocina;
    ch questa tua malina--penso de medecare.

      --Or ecco pranzo ornato--de delettoso pane
    nero, azemo e duro--che nol rosecra 'l cane!
    Non lo posso enghiuttire,--s reo sapor me sane!
    Altro cibo me dne,--se me voli sostentare.

      --Per lo parlar c'hai fatto,--tu lassarai el vino;
    n a pranzo n a cena--non mangerai cocino;
    se pi favelli, aspttate--un grave disciplino;
    questo prometto almino--non te porr mucciare.

      --Recordo d'una femena--ch'era bianca, vermiglia,
    vestita, ornata, morbeda,--ch'era una maraviglia;
    le sue belle fateze--lo pensier m'asutiglia;
    molto s me simiglia--de potergli parlare.

      --Or attende 'l premio--de questo c'hai pensato;
    lo mantello artollote--per tutto sto vernato;
    le calzamenta lassale--per lo folle cuitato;
    ed un disciplinato--fin a lo scorticare.

      --L'acqua che bevo noceme,--caggio 'n etropesa;
    lo vino, prego, rendeme--per la tua cortesa!
    Se tu sano conserveme,--gir ritto per via;
    se caggio 'n'enfermara,--opo me t' guardare.

      --Poi che l'acqua ncete--a la tua enfermentade
    e lo vino noceme--a la mia castitade,
    lassa lo vino e l'acqua--per la nostra sanetade;
    sostien necessitate--per nostra vita servare.

      --Prego che non m'occide!--nulla cosa demanno;
    en verit promettote--de non gir mormoranno;
    lo entenzare veiome--che me retorna en danno;
    che non caggia nel banno--vogliomene guardare.

      --Se te vorrai guardare--da omne offendemento,
    sirotte tratta a dare--lo tuo sostentamento;
    e vorrme guardare--dal tuo encrescemento;
    sir delettamento--nostra vita salvare.

      Or vedete 'l prelio--c'ha l'omo nel suo stato!
    tante son l'altre prelia,--nulla cosa ho toccato;
    che non faccian fastidio,--aggiol'abbreviato;
    finisco sto trattato--en questo loco lassare.




IV

DE LA PENITENZIA


      O alta penitenza,--pena en amor tenuta!
    grand' la tua valuta,--per te ciel n' donato.

      Se la pena teneme,--mme despiacemento;
    lo spiacere recame--la pena en gran tormento;
    ma si aggio la pena--redutt'en mio talento,
    mme delettamento--l'amoroso penato.

      Sol la colpa  'n'odio--a l'anema ordenata;
    e la pena gli  gaudio--en vertut'esercetata;
    lo contrario sentese--l'anema ch' dannata;
    la pena  'n'odiata,--la colpa en delettato.

      O mirabil odio,--d'omne pena signore!
    nulla recev'ingiuria,--non se' perdonatore;
    nullo nemico trovite,--omn'om si  'n'amore;
    tu sol el malfattore--degno del tuo odiato.

      O falso amor proprio,--c'hai tutto lo contraro!
    molta recepe engiuria--de perdonanza avaro;
    molti nemici troviti,--null'om te trovi caro;
    lo tuo vivere amaro--lo 'nferno ha comenzato.

      O alta penetenza,--en mio odio fondata,
    atto de la grazia--che fo per gratis data,
    fuga l'amor proprio--con tutta sua masnata,
    ch l'anema ha sozata--en bruttura de peccato.

      En tre modi pareme--divisa penetenza:
    contrizion  prima--ch'empetra la 'ndulgenza;
    l'altr' confessione--che l'anema ragenza;
    l'altr' satisfacenza--de deveto pagato.

      Tre modi fa nell'anima--peccato percussure:
    la prima offende Dio--ched  suo creatore;
    la simiglianza tolleglie--ch'avea de lo Signore,
    e dse en possessore--del demone dannato.

      Contrizion adornase--de tre medicamente:
    contra l'offeso Dio--dgli dolor pognente,
    contra la deformanza--un vergognar cocente,
    ed un temor fervente--che 'l demone ha fugato.

      Per lo temore cacciase--quella malvagia schiera,
    la simiglianza rendeglse--per la vergogna vera,
    per dolor perdonase--l'offesa de Dio fera
    ed en questa manera--corre questo mercato.

      Confessione pareme--atto de veretade,
    occultata malizia--redutta a chiaritade;
    per la bocca reiettase--tutta la 'nfermetade;
    riman l'uom en sanetade,--dal vizio purgato.

      Lo satisfare pareme--iustizia en suo atto;
    fruttificata morte--fece l'arbor desfatto,
    fruttificata grazia--s fa l'albor refatto,
    ciascun senso fa patto--de vivere regolato.

      L'audito entra en scola--a 'mprendere sapienza,
    lo viso getta lacreme--per la gravosa offenza,
    lo gusto entra en regola--en ordinata astinenza,
    l'odor fa penetenza,--'n'enfermara s' dato.

      E lo tatto puniscese--degli suoi delettamente,
    li panni molli spogliasi,--vestese panni pognente,
    de castetate adornase--guardata en argomente,
    e far de s presente--a Dio molto  grato.




V

DE CINQUE SENTIMENTI


      Cinque sensi mess'on pegno--ciascun d'esser el pi breve;
    la lor delettanza leve--ciascun briga breviare.

      Emprima parla l'audito:--I' ho 'l pegno guadagnato;
    lo sonar ch'aio audito--dal mi' organo  fugato;
    en un ponto fo 'l toccato--e nulla cosa n'ha tenere;
    per ve dovera piacere--la sentenzia a me dare.

      Lo viso dice:--Non currite,--ch'i' ho venta la sentenza;
    le forme e color che vide,--chiusi li occhi e fui en perdenza;
    or vedete l'armagnenza--co fo breve abreviata!
    la sentenza a me sia data--non me par da dubitare.

      Lo gusto s d 'l libello--demostrando sua ragione:
    --La mia brevet passa,--questo non  questione;
    a l'entrar de la magione--doi deta fo 'l passaio
    e lo delettar que n'aio--che pass co somniare.

      L'odorato s demostra--lo breve delettamento:
    --D'oltramar venner le cose--per aver mio piacemento,
    spese grande con tormento--ce vedete che fuor fatte;
    qual me ne remaser parte--voi lo potete iudicare!

      Lo tatto lussurioso--ce vergogna d'apparire,
    le deletto puteglioso--lo vergogna proferire,
    or vedete 'l vil piacere--quegno prezo ci ha lassato!
    un fetor esterminato--ch' vergogna mentovare.

      Non fia breve lo penare--c'ha s breve delettanza;
    longo sira a proferire--lo penar esmesuranza;
    omo, vedi questa usanza--ch' un ioco di guirmenella;
    posta ci hai l'anima bella--per un tratto che vi fare.

      Anema mia, tu se' eterna,--eterno vi delettamento;
    li sensi e lor delettanza--vedi senza duramento;
    a Dio fa' tuo salimento,--esso sol te pu empire;
    loco el ben non sa finire,--ch eterno  'l delettare.




VI

DE LA GUARDA DE SENTIMENTI


      Guarda che non caggi, amico,
    guarda!

      Or te guarda dal Nemico,--che se mostra esser amico;
    no gli credere a l'iniquo,--guarda!

      Guarda 'l viso dal veduto,--ca 'l coragio n' feruto;
    ch'a gran briga n' guaruto,--guarda!

      Non udir le vanetate,--che te traga a su' amistate;
    pi che visco apicciarate,--guarda!

      Pon' al tuo gusto un frino,--ca 'l soperchio gli  venino;
    a lussuria  sentino,--guarda!

      Gurdate da l'odorato,--lo qual ne sciordenato;
    ca 'l Signor lo t'ha vetato,--guarda!

      Gurdate dal toccamento,--lo qual a Dio  spiacemento,
    al tuo corpo  strugimento,--guarda!

      Gurdate da li parente--che non te piglien la mente;
    ca te faran star dolente,--guarda!

      Gurdate da molti amice,--che frequentan co formice;
    en Dio te seccan le radice,--guarda!

      Gurdate dai mal pensiere,--che la mente fon ferire,
    la tua alma enmalsanire,--guarda!




VII

DE PERICOLI CHE INTERVENGONO A L'UOMO CHE NON GUARDA BENE EL VISO ED
ALTRI SENTIMENTI


      O frate, guarda 'l viso,--se vuoi ben riguarire!
    ca mortal ferite a l'alma--spesse fiate fon venire.

      Dal diavolo a l'alma--lo viso  ruffiano,
    e quanto pu se studia--de mettergliela en mano;
    se ode fatto vano,--reportalo a la corte;
    la carne sta a le porte--per le novelle audire.

      Audita la novella,--la carne fa sembiaglia
    e contra la rascione--s d grande battaglia,
    e suo voler non smaglia--con la voglia emportuna;
    se trova l'alma sciuna,--fallase consentire.

      Conscienzia resiste,--demostra lo peccato:
    --Dio ne sira offeso--e tu sire dannato.--
    Lo corpo mal vezato--risponde com' uso:
    --Dio s  piatuso,--lo me porr parcire.--

      La veret risponde:--Tu alleghi falsamente,
    ch Dio mai non perdona--se non  penitente;
    pentir sofficiente--non l'hai in tua redetate;
    partirte dai peccate--con verace pentire.--

      La carne dice:--Io ardo,--non lo posso portare,
    satesfamme esta fiata,--che me possa posare;
    vogliote poi iurare--de starte sempre suietta;
    sir s casta e netta--che te sir em piacere.--

      Responde la ragione:--Sere detoperata,
    e poi da omne gente--sere sempre adetata;
    ecco la mal guidata--confusion de parente,
    che fa tutta sua gente--con gran vergogna gire!--

      Lo diavolo ce parla--ed ensegna:--Questa posta
    tu la puoi far occulta,--d'omne gente nascosta;
    passa questa giostra,--nullo pensar facciamo;
    se pi lo 'nduciamo,--tosto porri' empascire.--

      Tanti sono li tumulti--e gli mpeti carnale,
    che la ragion tapina--s'enchina a quisti male;
    doventa bestiale--e perde omne ragione;
    tanta confusione--non se porra scoprire.

      Da poi ch' caduta,--conscienzia  mordace;
    l'acqua e lo vento posa,--de stimolar non tace!
    lo cor perde la pace--e perde l'allegreza
    e viengli tal tristeza,--non si pu reverire.

      Sospicasi la misera--che 'l saccia omnechivegli;
    se vede gent'ensemora,--pensa de lei pispigli;
    se gli vol dar consigli,--non par che ci aian loco;
    perdut'ha riso e ioco--ed onne alegrez'avere.

      Borbotanse le cose,--le gente a pispigliare;
    li parenti sentolo,--comnzate a lagnare;
    lo cor vorra crepare,--tant'ha 'lbergate doglie!
    tentat' de rei voglie--de volerse perire.

      Lo diavolo ce rieca--mala tentazione:
    --Que fai, detoperata--d'onne tua nazione?
    Questa confusione--non  da comportare;
    molte fa desperare,--en mala morte finire.--

      Guarda, non glie credere!--ch gionge al mal el peio;
    ch questa tua caduta--s p aver remeio;
    contra te fa asseio--de volerte guardare,
    con pianto confessare;--s porrai reguarire.

      Vedete li pericoli--con breve comenzate,
    che nascon gli omicidii--e guastan le casate;
    guardateve a l'entrate--che non entre esto foco!
    si se cce anida loco,--nol porrai scarporire.

      Or vedete el frutto--del mal delettamento:
    l'alma el corpo ha posto--en cotanto tormento;
    sate recordamento,--frate, la guarda fare;
    se vi l'alma salvare,--non ce stare a dormire.




VIII

DE L'ORNAMENTO DELLE DONNE DANNOSO


      O femene, guardate--a le mortal ferute;
    nelle vostre vedute--el basalisco mostrate.

      El basilisco serpente--occide om col vedere,
    lo viso envenenato--s fa el corpo morire;
    pegio lo vostro aspetto--fa l'anime perire
    da Cristo, dolce sire,--che care l'ha comparate.

      Lo basilisco ascondese,--non se va demostrando;
    non vedendo, iacese--e non fa ad alcun danno;
    peggio che 'l basalisco--col vostro deportanno,
    l'anime vulneranno--colle false sguardate.

      Co non pensate, femene,--col vostro portamento
    quant'anem'a sto secolo--mandate a perdimento?
    solo col desiderio,--senz'altro toccamento,
    pur che gli i en talento,--a l'aneme macellate.

      Non ve pensate, femene,--co gran preda tollite,
    a Cristo, dolce amore,--mortal dite ferite?
    serve del diavolo,--sollecete i servite;
    colle vostre schirmite--molt'anime i mandate.

      Dice che acncete,--ch piace al tuo signore;
    ma lo pensier engannate,--ch nogl se' en amore;
    s'alcun stolto aguardate,--sospezion ha en core
    che contra lo su onore--facce mali trattate.

      Lagna poi e frite--e tiente en gelosia,
    vuol saper li luocora--e quegn'hai compagnia;
    porrate poi l'ensidie,--si t'ha sospetta e ria;
    non giova dicera--che facce en tuoi scusate.

      Or vede che fai, femena,--co te sai contrafare!
    la tua persona piccola--co la sai dimostrare!
    sotto li piede mttete--ch'una gigante pare,
    puoi con lo strascinare--cuopre le suvarate.

      Se  femena pallida,--secondo sua natura,
    arosciase la misera--non so con que tentura;
    se  bruna, embiancase--con far sua lavatura;
    mostrando sua pentura,--molt'aneme ha dannate.

      Mostrer la misera--ch'aggia gran trecce avolte;
    la sua testa adornase--co fossen trecce acolte
    o de tomento fracedo--o' so peccile molte,
    cos le gente stolte--da lor son engannate.

      Per temporal avenesse--che l'om la veda sciolta
    vedi che fa la demona--colla sua capovolta!
    le trez'altrui componese--non so con que girvolta;
    farattece una colta--che paion en capo nate.

      Que far la misera--per aver polito volto?
    porrsece lo scortico--che 'l coio vecchio n'ha tolto;
    remette 'l coio morbedo,--parr citella molto;
    s engannan l'omo stolto--con lor falsificate.

      Poi che a la femina--glie la figlia nata,
    co la natura formala,--pare una sturciata;
    tanto lo naso tiraglie,--strengendo a la fiata,
    che l'ha s reparata--che porr far brigate.

      Son molte che per omene--non fon nullo aconciato;
    delettanse fra l'altre--aver grand'apparato;
    non ce pense, misera,--che per van delettato
    lo cor s' vulnerato--de molte enfermetate?

      Non hai potenza, femina,--de poter preliare;
    ci che non puoi con mano,--la lengua lasse fare;
    non hai lengua a centura--de saperle gettare
    parole d'adolorare--che passan le corate.

      Non giacer a dormire--quella che hai ferita;
    tal te dar percossa--che no ne sirai lita;
    d'alcun te dar 'nfamia--che ne sirai schernita;
    menarai poi tu vita--con molte tempestate.

      Sospicar maritota--che non sie de lui prena;
    tal glie verr tristizia,--che gli secar omne vena;
    acoglieratte en camora--che nol senta vicena;
    qual ce trarai mena--de morte angustiata!




IX

CONSIGLIO DE L'AMICO A L'ALTRO AMICO CHE VOGLIA TORNARE A DIO


    --O frate mio, briga de tornare--nante ch'en morte si' pigliato.

      Nante che venga la morte,--s briga de far lo patto;
    ca 'l tuo ioco  'n quella sorte--ch' apresso a udir matto;
    nante che sia 'l ioco fatto,--briga lassarlo entaulato.

      --Frate, ci che tu me dici,--te ne voglio amor portare,
    ch fai co fan i bon amice--che de l'amico vol pensare;
    ma ho fameglia governare--che ne so molto embrigato.

      --Se tu regge la fameglia,--non la regger de l'altroi;
    al poder tuo t'arsomeglia,--quegne spese far ne pi;
    non morir pro i figliol toi;--ca poco n'i regraziato.

      --Frate, se l'altrui s rendo,--giran li me' figli mendicati;
    nol posso far, tutto m'accendo--de lassargli desolati;
    dai vicin seran chiamati--figli di quel desprezato.

      --Frate, or pensa la sconfitta--che non aspetta el pate e 'l
                                                                [figlio;
    e s piglia la via ritta--da mucciar da quel empiglio;
    e quel ch'aspetta en quel piglio--el figlio e 'l pate  poi legato.

      --Frate, avuto agio en usanza--ben vestir e ben calzare;
    non porra soffrir vilanza--en questa guisa desprezare;
    farame a deto mostrare:--Ecco l'uomo mal guidato.

      --Testo a l'amo s'arsimiglia--ca de for ha lo dolzore,
    e lo pesce, poi che 'l piglia,--sentene poco sapore;
    dentro trova un amarore--che gli  molto entossecato.

      --Non porra degiun suffrire--per la mia debeletate;
    mename a lo morire--le cocin mal frumiate;
    e s per mia necessitate--voglio ci che son usato.

      --Frate, or pensa le pregiune:--regi e conti ce son stati,
    e donzelli pi che tune--en tal fame s'on trovati,
    che i calzar s'on manecati;--con que loto ci on trescato!

      --Non porra veghiar la notte--e star ritto en orazione;
    parme cosa tanto forte--de metterme a derenzione;
    ch, se veghio per stagione,--tutto 'l d ne vo agirlato.

      --Or pensa gli encastellati--co so attenti al veghiare!
    che da for so assediati--da chi lor s vol pigliare;
    tutta notte sto a gridare,--ch 'l castel non sia robbato.

      --Frate, s m'hai sbagutito--con lo tuo bon parlamento
    che nel cor s so ferito--d'un divin accendimento;
    pigliar voglio pensamento--ch'io non sia pi engannato.

      Gir ne voglio a lo patrino--ad accusar la mia matteza;
    meglio m' esser pelegrino--che d'aver questa riccheza,
    la qual me mena a la dureza--de quel fuoco acalurato.




X

COMO DIO INDUCE EL PECCATORE A PENITENZA


    --Peccator, chi t'ha fidato--che de me non hai temenza?

      Non consider, peccatore,--ch'io te posso nabissare?
    ed hai fatto tal fallore--ch'io s l'ho cagion de fare;
    t'ho voluto comportare--perch tornasse a penetenza.

      --O dolcissimo Signore,--prego che sie paziente;
    lo Nemico engannatore--m'ha sottratto malamente;
    ritornato so a niente--per la gran mia niquitanza.

      --Test' l'anvito che io agio--che pro 'l Nemico m'hai lassato;
    ed hai creso en tuo coragio---a ci che t'ha consegliato;
    el mio consegli' hai desprezato--per la tua grande arroganza.

      --Lo conseglio me fo dato--ch'io devesse el mondo usare:
    Da poi che sera' envechiato,--tu te porrai confessare;
    assai tempo porrai dare--al Signor per perdonanza.

      --Testo era palese enganno--che te mettivi ad osolare;
    ch non hai termen d'un anno--ned un'ora pi sperare;
    se tu credevi envechiare,--fallace era tua speranza.

      --La speranza che avea--de lo tuo gran perdonare
    a peccar me conducea--e facealme adoperare
    en speranza de tornare--a la fin con gran fidanza.

      --La speranza del perdono--s  data a chi la vole;
    ed io a colui la dono--che del suo peccato dole,
    non a quel che peccar sole---ha spem ch'io non facci la vegnanza.

      --Po' 'l peccato avea commesso,--s dicea del confessare;
    el Nemico dicea con esso:--Tu nol porrai mai fare;
    co porrai pena portare--de cus grande offensanza?

      --La pena che  portata--en questo mondo del peccato,
    lebbe cosa  reputata--a pensar de quello stato
    nel qual l'uomo n' dannato--per la sua gran nequitanza.

      --Col sozo laido peccato--me tenea col vergognare
    e diceame:--En esso stato--tu nol porrai confessare;
    co porrai al prete spalare--cos grande abominanza?

      --Meglio t' d'aver vergogna--denante al preite mio,
    che averla poi con doglia--al iudicar che far io,
    che mostraraio el fatto tio--en cus grande adunanza.

      --Ed io me rendo or pentuto--de la mia offensione
    ch non so stato aveduto--de la mia salvazione;
    pregote Dio, mio patrone,--che de me aggi piatanza.

      --Poi ch'a me te sei renduto,--s te voglio recepire;
    e questo patto sia statuto--che non degge pi fallire;
    ch'io non porra suffrire--cus grande sconoscenza.




XI

DE L'ANEMA CONTRITA DE L'OFFESA DI DIO


      Signore, damme la morte--nante ch'io pi te offenda;
    e lo cor se fenda--ch'en mal perseverando.

      Signor, non t' giovato--mostrarme cortesia;
    tanto so stato engrato,--pieno di villania!
    pun' fin a la vita mia--ch' gita te contrastando.

      Megli' che tu m'occidi,--che tu, Signor, sie offeso;
    ch non m'emendo, gi 'l vidi;--nante a far mal so acceso;
    condanna ormai l'appeso,--ch caduto  nel bando.

      Comenza far lo iudicio,--a tollerme la santade,
    al corpo tolli l'officio--che non agia pi libertade;
    perch prosperitade--gita l'ha mal usando.

      A la gente tolli l'affetto,--che nul agi de me piatanza;
    perch'io non so stato deretto--aver a l'inferme amistanza;
    e toglieme la baldanza--ch'io non ne vada cantando.

      Adunense le creature--a far de me la vendetta;
    ch mal ho usate a tutture--contra la legge deretta;
    ciascuna la pena en me metta--per te, Signor, vendecando.

      Non  per tempo el corotto--ch'io per te deggo fare;
    piangendo continuo el botto--dovendome de te privare,
    o cor, co 'l poi pensare--che non te vai consumando?

      O cor, co 'l poi pensare--de lassar turbato amore,
    facendol de te privare--o' pato tanto labore?
    or piagne 'l suo descionore--e de te non gir curando.




XII

COMO L'ANEMA DEVENTA MORTA PER EL PECCATO


      S como la morte face--a lo corpo umanato,
    molto peio s fa a l'anema--la gran morte del peccato.

      Emprima la morte al corpo--s glie fa mortal ferita
    che da omne membro i tolle--e scarporiscene la vita;
    glie membra perdon l'uso--poi che la vita  finita;
    l'anema poi s' partita,--lo corpo torna anichilato.

      Lo peccato pi che morte--s fa sua ferita dura;
    ch a l'alma tolle Dio--e corrompegl sua natura;
    lo ben non p operare;--ma li mali en gran plenura
    cader en tanta affrantura--per cus vil delettato.

      Questa morte tol al corpo--la bellezza e 'l colore,
    e la forma  s desfatta,--ch'a veder d un orrore;
    non se trova s securo--che nogl generi pavore
    de veder quel terrore--de l'aspetto desformato.

      Lo peccato s fa a l'alma--s terribele ferita,
    che glie tolle la bellezza--che da Dio era insignita;
    chi vedere la potesse--s glie tollera la vita;
    la faccia terribilita--crudel morte  'l suo sguardato.

      Questa morte s fa el corpo--putredissimo, fetente;
    e la puza stermenata--che conturba molta gente;
    non si trova n vicino--n amico n parente
    che voglia esser sofferente--de averlo un giorno a lato.

      Tutta puza che nel mondo--fusse ensemora adunata,
    solfenal de corpo morto--ed omne puza de privata
    s sera moscato ed ambra--po' 'l fetor deglie peccata;
    quella puzza stermenata--che lo 'nferno ha 'nputedato.

      Questa morte naturale--a lo corpo par che dia
    la ferita che gli tolle--omne bona compagnia;
    d'esto mondo l'ha gettato--che privato fuor ne sia,
    co se fa la malsana--che dai sani  separato.

      Lo peccato s fa a l'alma--la ferita cus forte,
    che li tolle Dio e i santi--e gli angeli con lor sorte;
    de la chiesa  sbandita--e serrate i son le porte
    e gli beni i son estorte--che nulla parte i sia dato.

      Questa morte naturale--d la sua percussione
    che la carne s sia data--a li vermi en comestione;
    e li vermi congregati--d'esto corpo fon stacione;
    non  fra lor questione--che 'l corpo non sia devorato.

      Lo peccato s fa a l'alma--la terribel sua usanza;
    ch  data a le demonia--che stia en lor congreganza;
    non la posson consumare,--fongli mala vicinanza;
    dangli pene en abondanza--che convene al loro stato.

      L'ultima che fa la morte--che d 'l corpo a sepultura;
    n palazo i d n corte,--ma  messo en estrettura;
    la lungheza e la lateza--molto glie se d a mesura;
    scarsamente la statura--so la terra  tumulato.

      Lo peccato mena l'alma--al sepolcro de lo 'nferno;
    e loco s  tumulata--che non esce en sempiterno;
    frate, lassa lo peccato--che te ce mena traenno;
    poi ch'i scritto nel quaderno,--averai cotal pagato.




XIII

COMO L'ANIMA VIZIOSA  INFERNO; E PER LUME DE LA GRAZIA POI SE FA
PARADISO


      L'anema ch' viziosa--a lo 'nferno  simigliata.

      Casa  fatta del demono,--halla presa en patremono;
    la superbia sede en trono--pegio  ch'endemoniata.

      Socce tenebre d'envidia,--ad onne ben post'ha ensidia;
    de ben non ci arman vestigia,--s la mente ha ottenebrata.

      cce acceso fuoco d'ira--che a mal far la voglia tira;
    volgese d'entorna e gira--mordendo co arabbiata.

      L'accidia una freddura--ce reca senza mesura
    posta en estrema paura--con la mente alienata.

      L'avarizia pensosa--cce verme che non posa;
    tutta la mente s'ha rosa--en tante cose l'ha occupata!

      De serpente e de dragone--la gola fa gran boccone;
    e gi non pensa la rascione--de lo scotto a la levata.

      La lussuria fetente,--ensolfato foco ardente,
    trista lassa quella mente--che tal gente ci ha 'lbergata.

      Venite gente a odire--e stupite del vedere:
    enferno era l'anema heri,--en paradiso oggi  tornata.

      Da lo Patre el lume  sciso,--don de grazia m'ha miso;
    fatto s n'ha paradiso--de la mente viziata.

      Hacce enfusa umilitate,--morta ci ha superbietate
    che la mente en tempestate--tenea sempre enruinata.

      L'odio s n'ha fugato--e lo cor ha 'namorato;
    nel prossimo l'ha trasformato--en caritate abracciata.

      L'ira n'ha cacciata fore--e mansueto ha fatto el core,
    refrenato omne furore--che me tenea ensaniata.

      E l'accida c' morta--e iustizia c' resorta;
    dirizat'ha l'alma storta--en omne cosa ordenata.

      L'avarizia n' deietta--e pietate ce se assetta;
    larga fa la benedetta--la sua gran lemosinata.

      Enfrenata c' la gola,--temperanza ce tien scola;
    la necessitate sola--quella s gli  ministrata.

      La lussuria fetente-- cacciata da la mente;
    castetate sta presente--che la corte ha relustrata.

      O cor, non essere engrato--tanto ben che Dio t'ha dato!
    vive sempre ennamorato--con la vita angelicata.




XIV

COMO LI VIZI DESCENDONO DA LA SUPERBIA


      La superbia de l'altura--ha fatte tante figliole;
    tutto 'l mondo se ne dole--de lo mal che n' scontrato.

      La superbia appetisce--omne cosa aver soietta;
    soprapar non vol niuno--e glie qual non gli deletta;
    glie menor mette a la stretta,--ch non i p far tanto onore
    quanto gli apetisce el core--del volere sciordenato.

      Aguardando a soi maiure,--una invidia c' nata;
    non la puote gettar fuore,--teme d'esser conculcata;
    l'odio s l'ha 'mpreinata,--ensidie va preparando
    per farglie cader en bando,--ch del lor sia menovato.

      Per poter segnoregiare--s fa giure ne la terra,
    e le parte ce fa fare--donde nasce molta guerra;
    lo suo cor molto s'aferra--quel che pensa non p avere,
    l'ira s lo fa ensanire--como cane arabbiato.

      Puoi che l'ira  su montata--e nel cor ha signora,
    crudeltate  aparechiata--de star en sua compagnia;
    de far grande occidera--non li par sufficienza
    tant' la malavoglienza--che nel cor ha semenato.

      Puoi che l'ira non p fare--tutto quanto el suo volere,
    una accidia n' nata,--entra 'l core a possedere;
    omne ben li fa spiacere,--posta  'n'estremo temore,
    le merolle i secca en core--del tristor c'ha albergato.

      L'accidia molto pensosa--va pensando omne viagio;
    se l'aver ce fosse en alto,--empierase el tuo coragio;
    l'avarizia che al passagio--entra a posseder la corte,
    destregnenza s fa forte--ad ogne uscio far serrato.

      Ha sospetta la fameglia--che non i vada el suo furando;
    moglie, figli, nuore e servi--tutti s va tribulando;
    or vedessi mal optando--che fa tutta la famiglia!
    ciascun morte gli asimiglia--d'esto demone encarnato.

      Rape, fura, enganna e sforza;--non ce guarda mal parere
    con guai l'omo ch' 'mponente--che gli aiace el suo podere;
    ch gli menaccia de ferire--se 'l poder suo non li dona;
    entorno non ci arman persona--che da lui non sia predato.

      Or vedessi terre, vigne,--orta, selve per legnare!
    auro, argento, gioie e gemme--ne li scrigni far serrare,
    e molina a macenare,--bestie grosse e menute,
    case far fare enfenute--per servar suo guadagnato.

      El biado serva en anno en anno,--ch'aspetta la carista;
    poi che guasto el se manduca,--en casa mette dolenta;
    or vedessi blasfema--che la sua fameglia face!
    Esbandita n' la pace--de tutto el suo comitato.

      Se la sua fameglia  grasa,--glie gran despiacemento;
    el pane e 'l vin che va en casa--mette en suo reputamento;
    or vedessi iniuramento:--O fameglia sprecatrice!
    da Dio s la maledice--ch'el ben suo s'on manecato.

      O avaro, fatt'hai enferno--mentre la tua vita dura;
    e de l'altro pres'hai l'arra;--aspetta la pagatura!
    o superbia de l'altura,--vedi ove sei redutta!
    l'onoranza tua destrutta,--da ogne gente se' avilato.

      Cinque vizia ne l'alma,--che de sopra agio contate,
    lo superbo, envidioso--ed iroso accidiate,
    l'avarizia toccate,--due ne regnan ne la carne
    che tutto sto mondo spanne:--gola e lussuriato.

      L'avarizia ha adunato--e la gola el se devura;
    en taverne fa mercato:--per un bicchiere una voltura;
    or vedessi sprecatura--che se fa de la guadagna!
    la lussuria l'acompagna--che sia vaccio consumato.

      Tutta spreca una contrata--per aver una polzella;
    or vedete sta brigata--a que  dutta sta novella!
    anema mia tapinella,--gurdate da tal ostiere!
    lo cielo te fon perdere--e lo 'nferno ha' redetato.




XV

COMO L'ANEMA RETORNA AL CORPO PER ANDARE AL IUDICIO


      --O corpo enfracedato,--io so l'anima dolente;
    livate amantenente--ch sei meco dannato.

      L'agnolo sta a trombare--voce de gran paura;
    opo n' appresentare--senza nulla demora,
    stavimi a predicare--che non avesse paura,
    male te credette alora--quando feci el peccato.

      --Or se' tu l'alma mia--cortese e conoscente!
    puoi che t'andasti via,--retornai a niente;
    famme tal compagnia--che io non sia dolente,
    veggio terribel gente--con volto esvaliato.

      --Queste son le demonia--con chi t' opo abitare;
    non t' opo far istoria;--que te opor portare
    non me trovo en memoria--de poterlo narrare;
    se ententa fosse el mare---non ne sira pontato.

      --Non ce posso venire,--ch so en tanta afrantura
    che sto su nel morire,--sento la morte dura;
    s facisti al partire:--rompesti omne iuntura,
    recata hai tal fortura--che ogne osso m'ha spezato.

      --Como da tene a mene--fo apicciato amore,
    semo reiunti in pene--con eterno sciamore;
    l'ossa contra le vene,--nervi contra iunture;
    sciordenati onne umure--de lo primero stato.

      --Unquanco Galieno,--Avicenna, Ipocrate
    non sapper lo conveno--de mei enfermetate;
    tutte enseme iongono--e smmese adirate;
    sento tal tempestate--che non vorra esser nato.

      --Livate, maledetto,--ch non poi pi morare;
    ne la fronte n' scritto--tutto el nostro peccare;
    quel che nascusi a letto--volevamo operare
    oporasse mostrare--vegente onne omo nato.

      --Chi  questo gran sire--rege de grande altura?
    sotterra vorra gire--tal me mette paura;
    ove porra fugire--da la sua faccia dura?
    terra, fa copretura!--ch'io nol veggia adirato.

      --Questo s  Ies Cristo,--lo figliolo di Dio;
    vedenno el volto tristo,--spiacegli el fatto mio;
    potemmo fare acquisto--d'aver lo regno sio;
    malvagio corpo e rio,--or que avem guadagnato!




XVI

COMO L'APPETITO DE LAUDE FA OPERARE MOLTE COSE SENZA FRUTTO


      --Que fai, anema predata?--Faccio mal ch so dannata.

      Agio mal ch infinito--omne ben s m' fugito;
    lo ciel s m'ha sbandito--e lo 'nferno m'ha 'lbergata.

      --Dime desperazione--de la mia condizione
    pensando la perfezione--de la vita tua ch' stata.

      --Io fui donna religiosa,--settant'anni fui renchiosa;
    iurai a Cristo esser sposa--or so al diavolo maritata.

      --Qual  stata la cagione--de la tua dannazione,
    ch speravan le persone--che fosse canonizata?

      --Non vedeano el magagnato--che nel core era occultato;
    Dio, a cui non fo celato,--ha scoperta la falsata.

      Vergene me conservai,--el mio corpo macerai,
    ad om mai non guardai,--ch non fosse poi tentata.

      Non parlai pi de trent'agne--como fon le mie compagne;
    penetenze fece magne,--pi che non ne fui notata.

      Degiunar mio non esclude--pane ed acqua ed erbe crude,
    cinquant'anni entier compiude--degiunar non fui alentata.

      Cuoi de scrofe toserate,--fun de pelo atortigliate,
    cerchi e veste desperate--cinquant'anni cruciata.

      Sostenetti povertate,--freddi, caldi e nuditade;
    non avi l'umilitate,--per da Dio fui reprovata.

      Non avi devozione--n mentale orazione;
    tutta la mia entenzione--fo ad essere lodata.

      Quando uda chiamar la santa,--lo mio cor superbia enalta;
    or so menata a la malta--con la gente desperata.

      S'io vergogna avesse avuta,--non sira cus peruta,
    la vergogna avera apruta--la mia mente magagnata.

      Forse me sira corressa,--che non sera a questa opressa;
    l'onoranza me tenne essa--ch'io non fosse medecata.

      Oim, onor, co mal te vide--ca 'l tuo gioco me occide;
    begl me costa el tuo ride,--de tal prezo m'hai pagata!

      Se vedessi mia figura--moreri' de la paura;
    non porra la tua natura--sostener la mia sguardata.

      L'anema ch' viziosa--orribil  sopr'onne cosa;
    tal d puza estermenosa--en omne canto  macellata.

      O penar, non sai finire--n a fin giamai venire;
    s perseveri tuo ferire--como fosse comenzata.

      Non fatiga el feredore,--el ferito non ne more,
    or te pensa el bello amore--che sta en questa vicinata.

      La pena  consumativa,--l'alma morta sempr' viva
    e la pena non deriva--de star sempre en me adizata.

      --Penso ch'io sir dannato,--nullo bene agio operato
    e molto male acumulato--en la mia vita passata.

      --Frate, non te desperare;--paradiso poi lucrare
    se te guarde dal furare--l'onor suo che t'ha vetata.

      Teme, serve e non falsare--e combatte en adurare
    si e' 'n bon perseverare,--proverai l'umiliata[1].


NOTE:

    [1] Le tre stanzie sequente erano in alcuni libri inanti le tre
    ultime:

          O lamento mio lamento,--o lamento con tormento,
        o lamento co m'hai tento,--de tal machia m'hai sozata!

          O corrotto mio corrotto,--o corrotto pien de lotto,
        o corrotto o' m'hai adotto,--che sia nel foco soterrata?

          Conscienzia mia mordace,--tuo flagello mai non tace;
        tolta m'hai dal cor la pace--e con Dio scandalizata.

    (Nota del Bonaccorsi).




XVII

DE FRATE RANALDO, QUALE ERA MORTO


      Frate Ranaldo, dove se' andato?--de quolibet s hai disputato?

      Or lo me di', frate Ranaldo,--ch del tuo scotto non so saldo;
    se i en gloria o en caldo--non lo m'ha Dio revelato.

      Honne bona conscienza--che 'l morir te fo en pazienza;
    confessasti tua fallenza--absoluto dal prelato.

      Or ecco i la questione:--se avesti contrizione,
    quella ch' vera onzione--che destegne lo peccato.

      Or sei ionto a la scola--ove la verit sola
    iudica omne parola--e demostra omne pensato.

      Or sei ionto a Collestatte--do' se mostra li toi fatte;
    le carte son fore tratte--del mal e ben c'hai oprato.

      Ch non giova far sofismi--a quelli forti siloismi,
    n per corso n per risme--che lo vero non sia apalato.

      Conventato se' en Parese--a molto onor e grande spese;
    ora i ionto a quelle prese--che stai en terra attumulato.

      Aggio paura che l'onore--non te tragesse de core
    a tenerte lo menore--fratecello desprezato.

      Dubito de la recolta--che dal debito non sia sciolta,
    se non pagasti ben la colta--che 'l Signor t'ha comandato.




XVIII

COMO L'OMO  ACECATO DAL MONDO


      Omo, tu se' engannato,--ch questo mondo t'ha cecato.

      Cecato t'ha questo mondo--coi delette e col sogiorno
    e col vestimento adorno--e con essere laudato.

      Li deletti c'hai avuti,--mo que n'hai? sonsene giuti;
    en vanet s t'hai perduti--e fatto ci hai molto peccato.

      Ed unqua non vol pentire--finch vieni a lo morire;
    da che sai non puoi guarire,--dice pro 'l prete sia mandato.

      Lo prete dice:--Figlio mio,--como sta lo fatto tio?--
    e tu dice:--Sere, ch'io--so de mal molto gravato.--

      S t'affligon li figlioli--ch gli lassi po' te soli;
    pi de lor che de te doli,--ch 'l fatto lor lassi embrigato.

      Quel dolor t'afflige tanto,--quando i figli piangon en alto,
    che 'l fatto tuo lassi da canto--de render el mal aquistato.

      Poi che veni a lo morire,--li parenti fon venire;
    non ti lassan ben uscire,--fuor de casa t'on gettato.

      Fin a santo von gridanno--e dicendo:--Or ecco danno!--
    Torna a casa, briga entanno--che 'l manecar sia 'parechiato.

      Poi che s'onno satollati,--del tuo fatto s'on scordati;
    dei denar c'hai guadagnati--non hai teco alcun portato.

      O tapino, a cui aduni?--ad arriccar li toi garzuni?
    da ch'i morto, i gran boccuni--se fon del tuo guadagnato.




XIX

DE L'OMO CHE NON SATISFECE IN VITA SUA DEL MAL ACQUISTATO


      --Figli, nepoti e frati,--rendete el maltolletto
    lo quale io ve lassai.

      Voi lo prometteste a lo patrino--de renderlo tutto e non
                                                            [venir mino;
    ancor non me dest per l'alma un ferlino--de tanta moneta quant'io
                                                             [guadagnai.

      --Se 'l te promettemmo or non te 'l sapevi?--ben eri sagio che tu
                                                            [lo credevi!
    se tu nel tuo fatto non provedevi,--attndeti a noi che 'l farimo
                                                                  [crai!

      --Io vi lassai el molto valore;--pochi presenti da voi ebbe
                                                                [ancore;
    quando ce penso ho gran descionore,--ch m'ho abandonato quel che
                                                              [pi amai.

      --Se tu n'amasti, devevi vedere--a quegno porto devive venire;
    de quel ch'aquistasti volem gaudere--e non  verun che curi en tuo
                                                                  [guai.

      --Io ve lassai le botte col vino,--lassavi li panni de lana e de
                                                                  [lino;
    posto m'avete nel canto mancino--de tanta guadagna quant'io
                                                             [congregai.

      --Se tu congregasti tanta guadagna,--de darte covelle a noi non ne
                                                                [caglia;
    ggete pace, se pate travaglia;--facesti tal fatti, captivo ne vai.

      --Io amesurai a sostenere--la terra la vigna per far lo podere;
    or non potete niente volere--darme una fetta de quel ch'aquistai.

      --Se tu fuste crudo ad esser tenace,--de darte chevelle a noi non
                                                              [ne piace;
    stanne securo e fanne carace!--de le tue pene non ne curam mai.

      --Io v'alevai con molto sudore--e poi me dicete tal descionore!
    Penso che voi verrite a quel ore--che provarite che son li mei guai.




XX

DEL SCELERATO PECCATORE PENITENTE


      O me lasso, dolente--ca lo tempo passato
    male l'ho usato--en ver' lo Creatore.

      Tutto lo mio delettare,--da poi che m'allevai,
    fo del mondo amare;--de l'altro non pensai;
    or me conven lassare--quel che pi delettai
    ed aver pena assai--e tormento e dolore.

      Lo mangiare e lo bere-- stato el mio deletto,
    e posare e gaudere--e dormire a lo letto;
    non credeva potere--aver nullo defetto;
    or so morto e decepto,--ch'agio offeso al Signore.

      Quand'altri gi' al predecare--o a udir messa ad santo,
    ed io me ga a satollare--e non guardava quanto;
    poi me rendea a cantare;--or me retorna en pianto;
    quello fo lo mal canto--per me en tutto peggiore.

      Quando alcun mio parente--o amico deritto
    me reprendea niente--o de fatto o de ditto,
    respondeali mantenente,--tanto era maleditto:
    --Morto en terra te mitto--se ne fai pi sentore.--

      Quando en assembiamento--bella donna veda,
    faceagli sguardamento--e cenni per mastra;
    se non gli era en talento,--vantando me ne ga;
    da me non remana--che non avesse descionore.

    Per la mala ricchezza--ch'a sto mondo agio avuta,
    so visso en tanta alteza,--l'alma n'agio perduta;
    la mala soperchianza,--com' da me partuta,
    siramme meretuta--de foco e d'encendore.

      La vita non me basta--a farne penetenza,
    ch la morte m'adasta--a darne la sentenza;
    se tu, Vergene casta,--non acatte indulgenza,
    l'anema en perdenza--gir senza tenore.

      Regina encoronata,--mamma del dolce figlio,
    tu se' nostra advocata;--veramente assimiglio
    per le nostre peccata--che non giamo en esiglio;
    manda lo tuo consiglio,--donna de gran valore.




XXI

DE QUELLO CHE DOMANDA PERDONANZA DA POI LA MORTE


      --O Cristo pietoso,--perdona el mio peccato,
    ch'a quella son menato--che non posso pi mucciare.

      Gi non posso pi mucciare--ch la morte m'ha 'battuto;
    tolto m'ha el solazzare--desto mondo ove son suto;
    non ho potuto altro fare,--son denante a te venuto;
    lme oporto el tuo aiuto--ch 'l Nemico volme accusare.

      --Non  tempo aver pietanza--po' la morte del peccato;
    fatta te fo recordanza--che tu fusse confessato;
    non voleste aver leanza--en quel che te fo comandato,
    la iustizia ha 'l principato--che te vole esaminare.

      Lo Nemico s ce vene--a questa entenzagione:
    --O Signor, pregote bene--che m'entende a ragione;
    che a questo omo s'avene--ch'io lo mene en pregione,
    s'io provo la cagione--co el se de' condennare.--

      El Signor che  statera--responde a questo ditto:
    --La prova, se ella  vera,--entenderolla a distritto;
    ch onne bono omo spera--ch'io sia verace e dritto;
    se hai il suo fatto scritto--or ne di' ci che te pare.

      --Signore, tu l'hai creato--come fo tuo piacemento;
    de grazie l'hai ornato,--dsteli descernemento;
    nulla cosa ha osservato--de lo tuo comandamento;
    a cui fece el servemento--lo ne deve meritare.

      Ch molto ben sapea--quando tollea l'usura,
    al povero s daa--molto manca mesura;
    ma ne la corte mea--li far tal pagatura,
    ch'el non sent ancura--de que i far asagiare.

      Quando altri li dica:--Pnsate del finire!--
    e quel se ne rida,--che non credea morire;
    cortese so a casa mia,--farollo ben servire;
    poi ch'a mi volse venire,--non lo sappi arnunzare.

      Se vedea assembiamento--de donne e de donzelli,
    andava con stromento--con soi canti novelli;
    facea acquistamento--per lui de tapinelli;
    en mia corte ho fancelli--che gl'insegnaran cantare.

      Se dico tutta storia,--mo  rencrescemento;
    ch pur de vanagloria--sara grande strumento;
    perch glie torne a memoria--fatto n'ho toccamento;
    senza pagar argento--la carta ne fei trare.

      Facciane testificanza--l'angelo so guardiano,
    se ho detto in ci fallanza--verso quest'om mondano;
    credome en sua leanza,--ch 'l mentir non gli  sano;
    pregote, Dio sovrano,--che me degi ragion fare.--

      L'angel viene encontenente--a fare testificanza:
    --Sappi, Signor, veramente--ch'egli ha detto la certanza;
    detto ha quasi niente--de la sua nequitanza;
    tenuto m'ha en vilanza--mentre lo stei a guardare.

      --Respondi, o malvagione--se hai nulla scusanza;
    far ne voglio ragione--de que  fatta provanza;
    non avesti cagione--de far tal soperchianza;
    far ne voglio vegnanza,--nol pos pi comportare.

      --De ci che m' provato--nulla scusanza n'agio,
    pregote, Dio beato,--che m'aiuti al passagio;
    che m'ha s empaurato--menacciato del viagio,
    s  scuro suo visagio--che me fa angustiare.

      --Longo tempo t'ho aspettato--che te dovessi pentire;
    con ragion sei condannato--che te di da me partire;
    del mio viso sei privato--che mai nol porrai vedere,
    fate gli aversere venire--che 'l degian acompagnare.

      --O Signor, co me departo--da la tua visione!
    co so adunati ratto--che me menino in pregione!
    poi che da te me parto,--damme la benedizione
    famme consolazione--en questo mio trapassare!

      --Ed io s te maledico,--d'ogne ben si' tu privato!
    vanne, peccator inico,--che tanto m'hai desprezato!
    se me fusse stato amico,--non sare cos menato;
    a lo 'nferno se' dannato--eternalmente ad estare.--

      El Nemico fa adunare--mille de soi con forconi,
    e mille altri ne fa stare--che pagono co dragoni;
    ciascun lo briga d'apicciare--e cantar le lor canzone;
    dicon:--Questo en cor te poni,--ch' t'opo con noi morare.--

      Con grandissima catena--strettamente l'on legato,
    a lo 'nferno con gran pena--duramente l'on menato;
    poi gridan quelli con l'oncina:--sciti fore,--al condennato.
    Tutto el popol s' adunato--e nel foco el fon gettare.




XXII

DE LA VITA DE L'OMO REDUTTA A LA VECHIEZA


      Audite una entenzone--ch'era fra doi persone
    vecchi e descaduti--ca, dopo eran perduti,
    l'uno era censalito--l'altro era ben vestito.

      Lo censalito piangea--d'uno figlio ch'avea
    impio e crudele--pi amaro che fele:
    --Vedi, o compar mio,--del mio figlio iudo!
    vedi co m'ha dobato--de lo mio guadagnato!
    la sua lengua tagliente--pi che spada pognente
    tutto me fa tremare--quando 'l vegio arentrare;
    non fina gir gridando--e de girme stravando:
    --O vecchio desensato,--demonio encarnato,
    non te poi mai morire--ch'io te possa carire.--
    Aio una nuora santa--de paradiso pianta,
    certo io sara morto--non fosse el suo conforto;
    tutto me va lavando--e scegliendo e nettando;
    s la benedica Dio--com'ell' reposo mio!

      --Compar, co m'hai ferito--d'esto c'hai referito
    d'esta tua santa nura!--ch n'aio una s dura!
    se tu oderai contare--quel che me fa portare,
    terraite ben contento--de lo tuo encrescemento.
    Aio una nuora astuta--con la lengua forcuta,
    con una voce enquina--che non ci arman vicina
    che non oda 'l gridato--del suo morganato;
    l'acqua, lo vento posa:--la lengua niquitosa
    non pu mai posare--de starme a 'niuriare
    con parole cocente--che me fendon la mente;
    meglio sira la morte--che la pena s forte!
    Agio un figlio ordenato--che Dio l'ha fabrecato;
    con meco paziente,--la sua lengua  piacente;
    a la moglie ha ferito--per quel che n'ha sentito;
    ma nulla cosa giova--tanto  de dura prova.

      --Compar, lo contamento--c'hai fatto en parlamento,
    mitigame el dolore--ch'aio portato en core;
    teneame lo pi afflitto--nel mondo derelitto,
    e cento pi hai peio,--c'hai mal senza remeio,
    ch passa onne malizia--ria femena en nequizia;
    non t'encresca contare,--ch me puoi resanare,
    le parole dogliose--pi che venenose
    che questa tua nuora dice,--che Dio la maledice!

      --Compar, puoi recordare,--s como a me pare,
    donzello en bel servire--ed ornato cavaliere,
    bello e costumato;--or so cus avilato
    da una mercenaia--figlia de tavernaia;
    con la lengua demostra--che m'ha vinto de giostra;
    fatto ha cantuzio--de lo mio repuzio:
    --O casa tribulata,--che Dio l'ha 'bandonata!
    lo vecchio desensato--en te si  anidato;
    strovele, obprobrioso,--brutto, puteglioso,
    con gli occhi reguardosi,--rosci e caccolosi,
    palpetra reversate,--paiono ensanguenate;
    lo naso sempre cola--como acqua de mola;
    como porci sannati--gli denti son scalzati;
    con quelle rosce genge,--che paiono pur sangue,
    chi rider lo vedesse--a pena che non moresse
    con quello guardo orribile--e la faccia terribile;
    ma pur lo gran fetore--che de la bocca esce fore,
    la puza stermenata--la terra n' 'nfermata;
    la sarocchiosa tossa,--chi lo vede contossa;
    con lo sputo fetente--che conturba la gente;
    rina secca serrata--che pare encotecata;
    como lo can c'ha 'l raspo,--le man mena co naspo;
    lo vecchio delombato--como arco piegato,--
    e molte altre parole--che 'l mio cor dir non vole.

      --Compar, molto mi doglio--pensando el tuo cordoglio;
    como 'l poi soffrire--tanta vergogna udire?
    maraviglia  che 'l core--non t' crepato fore.

      --Compar, non te dolire--che  'l mal se de' punire;
    commise lo peccato,--ben  ch'io sia pagato;
    ch'abbi tanta allegreza--de la stolta belleza;
    ma non  maraveglia--s'io turbo mia fameglia;
    maraviglia m'ho fatto,--pensando d'esto tratto,
    co cane scortecato--non me gett'al fossato
    vedendome s orribele,--puzulente e spiacevele.

      O gente che amate--en belleza delettate,
    venite a contemplare,--ch ve porr giovare!
    mirate en questo specchio--de me desfatto vechio;
    fui s formoso e bello,--n citade n castello
    chivel non ci armanea--ch'a me veder traea;
    or so cos desfatto--en tutto scontrafatto,
    onomo ha gran paura--vedendo mia figura;
    vedete la belleza--che non ha stabeleza:
    la mane el fior  nato,--la sera el vei seccato.

      O mondo enmondo,--che d'ogne ben m'hai mondo;
    o mondo fallace--ad om ch'en te ha pace;
    o mondo barattiere,--b glie costa el taoliere;
    lo tempo m'hai sotratto,--nullo servasti patto;
    col tuo mostrar de riso--perdut'ho 'l paradiso.

      Signor, misericordia!--fa' meco tua concordia!
    famme la perdonanza--de mia grave offensanza!
    rendome pentuto--ch non fui aveduto;
    per lo mondo aversire,--lassai lo tuo servire;
    or lo vorra fare,--non me posso aiutare;
    de la vergogna m'ardo--che m'avidi s tardo.




XXIII

DE LA VILT DE L'OMO


      Omo, mttete a pensare--onde te vien el gloriare.

      Omo, pensa de que semo--e de que fommo ed a que gimo;
    ed in que retornerimo--ora mettete a cuitare.

      D'uman seme se' concetto,--putulente sta subietto;
    se ben te vedi nel diretto,--non hai donde t'esaltare.

      De vil cosa se' formato--ed en pianto foste nato,
    en miseria conversato--ed en cenner di tornare.

      Veniste a noi co pelegrino,--nudo, povero e tapino;
    menato en questo camino,--pianto fo el primo cantare.

      Menato en questo paese--non recasti da far spese;
    ma 'l Signor te fo cortese,--che il suo ben vlsete prestare.

      Or te pensa el fatto tio:--se 'l Signor arvole el sio,
    non t'armar altro che 'l rio,--non hai donde t'alegrare.

      Gloria hai del vestimento--che t'aconce al tuo talento;
    ed hai pieno el cor de vento--per meser farte chiamare.

      Se la pieco arvol la lana--e lo fiore arvol la grana,
    lo tuo pensier  cosa vana--onde superbia vi menare.

      Aguarda a l'arbore, o omo,--quanto fa suave pomo
    odorifero, e como-- saporoso nel gustare.

      De la vite que ne nasce?--l'uva bella ch'omo pasce;
    poco maturar la lasce,--nascene el vino per potare.

      Omo, pensa que tu mene--pedochi assai con lendinine,
    e le pulce son meschine--che non te lassan veniare.

      Se hai gloria d'avere,--attende un poco e mo 'l pi scere
    que ne pi d'esto podere--nella fin teco portare.




XXIV

COMO LA VITA DE L'OMO  PENOSA


      O vita penosa, continua battaglia,
    con quanta travaglia--la vita  menata!

      Mentre s stette en ventre a mia mate,
    presi l'arrate--a deverme morire;
    como ce stette en quelle contrate
    chiuse, serrate,--nol so reverire;
    venni a l'uscire--con molto dolore
    e molto tristore--en mia comitata.

      Venni renchiuso en un saccarello
    e quel fo el mantello--co venni adobato:
    operto lo sacco, co stava chello
    assai miserello--e tutto bruttato,
    da me  comenzato--uno novo pianto;
    esto 'l primo canto--en questa mia entrata.

      Venne cordoglio a quella gente
    che stava presente;--s me pigliro;
    mia mate stava assai malamente
    del parto del ventre--che fo molto amaro.
    S me lavro--e dierme panceglie,
    coprireme quigli--con nova fasciata.

      Oim dolente, a que so venuto,
    ch senza aiuto--non posso scampare!
    A chi me serve s do el mal tributo,
    com' convenuto--a tale operare;
    sempre a bruttare--me e mie veste
    e queste meneste--donai en alevata.

      Se mamma arvenisse che racontasse
    le pene che trasse--en mio nutrire!
    la notte ha bisogno che si rizasse
    e me lattasse--con frigo suffrire
    staendo a servire;--ed io pur plangea;
    anvito non avea--de mia lamentata.

      Ella, pensando ch'io male avesse,
    che non me moresse--tutta tremava;
    era besogno che lume accendesse
    e me scopresse,--e poi me mirava
    e non trovava--nulla sembianza
    de mia lamentanza--perch fosse stata.

      O mamma mia, ecco le scorte
    che en una notte--hai guadagnato!
    portar nove mesi ventrata s forte
    con molte bistorte--e gran dolorato,
    parto penato--e pena en nutrire;
    el meritire--male n'i pagata.

      Poi venne el tempo mio pate  mosto,
    a leger m'ha posto--ch'emprenda scrittura;
    se non emprenda quel ch'era emposto,
    davame 'l costo--de gran battetura;
    con quanta paura--loco ce stetti,
    siran longhi detti--a farne contata.

      Vedea li garzoni girse iocando,
    ed io lamentando--che non podea fare;
    se non ga a la scola, game frustando
    e svincigliando--con mio lamentare;
    stava a pensare--mio pate moresse,
    ch'io pi non staesse--a questa brigata.

      Tante le meschie ch'io entanno facea,
    ca pigliara--le molte entestate;
    non ne ga a Lucca che cagno n'avea;
    capigli daea--e tollea guanciate;
    e spesse fiate--era strascinato
    e calpistato--com'uva entinata.

      Passato el tempo, empresi a giocare,
    con gente usare--e far grande spese;
    mio pate stava a dolorare
    e non pagare--le mie male emprese;
    le spese commesse--stregnme a furare,
    lo biado sprecare--en mala menata.

      Poi che fui preso a far cortesa,
    la malsana--s non  pegiore;
    l'auro e l'argento che  en Sura
    non empiera--la briga d'onore:
    moriva a dolore--che non potea fare;
    el vergognare--non ga en fallata.

      Non ce bastava niente el podere
    a recoprire--le brighe presente;
    asti e paraggi, calzare e vestire,
    mangiare e bere--e star fra la gente;
    render presente--parente ed amice
    fuor tal radice--che l'arca on voitata.

      Se era constretto a far vendecanza
    per soperchianza--ch'avesse patuta,
    pagar lo bando non era en usanza
    e la briganza--non c'era partuta;
    la mente smarruta--crepava a dolore,
    che 'l descionore--non era vengnata.

      Se l'avea fatta, gamene armato,
    empaurato--del doppio aravere;
    e stavamo en casa empregionato
    e paventato--nel gire e venire;
    chi el porra dire--quant' la pena
    che l'odio mena--per ria comenzata!

      Volea moglie bella che fosse sana
    e non fosse vana--per mio piacere;
    con grande dota, gentile e piana,
    de gente non strana--con lengua a garrire;
    compto desire--non  sotto 'l cielo
    e l'om como scelo--che qui l'ha cercata.

      Se non avea figli, era dolente,
    ch 'l mio a mia gente--volea lassare;
    avendo figli, non gli ho s piacente
    che la mia mente--ne sia en consolare;
    or ecco lo stare--c'ha l'om en sto mondo,
    d'omne ben mondo--per gente acecata.

      Recolto el biado e vendegnato,
    ar semenato--per tempo futuro;
    mai non se compie questo mercato,
    s continuato--conti en questo muro;
    lo tempo a Dio furo--ed hogli sotratto
    e rotto gli  'l patto--de sua comandata.

      Battaglia continua del manecare,
    pranzo, cenare--e mai non ha posa;
    se non  aparechiato co a me pare,
    scandalizare--s fa la sua osa;
    o vita penosa--ove m'hai menato
    cus tribulato--continua giornata!

      Mai non se giogne la gola mia brutta;
    sapor de condutta--s vol per usanza,
    viva exquisita e nuove frutta,
    e questa lutta--non ha mai finanza;
    o tribulanza,--ov' 'l tuo finare,
    la ponga voitare--e l'anema en pecata!

      La pena grande che  de le freve,
    che non vengon leve,--ma molto penose,
    e non se parton per leger de breve;
    li medici greve--pagarse de cose,
    siroppi de rose--ed altri vaseglie;
    denar pi che griglie--ce vono a la fiata.

      A quanti mali  l'om sottoposto,
    non porra om tosto--per risme contare;
    glie medici el sanno, che contano el costo,
    che scrivon lo 'ncostro--e fonse pagare;
    abreviare--s n'opo esto fatto
    che compiam ratto--la nostra dittata.

      Ecco lo verno che viene piovuso,
    diventa lotuso--e rio gir d'entorno;
    venti, freddura e neve per uso
    a l'omo  noioso--per far suo sogiorno;
    non  nel monno--tempo che piaccia
    e questa traccia--non  mai finita.

      Ecco la state che vien con gran calde,
    angustie grande--con vita penosa:
    de giorno le mosche d'entorno spavalde,
    mordendone valde,--che non ne don posa;
    passa sta cosa--ed entra la notte:
    le pulce son scorte--a dar lor beccata.

      Stanco lo giorno game a letto,
    pensava l'affetto--nel letto posare;
    ecco i pensieri, l ov'era retto,
    aveanme constretto--a non dormentare;
    or al pensare,--volvendome entorno,
    tollendome el sonno,--per molte fiata.

      Fatto lo giorno, ed io arcomenzava;
    qual pi m'encalzava,--quella prendea;
    non vena fatta como pensava,
    adolorava--che nolla compa;
    el d se ne ga--ed ecco la notte
    a darme le scorte--com'el'era usata.

      Compta l'una, ed eccote l'altra;
    e questa falta--non pote fugire;
    molte embrigate enseme m'ensalta,
    pegio che malta-- 'l mio sufferire;
    o falso desire, ed o' m'hai menato,
    ch s tribulato--passo mia stata?

      Cus tribulato vengo a vecchieza,
    perdo belleza--ed omne potere;
    devento brutto, perdendo netteza,
    grande splaceza--d el mio vedere,
    ed opo m' gire--per forza a la morte
    a prender le scorte--che d en sua pagata.

      O vita fallace do' m'hai menato
    e co m'hai pagato--che t'aio servito?
    Haime condutto ch'io sia sotterrato
    e manecato--dai vermi a menuto;
    or ecco el tributo--che di en tuo servire
    e non p fallire--a gente ch' nata.

      O omo, or te pensa che  altra vita,
    la qual  enfinita--do' n'opo andare;
    e socce doi lochi l 'v' nostra gita:
    l'una compta--de pien delettare,
    l'altra en penare--piena de dolore,
    o' so gli peccatore--con l'anema dannata.

      Se qui non lasse l'amor del peccato,
    serai sotterrato--en quel foco ardente;
    se qui tu lassi e senne mendato,
    serai translato--con la santa gente;
    ergo presente--facciam correttura,
    ch en affrantura--non sia nostra andata.




XXV

DE LA CONTEMPLAZIONE DE LA MORTE ED INCINERAZIONE CONTRA LA SUPERBIA


      Quando t'alegri, omo de altura,
    va', pone mente a la sepultura.

      E loco poni lo tuo contemplare,
    e pensa bene che tu de' tornare
    en quella forma, che tu vedi stare
    l'omo che iace ne la fossa scura.

      --Or me responde tu, omo sepelito,
    che cus ratto de sto mondo e' scito!
    o' so i bei panni de que eri vestito,
    ch'ornato te veggio de molta bruttura?

      --O frate mio, non me rampognare,
    ch lo fatto mio a te pu iovare;
    poi che i parente me fiero spogliare,
    de vil cilicio me dier copretura.

      --Or ov' 'l capo cus pettenato?
    con cui t'aragnasti che 'l t'ha s pelato?
    fo acqua bullita che t'ha s calvato?
    non te c' oporto pi spicciatura.

      --Questo mio capo ch'avi s biondo,
    cadut' la carne e la danza d'entorno;
    nol me pensava quand'era nel monno
    ca entanno a rota facea portatura.

      --Or ove son gli occhi cus depurati?
    fuor del lor loco sono gettati;
    credo che i vermi glie son manecati;
    del tuo regoglio non ver paura.

      --Perduto m'ho gli occhi con que ga peccanno,
    guardando a la gente, con essi accennanno;
    oim dolente, or so nel malanno,
    ch 'l corpo  vorato e l'alma en ardura.

      --Or ov' 'l naso ch'avevi per odorare?
    quegna enfermetate el n'ha fatto cascare?
    non t'i potuto dai vermi aiutare,
    molto  abassata sta tua grossura.

      --Questo mio naso, ch'avea per odore,
    caduto se n' con molto fetore;
    nol me pensava quand'era en amore
    del mondo falso pieno de vanura.

      --Or ov' la lengua tanto tagliente?
    apre la bocca: non hai niente;
    fone troncata o forsa fo el dente
    che te n'ha fatta cotal rodetura?

      --Perdut'ho la lengua con la qual parlava,
    e molta discordia con essa ordenava;
    nol me pensava quand'io mangiava
    lo cibo e lo poto ultra misura.

      --Or chiude le labra per li denti coprire;
    par, chi te vede, che 'l vogli schirnire;
    paura me mette pur del vedire,
    caggionte i denti senza trattura.

      --Co chiudo le labra ch unqua non l'agio?
    poco pensava de questo passagio;
    oim dolente, e come faragio
    quand'io e l'alma starimo en ardura?

      --Or o' son glie braccia con tanta forteza
    menacciando la gente, mostrando prodeza?
    rspate 'l capo, se t' ageveleza!
    scrulla la danza e fa portadura!

      --La mia portadura giace ne sta fossa;
    cadut' la carne, remaste so gli ossa;
    ed omne gloria da me s' remossa
    e d'omne miseria en me  empietura.

      --Or lvate en piedi, ch molto i iaciuto;
    acnciate l'arme e tolli lo scuto;
    en tanta viltate me par ch'i venuto,
    non comportar pi questa afrantura.

      --Or co so adagiato de levarme em piede?
    forsa chi 'l t'ode dir, mo lo se crede;
    molto  pazo chi non provede
    en la sua vita la sua finitura.

      --Or chiama li parenti che te venga aiutare
    e guarden dai vermi che te sto a devorare;
    ma fuor pi vivacce a venirte a spogliare,
    partierse el poder e la sua mantatura.

      --No i posso chiamare, ch so encamato;
    ma flli venire a veder mio mercato!
    che me veggia giacer colui ch' adagiato
    a comparar terra e far gran chiusura.--

      Or me contempla, o omo mondano,
    mentre i nel mondo, non esser pur vano;
    pnsate, folle, che a mano a mano
    tu serai messo en grande strettura.




XXVI

COMO CRISTO SE LAMENTA DELL'OMO PECCATORE


      Omo, de te me lamento--che me vai pur fugendo
    ed io te voglio salvare.

      Omo, per te salvare--e per menarte a la via,
    carne s volse pigliare--de la Vergene Maria;
    ma non me ce val cortesia,--tant' la sconoscenza
    che ver' de me vol mostrare.

      Se io te fosse signore--crudele e molto villano,
    avera tua scusa valore--che me fugisse de mano;
    ma sempre vol esser ensano,--ch 'l ben che io t'ho fatto
    non vole meditare.

      Le creature ho create--che te degiano servire;
    e como sono ordenate--elle fon loro devere;
    haine recevuto el piacere,--e de me che l'ho create
    non te voli recordare.

      Como om ch'ama lo figlio--e quel  mal enviato,
    menacciagli e d consiglio--che da mal sia mendato,
    de lo 'nferno t'ho menacciato,--e gloria t'ho empromessa
    se a me te voi tornare.

      Figlio, non gir pur fugenno!--tanto t'ho gito encalzanno,
    che darte voglio el mio renno--e trarte fuor d'onne danno,
    e vogliote remetter el banno--nel quale sei caduto,
    ch non hai donde el pagare.

      Non gire pi fugendo,--o dulcissimo frate!
    ch tanto t'ho gito cheendo--che me ce manda el mio pate;
    retorna en caritate,--ch tutta la corte t'aspetta
    che con noi te degi alegrare.

      El mio pate s m'ha mandato--ch'io a la sua corte t'armine;
    e co stai s endurato--ch'a tanto amor non t'encline?
    frate, or pone omai fine--a questa tua sconoscenza,
    ch tanto m'hai fatto penare!

      Fatt'ho per te el pelegrinagio--molto crudele ed amaro;
    e vei le man quegne l'agio,--como te comparai caro!
    frate, non m'esser s avaro,--ca molto caro me costi
    per volerte ariccare.

      Aguarda a lo mio lato--co per te me fo afflitto!
    de lancia me fo lanciato,--el ferro al cor me fo ritto;
    en esso s t'agio scritto,--ch te ce scrisse l'amore,
    che non me devesse scordare.

      A la carne enganar te lasse--perch de me te degi partire,
    per un piacer t'abasse,--non pensi a que di venire;
    figlio, non pur fugire,--ch caderai en mala via,
    se da me departi l'andare.

      El mondo si mostra piacente--per darte a veder che sia bono;
    ma non dice com' niente--e come te tolle gran dono;
    vedendo ch'io te corono--e ponote en s grande stato,
    se meco te voli acostare.

      Le demonia te von pur guatanno--per farte cader en peccato;
    del ciel te cacciro con gran danno--ed onte feruto e spogliato;
    e non voglion ch'arsalghi al stato--lo qual iustamente hai perduto;
    nante te von per engannare.

      Cotanti nemici hai dentorno,--o misero, e non te n'adai;
    ch'hai la carne, el diavolo, el monno,--e contrastar non li porrai;
    e non te porrai aiutare;--se meco non t'armi ed aiuti,
    che non te possano sottrare.

      Se tu signor trovassi--per te che fusse megliore,
    scusa avere che mostrassi,--ed io non avera tal dolore;
    ma lasse me per un traditore--lo qual te mena a lo 'nferno,
    che te ce vol tormentare.

      Fuggi da la man pietosa--e vai verso la man de vendetta;
    molto ser dolorosa--quella sentenza stretta,
    ch la daraio s dretta--de tutto el mal c'hai fatto,
    e non la porrai revocare.

      Mal volentier te condanno,--tant' l'amor ch'io te porto!
    ma sempre vai pegioranno--e non me ce val conforto,
    daragiote omai el botto--da ch'altro non me ce iova;
    ca sempre me voi contrastare.




XXVII

COMO L'ANIMA DOMANDA AIUTO CONTRA LA BATTAGLIA DE LI SENSI CORPORALI


      Amor diletto,--Cristo beato,
    de me desolato--agge pietanza.

      Agge piatanza--de me peccatore,
    che so stato en errore--longo tempo passato;
    a gran deritto--ne vo a l'ardore,
    ca te, Signore,--s ho abandonato
    per lo mondo tapino,--lo qual m' venino,
    e dato m'ha en pino--de pena abundanza.

      Abundame dentro--la grande pena,
    la qual me mena--l'amor del peccato;
    l'alma dolente--a peccar s'enchina;
    dev'esser serina,--or ha 'l volto scurato;
    perch a lei non luce--la chiara luce
    la quale adduce--la tua diritanza.

      Ma s'io me voglio--ad te dirizare
    e non peccare,--credo per certo
    che da te luce--verr speregiare
    ch'allumenare--farr lo mio petto;
    ma so acecato--en un fondo scurato
    nel qual m'ha menato--la mia cattivanza.

      La mia cattivanza--l'alma ha menata
    l 'v' predata--da tre nemici;
    e lo pi forte--la tene abracciata
    ed encatenata--e mostranse amici;
    dnno ferite--nascoste e coprite,
    le qual voi vedite--che me metton en erranza.

      Crudelemente--m'hanno ferita
    ed eschirnita--ed espogliata;
    la mia potenza--veggio perita
    perch' 'nfragidita;--la piaga endurata
    or briga tagliare--e poi medecare;
    porraio sperare--che so en liberanza.

      Ora m'aiuta--me liberare,
    ch'io possa campare--dal falso Nemico;
    fasse da lunga--a balestrare
    ed assegnare--al cor ch' pudico;
    la man che me fere--non posso vedere;
    tal cose patere--me dnno gravanza.

      Gravame forte--lo balestrire
    lo qual vol ferire--a l'alma polita;
    fatto ha balestro--del mondo aversire
    lo qual en bellire--me mostra sua vita;
    per gli occhi me mette--al core sagette,
    l'orecchie so aperte,--me recan turbanza.

      Turbame 'l naso--che vol odorato,
    la bocca assagiato--per dar conforto;
    e lo pegiore--che per me sia stato,
    lo qual m'ha guidato--ad uno mal porto,
    se be' gliei do mangiare,--me fa calciare,
    de l'amesurare--s fa lamentanza.

      Lamentase el tatto--e dice:--Eo so oso
    d'aver reposo--en mio delettare;
    or lo m'hai tolto,--sar rampognoso
    e corroccioso--en mio vivitare;
    s'allento lo frino--al corpo tapino,
    so preso a l'oncino--de la tristanza.




XXVIII

DE LA IMPAZIENZIA CHE FA TUTTI LI BENI PERDERE


      Assai me sforzo a guadagnare--se 'l sapesse conservare.

      Relioso s so stato,--longo tempo ho procacciato;
    ed aiolo s conservato,--che nulla ne pos mostrare.

      Stato so en lezione,--esforzato en orazione,
    mal soffrir a la stagione--ed al pover satisfare.

      Stato so en obedenza,--povertate e sofferenza;
    castetate abbe en placenza--secondo 'l pover mio afare.

      E molta fame sostena,--freddo e caldo soffera;
    peregrino e longa via--assai m' paruto andare.

      Assai me lievo a matutino--ad officio divino,
    terza e nona e vespertino--po' compieta sto a veghiare.

      E vil cosa me sia ditta,--al cor passa la saitta;
    e la lengua mia sta ritta--ad voler fuoco gettare.

      Or vedete el guadagnato,--co so ricco ed adagiato!
    ch'un parlar m'ha s turbato--ch'a pena posso perdonare.




XXIX

DE LA IPOCRISIA


      Molto me so delongato--de la via che i santi on calcato.

      Delongato me so da la via--e storto me so en ipocrisa;
    e mostro a la gente che sia--lo spirito illuminato.

      Illuminato me mostro de fore--ch'aia umilitate nel core;
    ma se l'omo non me fa grande onore,--encontenente me so corrocciato.

      Corocciato me so per usanza--qual om en mio onore ha mancanza;
    ma quel che ci ha fede e speranza,--con lui me so delettato.

      Delettato me so en mostra fare,--perch altri me deia laudare;
    odendo 'l mio fatto blasmare,--da tal compagna so mucciato.

      El mucciare aio fatto ad engegno,--perch altri me tenga de
                                                                [meglio;
    ma molto m'apiccio e destregno--ch paia ch'el mondo ho lassato.

      Lassato s l'ho nel vestire,--de pieco me voglio coprire;
    ma dentro so, al mio parire,--lupo crudele ed affamato.

      Affamato s so en mostra fare--perch altri me deia laudare;
    odendo l'altrui fatto pregiare,--corrocciome se  com'io laudato.

      Laudato l'altrui fatto, m'endegno,--e dal canto de for s
                                                              [m'enfegno
    che me piaccia; ma poi docce un segno--che non  cus pulicato.

      Pulicato me mostro a la gente,--per le case me metto pezente;
    ma molto me parto dolente--se del suo guidardon non m' dato.

      Guidardone adimando per Dio,--acconciando ce vo el ditto mio;
    ma molto me par che sia rio--colui che me d comiato.

      Comiatato s mostro l'anvito--che so scalzo e mal vestito;
    el corpo mostro afrigolito--perch del suo me sia dato.

      A quello che covelle me dona,--mostroglie lieta persona;
    ma molto m'agrondo se sona--la voce che sia allecerato.




XXX

DE LA IUSTIZIA E FALSIT


      Solo a Dio ne possa piacere,--non me ne curo
    ci che l'umana natura ne vuol dire.

      Se san Iovanni Baptista revenesse--a repigliar el torto,
    ancora mo sira chi l'uccidesse;--ch 'l mondo  en tal porto,
    ca li farisei son revenuti
    ca pro vertute--Cristo fier morire.

      Li farisei eran reliosi,--ch'erano en quel ore;
    ne lo lor cor erano invidiosi,--pieni de rancore;
    mostravase che non volea onore;
    ma lo lor cor--era en quel desire.

      O falso relioso, or me respundi--che 'l cor hai enfiato;
    l'umile per superbia confundi--ed ha' 'l quasi affollato;
    e crucifigi Dio ne l'alma sia,
    con dicira--el fai quasi morire.

      Lvite en alto e faime gran sermone--c'ho l'occhio turbato;
    tiemmi a schierne, ch non vedi el travone--che hai nel tuo ficcato;
    en prima s procura tua ferita,
    ch'ell' s aprita,--non se p coprire.

      Poi ch'hai parata assai de la Scrittura,--s vol predicare;
    mostreme che la mia vita  scura,--la tua non vol cercare;
    e mostreme da fuor tutto 'l megliore;
    non t' en amore--chi dentro vol sapere.

      La relion te d una ensegna--co se fa al balo;
    ma quel che dal suo officio s'enfegna,--la corte el voca rio;
    ed una gran catena glie mette en canna
    che onom banna--e vengal a vedere.

      Ch'aggio pate s iusto e beato,--somene ensuperbito;
    ma quanto da sua via so delongato,--al mondo s' scoprito;
    colui che ne la neve fa sozura,
    la sua fattura--se vorr bannire.

      L'omo che  cieco dal peccato--ed ha gente a guidare,
    spesse fiade la guida nel fossato--e falle tralipare;
    e s'egli  omo che vol predecare,
    lo suo parlar--emprima de' adempire

      Lo falso Nemico s' engegnato--a toller povertate,
    el suddito s lega col prelato--ne la sua volontate;
    colui che t'ha tolta la povertate,
    la castetate--te far perdire.

      Li nostri guidator de la bataglia--s so en tradimento;
    e li gonfalon de la sembiaglia--s so en cademento;
    o sire Dio, aiuta la sconfitta;
    la gente afflitta--ed o' porr fugire?

      Erance forteze smesurate--poste en grand'altura;
    ma l'acque del diluvio son passate--de sopra le lor mura;
    ed ne tolto el vigor del notare:
    lo santo orare--che ne potea guarire.




XXXI

COMO LA CURIOSA SCIENZIA E L'AMBIZIONE SONO DESTRUTTIVE DE LA PURIT


      Tale qual , tal ;--non c' religione.

      Mal vedemmo Parisci--c'hane destrutto Ascisi;
    con la lor lettora--messo l' en mala via.

      Chi sente lettora,--vada en forestara;
    gli altri en refettorio--a le foglie coll'olio.

      Esvoglier el lettore--servito emperatore;
    enfermer el cocinere--e nol vorr om vedere.

      Adunansi a capitoli--a far li molti articoli;
    el primo dicitore-- 'l primo rompetore.

      Vedete el grand'amore--che l'un a l'altro ha en core!
    guardal co el muletto--per dargli el calcio en petto.

      Se non gli di la voce,--porratte ne la croce;
    porratte poi l'ensidie--che moia a Renderenie.

      Totto 'l d sto a cianciare,--co le donne a beffare;
    se 'l fratecel gli aguata,-- mandato a la malta.

      Se  figlio de calzolaio--o de vile mercenaio,
    mener tal grossore--co figlio d'emperadore.




XXXII

COMO  DA GUARDARSE DA' LUPI CHE VENGONO SOTTO VESTA DE PECORA


      --O anema fedele--che te voli salvare,
    gurdate dagli lupi--che te von per morsecare.

      O anema fedele--che vol salvazione,
    gurdate dal lupo--che vien como ladrone;
    mostrandotese amico,--s viene a tua magione,
    facendo suo sermone,--ch te crede engannare.

      --Lo Signor te lo merite--ch me di tal conseglio!
    parme me die aiuto--de trarme de sto empiglio;
    tanto m' assediata,--che m' messo en esiglio;
    quando bene assimiglio,--non saccio ove campare.

      --Lo Signor te n'amaestra--che tu degge cavere
    dal lupo che da fuore--co pieco vol venre;
    venendo a tua magione--non se lassa vedere;
    poi briga de mordre--e la grege dissipare.

      Se te volesse dire--quel ch'io agio sentito,
    fara maravigliare--colui che non l'ha udito;
    tal viene como medico--che sia bene assendito;
    da poi ch' discoprito,--briga d'atossecare.

      Non avere temenza--de dir tuo entendemento;
    ch io s mo te dico--quel che nel cor sento;
    poi che 'l lupo apicciase,--d mal mordemento;
    poi che n'hai sentemento,--brgate de guardare.

      --Co me posso guardare?--tanto m' assediata
    quegli da cui degio--essere predicata,
    mostrandomesi agnelli,--fin che m'on securata;
    da lor so morsecata,--non so en cui me fidare.

      --Se non te voi fidare--s fai gran sapienza;
    ca cui la serpe morseca,--la lucerta ha 'n temenza;
    le pieco aggi en dubito,--ch non hai conoscenza;
    perch tua conscienza--non possa travagliare.




XXXIII

DE L'AMORE FALSO CHE OFFENDE LE VIRT


      Amor contrafatto,--spogliato de vertute,
    non pu fare le salute--l 'v' lo vero amare.

      Amor si fa lascivo--senza la temperanza;
    nave senza nuchiero--rompe en tempestanza;
    cavallo senza freno--curre en precipitanza;
    s fa la falsa amanza--senza vertute andare.

      Amor che non  forte,--mortal ha enfermetate;
    l'aversit l'uccide,--pegio en prosperitate,
    l'ipocrite mostranze--che for, per le contrate,
    mostravan santetate--de canti e de saltare.

      Amor che non  iusto,--da Dio  reprovato;
    parlando va d'amore--che sia de grande stato;
    la lengua ha posta en cielo,--lo cor  aterrenato;
    vilissimo mercato--porta chi vol mostrare.

      Amor che non  saggio,--de prudenza vestito,
    non p veder gli eccessi,--per ch' ensanito;
    rompe legge e statuti--ed omne ordenato rito,
    dice che  salito--a nulla legge servare.

      O amor enfedele,--errato de la via,
    non repute peccato--nulla cosa che sia;
    va seminando errori--de pessima resa;
    tal falsa compagnia--onom degia mucciare.

      Amor senza speranza--non viene a veritate;
    non p veder la luce--chi fugge claritate;
    co p amar lo cielo--chi en terra ha sua amistate?
    non dica libertate--om senza legge stare.

      O caritate, vita,--ch'ogn'altro amor  morto;
    non vai rompendo legge;--nante, l'observe tutto;
    e l 've non  legge--a legge l'hai redutto;
    non p gustar lo frutto--chi fugge el tuo guidare.

      Omne atto si  liceto;--ma non ad onnechivigli;
    al preite sacrificio,--a moglie e marito figli;
    al potestate occidere,--al iudece consigli;
    a li notari libigli,--a medici el curare.

      Non  ad ogne om licito--d'uccidere ladrone;
    la potest ha officio--dannarlo per ragione;
    a l'occhio non  congruo--de far degestione,
    n al naso parlagione--n a l'orecchie andare.

      Chi vive senza legge,--senza legge perisce;
    correndo va a lo 'nferno--chi tal via sequisce;
    loco s s'accumula--omne cosa ch'encrisce;
    chi ensemora fallisce,--ensemora ha penare.




XXXIV

DE LA DIFFERENZIA INTRA EL VERO E FALSO AMORE, ED INTRA LA SCIENZIA
ACQUISITA ED INFUSA


      O libert, subietta--ad omne creatura,
    per demostrar l'altura--che regna en bonitate.

      Non p aver libertate--omo ch' vizioso,
    che ha perduto l'uso--de la sua gentileza;
    lo vizio s lega--legame doloroso,
    diventa fetidoso--e perde la forteza;
    deforma la belleza--ch'era simile a Dio,
    e fasse om s rio--che lo 'nferno ha redetate.

      O amor carnale,--sentina puzolente,
    solfato foco ardente,--rascion de om brutata;
    che non ha altro Dio--se non d'empir lo ventre,
    lussuria fetente,--malsana, reprovata;
    o sommersa contrata,--Sodoma e Gomorra,
    en tua schiera s corra--chi prende tua amistate.

      O amor contrafatto--d'ipocreta natura,
    pien de mala ventura--e nullo porti frutto;
    lo ciel te perdi el mondo,--el corpo en afrantura,
    sempre vive en paura,--peio se' vivo che morto;
    o casa de corotto,--enferno comenzato,
    nullo si trova stato--de tanta vilitate.

      O amore appropriato,--bastardo, spurione,
    privato de rascione--dal Patre onnipotente;
    regno celestiale,--la reale nazione
    non si conf al paltone,--ch 'l suo uso  pezente;
    o reprovata mente,--amar cosa creata,
    ribalda paltonata,--piena de feditate.

      O amor naturale,--nutrito en scienza,
    simile en apparenza--a lo spirituale;
    descernese a la prova,--ch vien men la potenza
    patere omne encrescenza,--tranquillo en omne male;
    non ha penne n ale--che voli en tanta altura;
    remanse en afrantura--ne la sua enfermetate.

      Amore spiritale,--poi ch' spirato en core,
    'nestante spira amore--en alto trasformato;
    amore trasformato-- de tanto valore,
    che d s en possessore--a quello c'ha enamato;
    se 'l trova desformato,--vencelo per vertute;
    enclina sue valute--ad trattabilitate.

      Se altura non abassa,--non pu participare
    e s comunicare--a l'infimo gradone;
    avaro entennemento--fa lo ben deguastare
    e deturpa l'amare--e sconcia la magione;
    veggiolo per ragione;--e Dio s 'l n'ha mostrato
    quando s' umiliato--a prender umanetate.

      Vertute se non passa--per longa esperienza,
    non pu aver sua valenza--a fine solidato;
    omo nuovo ne l'arte--a pratecar scienza,
    grande  la differenza--fra 'l cuito e l'operato;
    fo breve lo pensato--e longa operazione;
    perseverazione--viene a la summitate.

      Scienzia acquisita--assai pu contemplare;
    non pu l'affetto trare--ad essere ordenato;
    scienzia enfusa,--poi che n'hai a gustare,
    tutto te fa enfiammare--ad essere enamorato;
    con Dio te fa ordenato--el prossimo edificando
    e te vilificando--ad tenerte en veritate.

      Potere, senno e bontate--en uguale statera
    de trenetate vera--porta figuramento;
    potere senza senno--fa deguastar la schiera;
    andar senza lumiera--va en precipitamento;
    de un reo comenzamento--molto male ne sale,
    e lo pentir non vale--poi che gl' mal son scontrati.

      Quando la voglia passa--lo senno e lo potere,
    parme un ensanire--ch' senza remeio;
    sua trenetate guassa--che non  nel suo unire,
    non gli pu ben sequire--secondo co io creio;
    faticase el suo veio--ed entra en gran ruina,
    ca li mal non se fina--come l'avea pensato.

      Omo posto en altura--en fievele scalone,
    se egli  en agone--parme gran folla;
    rompendose la scala,--la terra  sua mascione;
    fassene poi cancione--de la sua gran paza;
    grande  la frenesia--non metterse a vedere
    ad que fin degon venire--tutte suoi operate.




XXXV

ESORTAZIONE A L'ANIMA PROPRIA CHE, CONSIDERATA LA SUA NOBILIT, NON
TARDI LA VIA A L'AMOR DIVINO


      O anima mia--creata gentile,
    non te far vile--enchinar tuo coragio,
    ch'en gran baronagio-- posto el tuo stato.

      Se om poveretto--gioietta te dona,
    la mente sta prona--a darli el tuo core;
    con gran diso--de lui se ragiona,
    con vile zona--te lega d'amore;
    el gran Signore--da te  pelegrino,
    fatt'ha 'l camino--per te molto amaro;
    o core avaro,--starai pi endurato?

      Se re de Francia--avesse figliola
    ed ella sola--en sua redetate,
    gira adornata--de bianca stola,
    sua fama vola--en omne contrate;
    s'ella en viltate--entendesse, en malsano,
    e dsseise en mano--a s possedere,
    que porra om dire--de questo trattato?

      Pi vile cosa-- quello c'hai fatto:
    darte 'ntransatto--al mondo fallente:
    lo corpo per servo--te fo dato atto,
    ha' 'l fatto matto--per te dolente;
    signor negligente--fa servo regnare
    e s dominare--en rea signora;
    hai presa via--ca questo c' entrato.

      Lo tuo contato--en quinto  partito:
    veder, gusto, udito,--odorato e tatto;
    al corpo non basta--che 'l tuo vestito
    lo mondo ha dimplito--tutto ad ha fatto;
    ponam questo atto:--veder bella cosa;
    l'udir non ha posa,--n l'occhio pasciuto
    en quarto frauduto--qual vi te sia dato.

      El mondo non basta--a l'occhio vedere,
    che possa empire--la sua smesuranza;
    se mille i ne mostri,--faralo enfamire,
    tant' 'l sitire--de sua desianza;
    lor delettanza--sottratta en tormento
    reman lo talento--fraudato en tutto;
    placer rieca lutto--al cor desensato.

      Lo mondo non basta--a li toi vasalli;
    parme che falli--de dargli el tuo core;
    per satisfare--a li toi castalli,
    mori en travalli--a gran dolore;
    retorna al core--de que viverai:
    tre regni c'hai,--per tuo defetto
    moron negetto,--lor cibo occultato.

      Tu se' creata--en s grande alteza,
    en gran gentileza-- tua natura;
    se vedi e pensi--la tua belleza,
    starai en forteza--servandote pura;
    ca creatura--nulla  creata
    che sia adornata--d'aver lo tuo amore;
    solo al Signore--s'aff el parentato.

      Se a lo specchio--te voli vedere,
    porrai sentire--la tua delicanza;
    en te porti forma--de Dio gran Sire;
    ben pi gaudire,--c'hai sua simiglianza;
    o smesuranza--en breve redutta:
    cielo terra tutta--veder en un vascello;
    o vaso bello,--co mal se' trattato!

      Tu non hai vita--en cose create,
    en altre contrate--t' opo alitare;
    salire a Dio--che  redetate,
    che tua povertate--p satisfare;
    or non tardare--la via tua a l'amore;
    se li di el tuo core,--datese en patto
    se el suo entrasatto-- 'n tuo redetato.

      O amor caro,--che tutto te di
    ed omnia trai--en tuo possedere,
    grande  l'onore--che a Dio fai
    quando en lui stai--en tuo gentilire;
    che porra om dire:--Dio n'empazao,
    se comparao--cotal derata,
    ch' s esmesurata--en suo dominato.




XXXVI

COMO L'ANIMA VESTITA DE VERT PASSA A LA GLORIA


      Anima che desideri--d'andare ad paradiso,
    se tu non hai bel viso,--non ce porrai albergare.

      Anima che desideri--de gire a la gran corte,
    adrnate ed accnciate--che Dio t'apra le porte;
    se tu non se' ornata,--non troverai le scorte,
    e sacci: poi la morte--non te porrai acconciare.

      Se vi volto bellissimo,--aggi fede formata;
    la fede fa a l'anima--la faccia delicata,
    la fede senza l'opera-- morta reputata;
    fede viva, operata--aggi, se vli andare.

      La statura formosa--faratte la speranza;
    ella a Dio conducete--che 'l sa far per usanza;
    en ella corte  cognita--per longa costumanza,
    la sua vera certanza--non te porr fallare.

      De caritate adrnate,--ch'ella te d la vita,
    e do' ale compnete--per fare esta salita;
    l'amor de Dio e 'l prossimo--che  vita compta,
    non ne serai schernita--se vai con tale amare.

      De prudenzia adrnate,--anima, se vol salire;
    ch'ella ha magisterio--ad saperte endrudire
    d'andar composta e savia,--co se di convenire
    a sposa che di gire--en gran corte ad estare.

      Se tu nuda gssece,--siri' morta e confusa;
    la iustizia vstete--la sua veste gioiosa,
    de margarite adrnate--che d'aconciare  osa;
    rnate como sposa--che se va a maritare.

      Anima, tu se' debile--per far s gran salita;
    de fortetuden rmate--contra l'aversa ardita,
    non te metta paura--questa vita finita,
    ch ne guadagni vita--che non pu mai finare.

      De temperanza acnciate--per compir tuo viagio,
    ella  magestra medeca--per sanar lo coragio;
    en prosperitate umile,--che 'l sa far per usagio,
    che facci esto passagio--co se convien de fare.

      Alma, po' che se' ornata,--vestita de virtute,
    sacci che da longa--le porte te so aprute
    e molto grandi eserciti--scontra te so venute
    e ricante salute--che te s'on da pigliare.

      Poi che fedelitate--en te  resplendente,
    gli patri santi envtanti--che si' de la lor gente:
    --Ben venga nostra cognita,--amica e parente,
    dgiate esser placente--con noi de demorare.--

      Puoi che de speranza--tu hai s bello ornato,
    gli profeti envtanti--che si' de loro stato:
    --Vien' con noi, bellissima,--al nostro gloriato,
    che  s smesurato--noi te porram contare.--

      Puoi che de caritate--tu porti el vestimento,
    gli apostoli t'envitano--che si' de lor convento:
    --Vien' con noi, bellissima,--gusta 'l delettamento,
    ca lo suo piacemento--non se pu 'maginare.--

      Puoi che de prudenza--tu porti l'ornatura,
    gli dottori t'envitano--che porti lor figura:
    --Una avemo regola,--una  la pagatura,
    la nostra envitatura--non se de' renunzare.--

      Puoi che vai ornata,--anima, de forteza,
    gli martiri t'envitano--a lor piacevoleza:
    --Vien' con noi a vedere--la divina belleza
    che te dar alegreza--qual non se pu stimare.--

      Puoi che se' ornata,--alma, de temperanza,
    gli confessori e vergene--te fon grande envitanza:
    --Vien' con noi, bellissima,--ad nostra congreganza
    e gusta l'abondanza--del nostro gaudiare.--

      Puoi che de iustizia--porti gli suoi ornate,
    gli prelati envtanti--a lor societate:
    --Vien' con noi, bellissima,--a la gran dignitate,
    veder la maiestate--che ne degn salvare.--

      Alma, se tu pensi--nel gaudio beato,
    non te serr graveza--guardarte da peccato;
    osserverai la legge--che Dio t'ha comandato,
    serai remunerato--con i santi a redetare.

      Non t'encresca, anima,--a far qui penetenza
    ch tutte le virtute--con lei on convenenza;
    se tu qui non la fai,--oderai la sentenza,
    anderai en perdenza--nel fuoco a tormentare.




XXXVII

DE LA CASTIT, LA QUALE NON BASTA A L'ANIMA SENZA L'ALTRE VIRTUTE.


      O castitate, fiore--che te sostene amore.

      O fior de castitate,--odorifero giglio,
    con molta soavitate--sei de color vermiglio,
    ed a la Trenetate--tu representi odore.

      O specchio de belleza,--senza macchia reluce;
    la mia lengua  mancheza--de parlarne con voce,
    l'alma serve en netteza--senza carnal sozore.

      O luce splendiante,--lucerna se' preclara,
    da tutti si laudante--ed en pochi si cara;
    li tuoi dolce sembiante--piacevel so al Signore.

      O tesauro invento,--che non te pu stimare
    n auro n argento,--non te posso aprezare;
    qual omo de te sta lento,--s cade en gran fetore.

      O rcca de forteza,--en la qual  gran tesoro,
    de fore s pare aspreza--e dentro  ml savoro;
    non se ce vol pigreza--a guardare a tutt'ore.

      O manna savorita--che  la castitate;
    l'alma conserva zita--con molta adornetate;
    poi che del corpo  'scita--s trova el suo Fattore.

      Alma, che vai a marito,--de castitate ornata,
    lo tuo marito  zito--e tu te se' ben portata,
    lo cielo te ser aprito--e fattote grande onore.

      Alma, che stai 'narrata--de lo sposo diletto,
    srvate ben lavata,--el tuo volto stia netto,
    ch non si' renunzata,--e fattote descenore.

      Alma, non t' bastanza--pur sola una gonella;
    se non ci hai pi adornanza,--gi non ce parrai bella;
    ne l'altre virtute avanza--che te dian bel colore.

      Alma, lo tuo vestire--s sonno le virtute,
    nulla ne puoi avere--che siano sceverute;
    pur brigale d'envenire--con tutto el tuo valore.

      Alma, per te vestire--Cristo ne fo spogliato,
    per tuoi piaghe guarire--esso fo vulnerato,
    lo cor se fe' aprire--per renderte vigore.

      Alma, or te ben pensa--en que l'hai tu cagnato;
    per vil piacer de offensa--tu l'hai abandonato,
    el corpo s t' en placenza--e fatto l'hai tuo amadore.

      Alma, lo corpo  quello--che t'ha giurata morte,
    gurdate ben da ello,--ch ha losenghe molte
    ed  malvascio e fello--ed tte traditore.




XXXVIII

COMO  DIFFICILE PASSARE PER EL MEGIO VIRTUOSO


      O megio virtuoso,--retenuta bataglia!
    non  senza travaglia--per lo megio passare.

      L'amor me costrenge--d'amare le cose amante,
    ne l'amore  l'odio--de le cose blasmante,
    amare ed odiare--en un coragio stante,
    socce battaglie tante,--non le porra stimare.

      L'amore quello che ama--desidera d'avere,
    lo 'mpedimento nascece--e gli  gran dispiacere;
    piacere e dispiacere--en un cor convenire
    la lengua nol sa dire--quanta pena  portare.

      La speranza enflammame--d'aver salvazione,
    'nestante  desperanza--de mia condizione;
    sperare e desperare,--star en una magione,
    tanta contenzione--nolla porra narrare.

      Giogneme una audacia--sprezar pena e morte,
    'nestante lo temore--vede cadute forte,
    securt e temore,--demorare en una corte,
    tant' le capevolte,--chi le porra stimare?

      So preso d'iracundia--contro lo mio defetto,
    la pace mostra, ensegname--che so de mal enfetto,
    pacifico ed iroso--contra lo mio respetto,
    gran cosa  de star retto--a nulla parte piegare.

      Lo delettar abracciame--gustando el desiato,
    lo tristore abatteme,--sottratto m' 'l prestato,
    tristare e delettare--nello suo comitato,
    lo cor  passionato--en tal pugna abitare.

      Se io mostro al prossimo--la mia condizione,
    scandalizo e turbolo--de mala opinione;
    s'io vo coperto, vendoglme--e turbo mia magione;
    questa vessazione--non la posso mucciare.

      Despiaceme nel prossimo--se vive sciordenato,
    e piaceme el suo essere--buono da Dio creato,
    de stare en lui innoxio--grande  filosofato,
    lo core  vulnerato--en passionato amare.

      L'odio mio legame--a deverme punire,
    discrezion contrastali--che non deggia perire;
    de farme bene en odio--or chi l'od mai dire?
    altro  lo patire--che l'udir parlare.

      Lo degiunare piaceme--e far grande astinenza
    per macerar mio asino--che non me dia encrescenza;
    ed esser forte arpiaceme--a portar la gravenza
    che d la penitenza--nello perseverare.

      Lo desprezare piaceme--e de gir mal vestito;
    la fama surge, enalzame--de vanit ferito;
    da qual parte volvome,--parme d'esser intuto;
    aiuta, Dio infinito!--e chi porr scampare?

      Lo contemplare vetame--d'essere occupato,
    lo tempo a non perderlo--famme enfacendato;
    or vedete el prelio--ch'ha l'omo nel suo stato!
    a chi non l'ha provato--non lo p imaginare.

      Piaceme el silenzio,--bilo de la quiete;
    lo bene de Dio arlegame--e tolleme _silete_;
    demoro infra le prelia,--non ce saccio schirmete,
    a non sentir ferete--alta cosa me pare.

      La piet del prossimo--vuol cose a sovenire,
    l'amor de povertate--gli  ordo ad udire,
    l'estremitate veggiole--viziose a tenire,
    per lo megio transire--non  don da giullare.

      L'offesa de Dio legame--ad amar la vendetta,
    la piet del prossimo--la perdonanza affetta,
    demoro enfra le forfece,--ciascun coltel m'affetta;
    abbrevio miei detta--en questo loco finare.




XXXIX

COMO LA VITA DI IES  SPECCHIO DE L'ANIMA


      O vita de Ies Cristo,--specchio de veritate,
    o mia deformitate--en quella luce vedere!

      Pareame essere chevelle,--chevelle me tenea,
    l'opinion ch'avea--faceame esser iocondo;
    guardando en quello spechio,--la luce che n'usca
    mostr la vita mia--che giacea nel profondo;
    venneme pianto abondo,--vedendo smesuranza:
    quant'era la distanza--fra l'essere e 'l vedere.

      Guardando en quello spechio,--vidde la mia essenza:
    era, senza fallenza,--piena de feditate;
    viddece la mia fede:--era una diffidenza,
    speranza, presumenza,--piena de vanitate;
    vidde mia caritate,--amor contaminato;
    poi ch'a lui me so specchiato,--tutto me fa stordire.

      Guardando en quello spechio,--iustizia mia appare
    che sia un deguastare--de virtute e de bontate;
    l'onor de Dio furato,--lo innocente dannare,
    lo malfattor salvare--e darglie libertate;
    o falsa iniquitate,--amar me malfattore
    e de sottrar l'amore--a quel ch'io deve amare.

      Guardando en quello spechio,--vidde la mia prudenza:
    era una insipienza--d'anemalio bruto,
    la legge del Signore--non avi en reverenza,
    puse la mia entendenza--al mondo c'ho veduto;
    or, ad que so venuto,--omo razionale,
    de farme bestiale--e peggio se pu dire!

      Guardando en quello spechio,--vidde mia temperanza:
    era una lascivanza--esfrenata senza frino;
    gli moti de la mente--non ressi en moderanza,
    lo cor prese baldanza--voler le cose em pino;
    copersese un mantino,--falsa discrezione,
    somerse la ragione--a chi fo data a servire.

      Guardando en quello spechio,--vidde la mia forteza:
    pareame una matteza--de volerne parlare,
    ca non glie trovo nome--a quella debeleza;
    quanta  la fieveleza--non so donde me fare;
    retornome ad plorare--el mal non conosciuto,
    virtute nel paruto--e vizia latere.

      O false opinione,--como presumevate
    l'opere magagnate--de venderle al Signore?
    En quella luce divina--poner deformitate
    sera grande iniquitate--degna de gran furore;
    partanne da sto errore,--ch non glie piace el mio,
    'nante li sconza el sio--quando 'l ce voglio unire.

      Iustizia non pu dare--ad om ch' vizioso
    lo regno glorioso,--ch ce sera splacente;
    ergo chi non si sforza--ad esser virtuoso,
    non ser gaudioso--con la superna gente;
    e non varra niente--buon loco a lo 'nfernale,
    ed al celestiale--luoco nogl pu nuocere.

      Signore, haime mostrata--nella tua claritate
    la mia nichilitate--ch' meno che niente;
    da questo sguardo nasce--sforzata umilitate
    legata de vilitate,--voglia non voglia sente;
    l'umiliata mente--non  per vil vilare,
    ma en virtuoso amare--vilar per nobilire.

      Non posso esser renato--s'io en men non so morto,
    anichilato en tutto,--el esser conservare
    del nichil glorioso;--nul om ne gusta frutto
    se Dio non fa 'l condutto,--ch om non ci ha que fare;
    o glorioso stare:--en nihil quietato,
    lo 'ntelletto posato,--e l'affetto dormire!

      Ci c'ho veduto e pensato--tutto  feccia e bruttura,
    pensando de l'altura--del virtuoso stato;
    nel pelago ch'io veggio--non ce so notatura,
    far somergitura--de l'om ch' anegato;
    sommece inarenato--'n'onor de smesuranza,
    vinto da l'abundanza--del dolce mio Sire.




XL

COMO LI ANGELI DOMANDANO A CRISTO LA CAGIONE DE LA SUA PEREGRINAZIONE
NEL MONDO


      --O Cristo onnipotente,--dove se' enviato?
    perch peligrinato--ve sete messo ad andare?

      Molto me maraviglio--de questa vostra andata,
    persona tanto altissima--metterse a desperata;
    non ne se' stata usata--de volere penare.

      --Lo divino consiglio--s ha deliberato
    ch'io venga nel mondo--ad om ch' desformato,
    e facciace parentato,--ch'io l'ho preso ad amare.

      --Que oporto t'ha l'omo--per cui vai fatiganno?
    ne da te fugito,--a te non torna danno;
    di pagar gran banno,--non lo pu satisfare.

      --Tutto lo debito c'hane--io s lo pagheraggio,
    ed enfra Dio e l'uomo--pace s metteraggio,
    e s la firmaraggio--che non se deggia guastare.

      --Como porrai far pace--fra Dio e l'om mondano,
    ch l'omo vol esser Dio--e Dio vol l'om sottano?
    E questo  tal trano--che nul om p placare.

      --S'io me faccio omo,--omo ha suo entendimento
    ed, en quanto omo,--a Dio far suiacemento;
    farocce giognemento--ciascun suo consolare.

      --Ecco che vien nel mondo,--como vorrai venire?
    buon  che l'om lo saccia;--facciatelo bannire,
    ch se possa sentire--como lo vol sanare.

      --Io l'ho fatto bannire--ch'ogn'om venga a la scola;
    la divina scienzia--ensegnar aggio gran gola;
    e questa  la cagion sola--che l'om voglio amaestrare.

      --En prima de la scola,--se ve piace, dicete;
    ove verr la gente--a l'albergo ch'avete:
    bon  che glie narrete,--ch lo possa trovare.

      --El nome del mio albergo--di' che  umilitate;
    omo che vol venire,--trovame en veritate;
    e le spese dicete--che tutte le voglio fare.

      --Ancora me dicete--qual legerite arte;
    manda per tutto 'l mondo--che se leggan tue carte;
    vengan poi d'onne parte--a la scola a 'mparare.

      --Io ensegno amare,--e questa  l'arte mia;
    ed omo che la 'mprende,--con Dio fa compagna;
    se nol perde a folla,--con lui sta a delettare.

      --Ed omo che non ha libro--como porr emprendere?
    Ancor non l'audii--ch'om lo trovasse a vendere;
    rascion porramo ostendere--per nostra scusa mostrare.

      --Io son libro de vita--segnato de sette signi;
    poi ch'io siraggio aperto,--troverai cinque migni,
    son de sangue vermigni--ove porran studiare.

      --Forsa quella scrittura--ha s forte construtto,
    che non la porra entendere--chi non fosse ben instrutto;
    stara tutto derutto--a non potendo pro fare.

      --'Nante  la scrittura--che omne studiante
    s ce p ben legere--e proficere enante;
    notace l'alifante--e l'aino ce p pedovare.




XLI

COMO LI ANGELI SI MARAVIGLIANO DE LA PEREGRINAZIONE DE CRISTO NEL MONDO


      --O Cristo onnipotente,--ove sete enviato?
    perch poveramente--gite pelegrinato?

      --Una sposa pigliai--che dato gli ho 'l mio core;
    de gioie l'adornai--per averne onore;
    lassme a descionore,--famme gire penato.

      Io s l'adornai--de gioie e d'onoranza,
    mia forma l'assignai--a la mia simiglianza;
    hame fatta fallanza,--famme gire penato.

      Io glie donai memoria--ne lo mio piacemento,
    de la celeste gloria--glie diei lo 'ntendemento,
    e volunt en centro--nel core gli ho miniato.

      Puoi glie donai la fede--ch'adempie entendanza,
    a memoria diede--la verace speranza,
    e caritate amanza--al voler ordenato.

      A ci che l'esercizio--avesse compimento,
    lo corpo per servizio--diglie per ornamento;
    bello fo lo stromento,--se non l'avesse scordato.

      Acci ch'ella avesse--en que esercitare,
    tutte le creature--per lei volse creare;
    donde me deve amare,--hame guerra menato.

      A ci ch'ella sapesse--como s esercitare,
    de le quattro virtute--s la volsi vestire;
    per lo suo gran fallire--con tutte ha adulterato.

      --Signor, se la trovamo--e vole retornare,
    voli che li dicamo--che gli vol perdonare,
    ch la possam retrare--del pessimo suo stato?

      --Dicete a la mia sposa--che deggia revenire;
    tal morte dolorosa--non me faccia patire;
    per lei voglio morire,--s ne so enamorato.

      Con grande piacemento--facciogli perdonanza,
    rendogli l'ornamento,--donoglie mia amistanza;
    de tutta sua fallanza--s me ser scordato.

      --O alma peccatrice,--sposa del gran marito,
    co iaci en esta fece--lo tuo volto polito?
    co se' da lui fugito--tanto amor t'ha portato?

      --Pensando nel suo amore--s so morta e confusa;
    poseme en grande onore,--or en que so retrusa!
    O morte dolorusa,--co m'hai circundato!

      --O peccatrice engrata,--retorna al tuo Signore,
    non esser desperata--ca per te muor d'amore;
    pensa nel suo dolore--co l'hai d'amor piagato.

      --Io aggio tanto offeso,--forsa non m'arvorra;
    aggiol morto e conquiso;--trista la vita mia!
    Non saccio ove me sia,--s m'ha d'amor legato.

      --Non aver dubitanza--de la recezione;
    non far pi demoranza,--non hai nulla cagione;
    clame tua entenzione--con pianto amaricato.

      --O Cristo pietoso,--ove te trovo, amore?
    Non esser pi nascoso,--ch moio a gran dolore;
    chi vide el mio Signore?--narrel chi l'ha trovato.

      --O alma, noi el trovammo--su nella croce appiso;
    morto lo ce lassamo--tutto battuto e alliso;
    per te a morir s' miso,--caro t'ha comparato!

      --Ed io comenzo el corrotto--d'un acuto dolore:
    amore, e chi t'ha morto?--se' morto per mio amore;
    o enebriato amore,--ov'hai Cristo empicato?




XLII

COMO L'ANIMA PRIEGA LI ANGELI CHE L'INSEGNINO AD TROVAR IES CRISTO.


      --Ensegnatime Ies Cristo,--ch lo voglio trovare;
    ch'io l'aggio udito contare--ch'esso  de me 'namorato.

      Prego che m'ensegnate--la mia 'namoranza,
    faccio gran villana--de far pi demoranza;
    fatta n'ha lamentanza--de tanto che m'ha 'spettato.

      --Se Ies Cristo amoroso--tu volessi trovare,
    per la val de vilanza--t' oporto d'entrare;
    noi lo potem narrare,--ch molti el ci on albergato.

      --Prego che consiglite--lo cor mio tanto afflitto,
    e la via m'ensignite--ch'io possa tener lo dritto;
    da poi ch'ad andar me mitto--ch'io non pos'esser errato.

      --La via per entrar en vilanza-- molto stretta l'entrata;
    ma poi che dentro serai,--lebbe t' poi la giornata;
    serain'assa' consolata,--se c'entrera' en quello stato.

      --Opriteme la porta,--ch'io vogli' entrar en viltate,
    ch Ies Cristo amoroso--se trova en quelle contrate;
    decetel ch'en veritate--molti el ci on albergato.

      --Non te lassamo entrare;--iurato l'avem presente
    che nullo ce pu transire--ch'aia veste splacente;
    e tu hai veste fetente,--l'odor n'ha conturbato.

      --Qual  'l vestir ch'i' aggio--el qual me fa putigliosa?
    ch'io lo voglio gettare--per esser a Dio graziosa,
    e como deventi formosa--lo cor n'ho 'nanemato.

      --Ora te spoglia del mondo--e d'onne fatto mondano;
    tu n'i molto encarcata,--el cor non porti sano;
    par che l'aggi s vano--del mondo ove se' conversato.

      --Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio,
    e nul encarco mondano--portar meco pi voglio;
    ed omne creato ne toglio--ch'io en core avesse albergato.

      --Non ne pari spogliata--como si converra;
    del mondo non se' desperata,--spene ci hai falsa e ria;
    spgliate e gettala via,--ch 'l cor non sia reprovato.

      --Ed io me voglio spogliare--d'omne speranza ch'avesse,
    e vogliomene fugire--da om che me sovenesse;
    megli'  se en fame moresse--che 'l mondo me tenga legato.

      --Non ne pari spogliata--che glie ne sia 'n piacemento,
    de spirital amistanza--grande n'hai vestimento;
    usate ch getta gran vento--e molti s ci on tralipato.

      --Molto m' duro esto verbo--lassar loro amistanza;
    ma veggio che lor usamento--m'arieca alcuna onoranza;
    per acquistar la vilanza--siragio da lor occultato.

      --Non t' oporto fugire--lor usamento a stagione,
    ma tte oporto fugire--de non oprir tua stacione;
    per uscio entra latrone--e porta el tuo guadagnato.

      --Opriteme la porta,--pregove en cortesia,
    ch'io possa trovar Ies Cristo--en cui aggio la spene mia;
    respondemi, amor, vita mia,--non m'eser ormai straniato.

      --Alma, poi ch'i venuta--respondote volontire:
    la croce  lo mio letto,--l 've te poi meco unire;
    sacci si vogl salire--haverme po' albergato.

      --Cristo amoroso, e io voglio--en croce nudo salire;
    e voglioce abracciato--Signor, teco morire;
    gaio seram'a patire,--morir teco abracciato.




XLIII

DE LA MISERICORDIA E IUSTIZIA E COMO FU L'OMO REPARATO: E PARLANO
DIVERSI.


      L'omo fo creato virtuoso,
    volsela sprezar per sua folla;
    lo cademento fo pericoloso,
    la luce fo tornata en tenebra;
    lo resalire posto  fatigoso;
    a chi nol vede parglie gran folla,
    a chi lo passa pargli glorioso,
    paradiso sente en questa via.

      L'omo quando en prima s peccao,
    deguastao l'ordene de l'amore;
    ne l'amor proprio tanto s'abracciao,
    che 'nantepuse s al Creatore;
    la Iustizia tanto s'endegnao,
    che lo spogliao de tutto suo onore;
    omne virtute s l'abandonao,
    al demone fo dato el possessore.

      La Misericordia, vedente
    che l'omo misero era s caduto,
    de lo cademento era dolente,
    ch con tutta sua gente era perduto;
    gli suoi figliuoli aduna mantenente,
    ed ha deliberato de l'aiuto;
    mandagli messaggio de sua gente
    ca l'omo misero sia subvenuto.

      La Misericordia s ha mandata
    de la sua gente fedel messagiera
    che vada ad omo en quella contrada
    che de lo desperare ferito era;
    madonna Penetenza c' trovata,
    de tutta la sua gente fatt'ha schiera;
    e descurrendo porta l'ambasciata
    che l'omo non perisca en tal mainera.

      La Penetenza manda lo corrre
    che l'albergo li deia apparecchiare;
    la Contrizione  messagiere
    e seco porta cose da spensare;
    venendo a l'omo, miselse a vedere
    e gi non c'era loco da posare;
    tre suoi figliuoli s fece venre
    e misegli ne l'omo al cor purgare.

      En prima s ha messo lo Timore
    che tutto 'l core s ha conturbato;
    la falsa Securt reietta fore
    che l'omo avea preso ed engannato;
    poi mise Conoscenza de pudore
    vedendose s sozo e deformato;
    e nella fin glie die' gran Dolore
    che Dio aveva offeso per peccato.

      Vedendo l'omo s cus sozato,
    comenza malamente a suspirare;
    la Compunzione gli fo a lato,
    gli occhi gi non cessano de plorare;
    la Penitenza col suo comitato
    entra nel cuore ad abitare;
    la Confessione s ha parlato,
    ma en nulla guisa p Dio satisfare.

      Ca l'om per s avea fatto lo tomo,
    per s deveva far relevamento;
    per nulla guisa non trovava el como,
    venneglie de s diffidamento;
    l'angel non tenea d'aiutar l'omo
    e non potea con tutto el suo convento;
    Dio potea ben refar lo domo,
    ma non era tenuto per stromento.

      La Penetenza manda Orazione
    che dica a corte quel che  scontrato,
    com'ella sede en gran confusione,
    ch del satisfar troppo  l'om privato:
    --Misericordia peto e non Ragione
    ed io la voglio lei per advocato;
    de lacrime gli faccio offerzione
    del cor contrito e molto amaricato.--

      La Misericordia entra en corte
    e la sua ragione s ha allegato:
    --Mesere, io me lamento de mia sorte,
    ch la Iustizia s me n'ha privato;
    se l'om pecc e fece cose torte,
    lo mio officio non c' adoperato;
    me co l'omo ha ferito a morte
    de tutto mio onor s m'ha spogliato.--

      Iustizia s'appresenta 'nante 'l Rege,
    a la questione fa responsura:
    --Mesere, a l'om fo posto la lege,
    volsela sprezare per sua fallura;
    la pena gli fo data e non se tege
    secondo la offensanza la penura;
    cerca lo iudicio e correge
    se nulla cosa  fatta fuor mesura.

      --Meser, non me lamento del iudicio
    ch'ello non sia fatto con ragione;
    lamentome ch'io non ci agio officio,
    staragioce per zifra a la magione;
    so demorata teco ab initio
    giamai non sente confusione;
    del mio dolor veder ne poi lo 'ndicio
    quanto so amaricata ed ho cagione.--

      Lo Patre onnipotente en caritate
    lo suo voler s ha demostrato,
    e lo tesauro de la largitate
    a la Misericordia ha donato,
    che ella possa far la pietate
    a l'omo per cui  stata advocato,
    e la Iustizia segga en veritate
    con tutto lo suo officio ordenato.

      Lo Patre onnipotente, en chi  'l potere,
    al suo Figliolo fa dolce parlamento:
    --O Figliol mio, sommo sapere,
    en tene iace lo sutigliamento;
    de raquistar l'omo  en piacere
    a tutto quanto lo nostro convento;
    tutta la corte farai resbaldire
    se tu vorrai sonar quello stromento.

      --O dolce Patre mio de reverenza,
    ne lo tuo petto sempre so morato,
    e la virtute de la ubidenza,
    per mene si ser esercitato;
    trvemese albergo d'avegnenza
    l 've deggia essere albergato,
    ed io faraggio questa convegnenza
    de conservar ciascuna nel suo stato.--

      Dio per sua bont s ha formato
    un corpo d'una giovene avenante;
    e poi che 'l corpo fo organizato,
    creocci l'alma en uno icto stante;
    ed enestante l'ha santificato
    da quello original peccato ch'ante
    per lo primo omo era seminato
    en tutte le progenie sue afrante.

      O terra senza tribulo n spina,
    germinatrice de onne bon frutto;
    de virtute e grazia sei pina,
    poneste fine ne lo nostro lutto;
    li qual per lo peccato eramo en pina
    de Eva che mangi lo veto frutto;
    restauro de la nostra ruina,
    Vergene Maria, beata en tutto!

      Como lo Nemico invidioso
    giva a l'omo primo per tentare,
    e como scaltrito e vizioso
    se fe' a la moglier per engannare,
    cus lo Patre dolce pietoso
    santo Gabriel volse mandare
    a Vergene Maria che stava ascoso
    per lo concepemento annunziare.

      --Ave plena di grazia en virtute,
    enfra le femene tu se' benedetta!--
    Ella, pensando de queste salute,
    de lo temore s fo conestretta.
    --Non te temere, ca en te son compiute
    omne profezia che de te  ditta;
    conceperai e parerai l'aiute
    de l'umana gente ch' sconfitta.

      --Del modo te demando co serane
    ch'io concepa essendo vergen pura.
    --Lo Spirito santo sopra te verrane
    e la virt de Dio far umbratura;
    sempre vergene te conservarane
    e vergen averai sua genitura;
    ecco Elisabet concetto hane
    essendo vechia e sterile natura.

      Nulla cosa  impossibile a Dio,
    ci che glie piace esso pote fare;
    per consenti al consiglio sio,
    e tu respondi e di' ci che te pare.
    --Ecco l'ancilla de lo Signor mio;
    ci che tu dici, en me deggia fare!--
    Ed enestante Cristo concepo
    vergene stando senza dubitare.

      Como Adam en prima fo formato
    d'entatta terra, dice la Scrittura,
    cus de vergen Cristo fosse nato
    che per lui vena far la pagatura;
    nove mesi ce stette albergato,
    nacque de verno e nella gran freddura,
    nascendo en terra de suo parentato
    n casa li prestro n amantatura.

      Cetto encomenzro la villana
    e la impietate e l'offensanza;
    de cielo en terra per l'omo vena
    a patir pena per l'altrui offensanza:
    longo tempo gridammo el Messia
    che riguarisse la nostra malanza,
    ed ecco, nudo iace nella via
    e nul  che de lui aggia pietanza!

      Le Virtute ensieme congregate
    a Dio s fanno grande lamentanza:
    --Meser, vedete la viduitate
    ch'avn patuta per altrui offensanza;
    ad alcuno s ne desponsate
    che deggia aver a noi pietanza,
    che obprobrio ne tolla e vilitate
    e rendane lo pregio e l'onoranza.

      --Figliuole mie, andate al mio diletto
    ch a llui vi voglio desponsare;
    entro le soi mano s ve metto
    che con lui deggiti reposare;
    onore e pregio senza alcun defetto
    da tutta gente farve mirare;
    e voi el me renderite s perfetto
    che sopra il ciel lo far esaltare.--

      Li Doni, odendo lo maritamento,
    curreno con grande vivaceza:
    --Meser, noi que facemo a sto convento?
    staremo sempre mai en vedoveza;
    quigno parr de noi star en lamento
    e tutta corte viver 'n alegreza?
    se noi ce sonarim nostro stromento
    tutta la corte terrimo en baldeza.

      --O figlioli miei, sete adunati
    per rendere a la mia corte onore;
    or currete ensemora, abracciati
    lo mio diletto figlio redentore,
    e le Virtute s me esercitati
    en tutto compimento de valore,
    s che con loro beatificati
    siate nella corte de l'Amore.--

      Le Beatitudine, questo odenno,
    con gran vivaceza vengon a corte:
    --Meser, le pelegrine a te venenno,
    albergane ch simo de tua sorte;
    peregrinato avemo state e verno
    con molti amari d e dure notte,
    onom ne caccia e pargli far gran senno,
    ch pi semo odiate che la morte.

      --Non si trov nul omo ancora degno
    d'albergare s nobile tesaro;
    albergove con Cristo e dolve 'n pegno
    e voi l'averiti molto caro;
    li frutti ve daragio poi nel regno,
    possederete tutto el mio vestaro,
    demostrariti Cristo como segno:
    ecco lo mastro del nostro reparo.--

      Lo nostro dolcissimo Redentore
    a la Iustizia per l'omo ha parlato:
    --Que ademandi a l'om peccatore
    che deggia fare per lo suo peccato?
    recolta centro e suo pagatore
    de tutto quello che t'era obligato;
    aiutar lo voglio per amore
    e de satisfare so apparecchiato.

      --Mesere, se ve piace de pagare
    lo debito che per l'omo  contratto,
    voi lo podete, se ve piace, fare,
    ch sete Dio ed omo per fatto;
    comenzato avete a satisfare;
    volentiere tieco faccio el patto,
    ch tu solo s me puoi placare
    e s con tieco faccio lo contratto.

      --O Misericordia, que ademanni
    per l'omo per cui e' stata avocata?
    ---Meser, che l'omo sia tratto de banni
    che sbandito fo de sua contrata;
    tribulata s so stata molt'anni;
    da poi che cadde, non fui consolata;
    tutta la corte si mo ci aremanni,
    se consoli me en lui compassionata.

      Ch la sua infirmitate  tanta,
    per nulla guisa se porra guarire;
    se omne lor difetto non t'amanta,
    de quil che fuoro e so e so a venire,
    potere, senno e la voglia santa
    de trasformare en omne suo devere,
    consolarai poi me misera afranta
    che tanto ho pianto con amar sospiri.

      --Sotilmente hai ademandato,
    ci che demandi io s voglio fare;
    de l'amore s so enebriato,
    che stolto me faragio reputare
    a comparare s vile mercato,
    e cos gran prezo volere dare,
    che l'om conosca quanto l'aggio amato,
    morir ne voglio per lo suo peccare.

      --Mesere, ecco l'omo s sozato
    e de s vilissima sozura,
    s'egli en prima non fosse lavato,
    non si porra soffrir la sua fetura;
    or non se tarde ad esser medicato;
    se tu nol fai, non  chi n'aggia cura;
    da tutta gente s  desperato
    e semivivo sta en gran frantura.

      --Uno bagno molto prezioso
    aggio ordenato, al mio parire;
    che non sia l'omo tanto salavoso
    che pi che neve nol faccia parire:
    lo battesmo santo glorioso,
    che d'omne male fa l'omo guarire;
    chi se ne lava, serane avetoso,
    se non recade per lo suo fallire.--

      Iustizia, odendo questo fatto:
    --Mesere, io me voglio satisfare;
    l'omo s far meco el contratto
    che servo se deggia confessare;
    pensosse esser Dio rompendo 'l patto,
    voglio che se deggia umiliare;
    che fede me prometta e sir atto
    ad omnia ch'io voglio comandare.

      --Respondi, omo, e di' ci che te pare,
    se voli fare la promissione.
    --Meser, ed io prometto de servare,
    renunzo al demone ed a sua magione;
    fede te prometto conservare
    en omne gente ed en omne stagione;
    credo per fede poterme salvare
    e senza fede aver dannazione.

      --Meser, ecco l'uomo baptizato.
    glie oporto forza con mastra,
    che contra lo Nemico sia armato
    che possa stare en sua cavallara;
    ch lo Nemico  tanto esercitato,
    vencerallo per forza o per falsa;
    se da te non fosse confirmato,
    'nestante s piglira mala via.

      --Mesere, quando l'om fece fallanza,
    s me fero molto duramente;
    stoltamente pose sua speranza
    ch'io non fara vendetta, al suo parvente;
    voglio che conosca la fallanza,
    e giammai non gli esca de mente,
    segno porti en fronte en remembranza
    quanto 'l peccato s m' dispiacente.

      --Meser, volontiere ne porto segno
    ch'io so reformato a tua figura;
    vedendome signato, lo Malegno
    non ma' potra con sua fortura.
    --Ed io nella tua fronte croce segno
    de crismate salute a tua valura;
    confrtate, combatte ch'io do regno
    a quel ch'en mia schiera ben adura.--

      La Misericordia  parlante:
    --Meser, l'omo ha tanto degiunato,
    che se de cibo non fusse sumante,
    la debeleza l'ha gi consumato.
    --Ed io li do lo mio corpo avenante,
    el sangue ch' uscito del mio lato,
    pane e vino en sacramento stante
    che da lo preite sar consecrato.--

      Iustizia ce pete la sua parte:
    --'Nante che l'omo se deggia cibare,
    de caritate me far le carte
    ch'esso Dio sopr'omnia deggi amare,
    el prossimo con Dio abbracciante
    e sempre omne suo ben desiderare.
    --Meser, ed io prometto de ci farte
    ch'io ne so tenuto e deggiol fare.--

      La Misericordia non fina
    ademandare la necessitate:
    --Meser, se l'omo cadesse en ruina,
    como fara de quell'infermitate?
    --Ordenata gli ho la medicina:
    la Penetenza, ch' de tua amistate;
    se mai lo repigliasse la malina,
    recorra a lei: aver sanetate.--

      Iustizia ce pete la sua sorte:
    --Meser, io deggio stare a questa cura;
    l'omo me sosterr fin a la morte
    a patir pena ed omne ria sciagura.
    --Meser, ed io prometto de star forte
    ad omne pena non sia tanto dura;
    s'io obedisco, oprirai le porte
    del ciel qual perdei per mia fallura.

      --Meser, l'omo  vestito de cargne
    e nella carne pate grand'arsura;
    se la concupiscenzia lui affragne,
    dglie remedio nella sua affrantura.
    --Mogli' e marito, ensemora compagne,
    usaranno enseme con paura
    che lor concupiscenzia non cagne
    lo entelletto de la mente pura.

      --Meser, se 'l matrimonio se usa
    con la temperanza che  virtute,
    la sua alma non sir confusa,
    e camper de molte rei cadute.
    --Mesere, la mia carne  viziosa,
    sforzarolla a tutte mie valute,
    perch la sua amistate m' dannosa
    e molte gente son per lei perdute.--

      La Misericordia non posa
    la necessitate ademandare:
    --Meser, ordenate questa cosa
    per chine s se deggia dispensare.
    --Autoritate s do copiosa
    ai preiti che lo deggian ministrare,
    de benedire e consecrare osa
    e de potere asciogliere e ligare.--

      Iustizia, odendo questa storia,
    si dice che nulla cosa vale
    se de prudenza che virtute flria
    non  vestito lo sacerdotale,
    e d'essa sia adornata la memoria;
    omo ch' preite salga sette scale,
    e sia spogliato d'omne mala scoria,
    ch'a terra non deduca le sue ale.

      La Misericordia, vedendo
    la battaglia dura del finire,
    li tre nemici ensemor convenendo,
    ciascuno s la briga de ferire:
    --Meser, dacce aiuto defendendo,
    che l'omo se ne possa ben schirmire.
    --Olio santo ne l'estremo ungendo
    lo Nemico non lo porr tenire.--

      Iustizia ce rieca una virtute
    che molto bisogna a questo fatto,
    la Fortetute contra rei ferute
    s ce speza e dice al gioco: matto;
    le Sacramenta, ensemor convenute,
    con le Virtute hanno fatto patto
    de star ensieme e non sian devedute,
    e la Iustitia s ne fa 'l contratto.

      Iustizia s ademanda l'atto
    de la virtute en tutto suo piacere,
    e la Misericordia tal fatto
    per nulla guisa nol p adempire;
    ma se con li Doni p fare patto,
    ha deliberato de exercire;
    ensemora domandan questo tratto
    a Cristo che ce degia sovenire.

      Ad esercitare la caritate
    lo don de sapienzia c' dato,
    e la speranza ch' d'alta amistate,
    lo don de lo 'ntelletto c' donato;
    la fede che gli cieli ha penetrate
    lo don de lo conseglio c' albergato;
    li Doni e le Virtute congregate
    ensemor hanno fatto parentato.

      La Iustizia ad esercitare
    lo don de la forteza s li dona;
    ma la Prudenza bella non ce pare,
    se 'l don de la scienzia non sona;
    la Temperanza non p bene stare
    se 'l don de pietate non gli  prona;
    la Fortetute non p ben andare
    se 'l don de lo timore non la zona.

      De la Fede e de lo Conseglio
    lo povero de spirito  nato;
    Forteza e Timore fatt'hanno figlio,
    beato mito en tutto desprezato;
    Iustizia e Forteza, lor simiglio,
    beato lutto hanno generato;
    Prudenza e Senno hanno fatto piglio,
    fame de iustizia han apportato.

      De la Temperanza e Pietate
    la Misericordia ne  nata;
    de lo 'ntelletto spene alta amistate
    mundicia de core on generata;
    de la Sapienzia e Caritate
    la pace de core si  tranquillata;
    or preghimo l'alta Trinitate
    che ne perdoni le nostre peccata.




XLIV

DE LE PETIZIONE CHE SONO NEL PATERNOSTRO


      En sette modi, co a me pare,--distinta  orazione;
    como Cristo la 'nsegnne--en paternostro sta notata.

      La prima orazione,--che a Dio l'om degia fare,
    che lo nome suo ch' santo--en noi degia santificare;
    cristiani ne fe' vocare,--en Cristo sim battizati,
    ch siam purificati--con la vita immaculata.

      La seconda orazione,--onde de' esser pregato,
    ch'esso venga ad abitare--lo cor nostro consecrato;
    e srvise poi s mundato,--ch'esso ce possa regnare;
    sira laido l'allecerare--poi ch' fatta la 'nvitata.

      La terza orazione,--che 'l Signor ne volse dire,
    com' obedito en cielo--en terra se degia obedire:
    'nanteposto el suo volere--ad omne cosa che sia,
    l'alma e 'l corpo en sua bala--sub la legge sua servata.

      La quarta che pete el pane,--tre pan trovo ademandate:
    lo primo  devozione,--l'alme en Dio refocillate;
    l'altro pan  el sacramento--ne l'altare consecrate,
    l'altro pan ciascun mangia--o' nostra vita  sostentata.

      El primo pan tien con Dio--nella sua gran delettanza;
    l'altro  'l prossimo abracciato--nella fedel congreganza;
    l'altro s ne d abondanza--nella vita che menamo,
    che refezion agiamo--en omne cosa ch' ordenata.

      La quinta, che pete a Dio--perdonanza del peccato;
    mala fronte glie porta enante--chi col frate sta turbato:
    ch'en suo figliol s'adottato,--tu porti sotta 'l coltello,
    oderai lo mal appello--se i vai 'nante en ambasciata.

      Bona fronte glie porta 'nante--chi ha 'l prossimo en amore;
    se glie pete perdonanza--che sia stato peccatore,
    fali piena lo Signore--e la grazia sua li dona;
    questa perdonanza bona--con la sua s' acompagnata.

      La sesta che no ne lasse--enducere en tentazione;
    ch se esso n'abandona,--sem menati a la pregione:
    carne, mondo, li demne--ciascun fa sua legatura,
    en quanta ne mena bruttura--lo mio cor non l'ha stimata.

      Se 'l Signor con noi demora,--piovan, nenguan le battaglie,
    ciascuna ne d guadagno--de vittoria en travaglie;
    fa fugar quelle sembiaglie--de quigli forti nemici,
    fanne deventar felici--la sua bona compagnata.

      La settima orazione--che ne campi dagli mali,
    de le colpe e degl peccati--che  fuore d'enfernali,
    e de mali exterminali--che stan gi in quella fornace:
    omne cosa che despiace--loco s sta cumulata.




XLV

COMO DIO APPARE NE L'ANIMA EN CINQUE MODI


      En cinque modi appareme--lo Signor en esta vita;
    altissima salita--chi nel quinto  entrato.

      Lo primo modo chiamolo--stato timoroso,
    lo secondo pareme--amor medecaroso,
    lo terzo amore pareme--viatico amoroso,
    lo quarto  paternoso,--lo quinto  desponsato.

      Nel primo modo appareme--nell'alma Dio Signore;
    da morte suscitandola--per lo suo gran valore,
    fuga la demonia--che me tenean 'n errore,
    contrizion de cuore--l'amor ci ha visitato.

      Poi vien como medico--ne l'alma suscitata,
    confortala ed aiutala,--ch sta s vulnerata;
    le sacramenta ponece--che l'hanno resanata,
    ch l'ha cus curata--lo medico ammirato.

      Como compagno nobile--lo mio amor apparuto,
    de trarme de miseria--donarme lo suo aiuto,
    per le virtute mename--en celestial saluto;
    non degio star co muto,--tanto bene occultato.

      Lo quarto modo appareme--como benigno pate,
    cibandome de donora--de la sua largitate;
    da poi che l'alma gusta--la sua amorositate,
    sente la redetate--de lo suo paternato.

      Lo quinto amore mename--ad esser desponsata,
    al suo Figliol dolcissimo--essere copulata;
    regina se' degli angeli,--per grazia menata,
    en Cristo trasformata--en mirabel unitato.




XLVI

COMO L'ANIMA PER FEDE VIENE A LE COSE INVISIBILE


      Con gli occhi ch'agio nel capo--la luce del d mediante
    a me representa denante--cosa corporeata.

      Con gli occhi ch'agio nel capo--veggio 'l divin sacramento,
    lo preite me mostra a l'altare,--pane s  en vedemento;
    la luce ch' de la fede--altro me fa mostramento
    agli occhi mei c'ho dentro--en mente razionata.

      Li quattro sensi dicono:--Questo si  vero pane.--
    Solo audito resistelo,--ciascun de lor fuor remane,
    so' queste visibil forme--Cristo occultato ce stane,
    cus a l'alma se dne--en questa misteriata.

      Como porra esser questo?--vorral veder per ragione,
    l'alta potenzia divina--somettiriti a ragione;
    piacqueglie lo ciel creare--e nulla ne fo questione;
    voi que farite entenzone--en questa sua breve operata?

      A lo 'nvisibile cieco--vien con baston de credenza,
    a lo divin sacramento--vienci con ferma fidenza;
    Cristo che l ce sta occulto--dtte la sua benvolenza,
    e qui se fa parentenza--de la sua grazia data.

      La corte o' se fon ste noze--s  questa chiesa santa,
    tu vien' a lei obedente--ed ella de f t'amanta;
    poi t'apresenta al Signore,--essa per sposa te planta,
    loco se fa nova canta--ch l'alma per f  sponsata.

      E qui se forma un amore--de lo envisibile Dio;
    l'alma non vede, ma sente--che glie despiace onne rio;
    miracol se vede infinito:--lo 'nferno se fa celesto,
    prorompe l'amor freneso--piangendo la vita passata.

      O vita mia maledetta,--mondana, lussuriosa,
    vita de scrofa fetente,--sozata en merda lotosa,
    sprezando la vita celeste--de l'odorifera rosa,
    non passer questa cosa--ch'ella non sia corrottata.

      O vita mia maledetta,--villana, entrata, soperba,
    sprezando la vita celeste--a Dio stata so sempre acerba,
    rompendo la lege e statuti,--le sue santissime verba,
    ed esso de me fatt'ha serba,--ch non m'ha a lo 'nferno dannata.

      Anima mia, que farai--de lo tuo tempo passato?
    non  dannagio da gioco--ch'ello non sia corrottato;
    planti, sospiri e dolori--sirgione sempre cibato;
    lo mio gran peccato--ch'a Dio sempre so stata engrata.

      Signor, non te veio, ma veio--che m'hai en altro om mutato;
    l'amor de la terra m'hai tolto,--en cielo s m'hai collocato;
    te dagetor non vegio,--ma vegio e tocco 'l tuo dato,
    ch m'hai lo corpo enfrenato--ch'en tante bruttur m'ha sozata.

      O castitate, que  questo--che t'agio mo en tanta placenza?
    ed onde speregia esta luce--che data m'ha tal conoscenza?
    vien de lo patre de lumi--che spira la sua benvoglienza
    e questo non  fallenza--la grazia sua c'ha spirata.

      O povertate, que  questo--che t'agio mo en tanto piacire,
    ca tutto lo tempo passato--orribel me fosti ad udire?
    pi m'affligea che la freve--quando venea 'l tuo pensire,
    ed or t'agio en tanto desire,--che tutta de te so enamata.

      Venite a veder meraveglia--che posso mo el prossimo amare,
    e nulla me d mo graveza--poterlo en mio danno portare;
    e de la iniuria fatta--lebbe s m' el perdonare;
    e questo non m' bastare--se non so en suo amor enfocata.

      Venite a veder meraveglia--che posso mo portar le vergogne,
    che tutto 'l tempo passato--sempre da me fuor da logne;
    or me d un'alegreza,--quando vergogna me iogne,
    per che con Dio me coniogne--nella sua dolce abracciata.

      O fede lucente, preclara,--per te so venuto a sti frutti;
    benedetta sia l'ora e la dine--ch'io credetti a li toi mutti;
    parme che questa sia l'arra--de trarme a ciel per condutti;
    l'affetti mei su m'hai redutti--ch'io ami la tua redetata.




XLVII

DE LA BATTAGLIA DEL NEMICO


      Or udite la battaglia--che me fa el falso Nemico,
    e serave utilitate--se ascoltti quel ch'io dico.

      Lo Nemico s me mette--sutilissima battaglia,
    con quel venco s m'afferra,--s sa metter sua travaglia.

      Lo Nemico s me dice:--Frate, frate, tu se' santo;
    grande fama e nomenanza--del tuo nome  en onne canto.

      Tanti beni Dio t'ha fatti--per novello e per antico,
    non gli t'avera mai fatti--se nogl fossi caro amico.

      Per ragione te demostro--che te pi molto alegrare,
    l'arra n'hai del paradiso--non ne pi mai dubitare.

      --O Nemico engannatore,--como c'entri per falsa!
    fusti fatto glorioso--en quella gran compagnia.

      Molti beni Dio te fece--se gli avessi conservati;
    appetito sciordenato--su del ciel t'ha trabocato.

      Tu diavol senza carne,--ed io demone encarnato,
    c'agio offes'el mio Signore--non so el numero del peccato.--

      El Nemico non vergogna,--a la stanga sta costante,
    con la mia responsione--s me fere duramente.

      --O bruttura d'esto mondo,--non vergogni de parlare,
    c'hai offeso Dio e l'omo--en molte guise per peccare?

      Io offesi una fiata,--enestante fui dannato,
    e tu, pieno de peccato,--pnsete d'essere salvato?

      --O Nemico, gi non penso--per mio fatto de salvare,
    la bontate del Signore--s me fa de lui sperare.

      So securo che Dio  bono,--la bont de' essere amata,
    la bontate sua m'ha tratta--d'esser de lui 'namorata.

      Se giamai non me salvasse--non de' essere meno amato;
    ci che fa lo mio Signore--si  iusto ed mme a grato.--

      Lo Nemico s remuta--en altra via tentazione:
    --Quando farai penitenza,--se non prendi la stascione?

      Tu engrassi questa carne--a li vermi en sepultura,
    deverla cruciare--en molta sua mala ventura.

      Non curar pi d'esto corpo,--ch la cura n'ha 'l Signore
    n de cibo n de vesta--non curar del malfattore.

      --Falsadore, io notrico--lo mio corpo, no l'occido;
    de la tua tentazione--beffa me ne faccio e rido.

      Io notrico lo mio corpo--che m'aiuta a Dio servire,
    a guadagnar quella gloria--che perdesti en tuo fallire.

      --Gran vergogna  a te fallace--sostener carne corrutta,
    la battaglia cus dura--guadagnar lo ciel per lutta.

      Tu me par che si' indiscreto--per lo modo che tu fai,
    cruciar cus el tuo corpo--e de lui cagion non hai.

      Tu deveri aver cordoglio,--ch  vecchio e descaduto,
    non deveri poner soma--n che solva pi tributo.

      Tu deveri amar lo corpo--como ami l'anima tua,
    ch t' grande utilitate--la prosperitate sua.--

      --Io notrico lo mio corpo--dargli sua necessitate,
    accordati simo ensieme--che vivamo en castitate.

      Per l'astinenza ordenata--el corpo  deventato sano,
    molte enfirmit ha carite--che patea quand'era vano.

      Tutta l'arte medicina--s se trova en penetenza,
    che gli sensi ha regolati--en ordenata astinenza.

      --Un defetto par che aggi--che  contra la caritate;
    degli pover vergognosi--non par ch'agi pietate.

      Tu deveri toller frate--che te voi l'om tanto dare,
    sovenir a besognosi--che vergognan demandare.

      E fare utilitate--molto grande al daitore,
    e sira sostentamento--grato a lo recepetore.

      --Non so pi che m' tenuto--lo mio prossimo d'amare,
    e per me l'agio arnunzato--per potere a Dio vacare.

      S'io pigliasse questa cura--per far loro acattara,
    perdera la mia quiete--per lor mercatantara.

      S'io tollesse e daesse,--nogl porra mai saziare,
    e turbra el daitore--non contento del mio dare.

      --Un defetto par che agi--del silenzo del tacere,
    multi santi per quiete--nel deserto volser gire.

      Se tu, frate, non parlassi--sira edificazione,
    molta gente convertra--ne la tua amirazione.

      La Scrittura en molte parte--lo tacere ha commendato,
    e la lengua spesse volte--fa cader l'om en peccato.

      --Tu me par che dichi vero,--se bon zelo te movesse;
    en altra parte vi ferire--s'io a tua posta tacesse.

      Lo tacere  vizioso--chello o' l'om di parlare:
    lo tacer lo ben de Dio--quando 'l deve annunziare.

      Lo tacer ha 'l suo tempo,--el parlar ha sua stagione,
    curre omo questa vita--fin a consumazione.

      --Un defetto par che agi:--che lo ben non sa' occultare,
    el Signor te n'amaestra--ch'en occulto el degi fare.

      De far mostra l'om del bene--pare vanaglorioso,
    el vedente exdificato--demostrarli l'om tal oso.

      Lo Signore che te vede--esso s  'l pagatore,
    non far mostra al tuo frate--che sia tratto a farte onore.

      --La mentale orazione--quella occulta rendo a Dio,
    e lo cor serrat'ha l'uscio,--ch nol vegia el frate mio.

      Ma la orazion vocale--quella el frate deve audire:
    ch sira exdificato,--se la volesse tacire.

      Non se deggon occultare--opere de pietate,
    se al frate l'occultasse,--cadera en impietate.

      --Frate, frate, haime vento:--non te saccio pi que dire:
    veramente tu se' santo,--s te sai da me coprire!

      Non trovai ancor chivelli--ch'esso m'agia s abattuto;
    en tante cose t'ho tentato--ed en tutte m'hai venciuto.

      Tal m'hai concio a questa volta--che de me s sta securo;
    che giamai a te non torno,--s t'agio trovato duro!

      --Or  bono a far la guarda--che m'hai data securtate;
    omne cosa che tu dici,--s  pien de falsitate.

      Se en tuo ditto me fidasse,--pi sira che pazo e stolto
    ch da onne veritate--s se' delongato molto.

      Io faraio questa guarda,--che staraio sempre armato
    contra te, falso Nemico,--ed encontra lo peccato.

      Or te guarda, anima mia,--che 'l Nemico non t'enganni
    ch non dorme n cotoza--per farte cadere nei banni.




XLVIII

DE L'INFIRMIT E MALI CHE FRATE IACOPONE DEMANDAVA PER ECCESSO DE CARIT


      O Signor, per cortesia,--mandame la malsana!

      A me la freve quartana,--la contina e la terzana,
    la doppia cotidiana--colla grande idropesa.

      A me venga mal de dente,--mal de capo e mal de ventre,
    a lo stomaco dolor pungente,--en canna la squinanta.

      Mal de occhi e doglia de fianco--e l'apostma al lato manco
    tiseco me ionga en alco--ed omne tempo la frenesa.

      Agia el fegato rescaldato,--la milza grossa, el ventre enfiato,
    lo polmone sia piagato--con gran tossa e parlasa.

      A me vengan le fistelli--con migliaia de carboncelli,
    e li granchi sian quelli--che tutto pieno ne sia.

      A me venga la podagra,--mal de ciglia s m'agrava,
    la disintera sia piaga--e l'emoroide a me se dia.

      A me venga el mal de l'asmo--e ingasece quel del pasmo,
    como al can venga rasmo--ed en bocca la granca.

      A me lo morbo caduco--de cadere en acqua e 'n foco,
    e giamai non trovi loco--ch'io afflitto non ce sia.

      A me venga cechitate,--muteza e sorditate,
    la miseria e povertate--ed onne tempo en trappera.

      Tanto sia el fetor fetente,--che non sia nul om vivente
    che non fuga da me dolente,--posto en tanta enfermara.

      En terribile fossato,--che Regoverci  nominato,
    loco sia abandonato--da onne bona compagna.

      Gelo, grandine, tempestate,--fulguri, troni, oscuritate,
    non sia nulla aversitate--che me non agia en sua bala.

      Glie demonia enfernali--essi sian mei ministrali,
    che m'exerciten li mali--c'ho guadagnati a mia folla.

      Enfin del mondo a la finita--s me duri questa vita,
    e poi, a la sceverita,--dura morte me se dia.

      Elegome en sepultura--ventre de lupo en voratura,
    e le reliquie en cacatura--en spineta e rogara.

      Gli miracol po' la morte--chi ce vien agia le scorte,
    e le vessazion forte--con terribel fantasa.

      Onom che m'ode mentovare--s se degia stupefare,
    colla croce s signare--ch mal contro non sia en via.

      Signor mio, non  vendetta--tutta la pena c'ho detta,
    ch me creasti en tua diletta--ed io t'ho morto a villana.




XLIX

DE LA COSCIENZIA PACIFICATA


      O coscienzia mia,--grande me di mo reposo;
    gi non  stato tuo oso--per tutto lo tempo passato.

      Tutto lo tempo passato,--da poi ch'io me recordo,
    sempre m'hai tribulato--e vissa meco en descordo;
    e non i passata co sordo,--sempre de me mormorando,
    ed onne mio fatto blasmando--gi non sia tanto occultato.

      Da puoi ch'io fui creata,--Dio ordin mia natura,
    ed agiola s conservata,--che non l'ho fallata a nul'ura;
    iudicio de dirittura--me fu ordenato nel core,
    scritto ne porto el tenore--de tutto el tuo operato.

      Qual  rason che mo tace,--e nulla me di molesta?
    hame donato una pace,--sempre con teco agio festa;
    vita meno celesta,--poi ch'io non t'agio a ribello,
    ca lo splacer tuo  coltello--ch'entro al merollo ha passato.

      Ragion  ch'io deia posare,--poi che 'l iudicio hai fatto;
    iustizia s t' en amare--e messo i e' t'en man entrasatto;
    e nullo volesti far patto,--ci che ne fae s te piace,
    e loco si fonda la pace--che il mio furor ha placato.




L

DE LA GRANDE BATTAGLIA DE ANTICRISTO


      Or se parr chi aver fidanza!
    la tribulanza ch' profetizata,
    da onne lato vegiola tonare.

      La luna  scura, el sole ottenebrato,
    le stelle del cielo vegio cadere;
    l'antiquo serpente pare scapolato,
    tutto lo mondo vegio lui sequire;
    l'acque s'ha bevute da onne lato,
    fiume Giordan se spera d'enghiuttire,
    lo popolo de Cristo devorare.

      Lo sole  Cristo che non fa mo segna
    per fortificare li soi servente;
    miracoli non vedemo che sostegna
    la fidelitate nella gente;
    question ne fa gente malegna,
    obproprio ne dicon malamente,
    rendendo lor ragion nogl potem trare.

      La luna s  la ecclesia scurata,
    la qual la notte al mondo reluca,
    papa e cardenal con lor guidata;
    la luce  tornata en tenebra;
    la universitate clericata
     encorsata e pres'ha mala via:
    o sire Dio, chi porr scampare?

      Le stelle che del cielo son cadute,
    la universitate reliosa,
    molte de la via s son partute,
    entrate per la via pericolosa;
    l'acque del diluvio son salute,
    coperti i monti, sommerso onne cosa;
    aiuta, Dio, aiuta lo notare!

      Tutto el mondo veggio conquassato
    e precipitando va en ruina;
    como l'omo che  enfrenetecato,
    al qual non pu om dar medicina,
    li medici s l'hanno desperato,
    ch non glie giova encanto n dottrina,
    vedemolo en extremo lavorare.

      Tutta la gente vegio ch' signata
    del caratte de l'antiquo serpente;
    ed en tre parte l'hane divisata;
    chi campa d'uno, l'altro el fa dolente;
    l'avarizia nello campo  entrata,
    fatt'ha sconfitta e morta molta gente,
    e pochi son che vogliano restare.

      Se alcun ne campa d'esta enfronta,
    metteglie lo dado del sapere;
    enfia la scienzia en alto monta,
    vilipende gli altri e s tenere;
    a l'altra gente le peccata conta,
    li suoi porta drieto a non vedere,
    voglion dir molto e niente fare.

      Quigli pochi che ne son campati
    de questi doi legami dolorosi,
    en altro laccio s gli ha 'ncatenati;
    de fare signi s son desiosi,
    far miracoli, render senetati,
    de rapti e profezie son golosi;
    se alcun ne campa, s p Dio laudare.

      rmate, omo, ch se passa l'ora
    che possi campare di questa morte;
    ch nulla ne fo ancora s dura
    n altra ne sar giamai s forte;
    gli santi n'ber molto gran paura
    de venir a prender queste scorte;
    d'essere securo stolto me pare.




LI

COMO LA VERIT PIANGE CH' MORTA LA BONTADE


      La Veritade piange,--ch' morta la Bontade;
    e mostra le contrade--l 've  vulnerata.

      La Verit envita--tutte le creature
    che vengano al corrotto--ch' de tanto dolure;
    cielo, terra e mare,--aere, foco e calure
    fanno grande romure--de sta cosa scontrata.

      Piange la Innocenzia:--En Adam fui ferita,
    en Cristo resuscitata,--or so morta e perita;
    vendeca nostra eniuria,--Maiestate enfinita,
    che vegia om la fallita--per la pena portata.--

      La Legge naturale--s fa gran lamentanza,
    e fa uno corrotto--che  de gran pietanza:
    --O Bont nobilissima,--chi ne far vegnanza
    de tanta iniquitanza--ch'en te  demostrata?--

      La Legge mosaica--con le diece Precetta
    fanno grande romore--de la Bont diletta:
    --O Bont nobilissima,--co te vedemo afflitta!
    chi ne far venditta,--ch t'hanno s sprezata?--

      La Legge de la grazia--con lo suo parentato
    fanno clamore en alto--sopra lo ciel passato:
    --O Patre onnipotente,--pari adormentato
    de sto danno scontrato,--ch onne cosa  guastata.--

      L'alta Vita de Cristo--con la Encarnazione
    fanno clamor s alto--sopra omne clamagione;
    clama la sua Dottrina,--clama la Passione:
    --Signor, fanne ragione,--che sia ben vendicata.--

      La divina Scrittura--con la Filosofia
    fanno uno corrotto--con grande dolenta:
    --O Bont nobilissima,--nostro tesauro e via,
    grande fo villana--averte s sprezata.--

      Gli Articoli de la fede--s s'onno congregati:
    --Oi lassi noi, dolenti--co semo desolati!
    nostra fatica e frutti--smone derobbati,
    la vita en tal peccati--non sia pi comportata.--

      Le Virtude piangono--de uno amaro pianto:
    --O Bont nobilissima,--nostro tesauro e canto,
    non trovamo remedio--de lo dannagio tanto,
    lo nostro dolor tanto--nulla mente ha stimata.--

      Piangono le Sacramenta:--Noi volem morire,
    da poi che la Bontade--vedemo s perire;
    non ne giova el vivere--non sapem ove gire;
    vendeca, iusto Sire,--ch'ell' s mal trattata.--

      Li Doni de lo spirito--chiamano ad alta vuce:
    --Vendeca nostra eniuria,--alta divina luce;
    aguarda lo naufragio--che patem 'n esta fuce;
    se tu non ne conduce,--perim 'n esta contrata.--

      Fanno grande corrotto--l'alte Beatitute:
    --Aguardace, Signore,--co sem morte e battute!
    oi lasse noi dolente,--a que sem devenute!
    peggio simo tenute--che vizia reprobata.--

      Piangon le Relione--e fanno gran lamento:
    --Aguardace, Signore,--a lo nostro tormento;
    poi che Bontate  morta,--semo en destrugemento;
    come la polve al vento--nostra vita  tornata.

      Li Frutti de lo spirito--s fanno gran romore:
    --Vendica nostra eniuria,--alto, iusto Signore;
    la curia romana,--c'ha fatto esto fallore,
    corriamoci a furore,--tutta sia dissipata.

      Fansi chiamar ecclesia--le membra d'Anticrisso!
    aguardace, Signore,--non comportar pi quisso;
    purgata questa ecclesia--e quel che ci  mal visso
    sia en tal loco misso--che purge i soi peccata.




LII

COMO CRISTO SE LAMENTA DE LA CHIESA ROMANA


      Ies Cristo se lamenta--de la Chiesa romana,
    che gli  engrata e villana--de l'amor che gli ha portato.

      --Da poi ch'io presi carne--de la umana natura,
    sostenni passione--con una morte dura;
    desponsai la Ecclesia--fidelissima e pura,
    puse en lei mia cura--d'un amore apicciato.

      Gli mei pover discipoli--per lo mondo mandai,
    de lo Spirito santo--lor coragio enflammai,
    la fede mia santissima--per lor s semenai,
    molti segni mostrai--per l'universo stato.

      Vedendo el mondo cieco--tanti segni mostrare,
    a omini idioti--tanto saper parlare,
    fuor presi d'amiranza,--credere e battizare,
    essi quegl segni fare--onde ser amirato.

      Levossi l'idolatria--col suo pessimo errore,
    puose en arte magica--li signi del Signore,
    accec gli populi;--rege, emperadore
    occisero a dolore--omne messo mandato.

      Tanto era lo fervore--de la primera fede,
    occidendone uno,--mille lassava erede;
    stancava li carnifici--de farne tanta cede,
    martirizata fede--vicque per adurato.

      Levosse la eresa--e fece gran semblaglia,
    contra la veritate--fece gran battaglia,
    sofisticato vero--sua semin zizaglia,
    non fo senza travaglia--cotal ponto passato.

      Mandai li mei dottori--con la mia sapienza,
    disputaron e 'l vero--mostrro senza fallenza,
    sconfissero e cacciro--omne falsa credenza,
    demonstrr mia prudenza--de vivere ordenato.

      Vedete el mio cordoglio--a que so mo redutto!
    lo falso clericato--s m'ha morto e destrutto,
    d'ogne mio lavoreccio--me fon perder lo frutto,
    maior dolor che morte--da lor aggio portato.




LIII

DEL PIANTO DE LA CHIESA REDUTTA A MAL STATO


      Piange la Ecclesia, piange e dolura,
    sente fortura di pessimo stato.

      --O nobilissima mamma, que piagni?
    mostri che senti dolur molto magni;
    narrame 'l modo perch tanto lagni,
    ch s duro pianto fai smesurato.

      --Figlio, io s piango ch m'aggio anvito;
    veggiome morto pate e marito;
    figli, fratelli, nepoti ho smarrito,
    omne mio amico  preso e legato.

      So circundata da figli bastardi,
    en omne mia pugna se mostran codardi,
    li mei legitimi spade n dardi
    lo lor coragio non era mutato.

      Li mei legitimi era en concorda,
    veggio i bastardi pien de discorda,
    la gente enfedele me chiama la lorda
    per lo reo exemplo ch'i' ho seminato.

      Veggio esbandita la povertate,
    nullo  che curi se non degnetate;
    li mei legitimi en asperitate,
    tutto lo mondo gli fo conculcato.

      Auro ed argento on rebandito,
    fatt'on nemici con lor gran convito,
    omne buon uso da loro  fugito,
    donde el mio pianto con grande eiulato.

      O' sono li patri pieni de fede?
    nul  che curi per ella morire;
    la tepedeza m'ha preso ed occede,
    el mio dolore non  corrottato.

      O' son li profeti pien de speranza?
    nul  che curi en mia vedovanza;
    presunzione presa ha baldanza,
    tutto lo mondo po' lei s' rizato.

      O' son gli apostoli pien de fervore?
    nul  che curi en lo mio dolore;
    uscito m' scontra el proprio amore
    e gi non veggio ch'egl sia contrastato.

      O' son gli martiri pien de forteza?
    non  chi curi en mia vedoveza;
    uscita m' scontra l'agevoleza,
    el mio fervore si  anichilato.

      O' son li prelati iusti e ferventi,
    che la lor vita sanava la gente?
    uscit' la pompa, grossura potente,
    e s nobel orden m'ha maculato.

      O' son gli dottori pien de prudenza?
    molti ne veggio saliti en scienza;
    ma la lor vita non m'ha convenenza,
    dato m'on calci che 'l cor m'ha corato.

      O religiosi en temperamento,
    grande de voi avea piacemento;
    or vado cercando omne convento,
    pochi ne trovo en cui sia consolato.

      O pace amara co m'hai s afflitta!
    mentre fui en pugna s stetti dritta,
    or lo riposo m'ha presa e sconfitta,
    el blando dracone s m'ha venenato.

      Nul  che venga al mio corrotto,
    en ciascun stato s m' Cristo morto;
    o vita mia, speranza e deporto,
    en omne coraggio te veggio afocato!




LIV

EPISTOLA A CELESTINO PAPA QUINTO, CHIAMATO PRIMA PETRO DA MORRONE


      Que farai, Pier da Morrone?--i venuto al paragone.

      Vederimo el lavorato--che en cella hai contemplato;
    se 'l mondo de te  'ngannato,--squita maledizione.

      La tua fama alt' salita,--en molte parte n' gita;
    se te sozzi a la finita,--agl buon sirai confusione.

      Como segno a sagitta,--tutto 'l mondo a te affitta;
    se non tien bilanza ritta,--a Dio ne va appellazione.

      Se se' auro, ferro o rame--proverte en esto esame;
    quegn'hai filo, lana o stame--mostrerte en est'azone.

      Questa corte  una fucina--che 'l buon auro se ci afina;
    se llo tiene altra ramina,--torna en cenere e carbone.

      Se l'officio te deletta,--nulla malsana pi  'nfetta;
    e ben  vita maledetta--perder Dio per tal boccone.

      Grande ho ato en te cordoglio--co te usco de bocca:--Voglio;--
    ch t'hai posto iogo en coglio--che t' tua dannazione.

      Quando l'uomo virtuoso-- posto en luoco tempestoso,
    sempre el trovi vigoroso--a portar ritto el gonfalone.

      Grand' la tua degnitate,--non  meno la tempestate;
    grand' la varietate--che troverai en tua magione.

      Se non hai amor paterno,--lo mondo non gir obedenno;
    ch'amor bastardo non  denno--d'aver tal prelazione.

      Amor bastardo ha 'l pagamento--de sotto dal fermamento;
    ch 'l suo falso entendemento--de sopre ha fatto sbandegione.

      L'ordene cardenalato--posto  en basso stato;
    ciaschedun suo parentato--d'ariccar ha entenzione.

      Gurdate dagl prebendate--che sempre i trovera' afamate;
    e tant' la lor siccitate,--che non ne va per potagione.

      Gurdate dagl barattere--che 'l ner per bianco fon vedere;
    se non te sai ben schirmere--canterai mala canzone.




LV

CANTICO DE FRATE IACOPONE DE LA SUA PREGIONIA


      Que farai, fra Iacovone?--se' venuto al paragone.

      Fusti al monte Pelestrina--anno e mezo en disciplina;
    pigliasti loco malina,--onde hai mo la pregione.

      Prebendato en corte i Roma,--tale n'ho redutta soma;
    omne fama mia s'afoma,--tal n'aggio maledezone.

      So arvenuto prebendato,--ch 'l capuccio m' mozato,
    perpetuo encarcerato--encatenato co lione.

      La pregione che m' data,--una casa soterrata;
    arescece una privata,--non fa fragar de moscone.

      Nullo omo me p parlare,--chi me serve lo p fare;
    ma glie oporto confessare--de la mia parlazione.

      Porto getti de sparvire,--sonagliando nel mio gire;
    nova danza ce p udire--chi sta presso a mia stazone.

      Da poi ch'i' me so colcato,--revoltome ne l'altro lato,
    nei ferri so zampagliato,--engavinato en catenone.

      Agio un canestrello apeso--che dai sorci non sia offeso,
    cinque pani, al mio parviso,--p tener lo mio cestone.

      Lo cestone sta fornito--sette de lo d transto,
    cepolla per appetito,--nobel tasca de paltone.

      Po' che la nona  cantata,--la mia mensa apparecchiata;
    omne crosta  radunata--per empir mio stomacone.

      Rcamese la cocina,--messa en una mia catina;
    puoi ch'abassa la ruina,--bevo e 'nfondo el mio polmone.

      Tanto pane enante affetto,--che n' statera un porchetto;
    ecco vita d'uomo stretto,--nuovo santo Ilarione.

      La cocina manecata,--ecco pesce en peverata;
    una mela me c' data--e par taglier de storione.

      Mentre mangio ad ura ad ura--sostegno grande freddura,
    lvome a l'ambiadura--stampiando el mio bancone.

      Paternostri otto a denaro--a pagar lo tavernaro;
    ch'io non agio altro tesaro--a pagar lo mio scottone.

      Se ne fosser proveduti--gli frati che son venuti
    en corte pro argir cornuti,--che n'avesser tal boccone!

      Se n'avesser cotal morso,--non faren cotal discorso;
    en gualdana corre el corso--per aver prelazione.

      Povertate poco amata,--pochi t'hanno desponsata,
    se se porge vescovata--che ne faccia arnunzascione.

      Alcun  che perde el monno,--altri el lassa como a sonno,
    altri el caccia en profonno:--diversa han condizione.

      Chi lo perde  perduto,--chi lo lassa  pentuto,
    chi lo caccia ha 'l proferuto,--glie abominazione.

      L'uno stando gli contenne,--l'altri dui arprende arprende,
    se la vergogna se spenne,--vederai chi sta al passone.

      L'ordene s ha un pertuso--ch'a l'uscir non  confuso,
    se quel guado fusse archiuso--staran fissi al magnadone.

      Tanto so gito parlando,--corte i Roma gir leccando,
    c'ho ragionto alfin lo bando--de la mia presunzione.

      Iaci, iaci en esta stia--come porco de grassa!
    lo natal non trovera--chi dme lieve paccone.

      Maledicer la spesa--lo convento che l'ha presa;
    nulla utilit n' scesa--de la mia reclusione.

      Faite, faite que volite,--frati che de sotto gite;
    ca le spese ce perdite,--prezo nullo de prescione.

      Ch'aio grande capitale,--ch me so uso de male,
    e la pena non prevale--contra lo mio campione.

      Lo mio campion  armato,--del mio odio scudato,
    non p esser vulnerato--mentre ha collo lo scudone.

      O mirabel odio mio,--d'omne pena hai signoro,
    nullo recepi engiuro,--vergogna t' esaltazione.

      Nullo te trovi nemico,--onnechivegli hai per amico;
    io solo me so l'inico--contra mia salvazione.

      Questa pena che m' data--trent'ann' che l'agio amata;
    or  gionta la giornata--d'esta consolazione.

      Questo non m' orden novo,--ch 'l capuccio longo arprovo,
    ch'anni diece enteri truovo--ch'i' 'l portai gir bizocone.

      Loco feci el fondamento--a vergogne e schirnimento;
    le vergogne so co vento--de vessica de garzone.

      Questa schiera  sbarattata,--la vergogna  conculcata,
    Iacovon la sua masnata--curre al campo al gonfalone.

      Questa schiera mess' 'n fuga,--venga l'altra che succurga;
    se nul'altra non ne surga,--anco attende al padiglione.

      Fama mia, t'aracomando--al somier che va raghiando,
    puo' la coda sia 'l tuo stando--e quel te sia per guidardone.

      Carta mia va', metti banda,--Iacovon pregion te manda
    en corte i Roma, ch se spanda--en trib, lengua e nazione.[2]


NOTE:

    [2] Questa stanzia sequente era pi in certi libri:

          E di' co iaccio sotterrato,--en perpetuo carcerato;
        en corte Roma ho guadagnato--s bon beneficione.

    (Nota del Bonaccorsi).




LVI

EPISTOLA A PAPA BONIFAZIO OTTAVO


      O papa Bonifazio,--io porto el tuo prefazio
    e la maledizione--e scomunicazione.

      Colla lengua forcuta--m'hai fatta sta feruta,
    che colla lengua ligni--e la piaga me stigni.

      Ch questa mia feruta--non pu esser guaruta
    per altra condizione--senza assoluzione.

      Per grazia te peto--che me dichi:--Absolveto--
    e l'altre pene me lassi--fin ch'io del mondo passi.

      Puoi, se te vol provare--e meco esercitare,
    non de questa materia,--ma d'altro modo prelia.

      Se tu sai s schirmire--che me sacci ferire,
    tengote bene esperto--se me fieri a scoperto.

      Ch'aio doi scudi a collo--e, se io non me li tollo,
    per secula infinita--mai non temo ferita.

      El primo scudo sinistro,--l'altro sede al diritto;
    lo sinistro scudato--lo diamante ha provato.

      Nullo ferro ci aponta,--tanto c' dura pronta!
    Questo  l'odio mio,--ionto a l'onor di Dio.

      Lo diritto scudone--d'una pietra en carbone,
    ignita como fuoco--d'uno amoroso iuoco.

      Lo prossimo en amore--d'uno enfocato ardore;
    se te vuoli fare enante,--pulo provare 'nestante.

      E, quanto vol, t'abrenca,--ch'io co l'amar non venca;
    volentiere te parlra,--credo che te iovra.

      Vale, vale, vale,--Dio te tolla omne male,
    e delome per grazia--ch'io 'l porto en lieta facia.

      Finisco lo trattato--en questo loco lassato.




LVII

EPISTOLA SECONDA AL PREFATO PAPA


      Lo pastor per mio peccato--posto m'ha fuor de l'ovile,
    non me giova alto belato--che m'armetta per l'ostile.

      O pastor, co non te sveghi--a questo alto mio belato?
    che me tragi de sentenza--de lo tuo scomunicato,
    de star sempre empregionato;--se esta pena non ce basta,
    puoi ferire con altra asta,--como piace al tuo sedile.

      Longo tempo agio chiamato,--ancora non fui audito;
    scrissete nel mio dittato--de quel non fui esaudito;
    ch'io non stia sempre amannito--a toccar che me sia operto;
    non arman per mio defetto--ch'io non arentri al mio covile.

      Come 'l cieco che clamava--da passanti era sprobrato,
    maior voce esso iettava:--Miserere, Dio, al cecato.
    --Que adimandi che sia dato?--Meser ch'io revegia luce,
    ch'io possa cantar a voce--quello osanna puerile.--

      Servo de centurione,--paralitico en tortura,
    non so degno ch'en mia casa--s descenda tua figura;
    bastame pur la scrittura--che sia ditto:--Absolveto.--
    Ch 'l tuo ditto m' decreto--che me tra' fuor del porcile.

      Troppo iaccio a la piscina--al portico de Salamone;
    grandi moti s fa l'acqua--en tanta perdonazione;
     passata la stagione,--prestolo che me sia detto;
    ch'io me lievi e toll'al letto--ed artorni al mio casile.

      Co malsano, putulente,--deiattato so dai sane,
    n an santo n a mensa--con om san non mangio pane;
    peto che tua voce cane--e s me dichi en voglia santa:
    --Sia mondata la tua tanta--enfermetate malsanile!--

      So vessato dal demonio,--muto, sordo deventato;
    la mia enfermetate pete--ch'en un ponto sia curato,
    che 'l demonio sia fugato--e l'audito me se renna
    e sia sciolta la mia lengua--che legata fo con:--Sile!--

      La puella che sta morta--en casa del sinagogo,
    molto peio sta mia alma,--de s dura morte mogo!
    Che porgi la man rogo--e s me rendi a san Francesco,
    ch'esso me remetta al desco--ch'io riceva el mio pastile.

      Deputato so en enferno--e so gionto gi a la porta;
    la mia mate Relione--fa gran pianto con sua scorta;
    l'alta voce udir oporta--che me dica:--Vechio, surge!--
    Ch'en cantar torni luge,--che  fatto del senile.

      Como Lazaro soterrato--quattro d en gran fetore,
    n Maria ce fo n Marta--che pregasse 'l mio Signore;
    puolse far per suo onore--che me dica:--Veni fuora!--
    Per l'alta voce decora--sia remisso a star coi file.

      Un empiasto m' 'nsegnato--e dittome che p giovare;
    quel da me  delongato--non gli posso ademandare;
    scrivogli nel mio dittare--che me degia far l'aiuto:
    che lo 'mpiasto sia compiuto--per la lengua de fra Gentile.




LVIII

EPISTOLA TERZIA AL PREFATO PAPA DA POI CH'EL FO PRESO


      O papa Bonifazio,--molt'hai iocato al mondo;
    penso che giocondo--non te porrai partire.

      El mondo non ha usato--lassar li suoi serventi
    che a la sceverita--se partano gaudenti;
    non far legge nova--de fartene esente,
    che non te dia i presente--che dona al suo servire.

      Ben me lo pensava--che fusse satollato
    d'esto malvascio ioco--ch'al mondo hai conversato;
    ma, poi che tu salisti--en officio papato,
    non s'aconf a lo stato--essere en tal desire.

      Vizio enveterato--convrtese en natura:
    de congregar le cose--grande hai avuta cura;
    or non ce basta el licito--a la tua fame dura,
    messo t'i a robbatura--como ascaran rapire.

      Pare che la vergogna--derieto aggi gettata,
    l'alma e 'l corpo hai posto--ad levar tua casata;
    omo ch'en rena mobile--fa grande edificata,
    subito  ruinata--e non gli pu fallire.

      Como la salamandra--se renuova nel fuoco,
    cus par che gli scandali--te sian solazo e giuoco;
    de l'anime redente--par che te curi puoco;
    ove t'aconci el luoco,--saperlo al partire.

      Se alcuno vescovello--pu niente pagare,
    mettegli lo flagello--che lo vogli degradare;
    poi lo mandi al camorlengo--che se degia accordare,
    e tanto porra dare--che 'l lasserai redire.

      Quando nella contrata--t'aiace alcun castello,
    'nestante metti screzio--entra frate e fratello;
    a l'un getti el brazo en collo,--a l'altro mostre 'l coltello,
    se non assente al tuo appello,--menaccel de ferire.

      Pensi per astuzia--el mondo dominare,
    que ordene un anno,--l'altro el vedi guastare;
    el mondo non  cavallo--che se lasse enfrenare,
    che 'l possi cavalcare--secondo el tuo volere.

      Quando la prima messa--da te fo celebrata,
    venne una tenebra--en tutta la contrata;
    en santo non remase--lumiera arapicciata,
    tal tempesta  levata--l 've tu stave a dire.

      Quando fo celebrata--la coronazione,
    non fo celato al mondo--quello che ce scontrne;
    quaranti omini fr morti--a l'uscir de la mascione,
    miracolo Dio mostrne--quanto gli eri en piacere.

      Reputavete essere--lo pi sufficiente
    de sedere en papato--sopra onn'om vivente;
    chiamavi santo Pietro--che fosse respondente
    se esso sapea niente--respetto el tuo sapere.

      Poneste la tua sedia--da parte d'aquilone,
    de contra Dio altissimo--fo la tua entenzione;
    subito hai ruina,--sei preso en tua magione,
    e nullo se trovne--a poterte guarire.

      Lucifero novello--a sedere en papato,
    lengua de blasfemia--che 'l mondo hai venenato,
    che non se trova spezie,--bruttura de peccato,
    l 've tu se' enfamato--vergogna  a proferire.

      Poneste la tua lengua--contra la relione,
    a dicer la blasfemia--senza nulla cagione;
    e Dio s t'ha somerso--en tanta confusione,
    che onom ne fa canzone--tuo nome a maledire.

      O lengua macellaia--a dicer villania,
    remproperar vergogne--con grande blasfema,
    n emperator n rege--chi voi altri se sia,
    da te non se parta--senza crudel ferire.

      O pessima avarizia,--sete enduplicata,
    bever tanta pecunia,--non esser saziata;
    non ce pensavi, misero,--a cui l'hai congregata;
    ch tal la t'ha robbata--che non te era en pensiere.

      La settimana santa,--che onom stava en planto,
    mandasti tua fameglia--per Roma andar al salto,
    lance andar rompendo,--facendo danza e canto;
    penso ch'en molto afranto--Dio te degia punire.

      Entro per santo Petro--e per Santa Santoro
    mandasti tua fameglia--facendo danza e coro;
    li peregrini tutti--scandalizati fuoro,
    maledicendo tuo oro--e te e tuo cavalliere.

      Pensavi per augurio--la vita perlongare;
    anno, d n ora--omo non p sperare;
    vedemo per lo peccato--la vita stermenare,
    la morte appropinquare--quand'om pensa gaudere.

      Non trovo chi recordi--nullo papa passato
    ch'en tanta vanagloria--esso sia delettato;
    par che 'l timor de Dio--derieto aggi gettato,
    segno  de desperato--o de falso sentire.




LIX

DE LA SANTA POVERT SIGNORA DE TUTTO


      Povertade enamorata,--grand' la tua signoria.

      Mia  Francia ed Inghilterra,--enfra mar aggio gran terra,
    nulla me se move guerra,--s la tengo en mia bala.

      Mia  la terra de Sassogna,--mia  la terra de Guascogna,
    mia  la terra de Borgogna--con tutta la Normandia.

      Mio  'l renno Teotonicoro,--mio  'l renno Boemioro,
    Ibernia e Dacioro,--Scozia e Fresona.

      Mia  la terra de Toscana,--mia  la valle spoletana,
    mia  la Marca anconetana--con tutta la Schiavona.

      Mia  la terra cicigliana,--Calabria e Puglia piana,
    Campagna e terra romana--con tutto 'l pian de Lombardia.

      Mia  Sardenna e renno Cipri,--Corseca e quel de Creti,
    de l del mar gente infiniti--che non saccio l 've stia.

      Medi, persi ed elamiti,--iacomini e nestoriti,
    giurgiani, etiopiti,--India e Barbara.

      Le terre ho dato a lavoranno,--a li vasalli a coltivanno,
    gli frutti dono en anno en anno,--tant' la mia cortesia.

      Terra, erbe con lor colori,--arbori e frutti con sapori,
    bestie, miei servitori,--tutte en mia befolcara.

      Acque, fiumi, lachi e mare,--pescetegli e lor notare,
    aere, venti, ucel volare,--tutti me fonno giollara.

      Luna, sole, cielo e stelle--fra miei tesor non son covelle,
    de sopra cielo s ston quille--che tengon la mia melodia.

      Poi che Dio ha 'l mio velle,--possessor d'onnecovelle,
    le mie ale on tante penne--de terra en cielo non m' via.

      Poi el mio voler a Dio  dato,--possessor so d'onne stato,
    en lor amor so trasformato,--ennamorata cortesia.




LX

DE LA SANTA POVERT E SUO TRIPLICE CIELO


      O amor de povertate,--regno de tranquillitate!

      Povertate, via secura,--non ha lite n rancura,
    de latron non ha paura--n de nulla tempestate.

      Povertate muore en pace,--nullo testamento face,
    lassa el mondo como iace--e le gente concordate.

      Non ha iudece n notaro,--a corte non porta salaro,
    ridese de l'uomo avaro--che sta en tanta ansietate.

      Povert, alto sapere,--a nulla cosa soiacere,
    en desprezo possedere--tutte le cose create.

      Chi despreza s possede,--possedendo non se lede,
    nulla cosa i piglia 'l pede--che non faccia sue giornate.

      Chi desa  posseduto,--a quel ch'ama s' venduto;
    s'egli pensa que n'ha 'vuto,--han'avute rei derrate.

      Tropo so de vil coragio--ad entrar en vasallagio,
    simiglianza de Dio ch'agio--deturparla en vanitate.

      Dio non alberga en core stretto,--tant' grande quant'hai affetto,
    povertate ha s gran petto,--che ci alberga deitate.

      Povertate  ciel celato--a chi en terra  ottenebrato;
    chi nel terzo ciel su  'ntrato,--ode arcana profunditate.

      El primo ciel  'l fermamento,--d'onne onore spogliamento,
    grande porge empedimento--ad envenir securitate.

      A far l'onor en te morire,--le ricchezze fa sbandire,
    la scienzia tacere--e fugir fama de santitate.

      La richeza el tempo tolle,--la scienzia en vento estolle,
    la fama alberga ed acolle--l'ipocresia d'onne contrate.

      Pareme cielo stellato--chi da questi tre  spogliato,
    cce un altro ciel velato:--acque chiare solidate.

      Quattro venti move 'l mare--che la mente fon turbare,
    lo temere e lo sperare,--el dolere e 'l gaudiare.

      Queste quattro spogliature--pi che le prime so dure;
    se le dico, par errure--a chi non ha capacitate.

      De lo 'nferno non temere--e del ciel spem non avere;
    e de nullo ben gaudere--e non doler d'aversitate.

      La virt non  perchene,--ca 'l perchene  for de tne;
    sempre encognito te tne--a curar tua enfermitate.

      Se son nude le virtute--e le vizia son vestute,
    mortale se don ferute,--caggio en terra vulnerate.

      Puoi le vizia son morte,--le virtute son resorte
    confortate da la corte--d'onne empassibilitate.

      Lo terzo ciel  de pi altura,--non ha termen n mesura,
    fuor de la magenatura--fantasie mortificate.

      Da onne ben s t'ha spogliato--e de virtute spropriato,
    tesaurizi el tuo mercato--en tua propria vilitate.

      Questo cielo  fabricato,--en un nihil  fondato,
    o' l'amor purificato--vive nella veritate.

      Ci che te pare non ,--tanto  alto quello che ,
    la superbia en cielo se'--e dannase l'umilitate.

      Entra la vertute e l'atto--molti ci ode al ioco matto,
    tal se pensa aver buon patto--che sta en terra alienate.

      Questo cielo ha nome none,--moza lengua entenzione,
    o' l'amor sta en pregione--en quelle luce ottenebrate.

      Omne luce  tenebra,--ed omne tenebre c' dia,
    la nova filosofia--gli utri vechi ha dissipate.

      L 've Cristo  ensetato,--tutto lo vechio n' mozato,
    l'un ne l'altro trasformato--en mirabile unitate.

      Vive amor senza affetto--e saper senza entelletto,
    lo voler de Dio eletto--a far la sua volontate.

      Viver io e non io,--e l'esser mio non esser mio,
    questo  un tal trasverso,--che non so diffinitate.

      Povertate  nulla avere--e nulla cosa poi volere;
    ed omne cosa possedere--en spirito de libertate.




LXI

DE SAN FRANCESCO E DE SETTE APPARIZIONE DE CROCE A LUI E DE LUI FATTE


      O Francesco povero,--patriarca novello,
    porti novo vexello--de la croce signato.

      De croce trovam sette--figure demostrate,
    como trovamo scrette--per ordene contate,
    aggiole abbreviate--per poterle contare;
    encresce l'ascoltare--de longo trattato.

      La prima, nel principio--de tua conversione,
    palazo en artificio--vedesti en visione;
    piena la magione--de scude cruciate,
    l'arme demostrate--del popol che t' dato.

      Stando en orazione--de Cristo meditanno,
    tale enfocazione--te fo enfusa entanno,
    sempre puoi lacremanno--quando te remembrava,
    Cristo te recordava--nella croce levato.

      Cristo te disse allora:--Se vuol po' me venire,
    la croce alta, decora--prende con gran desire;
    e te anichilire,--se vuol me seguitare,
    te medesimo odiare,--el prossimo adamato.--

      La terza fiata stanno--a guardar a la croce,
    Cristo te disse entanno--con gran suono de voce;
    per nome clam el doce--Francesco tre fiata:
    --La chiesa  sviata,--repara lo suo stato.--

      Poi, la quarta fiata,--vidde frate Silvestro
    una croce enaurata--fulgente nel tuo petto;
    el draco maledetto,--ch'Asise circondava,
    la voce tua el fugava--de tutto lo ducato.

      Vidde frate Pacifico--la croce de duoi spade
    en te, Francesco angelico,--degno de gran laude;
    le spade son scontrade:--l'una da capo a piede,
    l'altra en croce se vede--per le braccia spiecato.

      Vidde te stare en aere--beato fra Monaldo,
    o' stava a predicare--santo Antonio entanno:
    en croce te mostranno,--frati benediceve,
    poi li despareve,--como trovam contato.

      La settima a la Verna,--stando en orazione,
    sopra quella gran penna--con gran devozione,
    mirabel visione,--serafin apparuto,
    crucifisso  veduto--con sei ale mostrato.

      Encorportte stimate,--lato, piede e mano,
    duro fra a credere--se nol contam de piano;
    staendo vivo e sano--molti s l'on mirate;
    la morte declarate,--da molti fo palpato.

      Fra l'altri santa Chiara--s l'apicci coi denti,
    de tal tesaro avara--essa con la sua gente;
    ma non gli valse niente,--ca gli chiovi eran de carne,
    s como ferro stane--duro ed ennervato.

      La sua carne bianchissima,--co carne puerile,
    enante era brunissima--per gli freddi nevili;
    l'amor la fe' gentile--che par glorificata,
    d'onne gente amirata--de mirabel ornato.

      La piaga laterale--como rosa vermiglia,
    lo pianto era tale--ad quella meraviglia,
    vederla en la simiglia--de Cristo crucifisso,
    lo cor era en abisso--veder tal spechiato.

      O pianto gaudioso,--pieno d'amiranza,
    pianto delettoso,--pieno di consolanza;
    lacrime d'amanza--ce fuor tante gettate,
    veder tal novetate,--Cristo nuovo piagato.

      Gi da le calcagna--agli occhi tra' l'umore
    questa veduta magna--d'esto enfocato ardore;
    a li santi stette en cuore,--en Francesco fuor  uscito
    lo balsamo polito--che 'l corpo ha penetrato.

      En quella altissima palma--o' salisti, Francesco,
    lo frutto pigli l'alma--de Cristo crucifisso;
    fusti en lui s trasfisso,--mai non te mutasti;
    co te ce trasformasti--nel corpo  miniato.

      L'amore ha questo officio,--unir dui en una forma;
    Francesco nel supplicio--de Cristo lo trasforma,
    emprese quella norma--de Cristo ch'avea en core,
    la mostra fe' l'amore--vestito d'un vergato.

      L'amor divino altissimo--con Cristo l'abraccine,
    l'affetto ardentissimo--s lo cc'encorporne,
    lo cor li stemperne--como cera a sigello,
    emprimettece quello--ov'era trasformato.

      Parlar de tal figura--con la mia lengua taccio,
    misteria s oscura--d'entenderle soiaccio;
    confesso che nol saccio--splicar tanta abondanza,
    la smesurata amanza--de lo cuor enfocato.

      Quanto fosse quel foco--non lo potem sapere;
    lo corpo suo tal gioco--non pot contenere;
    en cinque parte aprere--lo fece la fortura
    per far demostratura--que en lui era albergato.

      Nullo trovamo santo--che tal segni portasse;
    misterio s alto,--se Dio non revelasse;
    buono  che lo passe,--non ne saccio parlare,
    quil el porran trattare--che l'averan gustato.

      O stmate amirate,--fabricate divine,
    gran cosa demostrate--ch'a tal segni convine;
    saperasse a la fine--quando sir la giostra,
    che se far la mostra--del popolo crociato.

      O anima mia secca--che non puoi lacrimare,
    currece a bever l'sca,--questo fonte potare,
    loco te enebriare;--e non te ne partire,
    lssatece morire--al fonte ennamorato.




LXII

DE SAN FRANCESCO E DE LE BATAGLIE DEL NEMICO CONTRA LUI


      O Francesco, da Dio amato,--Cristo en te s'ne mostrato.

      Lo Nemico engannatore,--aversier de lo Signore,
    creato l'omo, ave dolore--che possedesse lo suo stato.

      Giendo a lui con fraudolenza--e cascollo d'obedenza,
    flli far grande perdenza,--del paradiso fo cacciato.

      Puoi che l'uomo fo caduto--e lo Nemico fo saluto,
    ed en superbia raputo,--ch'era signor deventato;

      Dio, vedendo questo fatto,--fecese om e dieglie 'l tratto,
    e tolseli tutto l'acatto--che sopre l'om av' acquistato.

      Con la sua umilitate--tolseli prosperitate,
    e con la santa povertade--s li die' scacco giocato.

      Per gran tempo fo sconfitto--lo Nemico maleditto,
    relevosse e fece gitto--e lo mondo ha rapicciato.

      Vedendo l'alta Signoria--che lo Nemico s venca,
    mandar ce vuol cavallaria--con guidator ben amastrato.

      San Francesco ce fo elesso,--per gonfalonier  messo,
    ma nullo ne vol con esso--che non sia al mondo desprezato.

      Non vol nullo cavalliere--che non serva a tre destriere:
    povertate ed obedere,--en castit sia enfrenato.

      rmase lo guidatore--de l'arme del Signore,
    sgnalo per grand'amore--de soi segni l'ha 'dornato.

      Tanto era l'amore acuto--che nel cuor avea tenuto,
    che nel corpo s  apparuto--de cinque margarite ornato.

      De la fico ave figura,--che  grassa per natura,
    rompe la sua vestitura--en bocca rieca melato.

      Poi gl'insegna de schirmire,--de dar colpi e sofferire,
    ensgnali co degia dire:--pace en bocca gli  trovato.

      Lo Nemico s'atremo,--vedendo lui s'empauro,
    parvegli Cristo de Dio--che en croce avea spogliato.

      --S'egli  Cristo, non me giova,--ch'esso vencer la prova;
    non so guerra che me mova,--s par dotto ed amastrato.

      Lasso me, da cui so vento!--ancora non me sgomento,
    voglioce gire, e mo el tento,--ch'io possa far con lui mercato.

      O Francesco, que farai?--te medesmo occiderai
    del digiunio che fai,--s l'hai duro comenzato.

      --Facciol con discrezione,--ch'agio 'l corpo per fantone,
    tengolo en mia pregione,--s l'ho corretto e castigato.

      --Veramente fai co santo,--el tuo nom  en onne canto;
    mstrate co stai ad alto,--ch 'l Signor ne sia laudato.

      --Celar voglio lo migliore--e mostrarme peccatore;
    lo mio cor agio al Signore,--tenendo el capo umiliato.

      --Quegna vita vorrai fare?--non vorrai tu lavorare
    che ne possi guadagnare--e darne a chi non  adagiato?

      --Mettermme a gir pezente--per lo pane ad onne gente,
    l'amor de l'Onnipotente--me fa gir co 'nebriato.

      --Frate, tu non fai niente,--periscerai malamente,
    gli sequaci fai dolente,--c'hai niente conservato.

      --Tener voglio la via vera,--n sacco voglio n pera,
    en pecunia posto ra--che non sia dagl miei toccato.

      --Or te ne va en foresta--con tutta questa tua gesta,
    piacer a l'alta Maista--e l'om ne sir edificato.

      --Non so messo per mucciare:--'nante, vengo per cacciare,
    ch te voglio assediare--ed a le terre agio attendato.

      --Molta gente me torrai--con questo ordene che fai,
    le femene me lasserai,--che non  buon misticato.

      --Ed io te voglio dir novelle--le qual non te parn belle:
    fatto ho orden de sorelle,--da le qual sie guerregiato.

      --Qual ser la scortegiante--che se voglia trare enante
    contra le mie forze tante,--che tutto 'l mondo ho conquistato?

      --Nella valle Spoletana--una vergen c' soprana:
    Clara, de donna Ortulana,--templo de Dio consecrato.

      --Quilli che son coniugati--non siron da star coi frati,
    siron da te allecerati,--avergl so mio guidato.

      --Ed io te vogl far afflitto.--Uno ordine agio elitto:
    penitenti, orden deritto,--en matrimonio dirizato.

      --Or non me toccar la resa,--che  contra la tua via:
    questo non comportara,--troppo ne sira turbato.

      --Farne voglio inquisizione--a destruger tua magione,
    metteraiolo en pregione--chi ne trover toccato.

      --Oim lasso, me tapino,--ch me s' rotto l'oncino,
    haime messo en canna un frino--che me fa molto arafrenato.

      O Francesco, co m'hai strutto!--el mondo te arprendi tutto,
    ed haime messo en tal corrotto,--che m'hai morto e subissato.

      Non voglio pi suffrire,--per anticristo voglio gire;
    e vogliolo far venire,--ch tanto  profetizato.

      --Con lui te dar el tratto,--el mondo t'artorr affatto,
    enfra li tuoi trover patto--che i vestir del mio vergato.

      --La profezia non me talenta,--a la fin s me sgomenta,
    che te de' armaner la venta,--alora siraio enabissato.--

      La battaglia dura e forte,--molti sirn feriti a morte,
    chi vincer aver le scorte,--e d'onne ben sir ditato.




LXIII

EPISTOLA CONSOLATORIA A FRATE IOANNI DA FERMO DITTO DA LA VERNA PER LA
STANZIA DOVE ANCO SE RIPOSA: TRANSFERITA EN VULGARE LA PARTE LITTERALE,
QUALE  PROSA


      A fra Ianne da la Verna,--ch'en quartana se scioverna,
    a lui mando questa scretta,--che da lui deggi esser letta.

Gran cosa ho reputata e reputo sapere abundare de Dio. La ragione?
perch in quello  esercitata la umilit con reverenzia. Ma grandissima
cosa ho reputata e reputo sapere degiunare de Dio e patirne caristia. La
ragione? perch in quello la fede  esercitata senza testimonii: la
speranza senza espettazione de premio: la carit senza signi de
benivolenzia. Questi fondamenti sono ne li monti santi. Per questi
fondamenti ascende l'anima a quello monte coagulato, nel quale se gusta
el mele de la pietra e l'olio de lo sasso durissimo.

      Vale, fra Ioanne, vale!--non t'encresca patir male.

      Fra la 'ncudene e 'l martello--s se fa lo bel vasello;
    lo vasello de' star caldo,--perch 'l corpo venga en saldo.

      Se a freddo se battesse,--non falla che non rompesse;
    se  rotto, perde l'uso--ed  gettato fra lo scuso.

      Argomntate a clamare--che 'l Signor te degia dare
    onne male e pestilenza,--ch'a questo  desplacenza.

      Malum pene  glorioso--se da colpa non  encloso;
    se per colpa l'omo el pate,--non se scusan tal derrate.




LXIV

CANTICO DE LA NATIVIT DE IES CRISTO


      O novo canto,--c'hai morto el pianto
    de l'uomo enfermato.

      Sopre el fa acuto--me pare emparuto
    che 'l canto se pona;
    e nel fa grave--descende suave
    che 'l verbo resona.
    Cotal desciso--non fo mai viso
    s ben concordato.

      Li cantatori--iubilatori
    che tengon lo coro,
    son gli angeli santi,--che fanno li canti
    al diversoro,
    davante 'l fantino,--che 'l Verbo divino
    ce veggio encarnato.

      Audito  un canto:--Gloria en alto
    a l'altissimo Dio;
    e pace en terra,--ch' strutta la guerra
    ed onne rio;
    onde laudate--e benedicete
    Cristo adorato!--

      En carta ainina--la nota divina
    veggio ch' scritta,
    l 'v' 'l nostro canto--ritto e renfranto
    a chi ben ci afitta;
    e Dio  lo scrivano--c'ha 'perta la mano,
    che 'l canto ha ensegnato.

      Loco se canta--chi ben se n'amanta
    de fede formata;
    divinitate--en sua maiestate
    ce vede encarnata;
    onde esce speranza--che d baldanza
    al cor ch' levato.

      Canto d'amore--ce trova a ttut'ore
    chi ce sa entrare;
    con Dio se conforma--e prende la norma
    del bel desiare;
    co serafino,--deventa divino
    d'amor enflammato.

      El primo notturno-- dato a lo sturno
    de martirizati:
    Stefano  'l primo,--che canta sublimo
    con soi acompagnati,
    ch'on posta la vita,--en Cristo l' insta
    ch' fior de granato.

      El secondo sequente-- dato a la gente
    de li confessori;
    lo Vangelista--la lengua ci ha mista
    ch'adorna li cori;
    ch nullo con canto--vol tanto ad alto
    s ben consonato.

      El terzo sequente--a li innocenti
    par che se dia;
    ch col Garzone--ad ogne stagione
    so en sua compagnia:
    Te Dio laudamo,--con voce cantamo
    ch Cristo oggi  nato!.

      O peccatori,--ch'a li mal signori
    avete servito,
    venite a cantare--che Dio p om trovare,
    ch'en terra  apparito
    en forma de garzone,--e tiello en prigione
    chi l'ha desiato.

      Uomini errati,--che site vocati
    a penetenza,
    la quale onne errore--ve tolle dal core,
    e d entellegenza
    da veritade--per pietade
    a chi  umiliato;

      uomini iusti,--che sete endusti,
    venite a cantare,
    ch sete envitati,--a Dio vocati
    a gloriare,
    a regno celesto,--che compie onne festo
    che 'l core ha bramato.




LXV

CANTICO SECONDO DE LA NATIVIT DE CRISTO


      Ad l'amor ch' venuto--en carne a noi se dare,
    andiamo a laude fare--e canto con onore.

      Onral, da che viene,--alma, per te salvare;
    via, pi non tardare--ad lui de pervenire!
    De s non se retene--che non te voglia dare
    parte, perch vol fare--te seco tutto unire;
    porrai donqua soffrire--a llui che non te rendi,
    e lui tutto non prendi--e abbracci con amore?

      Pensa quanto te dona--ed a te que demanda,
    per che non comanda--pi che non possi fare;
    lo ciel s abandona--e per terra s anda,
    ed ante s non manda--richeza per usare;
    en stalla s vol stare,--palazo abandonato,
    seco non ha menato--alcun suo servitore.

      La sedia d'auro fino--de gemme resplendente,
    corona s lucente--or perch l'hai lassata?
    orden de cherubini,--serafin tanto ardente,
    quella corte gaudente--co l'hai abandonata?
    corte tanto onorata--de tal servi e donzelli
    e per amor fratelli,--perch lassi, Signore?

      Per sedia tanto bella--presepe hai recevuto,
    e poco feno avuto--dove fussi locato;
    per corona de stelle--en pancelli envoluto,
    bove ed aseno tenuto--ch'eri s onorato;
    ora se' acompagnato--da Iosef e Maria
    ch'avevi en compagnia--corte de tanto onore.

      Ebrio par deventato--o matto senza senno,
    lassanno s gran renno--e s alte richeze;
    ma com' ci scontrato--de tal matteza segno?
    Avereste tu pegno--altre trovar alteze?
    Vegio che son forteze--d'amor senza mesura,
    che muta tanta altura--en s basso valore.

      Amor de cortesia,--de cui se' 'namorato,
    che t'ha s vulnerato,--che pazo te fa gire?
    Vegio che t'ha en bala,--s forte t'ha legato,
    che tutto te se' dato,--gi non pi contradire;
    ben so che a morire--questo amore s te mena,
    da poi che non allena,--n cessa suo calore.

      Gi non fu mai veduto--amor s smesurato,
    ch'allora, quando  nato,--agia tanta potenza,
    poi che s' venduto--emprima che sia nato;
    l'amor t'ha comparato,--de te non fai retenza;
    e non reman sentenza--se non che te occida
    l'amor e s conquida--en croce con dolore.

      Ha fatto tal baratto--en la prima ferita,
    onne cosa rapita--con s gran forteza;
    ad s ha tanto tratto--senno, virt e vita,
    pi ch'onne calamita--ferro; s grande alteza
    ad cus vil bassezza--en stalla farte stare,
    per amor non schifare--defetto n fetore.

      E che tu non conoschi--o non hai sentimento,
    ad tale abassamento,--Ies, tu se' venuto;
    en te par che s'offoschi--luce de splendimento,
    potere e vedimento--pare che sia perduto;
    hatte l'amor feruto--e tu non te defendi,
    a sua forza t'arendi--donando tuo vigore.

      Ben so che, garzoncello,--hai perfetto sapere,
    e tutto quel potere--c'ha la perfetta etade;
    donqua, co picciolello--poteve contenere
    tutto lo tuo volere--en tanta vilitade?
    Grand'era caritade,--tutto s te legava,
    ed en s occultava--senno, forza e valore.

      En cus vil pancelli--envolto te fe' stare,
    e forte a bisognare--che ricevissi aiuto.
    O cari cenciarelli,--potendo s fasciare
    e l'alto Dio legare--co fosse destituto!
    En que era involuto--s caro e fin tesauro
    sopr'onne gemma ed auro--en vil prezo e colore!

      Co se de' nominare--amor s smesurato,
    lo qual s ha legato--ad s l'Onnipotente?
    Gi non se p montare--ad grado de tal stato
    amor che fosse nato--de figlio o de parente,
    che prenda s la mente,--legando onne forteza,
    traendo con dolceza--fuor d'onne suo sentore.

      Ben vegio che ama figlio--lo patre per natura,
    e matre con dolzura--tutto suo cuor li dona:
    ma che perda consiglio,--senno, forza e valura,
    questo non m'afigura--che tutto en lui lo pona;
    veggio che a s perdona,--non volendo morire
    per lui, n sofferire--tormento n dolore.

      Chi per amor trovare,--volesse perder vita,
    nulla cosa gradita--ad s pi retenere,
    povert comperare--per cara margarita,
    mortale al cor ferita--per questo sostenere;
    chi dona, vol vedere--de que fosse cambiato,
    amando com' amato--da lo suo amadore.

      Que dar pu creatura--ad te, somma bontade,
    ch tu per caritate--ad lei te se' donato?
    Tutta la sua valura--alla tua dignitate
     pegio che viltate;--dunqua, a cui te se' dato?
    Or, co sirai cambiato--de s gran cortesia?
    La nostra malsana--puti donar sapore?

      Or ecco che tu ce abbi,--parme, s vil guadagno,
    demanda l'auro stagno--per mostrar sua belleza;
    trovar par che n'arrabbi,--e pensa qual fai cagno,
    letizia dar per lagno,--per povert richeza;
    or non  gran matteza--ad s non retenere
    senno n suo volere--per comparar amore?

      Amor esmesurato,--grande s hai forteza,
    che la divina alteza--puoi tanto abassare;
    lo cor hai vulnerato--de la somma belleza,
    nostra piacer laideza--per poter desponsare;
    de s non p curare,--Ies pare empazito;
    l'amor s l'ha ferito,--pena li par dolzore.

      O ennamorato Dio,--d'esto amor me novella,
    che s ben renovella--gli amanti rengioire;
    contemplar s poss'io--tua faccia tanto bella,
    reposome con ella--n altro vo' sentire;
    per vorrei udire--com'egli t'ha legato,
    se far posso mercato--sentir d'esto calore.

      --Sposa che me demandi,--ammiri lo gran fatto,
    pensando lo baratto--ch'amor m'ha fatto fare;
    pregando me comandi,--s fuor de me son tratto,
    enverso te combatto,--l'amor me fa penare;
    donqua pi non tardare--ad me che non te rendi,
    como me do, s prendi,--ad me dona tuo core.

      De te so 'namorato,--o sposa, cui tant'amo;
    soccorri tanto bramo--teco far parenteza.
    L'amor s m'ha legato--e preso como l'amo;
    per sposa te chiamo--abracciar con nettezza;
    pensa ch'a tua basseza--per te s so desceso,
    amor de te m'ha preso,--encende con ardore.

      Per te lasso richeze--e prendo povertade,
    forte penalitade--lassando onne diletto;
    commuto le dolceze--en grande aversitate,
    vera tranquillitate--en dolore e defetto;
    amor cus perfetto--ora sia conosciuto
    da te e recevuto,--dando amor per amore.

      Se non me puoi donare--richeza n talento,
    n darme entendemento,--n poterme engrandire;
    de fuor de te que dare--me puoi per pagamento?
    Cosa de valimento--non  de tuo largire;
    questo famme empazire,--amor c'hai en bala
    che lo tuo cor me dia--qual demando tuttore.

      En ci sta mio mercato--che tieco voglio fare,
    e per ci voglio dare--me con tutta richeza;
    da cielo agio recato--tesauro per cambiare
    vita con gloriare--per morte d'amareza;
    prende da me dolceza,--dando dolor e pena,
    l'amor che non ha lena--m'ha fatto sprecatore.

      A tte poco ademando--e molto s tte dono,
    e gi non me perdno,--per te voglio morire;
    se pensi que comando,--en que cosa me pono,
    amor, chiedo, per dono---terrti de largire?
    Amor, faime empazire--altro non posso fare,
    tanto m'hai fatto dare--pi so che giocatore.

      Sposa dota marito,--da lui non  dotata;
    prima dota  trattata--che la voglia sponsare;
    nullo par s smarrito--per cui dota sia data,
    gi se non ha trovata--donna de grande affare,
    volendo esaltare--s per gran parenteza,
    levando sua basseza--ad dignit d'onore.

      Alteza non aspetto--n alcuna magiora
    da te, o sposa mia,--ad cui s me so dato;
    prendo per te defetto--vergogna e meschina;
    or donque sempre sia--en me tuo amor locato,
    perch non m'hai dotato,--ma te voglio dotare,
    tutto mio sangue dare--en croce con dolore.

      En dota s te dono--richeze esmesurate,
    che non fo mai pensate,--ben te porran rempire;
    en cielo s le pono,--l te son conservate,
    non ponno esser robbate,--n per s mai perire;
    de luce te vestire--pi che sole s voglio,
    per prima te spoglio--de colpa e de fetore.

      De corona de stelle--sirai encoronata,
    en sedia collocata--de gemme ed auro fino;
    de margarite e perle--ser la veste ornata,
    la zambra apparecchiata--de drappi e baldachino;
    tutta sir divino;--ma parlote en figura,
    perch non hai valura--pensar esso candore.

      Per darte questo stato--descesi a tal basseza,
    en stalla de laideza--aver vlsi riposo;
    sia donque recambiato--amor de tanta alteza,
    che viene con tal richeza--per donarse gioioso;
    cor non stia ozioso--de me trovar fervente:
    rescaldese la mente,--abracci con fervore.

      Amor, priego, me dona,--sposa, ch'amor demando,
    altro non vo cercando--se non amor trovare;
    l'amor non me perdona,--tutto me va spogliando,
    forte me va legando,--non cessa d'enflammare;
    donqua prendi ad amare,--sposa cotanto amata,
    ben t'aggio comparata,--pi dar non ho valore.

      --Ies, dolce mio sposo,--dimme que posso fare,
    ch io te possa amare--quanto te so tenuta;
    ch'a te non fo penoso--per me pena portare,
    volendome salvare--ch'en colpa era caduta;
    per me, vegio,  venuta--la Maiesta divina,
    de serva far regina,--trarmi d'ogni fetore.

      Amor, tutta so tua--poi che m'hai creata,
    ed hame recomparata--ch'era dannata a morte;
    chi la derrata sua--avesse retrovata,
    per lui  ben guardata--ed amata pi forte;
    nullo ce pu aver sorte--en me, se non tu, Cristo;
    facesti questo acquisto,--sene conservatore.

      A tte pi che me tutta,--amor, se dar potesse
    non  che nol facesse;--ma pi non ho che dia;
    lo mondo e ci che frutta,--se tutto el possedesse,
    e pi, se ancora avesse,--darate, vita mia;
    dtte che ho en bala:--voler tutto e sperare,
    amare e desiare--con tutto el mio core.

      So che non se' cambiato,--ma pi tu non demandi;
    dtte quanto comandi--e volere enfinito
    che non  terminato,--che ancora pi non andi,
    e tutto non se spandi--en te stando rapito;
    l'amor ha el cor ferito,--che se morir potesse
    e mille vite avesse,--per te darebbe, amore.

      Demandi che pi dia,--amor, questa tua sposa
    che tanto  desiosa--te potere abracciare;
    o dolce vita mia,--non me far star penosa,
    tua faccia graziosa--me dona a contemplare;
    se non potesti fare--tu da l'amor defesa,
    co posso far contesa--portar tanto calore?

      Donqua, prendi cordoglio--de me, Ies pietoso!
    Non me lassar, mio sposo,--de te star mai privata;
    s'io me lamento e doglio--quando tuo amor gioioso
    non se d grazioso,--ben par morte acorata;
    da che m'hai desponsata,--sarestime crudele,
    lo mondo me par fiele--ed onne suo dolzore.

      Voglio ormai far canto,--ch l'amor mio  nato
    ed hame recomperato;--d'amor m'ha messo anello;
    l'amor m'encende tanto--ch'en carne me s' dato,
    terrollome abracciato,--ch' fatto mio fratello;
    o dolce garzoncello,--en cor t'ho conceputo
    ed en braccia tenuto,--per s grido:--Amore!--

      Amanti, voi envito--a noze s gioiose,
    che son s saporose--dove l'amor si prova;
    egli  con noi unito--con richeze amorose,
    delizie graziose--dove l'amor se trova;
    alma, or te renova,--abraccia questo sposo,
    el se d s delettoso,--gridiamo:--Amore, amore!--

      Amor, or ne manteni--d'amore enebriati,
    teco stare abracciati--en amor trasformato;
    e sempre ne sovieni--che non siamo engannati,
    ma en amor trovati--col cor sempre levato;
    per noi, amor, se' nato,--d'amor sempre ne ciba,
    qual fariseo o scriba--non gusta per sapore.




LXVI

PIANTO CHE FA L'ANIMA PER LA OCCULTAZIONE DE LA GRAZIA


      Or chi aver cordoglio?--vorrane alcun trovare
    che vorra mostrare--dolor esmesurato.

      Vorra trovar alcuno--che avesse pietanza
    de lo mio cor afflitto,--pieno di tribulanza;
    o Dio de dirittanza,--come me se' indurato!

      Veggio che iustamente--haime de te punito,
    mostrato m'hai el defetto--perch'i da me fugito,
    iustizia m'ha ferito--ed hamme de te privato.

      Non trovo pietanza--che m'armenava a corte;
    qual  lo serrime--che m'ha chiuse le porte?
    la 'ngratituden forte--tiemme l'uscio serrato.

      Veggio che non me giova--pianger n suspirare,
    n legger n orare--ch'io possa arvenire;
    la lengua nol sa dire--quant' 'l mio cor penato.

      La lengua non sa dire--che 'l cor non p pensare;
    ben va fin al dolore,--ma non ce pu entrare,
    ch' maior de lo mare--el dolor ch'i' ho portato.

      Vorra trovar alcuno--che lo s'endivinasse,
    non se porra soffrire--che non se ne plorasse;
    o Dio, ove me lasse--fra i nemici sciarmato?

      Giragio como Uria,--sciarmato a la battaglia,
    saccio che io ce morr--en questa dura sembiaglia;
    null' che gliene caglia,--morr detuperato.

      E que s' fatta l'arme--con que me defendea?
    tutti li miei nemici--con esse sconfigea,
    so preso en mala via,--como Sanson legato.

      Ben veggio beneficia,--perch te deggio amare,
    e volle revoltando--per poterte aretrovare,
    non me ce giova 'l cercare--poi ch'i da me celato.

      Signor, io vo cercando--la tua nativitate,
    e mettome a vedere--le tue penalitate,
    non ci ho suavitate,--ch l'amor  rafreddato.

      Vedendo el mio cordoglio,--s me se move pianto,
    ma  un pianto sciucco--che vien da cor affranto;
    ed ov' 'l dolzor tanto--che me s' s encarato?




LXVII

COMO L'ANEMA SE LAMENTA DE L'AMORE DIVINO PARTITO


      --Amor, diletto amore,---perch m'hai lassato, amore?
    Amor, di' la cagione--de lo tuo partimento,
    che m'hai lassata afflitta--en gran dubitamento;
    se da schifeza i vento,--vogliote satisfare;
    s'io me voglio tornare,--non te ne torne amore?

      Amor, perch me desti--nel cor tanta dolceza,
    da poi che l'hai privato--de tanta alegreza?
    non chiamo gentileza--om che d ed artoglie;
    s'io ne parlo co folle,--io me n'ho anvito, amore.

      Amor, tua compagnia--tosto s m' falluta,
    non saccio do' me sia,--facendo la partuta;
    la mente mia smarruta--va chedendo 'l dolzore,
    che gli  furato ad ore--che non se nn' adato, amore.

      Amore, om che fura--ad altri gran tesoro,
    la corte s lo piglia,---fagli far lo ristoro;
    denante a la corte ploro--che me faccia ragione
    de te, grande furore,--che m'hai sottratto, amore.

      Amor, lo mercatante,--ch' molto pregiato,
    e nascoso fa 'l sottratto--a chi li s' tutto dato,
    da poi che  spalato,--perde la nomenanza;
    onon ha dubitanza--de crdergliese, amore.

      Amor, li mercatanti--c'han fatta compagnia,
    e l'un fa li sottratti,--non li se par chi sia;
    tutta moneta ria--lassa nello taschetto,
    la bona se n'ha scelto,--s la rapisce, amore.

      Amor, om c'ha mercato--e vndolo volentire,
    vedendo quel che brama,--deve da lui fugire?
    Non lo devera dire:--Io vogl vender mercato?--
    Ed en cor tien celato,--ch nogl vol dar, amore.

      Amor, lo tuo mercato--era tanto piacente,
    nol m'avessi mostrato,--non sira s dolente;
    lassasteme ne la mente--la lor remembranza,
    facestilo a sutiglianza--per farme morir, amore.

      Amor, om ch' ricco--ed ha moglie 'narrata,
    tornagli a grande onore--s'ella va mendicata?
    Ricchezza hai smesurata,--non trovi a chi ne dare,
    e pimene satisfare--e non par che il facci, amore.

      Amor, tu se' mio sposo,--haime per moglie presa,
    trnate a grande onore,--vetata m' la spesa?
    smmete en mano mesa--ed haime en le tue mane;
    la gente desprezata m'hane,--s so denigrata, amore.

      Amore, chi mostrasse--lo pane a l'afamato,
    e nolli volesse dare,--or non sira blasmato?
    Da poi chel m'hai mostrato--e vedemi morire,
    pimene sovenire--e non par chel facci, amore.

      Amor, lo mio coraggio--s l'hai stretto ligato,
    voglilo far perire,--ch gli hai el cibo celato;
    forse ch'en tal stato--mo me ne vuoi poi dare,
    ch'io nol porr pigliare,--per tel recordo, amore.

      Amor, om c'ha l'albergo--ed hal tolto a pescione,
    sel lassa 'nante el tempo,--que ne vol la ragione?
    Ca torni a la magione--e paghi tutta la sorte,
    gi non vol cose torte--a chi me ne rechiamo, amore.

      --Omo che te lamenti,--brevemente responno:
    tollendo lo tuo albergo,--crdici far sogiorno;
    albergastice 'l monno--e me cacciasti via;
    donqua fai villania,--se tu mormori d'amore.

      Tu sai, mentre ce stetti,--quegne spese ce feci;
    non te puoi lamentare,--s te ne satisfeci,
    ch'a nettarlo me misi,--ch'era pieno de loto;
    fecel tutto devoto--per abitarci amore.

      Quando me ne parte,--se ne portai lo mio,
    como lo puoi tu dire--ch'io ne portassi el tio?
    tu sai ch'ell' s rio,--ch'a me non  em piacere;
    ergo, co lo puoi dire--che te tolesse amore?

      Quando alcuna cosa--ad alcuno  prestata,
    e non glie d entrasatto,--non di esser blasmata
    se la tolle a la fiata,--essendo colui villano,
    non conoscente de mano--de que gli ha prestato amore.

      Tu sai molte fiate--s'io ce so albergato,
    e sai con gran vergogna--s me n'hai uor cacciato;
    forse non t' a grato--che ce deggia abitare,
    facendo vituperare--s nobilissimo amore.

      --Amor, ditt'hai la scusa,--ch'ella s pu bastare
    a lo mormoramento--ch'agio voluto fare;
    voglio 'l capo enchinare--che ne facci venditta;
    non me tener pi afflitta--de celarmete, amore.

      --Vedendote pentuta,--s ce voglio artornare,
    ancor me fosse fatto--villano allecerare;
    non voglio che tuo pare--facesse lamentanza
    ch'io facesse fallanza--de lo legale amore.




LXVIII

COMO L'ANIMA PIANGE LA PARTITA DEL SUO AMORE


      Piangi, dolente anima predata,
    che stai vedovata de Cristo amore.

      Piangi, dolente, e getta suspiri,
    ch t'hai perduto el dolce tuo Sire;
    forsa per pianto mo 'l fai revenire
    a lo sconsolato tristo mio core.

      Io voglio piangere, ch m'agio anvito,
    ch m'ho perduto pate e marito;
    Cristo piacente, giglio fiorito,
    sse partito per mio fallore.

      O Ies Cristo, ed o' m'hai lassata
    enfra nemici cus sconsolata?
    nme assalita le molte peccata,
    de resistenzia non aggio valore.

      O Ies Cristo, co 'l puoi sofferire
    de s amara morte farme morire?
    Damme licenzia de me ferire,
    ch mo m'occido con gran desiore.

      O Ies Cristo, avessi altra morte
    che me donassi che fosse pi forte!
    Smmeti tolto, serrate hai le porte,
    non par che c'entri a te mio clamore.

      O cor tapino, e que t'ha emprenato,
    che t'ha el dolor cus circondato?
    recerca de for, ch 'l vaso  acolmato,
    non hai dannagio da non far clamore.

      O occhi miei, e como finati
    de pianger tanto che 'l lume perdati?
    Perduto avete la gran redetate
    de resguardare al polito splendore.

      Orecchie miei, e que ve deletta
    de udir pianto de amara setta?
    non resentiti la voce diletta
    che ve facea canto e iubilore?

      O trista mene, que vo recordando!
    La morte dura me va consumando,
    n vivo n muoio cus tormentando,
    vo sciliata del mio Salvatore.

      Non voglio mai de om compagnia,
    salvaticata voglio che sia
    enfra la gente la vita mia,
    da c'ho perduto lo mio Redentore.




LXIX

ARBORE DE IERARCHIA SIMILE A L'ANGELICA: FONDATA SOPRA LA FEDE, SPERANZA
E CARITATE


      Fede, spene e caritade--gli tre ciel vol figurare,
    gli tre ciel e l'arbor pare--s t'ensegno de trovare.

      Ad onom chegio perdono--s'io parlo natoscono,
    ch'io lo dico per alcono--e non per me de poco affare.

      O tu, om, che stai en terra--e se' creato a vita eterna,
    vedi l'arbor che t'ensegna;--or non temer, briga d'andare.

      A nove angeli poni cura--l'un de l'altro pi en altura,
    molto  nobil tua natura,--tutti li pi paregiare.

      Lo primo arbor ch' fondato,--nella fede  radicato,
    passa lo cielo stellato--e giogne fin allo sperare.

      El primo rametel ch' pento--de l'offeso pentimento,
    sia confesso e ben contento--de non voler pi peccare.

      Poi el secondo me mandne--a ffar la satisfazione
    d'onne mia offensione--fin a Roma, com'appare.

      E lo terzo s me disse--che de Cristo s entendisse,
    povero fosse, s'io volisse;--allor me vlsi spogliare.

      Om che giogne a tal stato,--s se tiene per salvato,
    ch 'l primo angel ha trovato;--briga de perseverare.

      Poi al quarto me tirne,--miseme en religione,
    penitenza m'ensignne--e de lo 'nferno guardare.

      Tosto el quinto s me disse--ch'en tal ramo pi non stesse,
    ma a l'orazion me desse,--se volea casto stare.

      Da lo sesto fui tirato--e de tacer amaestrato,
    obedir al mio prelato--meglio che sacrificare.

      Chi en tale stato si trova,--con gli arcangeli demora;
    benedetto el d e l'ora--che Dio el vlse creare.

      Nello settimo fui tirato,--d'uno ramo desprezato,
    fui battuto e descacciato;--ben me fu grave a portare.

      Poi l'ottavo me tentne--fomme fatto grand'onore
    per la gran devozione--l tratti faceva andare.

      Demorando enfra la gente,--al nono ramo pusi mente;
    disseme:--Tu fai niente.--Cominciai a meditare.

      Chi en tal stato  applanato,--dagli troni  acompagnato,
    ch la fede l'ha ben guidato;--sopra el ciel p abitare.

      Poi ch'a pensar me misi,--tutto quanto stupefisi,
    e me medesmo reprisi--e vlsi il corpo tralipare.

      Allora conobbi me dolente,--ch'io me tenea s potente,
    e non sapea che fusse niente,--pur al corpo facea fare.

      Poi guardai l'arbor vermiglio,--ch'alla speranza l'assimiglio;
    nolla guarda, en mio consiglio,--nul om ch'en terra ha stare.

      Enverso l'arbor levai el viso,--disseme con chiaro riso:
    --O tu, omo, ove se' miso?--molto  forte l'apianare.--

      Io resposi con tremore:--Non pos altro che 'l mio core,
    esforzato d'uno amore,--el suo Signor vol trovare.--

      Respondendo, disse:--Or viene,--ma emprima lassa onne bene,
    e poi deventa en te crudene--e non t'enganni la pietade.--

      Ma en tal ramo facea 'l fiore--ch'al secondo me mandne,
    e l trovai pomo d'amore--e cominciai a lacrimare.

      Poi nel terzo pi sentenno,--a Dio demandai lo 'nferno,
    lui amando e me perdenno--dolce m'era onne male.

      Chi en tal stato monta sune-- con le dominazione,
    al demonio porta amore--e grande prende securtade.

      Nello quarto fui poi levato,--el mio entelletto fu scurato,
    dal Nemico fui pigliato,--non sapea que me fare.

      Non potea el quinto patire,--per dolor andai a dormire,
    en fantasia fo 'l mio vedire--el diavolo a somniare.

      Nel sesto perdei el sonno,--tenebroso vidde el monno,
    furome nemici entorno--vlserme far desperare.

      La memoria m'aiutne--e de Dio me recordne,
    lo mio cor se confortne--e la croce volli abracciare.

      Chi la croce strigne bene,--Ies Cristo li soviene,
    poi lo principato tiene--ne la gloria eternale.

      Fui nel settimo approbato,--e doppio lume me fo dato;
    fo el Nemico tralipato,--non potendome engannare.

      Mantenente retornne--como un angelo el latrone,
    una chiesa me mostrne--ch'io l'andasse a relevare.

      Io, com'omo timorato--e del cader amaestrato,
    non ce vlsi volger capo;--al ramo ottavo vls'andare.

      Allor m'aparve como Cristo--e disse:--Io so tuo maistro;
    pgliate de me diletto,--ch te voglio consolare.--

      Io respusi:--Cristo disse--ch'io en lui non me folcisse,
    nel suo Patre lo vedisse--ne l'eterna claritate.--

      Como un angelo de luce--me apparve entro la fuce,
    e disseme en chiara vuce:--Te se' degno d'adorare.--

      Io respusi:--Onne onore--sia del mio Creatore;
    en ci conosce lo mio core--che non se' quel che tu pare.--

      Vedendome 'l Nemico sagio,--se parti con suo dannagio;
    ed io, compiendo 'l mio viagio,--fui nel ramo del contemplare.

      L'onor dando a l'Onnipotente,--tutta si squarci mia mente,
    vedendoci Dio presente--en ci ch'avea resguardare.

      Questo  lo ciel cristallino,--ca speranza s vien mino;
    chi de lo splendor  pino,--regna colle potestate.

      Al terzo ciel poi pusi mente,--pi che sol era lucente,
    tutta s'enfiamm mia mente,--de voler l su andare.

      Per un arbor s s'apiana,--caritate s se chiama,
    en alto stende suoi rama--e la cima  che non pare.

      Vlsi montar a cavallo;--disseme:--Cavalca sallo,
    o tu, om, agi el bon anno,--emprima scolta el mio parlare.

      Due battaglie hai tu vente:--lo Nemico e l'altra gente;
    ormai purifica tua mente,--se per me vorrai montare.--

      Io respusi con amore:--Io so libero de furore,
    ci me mostra lo splendore--ch'i' obedisca el tuo parlare.--

      De la luce facea la tarza--e de la tenebra la lanza,
    posi mente a la bilanza--e comenciai a cavalcare.

      Al primo grado ch'io sala,--la pigrizia trovai empra,
    dissi:--Donna, male stia!--ch per te nasce onne male.--

      Io sguardai: non era sola,--apresso lei stava la gola
    con un'altra ria figliola:--lussuria  suo vocare.

      Entanno disse l'alma mia:--Questa  mala compagnia.--
    Con la lancia la fera--e s la feci tralipare.

      Poi me n'andai nel seconno:--vanagloria me fo entorno,
    volea far meco sogiorno--como gi solea fare.

      Io li dissi villania,--tosto me rispose l'ira:
    --Noi avemo una regina--e semo de s alto affare.

      Avarizia  el suo nome--e manten questo costume,
    ca racoglie e s repone--ci che potemo guadagnare.--

      Io, vedendo tal brigata,--la targia m'ebbi abracciata,
    l'una e l'altra ebbi frustata--e s le feci scialbergare.

      Poi, crescendo mia possanza,--fui al terzo con alegranza;
    l trovai la ignoranza--e s la presi a biastemare.

      Per sua camera cercava--e la superbia s trovava,
    una donna molto prava--e ben me vlse contrastare.

      Una ancilla venne cortese,--che allora facea le spese,
    e voluttate s se desse,--essa l'ha presa a governare.

      Io, vedendo s mal gioco,--dissi:--Questo non  poco;
    or al foco, al foco, al foco!--E tutte tre fei consumare.

      Chi le vizia ha venciute,--regna en ciel con le virtute,
    ormai cresce sue salute,--se lle virt so concordate.

      Poi nel quarto ramo entrai,--en doi stati me trovai:
    collo poco e co l'assai,---con ciascun sapea Dio amare.

      Nel quinto poi andai gioioso,--l su fui pi virtuoso,
    ch me fece lo mio sposo--obedire e comandare.

      Consumai onne graveza,--vidime en s gran richeza;
    disseme l'alta Potenza:--Or fa ch'en te la sacci usare.--

      Fui nel sesto senza entenza--ne la profonda sapienza,
    concordai con la potenza--ne la pura volontate.

      L'om che giogne tanto suso,--con li cherubini ha puso;
    ben p vivere gloriuso,--ch vede Dio per veritate.

      Quando me vedi en tanta altura,--en me tenendo onne figura
    fomme ditto en quel ura:--Ora spendi, ch 'l poi fare.--

      Io guardai al Creatore,--assentme d'andar sune,
    e meditai a suo onore--onne sente en suo affare.

      Poi ne l'ottavo me n'andai,--e con gli angeli conversai
    nel mio Sire che tanto amai,--secondo lo lor contemplare.

      En alto se lev mia mente,--al nono ramo fui presente,
    laudo lo vero Onnipotente--en se medesmo vlsi usare.

      Chi l giogne, ben  pino--dello spirito divino,
    fatto  un serafino,--sguarda nella Trinitade.

      E tutti li stati ha lassati,--e li tre arbori ha spezati,
    e li tre cieli ha fracassati,--e vive nella Deitade.

      Om che giogni a tal possanza--per merc per tua onoranza,
    priega la nostra speranza--che te possiam sequitare.




LXX

DE LE QUATTRO VIRT CARDINALE


      Alte quattro virtute--son cardinal chiamate,
    o' nostra umanitate--perfece lo suo stato.

      Como l'uscio psase--nel suo cardinile,
    cus la vita umana-- 'n questo quadrato stile;
    anima ch'amantase--questo nobel mantile,
    puse chiamar gentile,--d'onne gioia adornato.

      La prima  la prudenza,--lume dell'entelletto;
    la seconda  iustizia--che esercita l'affetto;
    la terza  fortetude--contra l'averso aspetto,
    la quarta  temperanza--contra van delettato.

      Altissima prudenza,--bila de la ragione,
    demostri el ben, el meglio,--lo sommo a la stagione;
    demostri el male, el peio,--el pessimo e la cagione
    e la dannazione--c'hane l'uomo dannato.

      Altissima prudenza,--col mercatar sotile
    de trare cose utile,--non sia cosa s vile;
    beato quel coragio--che tien ritto tuo stile,
    psse chiamar gentile,--degno de grande stato.

      Non par che la prudenza--possa ben operare
    senza l'altre virtute--che la degon aitare;
    envita la iustizia--che ce deggia albergare,
    che deggia esercitare--ci che ella ha pensato.

      'Nestante la iustizia--posta ha legge al core,
    che sopra onne cosa--sia amato Dio signore
    con tutte le potenzie--e con onne fervore;
    ch glie s'aff l'onore--d'esser cus amato.

      Iustizia constregne--lo prossimo d'amare;
    ca, se  verace amore,--loco se vol mostrare;
    como l'auro al fuoco--se fa paragonare,
    cus s vol provare--l'amor ch'aggi albergato.

      La fortitude ha loco--a tal pugna portare,
    en amar lo prossimo--che te fa eniurare;
    tolle, fura, engnnate--e statte a menacciare;
    poterlo sempre amare--parme amor provato.

      Ch'en amar lo prossimo-- grande svalianza,
    ch 'l trovi deformato--pieno de niquitanza;
    poter amar suo essere,--orrir la mal'usanza
    ne esaminanza--de l'amor approvato.

      Agio lo corpo endomito--con pessimo appetito,
    la temperanza enfrenalo,--ch' de mal nutrito;
    ad onne ben recalcitra,--como fusse ensanito,
    a gran briga  guarito,--de tal guisa  malato.

      Lo viso se fa povero--de forme e de coluri,
    l'audito spreza sonora--che son pien de vanuri,
    lo gusto en poche cibora--contemne li sapuri,
    desprezansi gli oduri--collo vestir ornato.

      Da poi che 'l corpo perdese--de fuor la delettanza,
    l'anima costregnese--trovar altra amistanza;
    la fede mostra, ensgnate--l 'v' la vera amanza;
    mnate la speranza--l 'v' l'amor beato.




LXXI

COMO CRISTO SE REPOSA NE L'ANIMA ORNATA DE VIRT, COMO SPOSO CON LA
SPOSA.


      Omo che vol parlare,--emprima di pensare
    se quello che vol dire-- utile ad udire.

      La longa materia--suol generar fastidia,
    lo longo abreviare--suole l'om delettare.

      Abbrevio mei ditta,--longheza breve scritta;
    chi ce vorr pensare--ben ce porr notare.

      Comenzo el mio dittato--de l'omo ch' ordinato,
    ove Dio se reposa--nell'alma ch' sua sposa.

      La mente s  'l letto--con l'ordinato affetto,
    el letto ha quattro piedi,--come en figura el vedi.

      Lo primo pi  prudenza--lume d'entelligenza,
    demostra el mal e 'l bene--e co tener se dne.

      L'altro pi  iustizia,--l'affetto en esercizia;
    prudenzia ha demostrato,--iustizia adoperato.

      Lo terzo pi forteza,--portar onne graveza,
    per nulla aversitate--lassar la veritate.

      Lo quarto  temperanza,--freno en abundanza
    ed en prosperitate--profunda umilitate.

      La lettiera enfunata--de fede articulata,
    l'articoli ligati--con li pi son catenati.

      De paglia c' un saccone:--la mia cognizione,
    como so vile nato--e pieno de peccato.

      De sopre el matarazo--Cristo per me fo pazo,
    o' se mise a venire--per me poter avire.

      cce un capezale:--Cristo en croce sale,
    morto e tormentato,--con ladroni acompagnato.

      Stese ce son lenzola:--lo contemplar che vola,
    specchio de divinitate,--vestito d'umanitate.

      Coperto  de speranza--a darme ferma certanza
    de farme citadino--en quel albergo divino.

      La caritate iogne--e con Dio me coniogne,
    iogne la vilitate--con la divina bontade.

      E qui nasce un amore,--c'ha emprennato el core,
    pieno de desiderio,--d'enfocato misterio.

      Prenno liquidisce,--languendo parturisce:
    parturisce un ratto--e nel terzo ciel  tratto.

      Cielo umano passa,--l'angelico trapassa,
    ed entra en la caligine--col Figlio della Vergene.

      Ed en Dio uno e trino,--loco li se mette el frino
    d'entelletto posato,--l'affetto adormentato.

      E dorme senza somnia--c'ha veritate d'omnia,
    c'ha reposato el core--nello divino amore.

      Vale, vale, vale!--Ascende per queste scale,
    ch p cader en basso,--far' grande fracasso.




LXXII

COMO EL VERO AMORE DEL PROSSIMO IN POCHI SE TROVA.


      Vorra trovare chi ama;--molti trovo che s ama.

      Credeva essere amato,--retrovome engannato,
    dividendo lo stato--perch l'omo s m'ama.

      L'omo non ama mene,--ama quanto en me ne;
    per, vedendo bene,--veggio che falso m'ama.

      Se so ricco, potente,--amato da la gente,
    retornando a niente,--onne omo s me sciama.

      Ergo l'avere  amato,--ca io son odiato;
    per en folle  stato--chi 'n tal pensier s m'ama.

      Veggio la gentileza--che non aggia riccheza,
    retornar en vileza,--onom l'apella brama.

      L'omo enserviziato--da molta gente  amato;
    vedutolo enfermato,--onom s lo sciama.

      L'omo te vole amare--mentre ne p lograre,
    se nogl puoi satisfare,--tgliete la tua fama.

      L'omo c'ha santetate,--trova grande amistate;
    se gl vien la tempestate,--rmpegliese la trama.

      Fuggo lo falso amore,--che non me prenda 'l core;
    retornome al Signore--che solo vero ama.




LXXIII

DEL GRAN PREZO DATO PER VIL DERRATA, CIO CRISTO PER L'OMO


      O derrata, guarda al prezo,--se te vuoli enebriare;
    ca lo prezo  'nebriato--per lo tuo enamorare.

      Lo tuo prezo  'nebriato,--de cielo en terra  desciso;
    pi che stolto reputato,--lo re de paradiso
    a que comparar s' miso--a s gran prezo voler dare?

      Aguardate esto mercato,--che Dio patre ci ha envestito,
    angeli, troni, principato--ostopiscon de l'audito:
    lo Verbo de Dio infinito--darse a morte per me trare.

      Ostupisce cielo e terra,--mare ed onne creatura;
    per finir meco la guerra--Dio ha presa mia natura,
    la superbia mia d'altura--se vergogna d'abassare.

      O ebrieza d'amore,--como volesti venire
    per salvar me peccatore?--Se' te messo a lo morire,
    non saccio altro ch'ensanire--poich m'hai voluto ensegnare.

      Poich lo saper de Dio-- empazato de l'amore,
    que farai, o saper mio?--Non vol gir po' 'l tuo Signore?
    Non pi aver maiur onore--ch'en sua pazia conventare.

      O celeste paradiso,--encoronato stai de spina,
    ensanguinato, pisto, alliso--per darmete en medicina;
    grave  stata mia malina--tanto costa el medicare.

      Nullo membro ce par bello--stare so 'l capo spinato,
    che non senta lo flagello--de lo capo tormentato;
    vegio lo mio Sire empicato--ed io volerme consolare.

      O Signor mio, tu stai nudo--ed io abondo nel vestire,
    non par bello questo ludo:--io satollo e tu en famire,
    tu vergogna sofferire,--ed io onore aspettare.

      Signor povero e mendco,--per me molto affatigato,
    ed io peccator iniquo,--ricco, grasso e reposato;
    non par bello esto vergato:--io en reposo e tu en penare.

      O Signor mio senza terra,--casa, letto, massaria,
    lo pensier molto m'afferra,--ch so errato de tua via;
    grande faccio villania--a non volerte sequitare.

      Or renunza, o alma mia,--ad onne consolazione,
    el penar gaudio te sia--vergogna ed onne afflizione,
    e questa sia la tua stazone:--de morir en tormentare.

      O gran prezo senza lengua,--viso, audito senza cuore,
    esmesuranza en te regna,--hai anegato onne valore;
    lo 'ntelletto sta de fore--o' l'amore sta a pascuare.

      Poi che lo 'ntelletto  preso--da la grande smesuranza,
    l'amor vola a desteso,--va montando en desianza;
    abracciando l'abundanza,--l'amiranza el fa pigliare.

      L'amiranza li mette el freno--a l'amor empetuuso,
    en reverenzia fasse meno,--non presume d'andar suso,
    lo voler de Dio gli  'nfuso--che 'l suo voler fa nichilare.

      Poi che l'omo  anichilato,--nasce l'occhio da vedere,
    questo prezo esmesurato--poi l'acomenza sentire,
    nulla lengua lo sa dire--quel che sente en quello stare.




LXXIV

LA BONT DIVINA SE LAMENTA DE L'AFFETTO CREATO


      La Bontade se lamenta--che l'Affetto non l'ha 'mata,
    la Iustizia  appellata--che ne degia ragion fare.

      La Bontade ha congregate--seco tutte le creature,
    e danante al iusto Dio--s fa molto gran romure,
    che sia preso el malfatture--e sene fatta vendetta,
    c'ha offesa la diletta--nel suo falso delettare.

      La Iustizia enestante--l'Affetto s ha pigliato,
    e con tutta sua famiglia--en prigione l'ha carcerato,
    che di esser condennato--de la 'ngiuria c'ha fatta,
    trglise fore una carta--qual non pu contrariare.

      L'Affetto pensa ensanire,--poi che se sente en pregione;
    ch solea aver libertade,--or suiace a la ragione;
    la Bont ha compassione,--succurre che non perisca,
    de grazia gli d una lisca--e nel senno el fa tornare.

      L'Affetto, poi che gusta el cibo--de la grazia gratis data,
    lo 'ntelletto e la memoria--tutta s l'ha renovata,
    e la volont mutata--piange con grande desianza
    la preterita offensanza--e nullo conslo se vol dare.

      Empreso ha novo lenguaio,--ch non sa dir se non amore.
    Piange, ride, dole e gaude--securato con timore;
    e tal segni fa de fuore,--che paiono de om stolto,
    dentro sta tutto racolto,--non sente da fuor que fare.

      La Bontade s comporta--questo amore furioso,
    ch con esso s confige--questo mondo tenebroso,
    el corpo luxurioso--s remette a la fucina,
    perde tutta la sentina--che 'l facea deturpare.

      La Bont sottra' a l'affetto--lo gusto del sentimento;
    lo 'Ntelletto, ch' 'n pregione,--esce en suo contemplamento,
    l'Affetto vive en tormento,--de lo 'ntender se lamenta,
    ch 'l tempo gli empedimenta--del corrotto che vol fare.

      Lo 'Ntelletto, poi che gusta--lo sapor de sapienza,
    lo sapor s l'asorbisce--nella sua gran complacenza;
    gli occhi d'entelligenza--ostopiscon del vedere,
    non voglion altro sentire--se non questo delettare.

      L'Affetto non se cci acorda,--ch vol altro che vedere,
    ch 'l suo stomaco se more--se non i porge que paidire;
    vole a le prese venire,--s ha fervido appetito,
    lo sentir che gli  fugito--piange senza consolare.

      Lo 'Ntelletto dice:--Tace,--non me dare pi molesta,
    ch la gloria che io vegio--s m' gaudiosa festa;
    non me turbar questa vesta,--devere esser contento
    contentar lo tuo talento--en questo mio delettare.

      --Oim lasso, que me dici?--par che me tenghi in parole,
    ch tutto el tuo vedimento--s me paion che sian fole,
    ch consumo le mie mole,--ch non hone macinato,
    e tanto agio degiunato--e tu me ne stai m a gabare.

      --Non te turbar se me vegio--beneficia create,
    ca per esse s conosco--la divina Bonitate;
    siram reputati engrate--a non volerle vedere,
    per te devera piacere--tutto sto mio fatigare.

      --Tu ce offendi qui la fede--de gir tanto speculando,
    e la sua immensitate--de girla abreviando;
    e vai tanto asutigliando,--che rompe la ligatura,
    e toglime 'l tempo e l'ura--del mio danno arcoverare.

      Lo 'Ntelletto dice:--Amore--ch' condito de sapere,
    pareme pi glorioso--che questo che vi tenere;
    se io me sforzo a vedere--chi, a cui e quanto  dato,
    ser l'amor pi levato--a poterne pi abracciare.

      --A me par che sapienza--en questo fatto  iniuriata,
    de la sua immensitade--averla s abbreviata;
    per veder cosa creata,--nulla cosa n'hai compreso,
    e tiemme sempre sospeso--en morirme en aspettare.--

      La Bontade n'ha cordoglio--de l'Affetto tribulato,
    poneglie una nova mensa,--ch ha tanto degiunato;
    lo 'Ntelletto  admirato,--l'Affetto entra l'ha tenuta,
    la lor lite s  finuta--per questo ponto passare.

      Lo 'Ntelletto s  menato--a lo gusto del sapore,
    l'Affetto trita coi denti--ed enghiotte con fervore,
    poi lo coce co l'amore,--trine 'l frutto del paidato,
    ed ai membri ha dispensato--donde vita possan trare.




LXXV

DE LA DIVERSIT DE CONTEMPLAZIONE DE CROCE


      --Fuggo la croce che me devora,
    la sua calura non posso portare.

      Non posso portare s grande calore
    che getta la croce, fuggendo vo amore;
    non trovo loco, ca porto nel core
    la remembranza me fa consumare.

      --Frate, co fuggi la sua delettanza?
    io vo chirendo la sua amistanza;
    parme che facci grande vilanza
    de gir fugendo lo suo delettare.

      --Frate, io fuggo, ch io son ferito;
    venuto m' 'l colpo, e 'l cor m'ha partito;
    non par che senti de quel c'ho sentito,
    per non par che ne sacci parlare.

      --Frate, io s trovo la croce fiorita,
    de soi pensieri me sono vestita,
    non ce trovai ancora ferita,
    'nante m' gioia lo suo delettare.

      --Ed io la trovo piena de sagitte
    ch'escon del lato; nel cor me son fitte,
    el balestrier en ver me l'ha diritte,
    on arme ch'aggio me fa perforare.

      --Io era cieco ed or veggio luce,
    questo m'avenne per sguardo de cruce;
    ella me guida, ch gaio m'aduce,
    e senza lei son en tormentare.

      --E me la luce s m'ha acecato;
    tanto lustrore de lei me fo dato,
    che me fa gire co abacinato,
    c'ha li bel occhi e non pote mirare.

      --Io posso parlar, ch stato so muto,
    e questo ella croce s m' apparuto;
    tanto de lei s aggio sentuto,
    ch'a molta gente ne pos predicare.

      --E me fatt'ha muto che fui parlatore,
    en s grande abisso entrat' el mio core,
    ch'io non trovo quasi auditore
    con chi ne possa de ci ragionare.

      --Io era morto ed or aggio vita,
    e questo e la croce s m' apparita;
    parme esser morto de la partita
    ed aggio vita nel suo demorare.

      --Ed io non so morto, ma faccio el tratto,
    e Dio lo volesse ch'el fosse ratto!
    star sempremai en estremo fatto
    e non poterme mai liberare!

      --Frate, la croce m' delettamento,
    nollo dir mai ch'en lei sia tormento;
    forsa non i al suo giognemento
    che tu la vogli per sposa abracciare.

      --Tu stai al caldo, ma io sto nel fuoco;
    a te  diletto, ma io tutto cuoco;
    con la fornace trovar non p loco,
    se non c'i entrato non sai quegn' stare.

      --Frate, tu parli che io non t'entendo,
    como l'amore gir vi fugendo,
    questo tuo stato verra conoscendo
    se tu el me potessi en cuore splanare.

      --Frate, el tuo stato  en sapor de gusto,
    ma io c'ho bevuto, portar non p el musto,
    non aggio cerchio che sia tanto tusto
    che la fortura non faccia alentare.




LXXVI

DEL IUBILO DEL CORE CHE ESCE IN VOCE


      O iubilo del core,--che fai cantar d'amore!
    Quando iubilo se scalda,--s fa l'uomo cantare;
    e la lengua barbaglia--e non sa que parlare,
    dentro non p celare,--tanto  grande el dolzore!

      Quando iubilo  acceso,--s fa l'omo clamare;
    lo cor d'amore  preso--che nol p comportare,
    stridendo el fa gridare--e non vergogna allore.

      Quando iubilo ha preso--lo cor enamorato,
    la gente l'ha en deriso,--pensando suo parlato,
    parlando smesurato--de que sente calore.

      O iubil, dolce gaudio,--ched entri ne la mente,
    lo cor deventa savio--celar suo convenente,
    non pu esser soffrente--che non faccia clamore.

      Chi non ha costumanza--te reputa empazito,
    vedendo svalianza--com omo ch' desvanito,
    dentro lo cor ferito--non se sente de fuore.




LXXVII

DE L'AMOR MUTO


      O amore muto--che non vi parlare,
    che non sie conosciuto!

      O amor che te celi--per onne stagione,
    ch'omo de fuor non senta--la sua affezione,
    che non la senta latrone--per quel c'hai guadagnato,
    che non te sia raputo.

      Quanto l'om pi te cela, tanto pi foco abundi;
    om che te ven occultando--sempre a lo foco iugne,
    ed omo c'ha le pugne--de voler parlare,
    spesse volte  feruto.

      Omo che se stende--de dir so entendimento,
    avenga che sia puro--el primo comenzamento;
    vience da fuor lo vento--e vagli spaliando
    quel ch'avea receputo.

      Omo che ha alcun lume--en candela apicciato,
    se vol che arda en pace,--mettelo a lo celato;
    ed onne uscio ha enserrato--che nogl venga lo vento
    che 'l lume sia stenguto.

      Tal amor ha posto--silenzo a li suspiri,
    sse parato a l'uscio--e non gli lascia uscire;
    dentro el fa partorire--che non se spanda la mente
    da quel che ha sentuto.

      Se se n'esce el suspiro,--esce po' lui la mente,
    va po' lui vanegiando,--lassa quel c'ha en presente:
    poi che se ne resente,--non puote retrovare
    quel ch'avea receputo.

      Tal amor ha sbandito--da s la ipocrisia,
    che esca del suo contado--che trovata non sia;
    de gloria falsa e ria--s n'ha fatta la caccia
    de lei e del suo tributo.




LXXVIII

DE L'AMOR VERO E DISCREZION FALSA


      L'amor lo cor s vol regnare,--discrezion vol contrastare.

      L'amor ha presa la forteza,--la volont de grande alteza,
    sagitta 'l cor, lancia dolceza,--da c'ha ferito, lo fa 'npazare.

      Discrezion de grande altura--d'onguento ha presa l'armatura,
    ed en ragion, l 'v'ella mora,--con ella se vol defensare.

      L'amor non ce vol ragione,--'nante sagetta suo lancione,
    per che 'l cor vol per pregione--e 'l corpo mettere en penare,

      Discrezion al cor s'acosta--e fagli cordogliosa posta,
    la carne el sente, s s' mosta--a dargli tutto 'l suo affare.

      L'amor non cessa, 'nante manna--de grande ardor la sua vivanna,
    lo cor manuca e pur encanna--ed i s forte tal mangiare.

      Discrezion s parla al core:--Se tu non hai me per signore,
    vgiote che 'l tuo ardore--non porr perseverare.--

      L'amor udendo, s sagitta--de gran secreto sua lancitta,
    la carne el sente, sta afflitta,--ch l'impeto non p portare.

      Discrezion parla secreta,--al cor s mostra sua moneta:
    --Or piglia pian la tua saleta,--che tu non possi enfermare.--

      L'amor spera en sua forteza,--cotal parlar li par matteza,
    del gran Signor piglia largeza--ch'esso s l'ha da mal guardare.

      Discrezion dice:--Sie saggio,--ca molta gente veduto agio,
    sequitando lor desiagio,--n dicer posson poi n fare.--

      L'amor s l'ode e non lo 'ntende,--de gran fervor suo arco tende,
    sagetta 'l cor, tutto l'accende--del gran Signor che non ha pare.

      La carne dice a la ragione:--Io me t'arendo per pregione,
    aiutame ch'io ho cagione,--ch l'amor me vol consumare.

      Ch non faran sufficenza--mille corpi a sua ademplenza,
    e con Dio s se entenza--che 'l se crede manecare.

      Abraccia Dio e vollo tenere--e quel che vole non sa dire,
    sputar non lassa n ranscire--che non se possa travagliare.

      Su del cielo piglia parte,--poi con meco s combatte,
    enganname con la sua arte,--s sa dolce predicare.

      Ch parla s dolcemente,--che me sottra' da tutta gente,
    poi si piglia s la mente,--che non la lassa suspirare.

      Pregovi che m'aiutiti,--che un poco l'affreniti,
    ch i soi pensier me son feriti--che tutta me fan concussare.

      Pigliar voglio pensamento--a non adempir el suo talento,
    de star solo non gli assento--ch'io non possa contrastare.

      Del mondo sir accompagnata,--de lui giragio enfacendata,
    ch'io non sia allapidata,--embrigargli el meditare.--

      La ragion dice:--Non te giova,--l'amor vencer vol la prova;
    s'egli en d non te trova,--la notte tu non pi mucciare.--




LXXIX

DELLA BONT DIVINA E VOLONT CREATA


      La bontate enfinita--vol enfinito amore,
    mente, senno e core--lo tempo e l'esser dato.

      Amor longo fidele,--in eterno durante,
    alto de speranza,--sopra li ciel passante,
    amplo en caritate,--onne cosa abracciante,
    en un profondo stante--de core umiliato.

      La volont creata,--en infinitate unita,
    menata per la grazia--en s alta salita,
    en quel ciel d'ignoranzia--tra gaudiosa vita,
    co ferro a calamita--nel non veduto amato.

      Lo 'ntelletto ignorante--va entorno per sentire,
    nel ciel caliginoso--non se lassa transire,
    che fra grande eniuria--la smesuranza scire,
    sira maior sapire--che lo saper ch' stato.

      Lo 'ntelletto ignorante--iura fidelitate,
    sotto l'onnipotenza--tener credulitate,
    de mai ragion non petere--a la difficultate,
    vive en umilitate--en tal profondo anegato.

      O savia ignoranza,--en alto loco menata,
    miracolosamente--se' en tanto levata,
    n lengua n vocabulo--entende la contrata,
    stai co dementata--en tanto loco ammirato.

      --O alma nobilissima,--dinne que cose vide!
    --Veggo un tal non veggio--che onne cosa me ride;
    la lengua m' mozata--e lo pensier m'ascide,
    miracolosa side--vive nel suo adorato.

      --Que frutti reducene--de esta tua visione?
    --Vita ordinata--en onne nazione;
    lo cor ch'era immondissimo,--enferno inferione,
    de trinit magione--letto santificato.

      Cor mio, se' te venduto--ad alto emperatore,
    nulla cosa creata--m'archieda omai d'amore,
    ch non  creatura--posta en tanto onore,
    a me  'n gran descionore--se en mio cor fosse entrato.

      Se creatura pete--per lo mio amor avere,
    vadane a la bontade--che l'ha distribuire,
    ch'io non aggio que fare,--ella ha lo possedere,
    pu far lo suo piacere,--ch lo s'ha comparato.

      Lo tempo me demostra--ch'io gli ho rotta la legge,
    quando l'aggio occupato--en non servire de rege;
    o tempo, tempo, tempo,--en quanto mal sommerge
    a chi non te correge--passando te oziato!




LXXX

DE L'AMORE DIVINO DESTINTO IN TRE STATI


      --Sapete voi novelle de l'amore
    che m'ha rapito ed assorbito el core,
    e tiemme empregionato en suo dolzore,
    e famme morire en amor penato?

      --De l'amore che hai demandato
    molti amori trovamo en esto stato,
    se tu non ne declar del tuo amato,
    risponder noi non te ce saperimo.

      --L'amor ch'io ademando s  'l primo,
    unico, eterno e sta sublimo;
    non par che 'l conoscati, como stimo,
    da ch'en plurale avete la 'ntendenza.

      --Questo respondere gi non  fallenza,
    de lo tuo amor non avem conoscenza;
    se non t'encresce a dicerne sua valenza,
    delettane l'audito d'ascoltare.

      --L'amor ch'io ademando  singulare;
    cielo e terra empie col suo amare,
    en cosa brutta non p demorare,
    tanto  purissimo.

      L'amor ch'io demando  umilissimo,
    el cor, o' se reposa, fa 'l ditissimo,
    umilia l'affetto superbissimo
    per sua bontade.

      Enfondeme nel cor fedelitate,
    famme guardar da le cose vetate,
    le cose concedute ed ordenate
    fammele usar con temperanza.

      Divide da la terra mia speranza,
    conducelame en ciel la vicinanza,
    famme citadin per longa usanza
    de la gran citade.

      Loco s son le cose ordinate
    la scola se cce tien de caritate,
    tutte le gente de quelle contrate
    ciascuno en amore  conventato.

      Distinguese l'amore en terzo stato:
    bono, meglio, sommo, sublimato;
    lo sommo s vole essere amato
    senza compagnia.

      Parlar de tale amor faccio follia,
    diota me conosco en teologia,
    l'amor me constregne en sua pazia
    e famme bannire.

      Prorompe l'abundanza en voler dire,
    modo non gli trovo a proferire,
    la verit m'empone lo tacere,
    che non lo so fare.

      L'abundanza non se p occultare,
    loco s se forma el iubilare,
    prorompe en canto che  sibilare,
    che vidde Elia.

      Partmone ormai da questa via,
    a le doi distinzion che so empria,
    e logo s figam la diceria
    che si convene.

      Sempre lo meglio sta sopra lo bene;
    se tu non ami el prossimo co tene,
    e te non ami como si convene,
    tu, cieco, el cieco meni a tralipare.

      Emprima t' opo con Dio ordinare,
    e da lui prender regola d'amare,
    amor saggio e forte en adurare
    e mai non smaglia.

      Fame, sete e morte nol travaglia,
    sempre lo trovi forte a la battaglia,
    a patir pena ed onne ria travaglia
    e star quiito.

      Lo corpo s ha redutto al suo servito,
    li sensi regolati ad obedito,
    gli eccessi sottoposti so a punito
    ed a ragione.

      Tutta sta quieta la magione,
    gli officia distinte per ragione;
    se nulla ce nascesse questione,
    ston al iudicio.

      Lo iudice che sede al malefizio
    ser Conscio  vocato per offizio,
    non perdona mai per pregarizio
    n per timore.

      Non perdona al grande n al minore,
    nulla cosa occulta gli sta en core,
    tutta la corte vive con tremore
    ad obedenza.

      Poi che l'alma vive a conscienza,
    contien amar lo prossimo en piacenza,
    amor verace par senza fallenza
    de caritate.

      Trasfrmate l'amor en veritate
    nelle persone che son tribulate,
    e, compatendo, magior pena pate
    che 'l penato.

      Quel per alcun tempo ha reposato,
    lo compatente ce sta cruciato,
    notte e giorno con lui tormentato
    e mai non posa.

      Non p l'om sapere questa cosa
    se non la caritate chi l'ha enfusa,
    como nel penato sta retrusa
    a parturire.

      Partmone ormai dal nostro dire,
    e ritornimo a Cristo nostro sire,
    che ne perdoni lo nostro fallire
    e dene pace.

      --Lo vostro ditto, frate, s ne piace,
    per che vostro dicer  verace;
    de sequir voi tal via s n'aiace,
    che ne salvimo. Amen.--




LXXXI

DE L'AMOR DIVINO E SUA LAUDE


      O Amor, divino amore,--amor, che non se' amato.

      Amor, la tua amicizia-- piena de letizia
    non cade mai en tristizia--lo cor che t'ha assagiato.

      O amor amativo,--amor consumativo,
    amor conservativo--del cuor che t'ha albergato!

      O ferita gioiosa,--ferita dilettosa,
    ferita gaudiosa,--chi de te  vulnerato!

      Amore, unde entrasti,--ch s occulto passasti?
    Nullo signo mostrasti--unde tu fusse entrato.

      O amor amabile,--amor delettabile,
    amor encogitabile--sopr'onne cogitato!

      Amor, divino fuoco,--amor de riso e gioco,
    amor non di a poco,--ch se' ricco smesurato.

      Amor, con chi te poni?--con delette persone,
    e lassi gran baroni,--ch non fai lor mercato.

      Tale non par che vaglia--en vista una medaglia,
    che quasi como paglia--te di en suo trattato.

      Chi te crede tenere,--per sua scienzia avere,
    nel cor non pu sentire--che sia lo tuo gustato.

      Scienzia acquisita--mortal s d ferita,
    s'ella non  vestita--de core umiliato.

      Amor, tuo magisterio--enforma el desiderio,
    ensegna l'evangelio--col breve tuo ensegnato.

      Amor che sempre ardi--e i tuoi coraggi inardi,
    fai le lor lengue dardi--che passa onne corato.

      Amore grazioso,--amore delettoso,
    amor suavetoso,--che 'l core hai saziato.

      Amor ch'ensegni l'arte--che guadagni le parte,
    de cielo fai le carte,--en pegno te n'i dato.

      Amor, fidel compagno,--amor, che mal se' a cagno,
    de pianto me fai bagno--ch'io pianga el mio peccato.

      Amor dolce e suave,--de cielo, amor se' chiave;
    a porto meni nave--e campa el tempestato.

      Amor che di luce--ad omnia che luce,
    la luce non  luce,--lume corporeato.

      Luce luminativa,--luce demostrativa,
    non viene a l'amativa--chi non  en te luminato.

      Amor, lo tuo effetto--d lume a lo 'ntelletto,
    demstrali l'obietto--de l'amativo amato.

      Amor, lo tuo ardore--ad enflammar lo core
    uniscil per amore--ne l'obietto encarnato.

      Amor, vita secura,--riccheza senza cura,
    pi ch'en eterno dura--ed ultra smesurato.

      Amor che di forma--ad omnia c'ha forma,
    la forma tua reforma--l'omo ch' deformato.

      Amore puro e mondo,--amor saggio e iocondo,
    amor alto e profondo--al cor che te s' dato.

      Amor largo e cortese,--amor con larghe spese,
    amor, con mense stese--fai star lo tuo affidato.

      Lussuria fetente--fugata de la mente,
    de castit lucente,--mundizia adornato.

      Amor, tu se' quel ama--donde lo cor te ama,
    sitito con gran fama--el tuo enamorato.

      Amoranza divina,--ai mali se' medicina,
    tu sani onne malina,--non sia tanto agravato.

      O lengua scotegiante,--come se' stata osante
    de farte tanto enante--parlar de tale stato?

      Or pensa que n'hai detto--de l'amor benedetto,
    onne lengua  en defetto--che de lui ha parlato.

      Se onne lengue angeloro--che stanno en quel gran coro
    parlando de tal foro,--parlaran scelenguato.

      Ergo co non vergogni?--nel tuo parlar lo pogni,
    lo suo laudar non giogni,--'nante l'hai blasfemato.

      --Non te posso obedire--ch'amor deggia tacire,
    l'amor voglio bandire,--fia che mo m'esce 'l fiato.

      Non  condizione--che vada per ragione,
    che passi la stagione--ch'amor non sia clamato.--

      Clama la lengua e 'l core:--Amore, amore, amore!
    chi tace el tuo dolzore--lo cor li sia crepato.

      E ben credo che crepasse--lo cor che t'assagiasse;
    se amor non clamasse,--trovrese afogato.--




LXXXII

COMO L'ANIMA TROVA DIO IN TUTTE CREATURE PER MEZO DE SENSI


      O amor, divino amore,--perch m'hai assediato?
    Pare de me empazato,--non puoi de me posare.

      Da cinque parte veggio--che m'hai assediato:
    audito, viso, gusto,--tatto ed odorato;
    se esco, so pigliato,--non me te pos'occultare.

      Se io esco per lo viso,--ci che veggio  amore,
    en onne forma i pento,--ed en onne colore;
    represntime allore--ch'io te deggia albergare.

      Se esco per la porta--per posarme en audire,
    lo sono e que significa?--Representa te, sire;
    per essa non pu uscire--ci cche odo  amare.

      Se esco per lo gusto,--onne sapor te clama:
    --Amor, divino amore,--amor pieno de brama;
    amor preso m'hai a l'ama--per potere en me regnare.--

      Se esco per la porta--che se chiama odorato,
    en onne creatura--te ce trovo formato;
    retorno vulnerato,--prendime a l'odorare.

      Se esco per la porta--che se chiama lo tatto,
    en onne creatura--te ce trovo retratto;
    amor, e co so matto--de volerte mucciare?

      Amor, io vo fugendo--de non darte el mio core,
    veggio che me trasformi--e faime essere amore,
    s ch'io non son allore--e non me posso artrovare.

      S'io veggio ad omo male--o defetto o tentato,
    trasformome entro en lui--e face 'l mio cor penato;
    amore smesurato,--e chi hai preso ad amare?

      Prendeme a Cristo morto,--traime de mare al lito,
    loco me fai penare--vedendol s ferito;
    perch l'hai sofferito?--Per volerme sanare.




LXXXIII

DE L'AMORE DE CRISTO IN CROCE, E COMO L'ANIMA DESIDERA DE MORIR CON LUI


      O dolce amore--c'hai morto l'amore,
    prego che m'occidi d'amore.

      Amor c'hai menato--lo tuo enamorato
    ad cus forte morire,
    perch 'l facesti--ch non volesti
    ch'io dovesse perire?
    Non me parcire,--non voler soffrire
    ch'io non moia abracciato d'amore.

      Se non perdonasti--a quel che s amasti,
    como a me vi perdonare?
    Segno , se m'ami,--che tu me c'enami
    como pesce che non p scampare.
    E non perdonare,--ca el m' en amare
    ch'io moia anegato en amore.

      L'amore sta appeso,--la croce l'ha preso
    e non lassa partire.
    Vocce currendo--e mo me cce appendo,
    ch'io non possa smarrire.
    Ca lo fugire--farame sparire,
    ch'io non sera scritto en amore.

      O croce, io m'apicco--ed ad te m'aficco,
    ch'io gusti morendo la vita.
    Ch tu ne se' ornata,--o morte melata;
    tristo che non t'ho sentita!
    O alma s ardita--d'aver sua ferita,
    ch'io moia accorato d'amore.

      Vocce currendo,--en croce legendo
    nel libro che c' ensanguinato.
    Ca essa scrittura--me fa en natura
    ed en filosofia conventato.
    O libro signato--che dentro se' aurato,
    e tutto fiorito d'amore!

    O amor d'agno,--magior che mar magno,
    e chi de te dir porra?
    A chi c' anegato--de sotto e da lato
    e non sa dove sia,
    e la pazia--gli par ritta via
    de gire empazato d'amore.




LXXXIV

COMO  SOMMA SAPIENZIA ESSERE REPUTATO PAZO PER L'AMOR DE CRISTO


      Senno me pare e cortesia--empazir per lo bel Messia.

      Ello me sa s gran sapere--a chi per Dio vol empazire,
    en Parige non se vidde--ancor s gran filosofia.

      Chi per Cristo va empazato,--par afflitto e tribulato;
    ma  maestro conventato--en natura e teologia.

      Chi per Cristo ne va pazo,--a la gente s par matto;
    chi non ha provato el fatto--pare che sia fuor de la via.

      Chi vol entrare en questa scola,--trover dottrina nova;
    la pazia, chi non la prova,--gi non sa que ben se sia.

      Chi vol entrar en questa danza,--trova amor d'esmesuranza;
    cento d de perdonanza--a chi li dice villania.

      Ma chi va cercando onore,--non  degno del suo amore,
    ch Ies fra doi latrone--en mezo la croce staa.

      Ma chi cerca per vergogna,--ben me par che cetto iogna;
    i non vada pi a Bologna--a 'mparar altra mastria.




LXXXV

COMO SE DEVE AMAR CRISTO LIBERALMENTE COMO ESSO AM NOI


      --O amor che m'ami,--prendime a li toi ami,
    ch'io ami co so amato.

      O amor che ami--e non trovi chi t'ami,
    chi sal per li toi rami--sempre se chiama engrato.

      O engrato nobile,--sommerso en ammirabile,
    non puoi salire equabile--d'amore adoguagliato.

      O amore attivo--che non trovi passivo,
    che venga a l'amativo--d'amor purificato.

      Amor c'hai nome amo,--plural mai non trovamo,
    da te fonte gustamo,--amor da te spirato.

      Amor, mostrame el como,--ch 'l quanto, non  omo
    che nol somerga el somo--del quanto smesurato.

      --El como te mostrai--quando me encarnai,
    per te peregrinai--en croce consumato.

      El quanto armse en sete,--ch non for mai aprete
    l'altissime secrete--en subietto finato.

      Non reman dal daiente,--ma dal recipiente,
    non  sufficiente--a Dio nullo creato.

      Lo enfinito amare,--finito en demostrare,
    la mostra terminare--in amor sterminato.

      En quilli amorosi abissi--gli santi son sommersi,
    dentro e da fore oppressi--d'amore spelagato.

      L'alteza  infinita,--longeza non compta,
    largeza sterminata,--profondo sprofondato.

      Non putte pi l'amore--mostrar fatto maggiore,
    che farme lo minore--en degli omini deiettato.

      Qual pazo vorria fare,--per formicaio campare,
    en formica tornare--per formicaio campato.

      Maggior fo mia stoltizia--la grande alteza mia
    de prender questa via--de farme om penato.

      Io non te amai per mene,--'nante te amai per tene,
    non me crebbe bene--del mio fatigato.

      Per te non fui maggiore,--n senza te minore,
    trasseme l'amore--che fusse reformato.

      Se m'ami per aver gloria,--mercenaia hai memoria;
    attento stai a mia solia--pur del remunerato.

      Non m'ami per amore,--ch 'l prezo te sta en core;
    se 'l prezo ne trai fuore,--l'amor tuo  anichilato.

      Se la tua utilitate--te trae ad amorositate,
    poco d'aversitate--te fa l'amor cagnato.

      Se l'amore  libero--che non sia avaro albitrio,
    gentil fa desiderio--non condizionato.

      Non c' condizione--n messa per ragione,
     fatta l'unione--che non veste vergato.

      Da l'amativo amabile--esce l'amor mirabile,
    l'amore  poi durabile--semper in idem stato.




LXXXVI

COMO L'ANIMA DIMANDA PERDONANZA DE L'OFFENSIONE E GUSTO D'AMORE


      Amor dolce senza pare--sei tu, Cristo, per amare.

      Tu sei amor che coniugni,--cui pi ami spesso pugni;
    onne piaga, poi che l'ugni,--senza unguento fai sanare.

      Amor, tu non abandoni--chi t'offende, s perdoni;
    e de gloria encoroni--chi se sa umiliare.

      Signor, fanne perdonanza--de la nostra offensanza,
    e de la tua dolce amanza--fanne um poco assagiare.

      Dolce Ies amoroso,--pi che manna saporoso,
    sopra noi sie pietoso,--Signor, non n'abandonare.

      Amor grande, dolce e fino,--increato sei divino,
    tu che fai lo serafino--de tua gloria enflammare.

      Cherubin ed altri cori,--apostoli e dottori,
    martiri e confessori,--vergene fai iocundare.

      Patriarche e profete--tu tragisti da la rete;
    de te, amor, ver tal sete,--non se crdor mai saziare.

      Dolce amor, tanto n'ame,--al tuo regno sempre clame,
    saziando d'onne fame,--tanto sei dolce a gustare.

      Amor, chi de te ben pensa,--giammai non di far offensa;
    tu sei fruttuosa mensa--en cui ne devem gloriare.

      Nella croce lo mostrasti,--amor, quanto tu n'amasti;
    ch per noi te umiliasti--e lassasti cruciare.

      Amor grande fuor misura,--tu promission secura,
    de cui nulla creatura--d'amar non se pu scusare.

      Dite a chi te vol avere,--tu te vien a proferire,
    amor, non te puoi tenere--a chi te sa ademandare.

      Ademando te amoroso,--dolce Ies pietoso,
    che me specchi el cor gioioso--de te solo, amor, pensare.

      Lo pensar de te, amore,--fa enebriar lo core,
    vol fugir onne rumore--per poterte contemplare.

      Contemplando te, solazo,--pargli tutto 'l mondo laccio,
    regemento fa de pazo--a chi non sa el suo affare.

      Tu se' amor de cortesia,--en te non  villania,
    dmmete, amor, vita mia,--non me far tanto aspettare.




LXXXVII

DE L'AMOR DIVINO LA MISURA DEL QUALE  INCOGNITA


      Amor che ami tanto,--ch'io non so dir lo quanto
    del como esmesurato!

      La mesura se lamenta--del como esmesurato,
    sua ragion vole a distenta--parli l'amor tribulato;
    la smesuranza s' levata,--messo ha el freno a la mesura,
    non faccia sommergetura,--ch non sera pi comportato.

      Lo sapor de sapienza--l'affetto s ha sotterrato,
    lo lume de intelligenza--udite tratto c'ha pensato:
    l'affetto s ha pigliato--ed hallo messo en pregione,
    sottomesso a la ragione,--loco l'ha terrafinato.

      L'affetto, poi ch' en pregione,--piange con gran desianza;
    nullo conslo se vol dare--de la preterita offensanza,
    de chi gli ha tolta la speranza--poi la comenza a biastemare,
    e non se vol consolare--s sta en s contaminato.

      O amor contaminato,--tutto pieno de furore,
    d'onne tempo hai mormorato,--ne entrato en possessore;
    la iustizia ch' assessore,--s t'ha preso a condennare,
    d'onne officio te privare,--ch non sai far bon iudicato.

      La iustizia s  presa--da lo senno del sapere,
    una ragion gli  commessa--che non degia preterire,
    la scienzia far tacere--ed onne atto alienare,
    e le virtute esaltare,--se non sera excomunicato.

      O amor ch'i tempestoso,--ch'en te non fai recetto,
    tte sottratto el prestato,--conquassato sta l'aspetto;
    ma el desio del diletto--abracciato ha el disiare,
    con lo vile en s vilare--non vederse en s vilato.

      O audito senza audito,--che en te non hai clamore,
    entelletto senza viso--hai anegato onne valore;
    non hai en te possessore,--da altri non i posseduto,
    onne atto s t' renduto,--s sta l'amore affissato.

      L'odorato t' renduto,--non sai dir que  delettare,
    lo sapore  fatto muto,--non sai dir pi que  gustare;
    lo silenzio ce appare,--ch gli  tolto onne lenguaio;
    allor par gi quietaio,--vive en s ben roborato.

      Tutti gli atti vecchi e novi--en un nichilo son fondate,
    son formati senza forma,--non han termen n quantitate,
    uniti con la veritate;--coronato sta l'affetto,
    quietato lo 'ntelletto,--nell'amore trasformato.




LXXXVIII

COMO IN L'OMO PERFETTO SONO FIGURATE LE TRE IERARCHIE CON LI NOVI CORI
DE ANGELI


      L'omo che pu la sua lengua domare,
    grande me pare che agia signoria;
    ch raro parlamento pu l'om fare
    che de peccar non agia alcuna via;
    agiome pensato de parlare,
    reprendomi, ch faccio gran folla;
    ca senno en me non sento n affare
    a far devere grande diceria;
    ma lo volere sforza el ragionare
    preso ha lo freno e tiello en sua bala.

      Per me sera meglio lo tacere,
    ma veggio ch'io non lo posso ben fare;
    per parlo e dico el mio parere
    ed a correzione ne voglio stare;
    pregove tutti che vi sia en piacere
    de volere lo mio ditto ascoltare,
    e recurriamo a Dio en cui  'l sapere
    che l'asina de Balaam fece parlare,
    ch'ello me dia alcuna cosa dire
    che sia sua laude e a noi possa giovare.

      Pareme che l'omo sia creato
    a la imagine di Dio e semiglianza;
    lo paradiso pareme ordinato
    de nove orden d'angeli en ordenanza;
    en tre ierarchie  el loro stato
    de quella beatissima adunanza,
    or facciamo che l'uomo sia en stato
    che truove en s quella concordanza;
    e pareme d'averlo retrovato,
    se io non fallo nella mia cuitanza.

      Tre ierarchie ha l'omo perfetto:
    la prima si  ben encomenzare;
    lo secondo stato  pi eletto
    ch'en megliorar fa l'om perseverare;
    ottimo lo terzo sopra eletto,
    omo che consuma en ben finare;
    non se ne trov ancor decetto
    chi con questi tre volse albergare,
    molto me ne trovo en gran defetto
    ch io al primo ancor non volse entrare.

      Aggiome veduto e ben pensato
    che l'uom perfetto a l'arbor se figura,
    che, quanto pi profondo  radicato,
    tanto  pi forte ad onne rea fortura;
    de vil corteccia veggiolo amantato,
    conservace l'umore e la natura,
    de rami, foglie e frutto  adornato
    lavora d'onne tempo senza mura;
    da poi che 'l frutto hacce appicciato,
    conservalo, nutrica e poi el matura.

      La fossa dove questo arbor se planta
    parme la profonda umilitate;
    ch se la radicina loco achianta,
    engrossace ad trar l'umiditate,
    e fa l'arbor crescere ed enalta,
    non teme freddo n nulla siccitate;
    standoce gli ucelli, loco canta,
    esbernace con grande suavitate,
    nascondece lo nido e s l'amanta,
    che non se veggia a sua contrarietate.

      Lo ceppo che la radice s divide
    pareme la fede che  formata,
    e le radice dodece ce vide,
    gli articoli con essa congregata;
    se ensemora non gli tien, la conquide
    deguasta l'arbor tutta conquassata,
    se ensemora l'abracci, s te ride,
    alltate nella buona contrata,
    e cmpate dal loco o' s'allide
    quilli che la tengono viliata.

      Lo stipite ch'en alto se depone
    pareme l'altissima speranza,
    divide da la terra tua magione,
    condcetela en ciel la vicinanza;
    se loco ce demori onne stagione
    gaudio ce trovi en abundanza;
    cerchi la citade per regione,
    cantasi lo canto de alegranza,
    prete lo mondo una pregione,
    videlo pieno de grande fallanza.

      L 've gli rami hanno nascimento
    pareme che sia la caritate;
    la prima ierarchia  'l comenzamento,
    tre rami ce trovi en unitate;
    destenguese per bello ordenamento
    ciascuna en sua proprietate;
    grande trovi en loro comenzamento
    pensando nella loro varietate,
    l'uno senza l'altro  sviamento
    e non verria a compta veritate.

      Lo primo ramo d'esto encomenzare,
    lo qual al primo orden se figura,
    angeli s audimo nominare,
    s come n'amaestra la Scrittura;
    angelo se vole enterpretare
    messo nobilissimo en natura,
    messo che ne l'alma pi trovare;
    paiome gli pensier senza fallura,
    lo Spirito santo halli ad inspirare
    che nullo gli p aver per sua fattura.

      Poi che se' stato assai nello pensiere,
    che de lo star con Dio hai costumanza,
    lo diletto mttete a vedere
    gli ben c'hai recevuti en abundanza,
    e chi se' tu per cui volse morire,
    che rotta gli hai la fede e la lianza,
    e che esso Signor volse soffrire
    da me peccatore tanta offensanza;
    de vergogna vogliomene vestire,
    non trovo loco ne la mia cuitanza.

      De lo pensiere nasce un desio,
    che el secondo ramo puoi appellare;
    arcangeli figura, como creio,
    che summi messi puoti enterpretare;
    de pianger non trovo unqua remeio,
    enfiase lo core a suspirare,
    ed ov' 'l mio Signor ch'io non lo veio?
    derrata so ch'el volse comperare;
    respondemi, Signor, c'altro non cheio;
    desidero morir per te amare.

      La lezione damme una ensegna
    ca, se voglio trovar lo mio Signore,
    ad opera compta opo  ch'io vegna,
    se vol che viva e cresca lo suo amore;
    lo terzo ramo mostrame ed assegna
    nome de virtute per dottore;
    chi questo ramo prende, bene aregna,
    albergalo con l'altro emperadore,
    e de viver prende una convegna
    che sempre va crescendo per fervore.

      La seconda ierarchia, co a me pare,
    che en tre distinzione  ordinata,
    che nella prima non puoi dimorare;
    se con questa non fai tua giornata,
    con l'impedimenti opo t' pugnare;
    se vol che vada en pace la contrata,
    li cinque sensi opo t' domare
    che la morte al core hanno ministrata;
    dominazione si pu appellare
    questa signoria cus beata.

      Lo secondo ramo  principato,
    en elle creature ordinamento,
    che ci che vede ed ode ed ha pensato,
    ciascuna rieca suo consolamento,
    laudando lo Signor che l'ha creato
    per sua pietate e piacemento;
    ciascuna conserva lo suo stato,
    reprndete c'hai fatto fallimento,
    consrvate lo core en uno stato
    che sempre de Dio trovi pascimento.

      Le vizia, che stanno a la nascosta,
    ciascuno se briga de aiutare,
    de non lassar l'albergo fanno rosta,
    ciascuno se briga de esforzare;
    l'orden de le potest se cci acosta,
    tutte le virtude fa congregare:
    la battaglia dura s s' mosta
    l'una contro l'altra a preliare;
    le vizia s fugono la iosta,
    lassan lo campo e brigan de mucciare.

      L'umilitate la superbia vide,
    d'un alto monte s l'ha tralipata;
    la envidia, vedendo, s se allide,
    la caritade l'arde ed ha brusata;
    e l'ira, ci sentendo, s se occide,
    la mansuetude s l'ha strangulata;
    l'accidia, che unqua mai non ride,
    iustizia l'ha troppo ben frustata;
    avarizia, c'ha morti li suoi rede,
    la pietate s l'ha scorticata.

      Lussuria s sta molto adornata,
    pensa per sua belleza de campare;
    ma la castitate l'ha accorata,
    molto dura morte gli fa fare;
    ed en un pilo s l'ha sotterrata,
    e loco agli vermi fala devorare;
    la gola s n' molto empaurata,
    discrezione volese amantare;
    ma la temperanza l'ha pigliata,
    tienla en pregione e flase enfrenare.

      Poi che le virtute hanno venciuto,
    ordenano d'aver la signoria;
    lo terzo stato claman per aiuto,
    ch, senza lui, prendon mala via;
    cercano la Scrittura, han envenuto
    o' lo Signor de riposar desia,
    concordia s hanno conceputo,
    ch'en trono de lo 'mperio segga dia;
    el per elezione l'hanno elegiuto
    che rega e tenga tutta la baila.

      Le virtute fanno petizione
    a la signoria que deggian fare,
    ch ciascuna vol la sua ragione,
    ed estatuto vogliono ordenare;
    de la concordia trovan la magione,
    l 'v'ella co lloro deggia reposare,
    e discordia mettono en pregione,
    che onne ben faceva deguastare;
    ed onne tempo vogliono ragione
    e nullo feriato voglion fare.

      Concordia non pu bene regnare,
    se de sapere non ha condimento;
    lo secondo ramo fonno clamare
    che de sapere ha l'amaestramento;
    cherubini vogliono abracciare,
    contemplando el Signor per vedemento,
    ed en sua scola voglion demorare,
    che da lui recevan lo convento;
    lo 'ntelletto volsece apicciare,
    ch de legere ha forte entendemento.

      Ch, quanto pi el sapere va crescendo,
    tanto pi trova en Dio la smesuranza;
    lo 'ntendemento vasse devencendo,
    anegalo en profondo per usanza
    l'ordene serafico, apparendo
    nello 'nfocato viver per amanza;
    questo defetto vsecce ademplendo,
    abraccian lo Signor per desianza
    e cus sempremai lo va tenendo,
    en ci la caritate ha consumanza.

      Or preghiamo lo Signore potente
    che per sua bontade e cortesia
    esso dirizi s la nostra mente,
    che sempre tengam la diritta via;
    s ch'en futuro non siam perdente
    d'aver en cielo la sua compagnia;
    molto se porr tener dolente
    chi nello 'nferno fatt'ha albergaria,
    ch sempre viver en fuoco ardente;
    campene noi la Vergene Maria. Amen.




LXXXIX

ARBORE DELL'AMORE DIVINO


      Un arbore  da Dio plantato--lo qual amor  nominato.

      --O tu, omo, che c'i salito,--dimme en que forma i tu gito,
    perch 'l viagio me sia aprito,--ch sto en terra otenebrato.

      --Se 'l te dico, poco vento--mo m'encasca, s sto lento!
    ancora non agio vento,--'nante so molto tempestato.

      --Gi non  tua questa storia--'nante  a Dio tutta gloria;
    non me trovo en mia memoria--che tu per arte l'aggi acquistato.

      Se 'l me dice, mo p avenire--che mo me fai de loto uscire,
    se per te vengo a Dio servire--a Dio m'averai guadagnato.

      --A laude de Dio lo te dico--e per avermete ad amico:
    empaurato dal Nemico,--fui a questo arbore menato.

      Con la mente ci aguardai,--e de salir m'enfiammai,
    fui da pede ed io 'l mirai--ch'era tanto smesurato.

      Li rami erano en tanta altura,--non ne posso dir mesura;
    lo pedale en dirittura--era tutto desnodato.

      Da nulla parte non vedea--co salire ce potea,
    se non da un ramo che pendea--ch'era a terra repiegato.

      Questo era un rametello--ch'era molto poverello,
    umilitate era segello--de questo ramo desprezato.

      Advime per salire,--fme ditto:--Non venire,
    se non te brighi de partire--da onne mortal peccato.--

      Venneme contrizione,--lavaime con confessione,
    e feci satisfazione,--co da Dio me fo donato.

      Al salire retornando,--e nel mio cor ga pensando
    e ga molto dubitando--del salir afatigato.

      Pregai Dio devotamente--ch'al salir me fos iuvente,
    ca, senza lui, non  niente--de tutto quel ch'avea pensato.

      Da ciel me venne una vuce--e disse:--Sgnate con cruce,
    e piglia el ramo de la luce--lo qual a Dio  molto a grato.--

      Con la croce me signai,--e lo ramo s pigliai,
    tutto lo core ci afittai--s ch'en alto fui levato.

      Poi, levato en tanta altura,--trovai amor de dirittura,
    lo qual me tolse onne paura--onde el mio cor era tentato.

      Encontenente ch'io fui gionto,--non me lass figer ponto
    de far sopra me un gionto--en un ramo sopra me plantato.

      Poi ch'en quel ramo fui salito,--che da man ritta era insto,
    de suspiri fui ferito,--luce de lo sponso dato.

      Da l'altra parte volse 'l viso--e ne l'altro ramo fui affiso,
    e l'amor me fece riso--per che m'avea s mutato.

      Ed io, sopra me guardanno,--doi rami ce vidde entanno,
    l'uno ha nome perseveranno,--l'altro amor continuato.

      Salendo su cresi posare,--l'amor non me lass finare,
    de sopra me fme guardare--en un ramo sopra me fermato.

      Salendo su s resedea,--le poma scritte ce pendea,
    le lacrime ch'amor facea,--ch lo sponso gli era s celato.

      Da l'altra parte volse 'l core--vidde el ramo de l'ardore,
    passando l'ha sentito amore--che m'avea s rescaldato.

      Stando loco non finava,--l'amor molto m'encalzava,
    de menar me l 've stava--en un ramo sopra me esaltato.

      Poi ch'en quel ramo me alzasse,--scritto era ch'io me odiasse,
    perch tutto amor portasse--a quel Signor che m'ha creato.

      Al ramo da l'altra parte--trasseme amor per arte
    a lo contemplar che sparte--lo cor d'onne amaricato.

      A lo ramo de pi alteza--s fui tratto con lebeza,
    o' languisce en alegreza--sentendo d'amor con odorato.

      Da l'altra parte pusi mente,--vidi ramo ante me piacente,
    passando l'ardor pongnente--ferendo al cor l'ha stemperato.

      Stemperato de tal foco,--lo mio cor non avea loco,
    fui furato a poco a poco--en el ramo sopra me fidato.

      Tanto d'amor fui ferito,--ch'en quel ramo fui rapito
    o' lo mio sponso fo apparito--e con lui fui abracciato.

      En me medesmo venni mino,--menato en quel ramo divino,
    tanto viddi cosa en pino,--che lo cor ce fo anegato.

      A le laude del Signore--ditto t'aggio el suo tenore;
    se vol salire, or pone 'l core--a tutto quel ch'agio parlato.

      En el arbor de contemplare--chi voi salir, non d' posare,
    pensier, parole e fatti fare--ed ita sempre esercitare[3].


NOTE:

    [3] Agionto en alcuni libri:

          Non  dato a creatura--salir ultra sta misura,
        la Trinit sola  for misura,--lo sommo inaccessibil chiamato.

          Tredece ramora con li frutti,--de sette gradora produtti,
        se gli potrai salir tutti,--serai en perfetto stato.

    (Nota del Bonaccorsi).




XC

COMO L'ANIMA SE LAMENTA CON DIO DE LA CARIT SUPERARDENTE IN LEI INFUSA


      Amor de caritate,--perch m'hai s ferito?
    lo cor tutt'ho partito--ed arde per amore.

      Arde ed incende, nullo trova loco,
    non pu fugir per ched  legato,
    s se consuma como cera a foco;
    vivendo more, languisce stemperato,
    demanda de poter fugire um poco,
    ed en fornace trvase locato;
    oim, do' so menato?--A s forte languire?
    Vivendo s,  morire,--tanto monta l'ardore!

      'Nante che el provasse, demandava
    amare Cristo, credendo dolzura;
    en pace de dolceza star pensava,
    for d'ogni pena possedendo altura;
    pruovo tormento qual non me cuitava,
    che 'l cor se me fendesse per calura;
    non posso dar figura--de que veggio sembianza,
    ch moio en delettanza--e vivo senza core.

      Aggio perduto el core e senno tutto,
    voglia e piacere e tutto sentimento,
    onne belleza me par loto brutto,
    delize con riccheze perdimento;
    un arbore d'amor con grande frutto,
    en cor piantato, me d pascimento,
    che fe' tal mutamento--en me senza demora,
    gettando tutto fra,--voglia, senno e vigore.

      Per comperar amor tutto aggio dato,
    lo mondo e mene, tutto per baratto;
    se tutto fosse mio quel ch' creato,
    daralo per amor senza onne patto;
    e trovome d'amor quasi engannato,
    ch, tutto dato, non so dove so tratto;
    per amor so desfatto,--pazo s so tenuto;
    ma, perch so venduto,--de me non ho valore.

      Credeame la gente revocare,
    amici che me fuoro, d'esta via;
    ma chi  dato pi non se pu dare,
    n servo far che fugga signoria;
    prima la pietra porrase amollare
    ch'amor che me tien en sua baila:
    tutta la voglia mia--d'amor s  enfocata,
    unita, trasformata:--chi toller l'amore?

      Fuoco n ferro non li pu partire,
    non se divide cosa tanto unita;
    pena n morte gi non pu salire
    a quella alteza dove sta rapita;
    sotto s vede tutte cose gire
    ed essa sopra tutte sta gradita;
    alma, co se' salita--a posseder tal bene?
    Cristo, da cui te vene,--abraccial con dolzore.

      Gi non posso vedere creatura,
    al Creatore grida tutta mente;
    cielo n terra non me d dolzura,
    per Cristo amore tutto m' fetente;
    luce de sole s me pare oscura,
    vedendo quella faccia resplendente,
    cherubin son niente,--belli per ensegnare,
    serafin per amare,--chi vede lo Signore.

      Nullo donqua ormai pi me reprenda
    se tale amore me fa pazo gire,
    gi non  core che pi se defenda
    d'amor s preso che possa fugire;
    pensi ciascuno co el cor non se fenda,
    cotal fornace co possa patire;
    s'io potesse envenire--alma che m'entendesse
    e de me cordoglio avesse,--ch se strugge lo core!

      Ch cielo e terra grida e sempre chiama,
    e tutte cose ch'io s deggia amare;
    ciascuna dice con tutto cuor:--Ama
    l'amor c'ha fatto briga d'abracciare;
    ch quello amore, per che te abrama,
    tutti noi ha fatti per ad s trare;
    veggio tanto arversare--bontade e cortesia
    de quella luce pia--che se spande de fuore.--

      Amare voglio pi, se pi potesse,
    ma, co pi ami, lo cor gi non trova;
    pi che me dare con ci cche volesse
    non posso, questo  certo senza prova;
    tutto l'ho dato perch possedesse
    quel amador che tanto me renova;
    belleza antiqua e nova,--da poi che t'ho trovata,
    o luce smesurata--de s dolce splendore!

      Vedendo tal belleza, s so tratto
    de for de me, non so dove portato;
    lo cor se strugge como cera sfatto,
    de Cristo se retrova figurato;
    gi non si trova mai s gran baratto:
    vestirse Cristo, tutto s spogliato;
    lo cor s trasformato--amor grida che sente,
    anegace la mente,--tanto sente dolzore!

      Ligata s la mente con dolceza,
    tutta se destende ad abracciare;
    e, quanto pi reguarda la belleza
    de Cristo, fuor de s pi fa gettare
    en Cristo tutta possa con riccheza;
    de s memoria nulla pu servare,
    ormai a s pi dare--voglia nulla n cura,
    n pu perder valura--de s onne sentore.

      En Cristo trasformata, quasi  Cristo;
    con Dio gionta tutta sta divina;
    sopr'onne altura  s grande acquisto
    de Cristo e tutto lo suo star regina;
    or donqua co potesse star pi tristo
    de colpa demandando medicina
    nulla c' pi sentina;--dove trovi peccato,
    lo vecchio m' mozato,--purgato onne fetore.

      En Cristo  nata nova creatura,
    spogliato lo vechio, om fatto novello;
    ma tanto l'amor monta con ardura,
    lo cor par che se fenda con coltello,
    mente con senno tolle tal calura,
    Cristo me tra' tutto, tanto  bello!
    Abracciome con ello--e per amor s chiamo:
    --Amor, cui tanto bramo,--famme morir d'amore!--

      Per te, amor, consumome languendo,
    e vo stridendo per te abracciare;
    quando te parti, s moio vivendo,
    sospiro e piango per te retrovare;
    e, retornando, el cor se va stendendo,
    ch'en te se possa tutto trasformare;
    donqua, pi non tardare:--Amor, or me soviene,
    ligato s me tiene,--consumame lo core!

      Resguarda, dolce amor, la pena mia!
    tanto calore non posso patire;
    l'amor m'ha preso, non so do' me sia,
    que faccio o dico non posso sentire;
    como stordito s vo per la via,
    spesso trangoscio per forte languire;
    non so co sofferire--possa tal tormento,
    emper non me sento--che m'ha secco lo core.

      Cor m' furato, non posso vedere
    que deggia fare o que spesso faccia;
    e, chi me vede, dice che vol sapere
    amor senza atto se a te, Cristo, piaccia;
    se non te piace, que posso valere?
    de tal mesura la mente m'alaccia
    l'amor che s m'abraccia,--tolleme lo parlare,
    volere ed operare,--perdo tutto sentore.

      Sappi parlare, ora so fatto muto;
    vedea, m so cieco deventato;
    s grande abisso non fo mai veduto:
    tacendo parlo, fugo e so legato,
    scendendo salgo, tengo e so tenuto,
    de fuor so dentro, caccio e so cacciato;
    amor esmesurato,--perch me fai empazire,
    en fornace morire--de s forte calore?

      Ordena questo amore, tu che m'ami,
    non  virtute senza ordene trovata,
    poich trovare tanto tu m'abrami,
    ca mente con virtute  renovata
    a me amare, voglio che tu chiami
    la caritate qual sia ordenata;
    arbore s  provata--per l'ordene del frutto
    el quale demostra tutto--de onne cosa el valore.

      --Tutte le cose qual aggio ordenate
    s so fatte con numero e mesura,
    ed al lor fine son tutte ordenate
    conservanse per orden tal valura,
    e molto pi ancora caritate
    s  ordenata nella sua natura.
    Donqua co per calura,--alma, tu se' empazita?
    For d'orden tu se' uscita,--non t' freno el fervore.

      --Cristo, che lo core s m'hai furato,
    dici che ad amor ordini la mente,
    come da poi ch'en te s so mutato
    de me remasta, fusse convenente?
    S com' ferro ch' tutto enfocato,
    aurora da sole fatta relucente,
    de lor forma perdente--son per altra figura,
    cus la mente pura--de te  vestita, amore.

      Ma, da che perde la sua qualitate,
    non pu la cosa da s operare;
    como formata s ha potestate,
    opera con frutto s puote fare;
    donqua si  transformata en veritate
    en te sol, Cristo, che se' dolce amare;
    a te si pu imputare--non a me quel che faccio;
    per, se non te piaccio,--tu a te non piaci, amore.

      Questo ben sacci che, s'io so empazito,
    tu, somma sapienzia, s el m'hai fatto;
    e questo fo da che io fui ferito
    e quando con l'amor feci baratto,
    che, me spogliando, fui de te vestito,
    ad nova vita non so co fui tratto;
    de me tutto desfatto--or so per amor forte,
    rotte si son le porte--e giaccio teco, amore.

      Ad tal fornace perch me menavi,
    se volevi ch'io fossi en temperanza?
    Quando s smesurato me te davi,
    tollevi da me tutta mesuranza;
    poi che picciolello me bastavi,
    tenerte grande non aggio possanza;
    onde, se c' fallanza,--amor, tua , non mia,
    per che questa via--tu la facesti, amore.

      Tu da l'amore non te defendesti,
    de cielo en terra fecete venire;
    amore, ad tal basseza descendesti
    co omo despetto per lo mondo gire;
    casa n terra gi non ce volesti,
    tal povertate per noi arricchire
    la vita e nel morire--mostrasti per certanza
    amor de smesuranza--ch'ardea nello core.

      Como per lo mondo spesso andavi,
    l'amor s te menava co venduto;
    en tutte cose, amor, sempre mostravi
    de te quasi niente perceputo,
    che stando nello tempio s gridavi:
    --Ad bever venga chi ha sostenuto,
    sete d'amor ha 'vuto,--ch gli dir donato
    amore smesurato--qual pasce con dolzore.--

      Tu, sapienzia, non te contenesti
    che l'amor tuo spesso non versasse,
    d'amor non de carne tua nascesti,
    umanato amor che ne salvasse;
    per abracciarne en croce tu salesti,
    e credo che perci tu non parlasse,
    n te amor scusasse--davanti da Pilato
    per compier tal mercato--en croce de l'amore.

      La sapienza, veggio, se celava,
    solo l'amore se potea vedere;
    e la potenza gi non se mostrava,
    che era la virtute en dispiacere;
    grande era quel amor che se versava,
    altro che amor non potendo avere,
    n l'uso nel volere,--amor sempre legando
    en croce ed abracciando--l'omo con tanto amore.

      Donqua, Ies, s'io so s enamorato,
    enebriato per s gran dolceza,
    ch me reprendi s'io vo empazato,
    ed onne senno perdo con forteza?
    Poi che l'amore te s ha legato,
    quasi privato d'ogne tua grandeza,
    co sera mai forteza--en me di contradire,
    ch'io non voglia empazire--per abracciarte, amore?

      Ch quel amore che me fa empazire
    a te par che tollesse sapienza,
    e quel amor che s me fa languire,
    a te per me s tolse la potenza;
    non voglio ormai n posso sofferire,
    d'amor so preso, non faccio retenza,
    daramme la sentenza--che io d'amor sia morto,
    gi non voglio conforto--se non morire, amore.

      Amore, amore che s m'hai ferito,
    altro che amore non posso gridare;
    amore, amore, teco so unito,
    altro non posso che te abracciare;
    amore, amore, forte m'hai rapito,
    lo cor sempre se spande per amare;
    per te voglio pasmare,--amor, ch'io teco sia,
    amor, per cortesia,--famme morir d'amore.

      Amor, amor, Ies, so gionto a porto,
    amor, amor, Ies, tu m'hai menato;
    amor, amor, Ies, damme conforto,
    amor, amor, Ies, s m'hai enflammato;
    amor, amor, Ies, pensa lo porto,
    fammete star, amor, sempre abracciato,
    con teco trasformato--en vera caritate,
    en somma veritate--de trasformato amore.

      Amor, amore grida tutto 'l mondo,
    amor, amore, onne cosa clama;
    amore, amore, tanto se' profondo,
    chi pi t'abraccia sempre pi t'abrama.
    Amor, amor tu se' cerchio rotondo,
    con tutto 'l cor chi c'entra sempre t'ama,
    ch tu se' stame e trama--chi t'ama per vestire,
    cus dolce sentire,--che sempre grida amore.

      Amore, amore, tanto tu me fai,
    amor, amore, nol posso patire;
    amor, amore, tanto me te di,
    amor, amore, ben credo morire;
    amor, amore, tanto preso m'hai,
    amor, amor, famme en te transire;
    amor, dolce languire,--amor mio desioso,
    amor mio delettoso,--anegame en amore.

      Amor, amor, lo cor s me se speza,
    amor, amore, tal sento ferita;
    amor, amor, tramme la tua belleza,
    amor, amor, per te s so rapita;
    amor, amore, vivere despreza,
    amor, amor, l'alma teco  unita;
    amor, tu se' sua vita:--gi non se pu partire;
    perch lo fai languire--tanto stregnendo, amore?

      Amor, amor, Ies desideroso,
    amor, voglio morire te abracciando;
    amor, amor, Ies, dolce mio sposo,
    amor, amor, la morte t'ademando;
    amor, amor, Ies s delettoso,
    tu me t'arendi en te transformando,
    pensa ch'io vo pasmando,--Amor, non so o' me sia,
    Ies, speranza mia,--abissame en amore.




XCI

COME L'ANIMA PER SANTA NICHILIT E CARIT PERVIENE A STATO INCOGNITO ED
INDICIBILE


      Sopr'onne lengua amore,--bont senza figura,
    lume fuor de mesura--resplende nel mio core.

      Averte conosciuto--credea per entelletto,
    gustato per affetto--viso per simiglianza.
    Te credendo tenuto--averte s perfetto
    provat'ho quel diletto,--amor d'esmesuranza.
    Or, parme, fo fallanza,--non se' quel che credea,
    tenendo non avea--vert senza errore.

      O infigurabil luce,--chi te pu figurare,
    ch volesti abitare--en la scura tenebra?
    Tuo lume non conduce--chi te veder gli pare
    potere mesurare--de te quel che sia.
    Notte veggio ch' dia,--virtute non se trova,
    non sa de te dar prova--chi vede quel splendore.

      Virtute perde l'atto--da poi che giogne a porto,
    e tutto vede torto--quel che dritto pensava.
    Trova novo baratto--dove lume  aramorto,
    novo stato gli  porto--de quel non procacciava;
    e quel che non amava--e tutto ha perduto
    quel ch'avea posseduto--per caro suo valore.

      Se l'atto de la mente-- tutto consopito,
    en Dio stando rapito,--ch'en s non se retrova,
    de s reman perdente--posto nello 'nfinito,
    ammira co c' gito,--non sa como se mova.
    Tutto s se renova,--tratto fuor de suo stato,
    en quello smesurato--dove s'anega l'amore.

      En mezo de sto mare--essendo s abissato,
    gi non ce trova lato--onde ne possa uscire.
    De s non pu pensare--n dir como  formato,
    per che, trasformato,--altro s ha vestire.
    Tutto lo suo sentire--en ben s va notando,
    belleza contemplando--la qual non ha colore.

      De tutto prende sorte,--tanto ha per unione
    de trasformazione,--che dice:--Tutto  mio.--
    Aperte son le porte--fatta ha coniunzione,
    ed  en possessione--de tutto quel de Dio.
    Sente que non sento,--que non cognove vede,
    possede que non crede,--gusta senza sapere.

      Per c'ha s perduto--tutto senza misura,
    possed quel'altura--de summa smesuranza.
    Perch non ha tenuto--en s altra mistura,
    quel ben senza figura--receve en abondanza.
    Questa  tal trasformanza,--perdendo e possedendo,
    gi non andar chirendo--trovarne parladore.

      Perder sempre e tenere,--amare e delettare,
    mirare e contemplare,--questo reman en atto.
    Per certo possedere--ed en quel ben notare,
    en esso reposare--ove se vede tratto.
    Questo  un tal baratto,--atto de caritate,
    lume de veritate--che remane en vigore.

      Altro atto non ci ha loco,--l su gi non s'apressa,
    quel ch'era s se cessa--en mente che cercava.
    Calor, amor de fuoco,--n pena non c' admessa,
    tal luce non  essa--qual prima se pensava.
    Quel con que procacciava--bisogno  che lo lassi,
    a cose nve passi--sopr'onne suo sentore.

      Luce gli pare oscura--qual prima resplendea,
    que virtute credea,--retrova gran defetto.
    Gi non pu dar figura--como emprima facea,
    quando parlar solea--cercar per entelletto.
    En quello ben perfetto--non c' tal simiglianza,
    qual prese per certanza--e non  possessore.

      Emprima che sie gionto--pensa che  tenebra,
    que pensi che sia dia,--que luce oscuritate.
    Se non i en questo ponto--che niente en te non sia,
    tutto s  falsa,--que te par veritate.
    E non  caritate--en te ancora pura,
    mentre de te hai cura,--pnsete far vittore.

      Se vai figurando--imagine per vedere
    e per sapor sapere--que  lo smesurato,
    credi poter cercando--enfinito potere,
    s come  possedere,--molto parmi engannato.
    Non  que hai pensato,--que credi per certanza,
    gi non se' simiglianza--de lui senza fallore.

      Donqua te lassa trare--quando esso te toccasse,
    se forsa te menasse--a veder sua veritate.
    E de te non pensare,--non val che procacciassi
    che lui tu retrovassi--con tua vanitate.
    Ama tranquillitate--sopra atto e sentimento,
    retrova en perdimento--de te el suo valore.

      En quello che gli piace--te ponere, te piaccia,
    perch non val procaccia--quando te afforzassi.
    En te s aggi pace,--abraccial se t'abraccia,
    se nol fa, ben te piaccia,--guarda non te curassi.
    Se como di amassi,--sempre sere contento,
    portando tal talento--luce senza timore.

      Sai che non puoi avere--se non quello che vol dare,
    e quando nol vol fare,--gi non hai signoria.
    N non puoi possedere--quel c'hai per afforzare,
    se nol vuol conservare--sua dolce cortesia.
    Perch tutta tua via--s fuor de te  posta,
    ch'en te non  reposta,--ma tutta  nel Signore.

      Donqua se l'hai trovato,--cognosci en veritate
    che non hai potestate--alcun ben envenire.
    Lo ben che t' donato--fal quella caritate
    che per tua primitate--non se pu prevenire.
    Tutto lo tuo desire--donqua sia collocato
    en quello smesurato--d'ogne ben donatore.

      De te gi non volere--se none que vuol esso,
    perdere tutto te stesso--en esso trasformato.
    En tutti i suoi piaceri--sempre te trova messo,
    vestito sempre d'esso,--de te tutto privato.
    Per che questo stato--onne virtute passa,
    ch te Cristo non lassa--cader mai en fetore.

      Da poi che tu non ami--te, ma quella bontate,
    cerca per veritate--ch'una cosa se' fatto.
    Bisogno  che te reami--s con sua caritate,
    en tanta unitate--en esso tu sie attratto.
    Questo si  baratto--de tanta unione,
    nulla divisione--p far doi d'un core.

      Se tutto gli t'i dato--de te non servando,
    non te, ma lui amando--gi non te pu lassare.
    Quel ben che t' donato,--en s te commutando,
    lasser s lassando--en colpa te cascare.
    Donqua co s lassare--gi non pu quella luce,
    s te, lo qual conduce--per s unito amore.

      O alta veritate--cui  la signoria,
    tu se' termine e via--a chi t'ha ben trovato.
    Dolce tranquillitate--de tanta magiora,
    cosa nulla che sia--pu variar tuo stato;
    per che  collocato--en luce de fermeza,
    passando per laideza--non perde el suo candore.

      Monda sempre permane--mente che te possede,
    per colpa non se lede,--ch non se pu salire.
    En tanta alteza stane--ed en pace resede,
    mondo con vizio vede--sotto s tutto gire.
    Virtute non ha sentire,--n carit fervente,
    de stato s possente--gi non possede onore.

      La guerra  terminata,--de le virt battaglia,
    de la mente travaglia,--cosa nulla contende.
    La mente  renovata,--vestita a tal entaglia,
    de tal ferro  la maglia,--feruta no l'offende.
    Al lume sempre intende--nulla vuol pi figura,
    per che questa altura--non chiede lume de fuore.

      Sopra lo fermamento--lo qual s  stellato
    d'ogne virtute ornato--e sopre al cristallino
    ha fatto salimento,--puritate ha passato,
    terzo ciel ha trovato,--ardor de serafino.
    Lume tanto divino--non se pu maculare
    n per colpa abassare--n en s sentir fetore.

      Onne fede s cessa,--ch gli  dato vedere
    speranza, per tenere--colui che procacciava.
    Desiderio non s'apressa--n forza de volere,
    temor de permanere--ha pi che non amava.
    Veder ci che pensava--tutto era cechitate,
    fame de tempestate,--simiglianza d'errore.

      En quello cielo empiro--s alto  quel che trova,
    che non ne pu dar prova--n con lengua narrare.
    E molto pi m'amiro--como s se renova
    en fermeza s nova,--che non pu figurare.
    E gi non pu errare,--cadere en tenebra,
    la notte  fatta dia,--defetto grande amore.

      Como aere d luce,--se esso lume  fatto,
    como cera desfatto--a gran foco mostrata,
    en tanto s reluce--ad quello lume tratto,
    tutto perde suo atto,--volontate  passata.
    La forma che gli  data--tanto s l'ha absorto,
    che vive stando morto,-- vinto ed  vittore.

      Non gir chirendo en mare--vino se 'l ce mettessi,
    che trovar lo potessi--che 'l mar l'ha recevuto;
    e che 'l possi preservare--e pensar che restesse
    ed en s remanesse--par che non fosse suto.
    L'amor s l'ha bevuto,--la verit mutato,
    lo suo  barattato,--de s non ha vigore.

      Volendo gi non vole,--ch non ha suo volere,
    e gi non pu volere--se non questa belleza.
    Non demanda co suole,--non vuole possedere,
    ha s dolce tenere,--nulla c' sua forteza.
    Questa s somma alteza--en nichilo  fondata,
    nichilata, formata,--messa nello Signore.

      Alta nichilitate,--tuo atto  tanto forte,
    che apre tutte le porte,--entra nello 'nfinito.
    Tua  la veritate--e nulla teme morte,
    dirize cose torte,--oscuro fai chiarito.
    Tanto fai core unita--en divina amistanza,
    non c' dissimiglianza--de contradir chi ha amore.

      Tanta  tua sutiglieza,--che onne cosa s passi,
    e sotto te s lassi--defetto remanere.
    Con tanta legereza--a la veritate passi,
    che gi non te rabassi---po' te colpa vedere.
    Sempre tu fai gaudere,--tanto se' concordata,
    e, verit portata,--nullo senti dolore.

      Piacere e dispiacere--fuor da te l'hai gettato,
    en Dio se' collocato--piacer ci che gli piace.
    Volere e non volere--en te si  anegato,
    desiderio remortato,--per hai sempre pace.
    Questa  tal fornace--che purga e non incende,
    a la qual non se defende--n freddo n calore.

      Merito non procacci,--ma merito sempre trovi,
    lume con doni nuovi--gli quali non ademandi.
    Se prendi, tanto abracci--che non te ne removi
    e gioie sempre trovi--ove tutta despandi.
    Tu curri, se non andi,--sali, co pi descendi,
    quanto pi di, s prendi,--possedi el Creatore.

      Possedi posseduta,--en tanta unione
    non c' divisione--che te da lui retragga.
    Tu bevi e se' bevuta--en trasformazione,
    da tal perfezione--non  chi te distragga,
    onde sua man contragga,--non volendo pi dare,
    gi non si pu trovare,--tu se' donna e signore.

      Tu hai passata morte,--se' posta en vera vita,
    n non temi ferita--n cosa che t'offenda.
    Nulla cosa t' forte,--da te po' t'i partita,
    en Dio stai enfinita,--non  chi te contenda.
    Gi non  chi t'entenda,--veggia co se' formata,
    se non chi t'ha levata--ed  de te fattore.

      Tua profonda basseza--s alto  sublimata,
    en sedia collocata--con Dio sempre regnare.
    En quella somma alteza--en tanto se' abissata,
    che gi non  trovata--ed en s non appare.
    E questo  tal montare--onde scendi, e salire,
    chi non l'ha per sentire,--gi non  entendetore.

      Riccheza che possedi--quando hai tutto perduto,
    gi non fo mai veduto--questo simel baratto.
    O luce che concedi--defetto essere aiuto,
    avendo posseduto--virt fuor de suo atto,
    questo  novel contratto--ove vita s'enferma,
    enfermando se ferma,--cade e cresce en vigore.

      Defetti fai profetti,--tal luce teco porti,
    e tutto s aramorti--ci che puoi contradire.
    Tuoi beni son perfetti--tutti altri s son torti,
    per te s vivon morti,--gl'infermi fai guarire.
    Perch sai envenire--nel tosco medicina,
    fermeza en gran ruina--en tenebre splendore.

      Te posso dir giardino--d'ogne fiore adornato,
    dove s sta piantato--l'arbore de la vita.
    Tu se' lume divino,--da tenebre purgato,
    ben tanto confermato--che non pati ferita.
    E, perch se' unita--tutta con veritate,
    nulla varietate--ti muta per timore.

      Mai trasformazione--perfetta non pu fare
    n senza te regnare--amor, quanto sia forte.
    Ad sua possessione--non pu virt menare
    n mente contemplare,--se de te non ha sorte.
    Mai non si serran porte--a la tua signoria,
    grande  tua baronia,--star co l'emperadore.

      De Cristo fusti donna--e de tutti gli santi,
    regnar con doni tanti--con luce tutta pura.
    Per pregam Madonna--ched essa s n'amanti,
    davanti a lei far canti,--amar senza fallura.
    Veder senza figura--la somma veritate
    con la nichilitate--del nostro pover core.




XCII

COMO PER LA FERMA FEDE E SPERANZA SE PERVIENE A TRIPLICE STATO DE
NICHILIT


      La fede e la speranza--m'on fatta sbandigione,
    dato m'on calci al core,--fatto m'on anichilare.

      Anichilato so dentro e de fuore
    en ci che se pu dire,
    cotal s me d frutto ch'era amore
    en vita stabilire;
    non posso pi fugire n cacciare,
    ch l'amore m'ha folto;
    s so convento, non posso parlare.

      Parlando taccio, grido fortemente,
    sacciol ove  atto,
    ch'io non lo veggio e sempre sta presente
    en onne creatura trasformato;
    da l'esser a lo none--ho fatta l'unione
    e per affetto el s e 'l no mozzare.

      Mozzato da lui tutto
    e nulla perde e nulla p volere;
    onne possede e de nulla  corrutto,
    per ch'ello n' mozzo onne appetere;
    l'essere e possedere--lo nichilo tutto
    quel  condutto che me fa vilare.

      Vilisco onne cosa
    ed onne cosa opo t' possedere;
    chi  cosa d'onne cosa,
    nulla cosa mai non pu volere;
    questo  lo primo stato--de l'omo anichilato
    che ha abnegato tutto suo volere.

      Tutto lo suo voler s  abnegato
    e fatt'ha l'unione,
    ed sse messo en mano de lo svegliato
    per aver pi ragione;
    son tranquillati i venti--de li passati tempi,
    fatta  la pace del temporegiare.

      Passato 'l tempo del temporegiare,
    venuto  un altro tempo ch' magiore,
    facciamo regemento per regnare
    nel primo e nel secondo e nel megliore;
    iura che ragion mantenga a tutte ore,
    en nulla parte faccia demorare.

      En nulla parte demoranza faccia,
    ma sempre s se deggia esercitare,
    per che lo 'ntelletto non  posato,
    ch ancora va per mare;--chi ben non sa notare,
    non se vada a bagnare,
    subitamente porrase anegare.

      Anegar pu l'omo per lo peccato,
    chi non vede el defetto;
    per ch' dubitoso questo stato
    a chi non vei l'affetto;--privato lo 'ntelletto,
    sguardando ne l'affetto,
    la luce che luce tenebra me pare.

      O entenebrata luce che en me luce,
    que  ch'io en te non veggio?
    Non veggio quel che deggio
    e que non deggio veggio;
    la luce che luce--non posso testare.

      Staendo en questa altura de lo mare,
    io grido fortemente:
    --Succurre, Dio, ch'io sto su l'anegare!--
    E per fortuna scampai malamente;
    non vadano a pescare
    nell'alto de lo mare, ch fa follia
    se d'onne cosa empra--non se vole spogliare.

      Spogliar se vole l'omo d'ognecovelle,
    cio en questo stato,
    e ne la mente non posseder covelle;
    se nell'altro vuole essere chiamato,
    d' esser purgato dal fuoco;
    quello  luoco da paragonare.

      Abnegare se vole onne volere
    che fin al cristallino  nagitto;
    e nulla cosa se p possedere
    finente al tempo ch'io ho sopraditto;
    queste l'ho certo scritto;--de lo secondo stato
    non pu essere operato,
    cio pi en su la terra, ben me pare.

      L'autunni son quadrati,
    son stabiliti, non posson voltare;
    li cieli son stainati,
    lo loro silere me faccion gridare;
    o profondato mare,--altura del tuo abisso
    m'ha certo stretto a volerme anegare.

      Anegato onne entelletto  'n un quiito,
    per che son ghiacciate tutte l'acque,
    de gloria e de pena so sbandito,
    vergogna n onor mai non me piacque,
    n nulla me despiace,--ch la perfetta pace
    me fa l'alma capace
    en onne loco potere regnare.

      Regnare nello regno
    e nello regno sta lo principato;
    navigase so segno,
    possede Roma e tutto lo senato,
    e questo senatore--s sana onne langore,
    l'apostolo te puote esercitare.

      Puote esercitare un cielo,
    ch questo cielo sta molto celato;
    ha perduto onne zelo
    possede el trono e tutto el dominato,
    e lo patriarcato,--che tanto su  menato,
    in Israel s vole militare.

      Lo patriarca s vol dimorare
    entro ne l'arca degli suoi secriti,
    ed in Israel s vole regnare,
    per en esso regno so fugiti,
    loco si so uniti
    ed han fugiti tutti gli altri regni:
    quella  la terra che voglion redetare.

      Terra de promission n' promessa,
    ch'en essa terra regn l'om perfetto;
    e tutti gli perfetti regna en essa
    che per virtute posto ci on l'affetto;
    privato lo 'ntelletto,--sguardando nell'aspetto,
    en onne loco se posson transformare.

      Formati senza forma,
    mozze tutte le facce per amore,
    per che son tornati en prima forma;
    e questa  la cagione:--chi sta nel terzo stato
    del novo Adam plasmato
    non vol pensar peccato n operare.




XCIII

PIANTO DE LA MADONNA DE LA PASSIONE DEL FIGLIOLO IES CRISTO


      Donna del paradiso,--lo tuo figliolo  preso,
    Ies Cristo beato.

      Accurre, donna, e vide--che la gente l'allide!
    credo che llo s'occide,--tanto l'on flagellato.

      --Como esser porra--che non fece mai follia,
    Cristo, la spene mia,--omo l'avesse pigliato?

      --Madonna, egli  traduto,--Iuda s l'ha venduto,
    trenta denari n'ha 'vuto,--fatto n'ha gran mercato.

      --Succuri, Magdalena,--gionta m' adosso piena!
    Cristo figlio se mena,--como m' annunziato.

      --Succurri, Madonna, aiuta!--ch'al tuo figlio se sputa
    e la gente lo muta,--hanlo dato a Pilato.

      --O Pilato, non fare--lo figlio mio tormentare,
    ch'io te posso mostrare--como a torto  accusato.

      --Crucifige, crucifige!--Omo che se fa rege,
    secondo nostra lege,--contradice al senato.

      --Priego che m'entendti,--nel mio dolor pensti;
    forsa m ve mutati--de quel ch'avete pensato.--

      Tragon fuor li ladroni--che sian suoi compagnoni:
    --De spine se coroni!--ch rege s' chiamato.

      --O figlio, figlio, figlio!---figlio, amoroso giglio,
    figlio, chi d consiglio--al cor mio angustiato?

      Figlio, occhi giocondi,--figlio, co non respondi?
    figlio, perch t'ascondi--dal petto ove se' lattato?

      --Madonna, ecco la cruce,--che la gente l'aduce,
    ove la vera luce--di essere levato.

      --O croce, que farai?--el figlio mio torrai?
    e que ci aponerai,--ch non ha en s peccato?

      --Succurri, piena de doglia,--ch 'l tuo figliuol se spoglia;
    e la gente par che voglia--che sia en croce chiavato.

      --Se glie tollete 'l vestire,--lassatemel vedire
    come 'l crudel ferire--tutto l'ha 'nsanguinato.

      --Donna, la man gli  presa--e nella croce gli  stesa,
    con un bollon gli  fesa,--tanto ci l'on ficcato!

      L'altra mano se prende,--nella croce se stende,
    e lo dolor s'accende,--che pi  multiplicato.

      Donna, li pi se prenno--e chiavellanse al lenno,
    onne iontura aprenno--tutto l'han desnodato.

      --Ed io comencio el corrotto:--Figliolo, mio deporto,
    figlio, chi me t'ha morto,--figlio mio delicato?

      Meglio averen fatto--che 'l cor m'avesser tratto,
    che, nella croce tratto,--starce desciliato.

      --Mamma, o' sei venuta?--mortal me di feruta,
    ch 'l tuo pianger me stuta,--ch 'l veggio s afferrato.

      --Figlio, che m'agio anvito,--figlio, patre e marito,
    figlio, chi t'ha ferito?--figlio, chi t'ha spogliato?

      --Mamma, perch te lagni?--voglio che tu remagni,
    che serve i miei compagni--ch'al mondo agio acquistato.

      --Figlio, questo non dire,--voglio teco morire,
    non me voglio partire,--fin che m m'esce 'l fiato.

      Ch'una agiam sepultura,--figlio de mamma scura,
    trovarse en affrantura--matre e figlio affogato.

      --Mamma col core affletto,--entro a le man te metto
    de Ioanne, mio eletto;--sia il tuo figlio appellato.

      Ioanne, esta mia mate--tollela en caritate,
    aggine pietate--ca lo core ha forato.

      --Figlio, l'alma t' uscita,--figlio de la smarrita,
    figlio de la sparita,--figlio attossicato!

      Figlio bianco e vermiglio,--figlio senza simiglio,
    figlio, a chi m'apiglio?--figlio, pur m'hai lassato.

      Figlio bianco e biondo,--figlio, volto iocondo,
    figlio, perch t'ha el mondo,--figlio, cus sprezato?

      Figlio, dolce e piacente,--figlio de la dolente,
    figlio, hatte la gente--malamente trattato!

      O Ioanne, figlio novello,--morto  lo tuo fratello,
    sentito aggio 'l coltello--che fo profetizato.

      Che morto ha figlio e mate--de dura morte afferrate,
    trovarse abracciate--mate e figlio abracciato[4].


NOTE:

    [4] La soprascripta lauda pertinente a la Madonna  posta in questo
    loco per clausura de le precedente: el principio de le quali  pur
    da lei: e per uno separamento da le seguente laude trovate in
    diversi libri. Le due proxime erano in uno libro antiquo scripto de
    l'anno M.CCC.XXXVI. in la cit de Perugia: e non in altri libri
    maxime todini: et in la seconda si vede certi defecti (Nota del
    Bonaccorsi.)




XCIV

COMO L'ONORE E LA VERGOGNA CONTENDONO INSIEME


      Udite una entenzone--ch' fra Onore e Vergogna,
    qual  pi dura pogna--ad om virtuoso passare.

      La Virtute, forteza armata,--tolle la sua schiera,
    e la Vergogna gli  contra--con la sua dura maniera;
    nella prima frontiera--Vergogna fa dura bataglia,
    l'altra e poi zanzavaglia,--ch nulla cosa pu fare.

      Forteza, da poi ch'entra--ad la Vergogna patire,
    ella va vigorando--e la Vergogna avilire;
    non gli pu enante fugire,--l unqua la trova l'abatte,
    l'ascempio de Cristo combatte--che volse vergogna portare.

      Tanto  'l gaudio che porta--chi va per la via del Signore,
    che onne vergogna s abatte--e nullo gli ha 'nante valore;
    'nante 'l se reputa onore--poter vergogna suffrire,
    ch squita il dolce suo sire--che volse 'n vergogna finare.

      La Temperanza s'acconcia--armata d'umilitate,
    l'Onore armato sta contra--affolto con sua dignitate;
    battaglie ce son smesurate;--vencendol s'envigoresce,
    sempre pi forte ci aresce,--quando 'l te credi finare.

      De l'onor c'hai conculcato--nasce pi forte onore;
    se om terreno nol vede--battaglie t'en porti nel core,
    poi che per li signi de fore--odi che se' santo chiamato
    tu, Satanas encarnato,--odi de te tal parlare.

      Tutta la vita tua en pianto--parme che sia reputato,
    vedendo 'l Signor en vergogna--ed io so d'onore amantato;
    o cor mio tribulato,--l'arra porto d'enferno,
    vivo nel mio dispiacenno--e campo per tal preliare.

      Vergogna  'l nimico palese,--puoite da longa coprire,
    l'Onor  el nimico de ciambra,--non li puo' enante fugire;
    parme pi forte ad transire--onore en profonda umilitate
    che non  soffrir mia vilitate--en forteza abracciata de core.




XCV

ALTRO CANTICO NEL QUALE PUR SE PARLA DE ANICHILAZIONE E TRASFORMAZIONE,
COME NELLA XCII LAUDA DE SOPRA POSTA. ED IN DUE STANZIE DE QUESTA APPARE
DEFETTO.


      Que farai, morte mia,--che perderai la vita?
    Guerra infinita--sir tuo cuor demorare.

      Or que farai, morte mia,--che perderai la vita?
    Se io t'aggio nutrita--io me ne pento;
    e poi la morte non tornai a vita,--guerra infinita
    s t'arepresento;--per taccio ed assento,
    quel che voglio non faccio--e quel che voglio desfaccio;
    la lengua ne taccio--co omo obstinato.

      Non enante la morte--se trova la vita;
    oim! te vita--porrate trovare;
    ma po' la morte--se truova la vita,
    ma perde la vita--cotal demorare;
    elato me pare--cotal exercire,
    non pu pervenire--a lo infinito stato.

      Oim!--ed io per te vo te fugendo,
    parlando tazo,--lassando allazo,
    dentro a la pelle--sta lo encreato.

      Oim! la tua pelle-- tanto rotta,
    che dentro non pu stare;--or facciamo che sia morta,
    la vita sua fori a lo scorticare--per fede te convien passare,
    e desperanza trovare--del bene e del male
    esser scortecato.

      Dentro a lo scortecato s' remesso--colui che vo cercanno,
    or faciam che sia quesso--voler morir per non vivere entanno;
    par molto cosa dura--la morte e la vita far una,
    mozzare onne figura--e non posseder nullo aspetto.

      Mozzata onne figura--de lo suo iudicato,
    cacciato onne sospetto--de lo suo principato,
    negato el suo volere--como non fusse nato,
    omo anichilato--vive nel suo avetare.

      El mio avetare  quesso--de sotto a onnecovelle
    e so en tal luoco messo--ben ne dir le novelle,
    non sa fin ca ne stende,--agiogne en onne luoco,
    e questo molto par poco--a chi non l'ha comparato.

      Dentro a lo comparato s' remesso--colui che s' venduto,
    or facciam che sia quesso--voler morir per render lo tributo;
    e questa  la cagione,--per retribuzione
    a terzo dine serai resuscitato.

      Resuscitato, pareme morire,--en mente e 'n atto
    vergogna non fugire,--ed ad onore non so tratto,
    piacere e despiacere,--non far con nullo patto,
    desperato tragiatto--al viso[5] ioco ha passato.

      Passa fede e speranza--la credenza del certo,
    la caritate unisce,--spogliase ne l'affetto,
    cacciato onne volere,--mozzato onne sospetto,
    non ci ha trovato aspetto--el vero trasformato.

      Trasformato la imagine--de Dio la simiglianza,
    ha pensato e postose--de non far mai pi fallanza,
    li angeli de cielo sguardano--en questa simiglianza,
    presi da l'abundanza--de l'omo ch' reformato.

      Reformato nell'essere--de la virt creata,
    trasformata ne l'essere--envisibile encreata,
    visibile invisibile--non nobile avilare,
    el suo vilare--per nobile avilato.

      Quello che  non se pu dire,--puse dire quel che non ;
    lo dir vero si  mentire,--lo mentire  quello che ;
    ed  tanto alto quello che ,--non ha forma n mesura;
    e fuor de la imaginatura,--ch non me ci ho trovato.


NOTE:

    [5] Una lacuna nel testo [Ed.].




XCVI

EXCUSAZIONE CHE FA EL PECCATORE A DIO DE NON POTER FAR LA PENITENZIA A
LA QUALE DA LUI  CONFORTATO[6]


      --Troppo m' grande fatica,--Meser, de venirte drieto,
    ca 'l mondo  gionto con meco,--voglio a lui satisfare.

      --Se vuol satisfare al monno,--figliolo, andarai a lo 'nferno,
    e senza niuno cordoglio--ferito serai de coltello,
    e pisto serai de martello,--che mai men non te verrane.

      --Non posso far penitenza--mangiar una volta la dia,
    iacer con la tonica centa--mai non lo sofferira,
    emprima me departo da tia--che questo possa durare.

      --Figliuol, se da me te parte,--en eterno non sera lieto,
    d'ogne ben perdi la parte--e d'ogne mal serai repleto;
    l ove so strida, puza e gran fleto--anderai ad estare.

      --Begl me porest predecare--che gli tuoi fatti me mettan gola,
    bever voglio e mangiare--mentrunque la vita me dura,
    ch l'alma non gir sola--l unque la vogli tu mandare.

      --Dimme perch non hai gola--de questo ch'io te promitto,
    parla e non far demora,--ch'io t'amonisco a diritto;
    aggiote tratto d'Egipto,--pare che ce vogli tornare.

      Quaranta d degiunai--e stetti per te carcerato,
    ben lo potesti emparare,--tanto te fo predecato;
    ma, se me te parti da lato,--so che dannato serai.

      --Se vi ch'io te dica el vero,--questo non m' piacemento,
    la carne fresca e 'l bon vino--vorra manecar onne tempo,
    ma troppo m' gran tormento--quando me fai degiunare.

      --Figliuol, non avesti cagione--per la qual tu m'i fugito,
    ch so stato tuo servidore,--io te ho calciato e vestito;
    or t'i arragnato con meco--e par che me vogli lassare.

      Figliuol, pur non me lassare,--paradiso averai en tua baila,
    l ove  dolce posare--n lite ce trovi n briga,
    e priegane santa Maria--che te ce deggia menare.

      Gran maraviglia me done--como l'hai tanto tardato,
    ma saccio c'hai freddo el core--e dentro sei tutto ghiacciato;
    ca l'amor non t'ha rescaldato,--ch'el non ci hai lassato entrare.

      Lassa entrar lo mio amore,--aguardame ritto, figliuolo,
    degli anni ben trenta e doi--bussai per farte gran dono,
    or par che vogli gir nudo--e veste non vi portare.

      Or veni, entra a le nozze,--ch'onne cosa  apparechiato;
    io m t'apro le porte,--sederai longhesso 'l mio lato,
    l'occhi e la bocca e lo naso,--io s te voglio basciare.

      Como non te mette gola--questo ch'io t'ho proferito?
    Or viene e non far dimora,--credi quel ch'io te dico,
    veni a veder lo convito,--quanto  dolce e soave.

      --Or non me venir pi dentorno,--ch'io non ce voglio venire;
    stare me voglio col monno,--alegrar ed averme bene;
    da poi ch'io vengo a morire,--allora me mena a posare.

      --Figlio, non  tsta la via,--se tu vol campar da lo 'nferno;
    ch'io durai s gran fatiga,--morte, ruina e flagello;
    per farte venir al mio renno,--en croce me fece chiavare.

      --Meser, ben  tsto vero--che tu fusti morto per mene,
    la carne non me d pace,--combatteme la notte e lo dine;
    ma quando a te voglio venire,--non me lo lassa pensare.

      --Or non gli credere, figlio,--ca  nemica de Dio;
    ch Adam ne g nello 'nferno,--per che a la carne assento,
    pena e dolor ce pato,--per che poi lei volse andare.

      --Ben me ne piglia cordoglio,--amor, tanto m'hai bargagnato;
    portasti la croce su en collo--ed en essa ce fusti ferrato;
    ed io l'ho dementecato--e non ci ho potuto badare.

      --Se te ne piglia cordoglio,--figliuolo, a ragion lo fai,
    ch'hai sequitato lo mondo,--de que ragion renderai;
    e debito fatto ci hai--lo qual te convien pagare.

      Ora me rende ragione--de questo c'hai endebitato,
    ch'i stato falso amadore--e me per altri hai lassato,
    ed a quel ch'io t'agio ensegnato--non hai voluto guardare.

      --Non la conobbi, Mesere,--questa tua santa scrittura,
    visso so a tentazione--beffe me n'ho fatto a tut'ura,
    ma la sentenzia tua  dura--e non ce p l'om appellare.

    Io me ne appello a Madonna--de questa tua dirittura,
    ch'altri non  chi ci agiogna--che siede en rcca sicura,
    ed essa t' matre e figliuola--e tu me t'i fatto carnale.

      Ca io per ragion te lo provo--che tu me di far perdonanza,
    eri Dio e facestite omo--e questo me poni en bilanza;
    per darme de te securanza--mia forma volesti pigliare.


NOTE:

    [6] Questa lauda sequente era pur nel dicto libro antiquo ed ancora
    in alcuni todini, bench paia assai bassa como la XX in ordine che
    incomenza: Oim, lasso dolente (Nota del Bonaccorsi).




XCVII

AMAESTRAMENTO AL PECCATORE CHE SE VOLE RECONCILIARE CON DIO[7]


      O peccator dolente,--che a Dio vuol retornare,
    questa lauda t'ensegna--quello che di fare.

      Tu di esser pentuto--de tutto el tuo peccato,
    e dilo confessare--col core umiliato,
    e far la penitenza--s como t' comandato,
    e, poi che l'hai lassato,--noi di mai repigliare.

      Tu di ben perdonare--a chi t'ha fatto offensanza
    col core e con la bocca--senza niuna fallanza;
    e se tu hai altri offeso,--di cheder perdonanza
    acci che Ies Cristo--ti degga perdonare.

      Se tu hai de l'altrui,--rendelo interamente,
    quanto puoi pi cetto,--non lo 'nduciar niente;
    e non ti confidare--n in figlio n in parente,
    perch hanno costumanza--del troppo retardare.

      Tu di recessare--onne ria compagnia,
    per ci che fa cadere--molto cetto in follia;
    e costumar con buoni--che ti don buona via,
    per la qual tu possi--l'alma tua salvare.

    La bocca di aver chiusa--e la lengua affrenata,
    e non li trar lo freno,--se non poche fiata;
    e sempre sie sollicito--tenerla ben guardata,
    per ci che ha costumanza--de molto morsecare.

      Chi la sua bocca ha aperta,--e la lengua tagliente,
    molto legiermente--deventa maldicente;
    ed onne ben che fai--poco ti vale o niente,
    ch la tua mala lengua--tutto tel fa furare.

      Al tuo corpo misero--non di acconsentire,
    per ci che sempre vole--manecare e dormire,
    e non cura niente--giamai a Dio servire,
    en ioco ed in solazo--sempremai vorra stare.

      Fallo levar per tempo--senza nulla pigrezza,
    e mettilo in fatica--che non li sia agevolezza,
    e vallo recessando--d'onne carnal vaghezza;
    se questo non li fai,--te far tralipare.

      Falli fare astinenza,--che non sia pi goloso;
    portar li panni aspri,--che non sia pi gioioso;
    ed operare buone opere--che non stia pi ozioso,
    e, perch  mal servo,--dlo disciplinare.

      Tu di stare affissato,--non di gir molto atorno,
    ch nuoce de vedere--le vanit del monno;
    non portar gli occhi in alto,--ma portali in profonno,
    per ci che son ladroni--de l'anima predare.

      Quello che l'occhio vede--s lo riporta al cuore,
    el falo repensare--de lo carnale amore,
    e, poi che ci ha pensato,--s retrova el pegiore,
    e perci  buona cosa--sempre l'occhio guardare.

      Tu di guardar l'orecchie--da li mali udimenti,
    e retener le mano--dai villan toccamenti,
    e di esser ben composto--nelli tuoi portamenti,
    s che onne om che ti vede--si possa edificare.

      Tu di stare all'offizio--molto devotamente,
    e de onne adversitate di essere paziente;
    ad qualunche te domanda,--rispondi umilmente,
    ed onne intenza inutile,--quanto puoi, recessare.

      Non di essere schifo,--n molto desdegnoso,
    s com' lo zitello--che  superbo e lagnoso;
    le mano di aver larghe--e lo core pietoso,
    ed onne cosa che di,--molto volontier dare.

      Le parole de Dio--volontier di udire,
    ed alli tuoi prelati--umilmente ubidire,
    e li santi sacerdoti--in reverenzia avere,
    perci che son pastori--per l'anime salvare.

      E ciascuno in suo luoco--di portare in amore,
    e conservare pace--sempre nel tuo core,
    ed onne altra persona--di credere tuo migliore,
    e 'n tutti li tuoi fatti--te di umiliare.

      L'umilitate  quella--che fa essere amato,
    e da Dio e dal mondo--essere esaltato,
    e lo tuo core sempre--te fa aver consolato,
    perci la umilitate--molto la devi amare.

      Tu devi lo tuo core--conservare en netteza,
    non li lassar pensare--nulla laida laideza,
    acci che possi fare--pi degna peniteza,
    en nullo male amore--te devi delettare.

      La tua confessione--di far molto spesso,
    e li tuoi offendimenti--di dicere tu stesso,
    acci che Cristo Dio--sempre ti stia dapresso,
    de li suoi benefizi--lo di regraziare.

      Tu te di sforzare--de gire sempre inanti,
    e non tornare endrieto--s como fon li granchi,
    acci che tu aggi--la corona de li santi,
    nel ben c'hai cominciato--devi perseverare.


NOTE:

    [7] Queste cinque laude proxime sequente erano nel libro todino in
    fine (Nota del Bonaccorsi).




XCVIII

COMO LA RAGIONE CONFORTA L'ANIMA CHE RETORNI A DIO


      Perch m'hai tu creata,--o creatore Dio,
    e poi recomperata--per Cristo Ies mio?

      Amor, tu m'hai creata--per la tua cortesia,
    ma so villana stata--per la mia gran follia,
    fuor de la mia contrata--smarrita aggio la via,
    la vergine Maria--me torni all'amor mio.

      Anima peccatrice,--co l'hai potuto fare,
    o falsa meretrice,--senza lo sposo stare?
    Ch sai che esso lo dice:--Chi a me vorr tornare,
    farollo delettare--nello dolce amor mio.--

      Occhi miei, piangete,--non cessate a tutte ore,
    ch fare lo dovete--per trovar l'amore;
    ch'io n'aggio s gran sete,--che me strugge el core,
    de Cristo Salvatore,--ch esso  l'amor mio.

      O Pier, Paulo e Giovanni,--lo dolce Evangelista,
    Gregorio ed Augustino--e l'amante Battista,
    rendeteme l'amore--ch'io non sia s trista,
    morragio s'io sto in quista--ch'io non aggia l'amor mio.

      O umile Francesco,--de Dio tutto enfiammato,
    che Cristo crucifisso--portasti in cor formato,
    priega el mio gran Signore,--ch'io ho tanto aspettato,
    che tosto a l'apenato--soccorra l'amor mio.

      O crucifisso amore,--recrdati la lancia,
    che te fo data al core--per me trar de pesanza;
    donqua ritorna, amore,--non far pi demoranza,
    fallami la speranza--s'io non t'ho, amor mio.

      Non posso pi soffrire--li tuoi lamenti,
    gli amorosi languire--che tu fai spessamente;
    or briga de venire,--lieva in alto la mente,
    farrotte esser gaudente--del dolce Ies mio.

      Or te diletta, sposa,--de me quanto tu voli,
    ch ben sei gloriosa,--tanto d'amor tu oli!
    Non esser vergognosa,--non c' perch te duoli,
    trovato hai quel che voli,--cio el dolce amor mio.




XCIX

CONDIZIONE DEL PERPETUO AMORE


      L'amor ch' consumato--nullo prezzo non guarda,
    n per pena non tarda--d'amar co fo amato.

      Consumato l'amore,--s va pene cercando,
    se ama s dilettando,--sta penoso.
    E con grande fervore--al diletto d bando,
    per viver tormentando--angoscioso.
    Allora sta gioioso--e s conosce amare,
    se fugge el delettare--e sta en croce chiavato.

      Servo che prezzo prende,--ch'ama sempre diletto,
    s porta nell'affetto--pagamento.
    Per lo prezzo vendere--lo prezzo, gli  difetto;
    non  anco perfetto--lo stormento.
    Se amor non fo tormento,--s non fo virtuoso,
    n sir glorioso--se non fo tormentato.

      L'amor vero, liale--odia s per natura,
    vedendosi mesura--terminata.
    Perch puro, leale--non ama creatura,
    n se veste figura--mesurata.
    Carit increata--ad s lo fa salire,
    e falli partorire--figlio d'amor beato.

      Questo figlio che nasce-- amor pi verace
    de onne virt capace,--copiosa.
    Dove l'anima pasce--fuoco d'amor penace,
    notricasi de pace--gloriosa.
    E sta sempre gioiosa--e si 'namora tanto,
    che non potrebbe el quanto--esser considerato.




C

DE LA INCARNAZIONE DEL VERBO DIVINO


      Fiorito  Cristo nella carne pura,
    or se ralegri l'umana natura.

      Natura umana, quanto eri scurata,
    ch'al secco fieno tu eri arsimigliata!
    Ma lo tuo sposo t'ha renovellata,
    or non sie ingrata--de tale amadore.

      Tal amador  fior de puritade,
    nato nel campo de verginitade,
    egli  lo giglio de l'umanitade,
    de suavitate--e de perfetto odore.

      Odor divino da ciel n'ha recato,
    da quel giardino l ove era piantato,
    esso Dio dal Padre beato
    ce fo mandato--conserto de fiore.

      Fior de Nazzareth si fece chiamare,
    de la Giesse Virgo vuols pullulare,
    nel tempo del fior se volse mostrare,
    per confermare--lo suo grande amore.

      Amore immenso e carit infinita
    m'ha demostrato Cristo, la mia vita;
    prese umanitate in deit unita,
    gioia compta--n'aggio e grande onore.

      Onor con umilit volse recepere,
    con solennit la turba fe' venire,
    la via e la cittade refiorire
    tutta, e reverire--lui como Signore.

      Signor venerato con gran reverenza,
    poi condannato de grave sentenza,
    popolo mutato senza providenza,
    per molta amenza--cadesti in errore.

      Error prendesti contra veritade
    quando lo facesti viola de viltade,
    la rosa rossa de penalitate
    per caritade--remut el colore.

      Color natural ch'avea de bellezza
    molta in viltade prese lividezza,
    con suavitade port amarezza,
    torn in bassezza--lo suo gran valore.

      Valor potente fo umiliato,
    quel fiore aulente tra pi conculcato,
    de spine pungente tutto circundato,
    e fo velato--lo grande splendore.

      Splendor che illustra onne tenebroso,
    fo oscurato per dolor penoso,
    e lo suo lume tutto fo renchioso
    en un sepolcro--nell'orto del fiore.

      Lo fior reposto giacque e s dormo,
    renacque tosto e resurresso,
    beato corpo e puro refioro
    ed apparo--con grande fulgore.

      Fulgore ameno apparo nell'orto
    a Magdalena che 'l piangea morto,
    e del gran pianto dongli conforto,
    s che fo absorto--l'amoroso core.

      Lo core confort agli suoi fratelli,
    e resuscit molti fior novelli,
    e demor nello giardin con elli,
    con quelli agnelli--cantando d'amore.

      Con amor reformasti Tomaso non credente,
    quando li mostrasti li tuoi fiori aulente,
    quali reservasti, o rosa rubente,
    s che incontinente--grid con fervore.

      Fervore amoroso ebbe inebriato,
    lo cor gioioso fo esilarato;
    quando glorioso t'ebbe contemplato,
    allora t'ebbe vocato--Dio e signore.

      Signor de gloria sopra al ciel salisti,
    con voce sonora degli angeli ascendesti,
    con segni di vittoria al Padre redisti,
    e resedisti--in sedia ad onore.

      Onor ne donasti a servi veraci,
    la via demostrasti a li tuoi sequaci,
    lo spirito mandasti acci che infiammati
    fussero i sequaci--con perfetto ardore.




CI

COMO IL VERO AMORE NON  OZIOSO


      Troppo perde el tempo chi non t'ama,
    dolce amor Ies, sopra ogni amore.

      Amore, chi t'ama non sta ozioso,
    tanto li par dolce de te gustare,
    ma tutta ora vive desideroso,
    como te possa stretto pi amare;
    ch tanto sta per te lo cor gioioso,
    chi noi sentisse, nol porra parlare
    quanto  dolce a gustare lo tuo sapore.

      Sapor che non si trova simiglianza,
    oh lasso, ch 'l mio cor poco t'assagia!
    Nulla altra cosa a me  consolanza,
    se tutto el mondo avesse e te non aggia;
    o dolce amor Ies, in cui ho speranza,
    tu regge lo mio cor che da te non caggia,
    ma sempre pi strenga lo tuo amore.

      Amor che tolli forza ed onne amaro,
    ed onne cosa muti in tua dolcezza,
    e questo sanno i santi che 'l provro,
    che fecero dolce morte in amarezza;
    ma confortolli il dolce lattuaro
    de te, Ies, che vensero onne asprezza,
    tanto fusti suave nei lor core!

      Cor che te non sente, ben p esser tristo;
    Ies, letizia e gaudio de la gente,
    solazzo non puote esser senza Cristo;
    tapino, ch'io non t'amo s fervente!
    Chi far potesse ogni altro acquisto
    e te non aggia, de tutto  perdente,
    e senza te sarebbe in amarore.

      Amaro nullo core puote stare
    cui de tua dolcezza ha condimento;
    tuo sapore, Ies, non pu gustare
    chi lassa te per altro entendimento,
    non sa n pu el cor terreno amare;
    s grande  el cielestial delicamento,
    che non vede te, Cristo, in tuo splendore.

    Splendor che dona a tutto 'l mondo luce,
    amor, Ies, de li angeli belleza,
    cielo e terra per te si conduce
    e splende in tutte cose tua fattezza,
    ed ogni creatura a te s'aduce,
    ma solo el peccator tuo amor despreza
    e partese da te, suo creatore.

    Creatura umana sconoscente
    sopra qualunche altra creatura,
    como te puoi partir s per niente
    dal tuo Fattor de cui tu sei fattura?
    Elli te chiama s amorosamente,
    che torni a llui, ma tu li stai pur dura,
    e non hai cura del tuo Salvatore.

      Salvator, che de la Vergen nascesti,
    del tuo amor darme non ti sia sdegno;
    ch gran segno d'amor allora ce desti
    quando per noi pendesti su in quel legno,
    e nelle tue sante mano ce scrivisti
    per noi salvare e darce lo tuo regno;
    legge la tua scrittura buon scrittore.

      Scritti sul santo legno de la vita
    per tua piet, Ies, ci representa;
    la tua scrittura gi non sia fallita,
    el nome che portam de te non menta;
    la mente nostra sta di te condita,
    dolcissimo Ies, fa che te senta
    e strettamente t'ami con ardore.

      Ardore che consumi ogni freddura,
    e s purghi ed allumini la mente,
    onne altra cosa fai parere oscura,
    la quale non vede te presente,
    che omai altro amor non cura
    per non cessar l'amor da te niente,
    e non ratepidar lo tuo calore.

      Calor che fai l'anima languire,
    ed el core struggi de te infiammato,
    che non  lengua che 'l potesse dire,
    n cuor pensare, se non l'ha provato;
    oim, lasso, fammete sentire,
    deh! scalda lo mio cor de te gelato!
    Che non consumi in tanto freddore!

      Freddi peccatori, el gran fuoco
    nello inferno v' apparecchiato,
    se in questo breve tempo, che  s poco,
    d'amor lo vostro cor non  scaldato;
    per ciascun se studie in onne luoco
    dell'amor di Cristo essere abrasciato
    e confortato dal suave odore.

      Odor che trapassi ogni aulimento,
    chi ben non t'ama, bene fa gran torto;
    chi non sente lo tuo odoramento,
    o elli  puzzolente o elli  morto;
    o fiume vivo de delettamento,
    che lavi ogni fetore e di conforto
    e fai tornare lo morto in suo vigore!

      Vigoros'amante, li amorosi
    en cielo hanno tanta tua dolcezza,
    gustando quelli morselli saporosi
    che d Cristo ad quelli c'hanno sua contezza,
    che tanto sono suavi e delettosi;
    chi ben li assagia, tutto el mondo sprezza
    e quasi in terra perde suo sentore.

      Senttivi, o pigri e negligenti,
    bastevi el tempo ch'avete perduto!
    Oh quanto simo stati sconoscenti
    al pi cortese che si sia veduto!
    El qual promette celestial presenti,
    e mai nullo non ne vien falluto;
    chi l'ama, s li sta buon servidore.

      Servire a te, Ies mio amoroso,
    pi sei suave d'ogni altro diletto;
    non pu sapere chi sta de te ozioso
    quanto sei dolce ad amar con affetto;
    giamai el cor non trova altro reposo
    se non in te, Ies, amor perfetto,
    che de tuoi servi sei consolatore.

      Consolar l'anima mia non pu terrena cosa,
    per ch'ella  fatta a tua sembianza;
    che pi de tutto el mondo  preziosa
    e nobile e sopr'onne altra sustanza;
    solo tu, Cristo, li puoi dar puosa
    e puoi empire de tutta sua bastanza,
    per che tu sei solo suo maggiore.

      Maggiore inganno non mi par che sia
    che volere quello che non se trova,
    e pare sopra onne altra gran follia
    de quel che non pu esser farne prova;
    cus fa l'anima che  fuor de la via,
    che vuol che 'l mondo li empia legge nova,
    e non pu essere, ch 'l mondo  minore.

      Menorar s vuole lo cor villano
    che del mondo chiamasi contento,
    che te vuole, Ies, amor soprano,
    per terrene cose cambiare intendimento;
    ma se el suo palato avesse sano,
    che assaggiasse lo tuo delettamento
    sopra ogni altro li parra el migliore.

      Migliore cosa di te, amore Ies,
    nissuna mente pu desiderare;
    per deverebbe el cor teco l su
    con la mente sempre conversare,
    ed onne creatura de qua gi
    per tuo amore niente reputare,
    e te solo pensare, dolcissimo Signore.

      Signor, chi ti vol dare la mente pura,
    non te di dare altra compagnia;
    ch spesse volte, per la troppa cura,
    da te la mente si svaga ed esvia;
    dolce cosa  amar la creatura,
    ma 'l Creatore pi dolce che mai sia,
    per che  da temere onne altro amore.

      Amore e gilosia porta la mente
    che ama Ies che non li dispiaccia,
    e partesi al tutto da onne altra gente,
    e te, dolce Ies, suo cuore abraccia;
    onne altra creatura ha per niente
    enverso la bellezza de tua faccia,
    tu che de onne bellezza se' fattore.

      De te solo, Ies, me fa pensare
    ed onne altro pensier dal cor mi caccia,
    ch'en tutto el mondo non posso trovare
    creatura chi a me satisfaccia;
    o dolce Creatore, fammite amare
    e dammi grazia che 'l tuo amor mi piaccia,
    tu che d'onne grazia sei datore.

      Damme tanto amore di te che basti
    ad amarte quanto so tenuto,
    del grande prezzo che per me pagasti,
    sia per me da te reconosciuto;
    o Ies dolce, molto me obligasti
    a pi amarte, ch'io non ho potuto
    n posso senza te conforto avere.

      Conforta el mio cor che per te languesce,
    che senza te non vole altro conforto;
    se 'l lassi pi degiuno, deliquesce,
    ch 'l cor che tu non pasci vive morto;
    se 'l tuo amore assaggia, revivesce;
    or n'aiuta, Cristo, in questo porto,
    tu che sei sopra ogni altro aiutatore.

      Aiutami, amor, ch'io non perisca,
    amor dolce per amor t'adomando;
    pregoti che 'l tuo amor non mi fallisca,
    recevi i gran sospiri ch'io te mando;
    ma se tu voli ch'io per te languisca,
    piaceme, ch'io vo' morire amando
    per lo tuo amore, dolce Redentore.

      O Redentore, questo  'l mio volere:
    d'amarte e de servir quanto io potesse;
    o dolce Cristo deggiati piacere
    che 'l mio core del tuo amor si empiesse,
    quella ora, buon Ies, mi fa vedere
    ch'io te solo nel mio core tenesse
    e tu me fussi cibo e pascitore.

      Pascime de pane celestiale,
    e famme ogni altra cosa infastidire;
    cibo de vita sempre eternale,
    chi ben t'ama, mai non pu perire;
    famme questo gran dono speziale
    che te, dolce amor, possa sentire
    per pietate largo donatore.

      Doname de te, dolcissimo, assaggiare;
    per te sopr'onne cibo delicato
    voglio de tutto degiunare;
    chi ben t'assagia la lengua e 'l palato
    tutto latte e mele li fai stillare,
    e d'onne altro amore el fai levato
    e renovar la mente en tuo fervore.

      Fervente amor di te li d', Ies,
    chi canta el detto di s grande alteza,
    mentre che vive en terra de qua gi,
    tu reggi la sua vita en gran netteza,
    e poi gli d' el solazzo de l su,
    che prenda gioia de la tua conteza
    e sempre regni teco, vero amore.




CII

COME  DA CERCARE IES PER SOMMO DILETTO, EL QUALE  NOSTRO FINE: E CUS
TERMINA IN LUI QUESTO VOLUME[8]


      Se per diletto tu cercando vai,
    cerca Ies e contento serai.

      Cerca Ies con ogni tuo desio
    anima mia, se te vi delettare;
    la carne, el mondo e lo Nimico rio,
    se perir non vi, non sequitare;
    nel proprio tuo parer non te fidare,
    se vi campar dalli infiniti guai.

      Se vi campar dall'infernal tormento,
    fa' che te spogli d'ogni amor vizioso,
    e con forteza e gran proponimento
    de non partire da quel grazioso
    Cristo Ies, de ogni ben copioso,
    che per tuo sposo gi pigliato l'hai.

      Anima mia, tu s sei sposata
    a quello sposo, re celestiale;
    sta' nella fede, perch l'hai giurata,
    amando lui d'amor perpetuale;
    e, ci facendo, el gaudio eternale
    da lui in fine tu receverai.

      Receverai el merito secondo
    el mal e 'l ben che tu avrai commesso;
    el tuo volere non sia vagabondo,
    ma con fermeza t'accosta con esso;
    mira el suo lato ritto per te fesso,
    e de quel sangue te 'nebriarai.

      Inebriata per amor lo stringi
    in tal maniera che giamai nol lassi,
    e nel tuo core sua figura pingi,
    che privar de te li umani passi;
    per la sua morte spezar li sassi,
    per essa tua dureza spezarai.


NOTE:

    [8] Questa lauda extravagante  posta per finire el numero perfetto
    de cento: bench ne sian due de pi sotto dui numeri, cio XLVII e
    LXXVII per inadvertenzia: e cus sono CII laude in tutto (Nota del
    Bonaccorsi). La numerazione  stata corretta in questa ristampa
    [Ed.].




NOTA


Le rime di fra Iacopone da Todi videro dal secolo XV in poi la luce in
parecchie edizioni. Le principali furono: la fiorentina del 1490[9],
considerata come l'_editio princeps_, la bresciana del 1495[10] e la
veneta del Tresatti, pubblicata nel 1617[11]. Dalla Principe derivarono
l'edizione romana di G. B. Modio e la napoletana di Lazzaro
Scoriggio[12]; dalla bresciana le due veneziane di Bernardino Benalio e
al Segno della Speranza[13].

Ma all'edizione principe quanti sino ad oggi si occuparono del poeta
tudertino concordemente riconobbero la maggiore autorit, sia per ci
che concerne l'autenticit delle laude in essa raccolte, sia per la
lezione, che meglio d'ogni altra sembra conservare le impronte
idiomatiche della regione ove il poeta nacque e dett i suoi carmi
spirituali[14]. Onde io, convinto di far cosa utile agli studi
iacoponici col divulgare un testo ormai quasi introvabile, qualche anno
fa ristampai per conto della Societ filologica romana l'edizione
bonaccorsiana, limitandomi ad introdurvi le poche modificazioni imposte
dall'uso invalso nella pubblicazione degli antichi testi, e che mi parve
potessero notevolmente migliorarla[15]. Ed oggi l'edizione fiorentina,
modificata ancora nella grafia, ma fin dove lo consenta il rispetto
dovuto a una stampa autorevolissima del Quattrocento, vede nuovamente la
luce nella collezione degli _Scrittori d'Italia_. Ma perch pubblicare
ancora una volta quella stampa, in luogo di tentar finalmente l'edizione
critica dei ritmi iacoponici, ripetutamente invocata da Alessandro
D'Ancona?[16]

Il perch esposi nella prefazione all'edizione della Societ filologica;
e ad essa senz'altro potrei rimandar il lettore, se frattanto un egregio
studioso, il prof. Biordo Brugnoli della R. Scuola normale di Perugia,
nella dotta introduzione ad un suo faticoso e diligente lavoro di
ricostruzione delle satire iacoponiche, non avesse sollevato molti dubbi
sull'autorit, da me nuovamente affermata, della stampa
bonaccorsiana[17]. Esaminati i codici pi antichi, egli trova che il
confronto non  sempre favorevole all'edizione fiorentina, nella quale
rileva difetto di criteri sicuri nell'adozione delle forme grafiche e
fonetiche, e tracce di alterazioni dovute all'uso di codici toscani o
toscaneggianti; afferma inoltre che l'antichit dei mss., a cui il
Bonaccorsi attinse,  minore di quella che io non mostri di credere; e
conclude che per la ricostruzione del testo originale  non solo utile
ma conveniente attingere ad altre fonti non meno e forse pi
autorevoli[18].

Potrei rispondere a queste osservazioni che io non ho mai ritenuto il
testo dell'edizione fiorentina come la forma originale, nella quale
primamente apparvero i canti del poeta tudertino, e che non ho escluso
si possa in avvenire, quando fortunate ricerche ci portino al
ritrovamento di mss. pi antichi di quelli che sono a nostra conoscenza,
ricostruire un testo di gran lunga pi attendibile. Ma potrei anche
aggiungere: perch il Brugnoli, conoscendo altre fonti e non meno e
forse pi autorevoli della stampa bonaccorsiana, ha tuttavia creduto
opportuno di sceglier questa a fondamento dell'edizione critica delle
satire iacoponiche, e di contro al testo da lui ricostruito sulle
varianti di numerosi codici ha sentito la necessit di riprodurre
integralmente le singole poesie nella lezione data dal Bonaccorsi?

Ma, per non tediare il lettore con polemiche oziose, cercher di
rimettere la questione nei suoi veri termini, riassumendo quanto scrissi
altra volta, e brevemente rispondendo alle obbiezioni mossemi
dall'egregio studioso perugino.

Io ho ritenuto e ritengo che il maggior valore dell'edizione principe,
in confronto non solo di tutte le altre raccolte a stampa, ma ben anco
dei codici del XIV secolo, consista nelle fonti a cui il Bonaccorsi
attinse e nel metodo da lui tenuto--metodo che non esiterei a dichiarare
rigorosamente scientifico--per ricavarne una lezione vicina il pi che
fosse possibile all'originale forma umbra. Il proemio del Bonaccorsi ci
d preziose informazioni in proposito, e non parr superfluo che io lo
trascriva integralmente.

     Al Nome et honore della sanctissima trinit: et della gloriosa
     vergine Maria: et de tutta la corte del cielo. Qualunque persona
     devota si delecta de havere et leggere le infrascripte laude del
     beato frate Iacopone da Todi de l'ordine de frati minori, le quali
     lui compose a diversi tempi per utilit et consolatione di coloro
     che desiderasseno per via de croce et delle virt seguitare el
     Signore: sapia per vero come circa la impressione presente, a fine
     che fusse emendata quanto pi si potesse: et reducta alla purit
     anticha, che si trova molto alterata in pi libri:  stata usata
     questa diligentia, cio che si sono havute due copie de tale laude
     cavate studiosamente da doi exemplari Todini assai antichi: et pi
     copiosi et migliori che si trovino in quella citt: et doi altri
     volumi pur antichi in buona carta, facti con diligentia:
     de quali uno appare scripto nella citt de Perugia: dell'anno
     MCCCXXXVI trovato in Firenze: de laude XC et non pi et molti altri
     volumi de diversi religiosi: et de altre particulare persone,
     trovati pur in Firenze. Da i quali tutti volumi, et spetialmente da
     li dicti pi antichi concordati molto insieme, si ha cavata nova
     copia per dare a l'impressori, servata la simplicit et purit
     anticha secondo quel paese di Todi, del modo di scrivere et de
     vocaboli, s come  parso a pi persone devote et spirituale che si
     dovesse fare, senza mutare o agiongere alcuna cosa di novo. Et in
     tal modo fo cominciata tale impressione a d XII de agosto passato,
     et continuata come si vede fino al numero centenario de laude, et
     due pi, non essendo maggior numero, ma pi presto minore in li
     predicti et molti altri volumi antichi, maxime della dicta cit di
     Todi, che fu la terrena patria del auctore: et dove se ne trova
     libri assai: dove etiam lui mor: et sono le sue ossa in
     veneratione. Non si dice per per questo che lui non facesse
     maggior numero de laude, n anco si afferma, che tutte queste siano
     facte da lui, per non se havere di ci altro di certo. Quanto
     all'ordine de esse laude, vedendosi quello essere vario et incerto
     in molti libri: bench li Todini siano quasi ad uno modo, non 
     parso inconveniente cominciare da quelle due della Madonna: quale 
     porta et inventrice de ogni gratia, et da poi mettere le pi facile
     et successive le altre. Et anco distinguere le materie, et metterle
     insieme al meglio che si ha inteso, s come si veder facto. Della
     vita del prefato beato Iacopone in particulare non pare che si
     trovi certa narratione: ma della sua perfectione et trasformatione
     in l'amore divino, assai si vede per suoi scripti: et anco se
     intende el tempo nel quale lui fu, et scrisse.

     Siano adunque confortati li lectori a legere con attentione esse
     laude simplici quanto al stilo et parole: ma piene di sancta
     doctrina, et de alti sentimenti in pi de quelle: li quali non
     potendo cos intendere essi lectori, vogliano honorarli: et pregare
     la divina bont, che li illumini la mente all'intelligentia di
     quanto bisogna alla salute de l'anime loro.

Le fonti menzionate dall'editore formano dunque tre gruppi distinti: 1)
i due codici todini =assai antichi=; 2) altri due codici =pur antichi=,
cio della prima meta del secolo XIV (un d'essi, il perugino,  datato
dal 1336); 3) molti altri codici presumibilmente toscani o, per lo
meno, trovati a Firenze[19].  chiaro che la maggior importanza venne
data dall'editore ai due todini assai antichi, i pi antichi di quanti
erano allora a Todi; e da essi furon cavate studiosamente le copie che
formarono il nucleo della raccolta bonaccorsiana. Orbene, quei mss. non
esistono pi. Potranno esserne derivati, come asserisce il Brugnoli, il
Tudertino 194 della Comunale di Todi e l'Angelicano 2216; ma il primo di
tali codici  indubbiamente della seconda met del secolo XV, quindi
poco attendibile sia per l'autenticit delle laude e sia per la lezione;
e il secondo, importantissimo per essere del secolo XIV e perch meglio
d'ogni altro reca intatte le primitive forme umbreggianti, non contiene
malauguratamente che quattordici laude. Anche gli altri due codici
menzionati, che pure debbono essere stati di grande aiuto all'editore,
sono andati perduti. Del ms. perugino del 1336 il Brugnoli crede di
ravvisare una copia nel cod. 1037 della Nazionale di Parigi; ma, in ogni
modo, anche questo  del secolo XV e meno utile di altri codici umbri
coevi, di cui non s' ancor potuto rintracciare l'archetipo. Resta il
terzo gruppo, quello dei codici toscani o toscaneggianti. Non avendoli
l'editore menzionati partitamente, noi siamo anche disposti ad ammettere
che si possano identificare con alcuni dei numerosi codici toscani che
ancor possediamo. Non saprei dire per quanto e fino a che punto essi
siano stati utilizzati. Quali sono adunque le fonti non meno e forse
pi autorevoli della raccolta bonaccorsiana, alle quali si pu
ricorrere per la ricostruzione di un testo critico delle poesie
iacoponiche?

Per ci che concerne il difetto di criteri sicuri nell'adozione delle
forme grafiche e fonetiche, si pu osservare che nel secolo XV la grafia
non aveva ancor preso una forma definitiva, e che l'incertezza grafica
si rileva in tutti i codici, pi grave anzi negli antichi--com'
naturale--che nei recenti. Perch dunque rimproverarla soltanto alla
stampa bonaccorsiana? E, quanto al dubbio espresso dal Brugnoli intorno
alla incapacit dell'editore fiorentino di resistere, lui toscano, alla
tentazione di alterare o di sostituire le primitive forme idiomatiche,
si pu opporre che il Brugnoli non ha elementi sufficienti da
avvalorarlo, mancandogli appunto i termini di confronto, cio i codici
tudertini, che soli varrebbero a fargli riconoscere sicuramente le
alterazioni e le sostituzioni. Il Bonaccorsi ci dice invece, e non so
perch si debba dubitarne, ch'egli prefer la lezione dei testi todini.
Ai difetti di questi avr naturalmente supplito con l'aiuto degli altri
due codici umbri, e per le poesie che mss. autorevoli o la tradizione
gi formatasi al suo tempo attribuivano a Iacopone, si sar giovato dei
mss. toscani e toscaneggianti.

E qual metodo, se non questo appunto del Bonaccorsi, ha in sostanza
seguto il prof. Brugnoli nella ricostruzione del testo delle satire?
Anch'egli s' valso di tre gruppi di codici: 1 degli umbri, tra i quali
comprende anche l'edizione principe; e ad essi ha dato quasi sempre la
preferenza nella scelta della lezione; 2 dei toscani; 3 dei veneti. Ma
dai toscani e dai veneti non trasse profitto se non quando pot
ritenere che essi, derivando forse da qualche lontano stipite in certi
passi pi fedele all'originale, fossero sfuggiti a qualche manifesto
equivoco pi o meno grossolano di trascrizione, da cui vanno tutt'altro
che esenti i testi umbri, i quali attinsero probabilmente a fonte pi
diretta, ma furono anche condotti da menanti assai rozzi ed
incolti[20]. Il Bonaccorsi non pot giovarsi,  vero, dei codici
veneti, o almeno non ne fa cenno nel proemio: in compenso per egli
aveva i codici todini assai antichi, dai quali nessuno di noi
disgraziatamente pu trarre profitto. Orbene, se l'acume critico di un
egregio studioso come il Brugnoli pu dare maggior affidamento di rigore
scientifico nello studio dei codici e nella scelta della lezione, ci
non basta a compensare il difetto di quella pura fonte originale a cui
attinse il Bonaccorsi, e della quale a noi son giunti soltanto alcuni
piccoli e torbidi rigagnoli.

Ma, sempre a proposito della lezione in alcun luogo incerta o
toscaneggiante dell'edizione principe, mi sia lecito insistere sopra un
concetto da me espresso altra volta e che il Brugnoli non ha creduto
opportuno di confutare. Secondo il D'Ancona[21], la lingua originale dei
ritmi iacoponici doveva esser l'umbra o, meglio, il volgare di Todi. Se
si volesse dare--io scrivevo--un valore assoluto all'opinione
dell'illustre critico, bisognerebbe convenire che il testo dell'edizione
fiorentina qua e l si discosta notevolmente da quello che doveva essere
il linguaggio tudertino del Duecento. Ma, quando si pensi che l'_editio
princeps_, sebbene risulti dalla concordanza di pi raccolte diverse tra
loro per l'et e per l'origine, si fonda sopra tutto sui due codici
todini =assai antichi=, e che le maggiori divergenze dall'uso umbro si
riscontrano specialmente in quelle ultime poesie, della cui autenticit
si pu a buon diritto dubitare anche per una certa ineguaglianza di
stile, per la banalit di alcune espressioni e, spesso, per la mancanza
di quello che potrebbe chiamarsi 'sapore' iacoponico, vien da pensare
che il fondo idiomatico primitivo non abbia poi subto nel testo
bonaccorsiano troppo profonde modificazioni. Ma c' di pi. I biografi
di Iacopone, che hanno seguto cecamente la tradizione senza curarsi di
separare i fatti positivi da tutti i particolari fantastici formatisi
per false interpretazioni dei passi autobiografici e per analogia di
altre leggende francescane, affermano concordi che l'_amor Dei usque ad
contemptum sui_ fu cos ardentemente sentito dal poeta tudertino, da
indurlo a commettere, insieme con molte altre pazzie, anche quella di
affettare il pi profondo disprezzo per la propria cultura e dottrina.
Ora non  chi non veda il ridicolo di tale affermazione. Iacopone da
Todi aveva fatto i suoi studi di diritto, forse a Bologna; aveva
esercitato per lunghi anni la professione di avvocato nella sua citt
natia; aveva fors'anco dettato componimenti in rima prima di darsi a
vita spirituale, ed  lecito supporre che non gli fosse ignota la bella
fioritura della poesia lirica del suo tempo, i cui spunti e le cui
immagini sin troppo profane ricorrono con molta insistenza nelle sue
laudi-ballate. Per quanto profondo fosse l'orrore e il disprezzo degli
anni trascorsi nelle vanit del mondo, come avrebb'egli potuto far getto
della propria coltura, di quel patrimonio intellettuale, caro sopra ogni
altro perch frutto in ciascuno di inenarrabili fatiche, senza sentirsi
miseramente inaridire quella ricca vena poetica, onde, come altrettanti
ruscelli, scaturivano i suoi sacri ritmi, schiumeggianti e torbidi
talvolta per l'impeto della discesa, ma sempre meravigliosi di vita e di
freschezza? Iacopone parlava e componeva nel suo nativo dialetto cos
come solevano le persone della sua coltura. E non sarebbe giusto
rifiutare inesorabilmente come alterazioni illegittime di amanuensi e di
editori tutto ci (e non  gran cosa) che nel testo dell'edizione
fiorentina del 1490 sembra discostarsi dalle particolari caratteristiche
del dialetto tudertino[22].

Una delle questioni pi difficili e pi lungamente dibattute tra gli
studiosi  quella che concerne l'autenticit dei ritmi attribuiti a
Iacopone. Le raccolte primitive dovevano contenere appena una novantina
di laude, quante cio ne contengono i codici del secolo XIV. Ma per la
pronta diffusione che le poesie del Nostro ebbero nell'Umbria, nella
Toscana e nell'Italia settentrionale (diffusione dovuta, oltre che al
merito intrinseco dell'opera iacoponica, anche alla fiera discordia
fervente nel seno stesso dell'ordine francescano tra i vari partiti, per
alcuno dei quali il nome di Iacopone pot servire quasi di segnacolo in
vessillo, e alla aureola di martirio che la leggenda non tard a creare
intorno all'austera figura del poeta tuderte), il primitivo corpo
laudistico iacoponico and a mano a mano aumentando, fino a raggiungere
e a sorpassare nel secolo XVII il numero di duecento composizioni.

Ma la critica ha ormai fatto giustizia di molte false attribuzioni; e
mentre dopo lunghi dibattiti ha restituito al Nostro alcuno di quei
componimenti, come

    Amor de caritate--perch m'hai s ferito,

che qualche erudito con inconsulta audacia gli aveva tolti per
attribuirli al poverello d'Assisi, non ha esitato, d'altra parte, a
rigettare inesorabilmente come apocrifi i canti dovuti alla larga
imitazione iacoponica del XIV e XV secolo[23].

 dunque ormai pacifico che l'originaria produzione iacoponica debba
restringersi a quel centinaio di ritmi contenuti nei codici del
Trecento, vale a dire alle cento e due laude della raccolta
bonaccorsiana[24]. Ma, per converso, tutti, assolutamente tutti i ritmi
dell'edizione fiorentina debbono ritenersi autentici?

L'onesta avvertenza del Bonaccorsi: Non si dice per per questo che lui
non facesse maggior numero de laude, =n anco si afferma che tutte
queste sieno facte da lui= per non se havere di ci altro di certo, ha
per me un grande valore. Secondo la prima intenzione dell'editore, la
raccolta doveva chiudersi con la XCIII lauda, con Donna del paradiso,
la quale  posta in questo loco--egli scrive--=per clausura= de le
precedente: el principio de le quali  pur da lei [cio la lauda O
Regina cortese, anch'essa pertinente alla Madonna]: et =per uno
separamento= dalle seguente laude trovate in diversi libri[25].
L'autorit di altri codici consultati, la forza della tradizione, la
quale gi sul finire del Quattrocento aveva sanzionato molte
attribuzioni, e fors'anco il desiderio--alquanto ingenuo--di raggiungere
per il suo volume el numero perfecto de cento[26], poterono indurre
il Bonaccorsi ad aggiungere quelle nove laudi con cui si chiude la
raccolta, e sulla cui autenticit  possibile, secondo me, sollevare
qualche dubbio, tenuto conto anche delle annotazioni particolari con che
il Bonaccorsi, mosso da quegli scrupoli, che tanto ragionevolmente ci
fanno apprezzare l'opera sua di editore illuminato, volle mettere in
guardia il lettore[27].

Il prof. Brugnoli ( doveroso discutere anche su questo punto la sua
opinione per il largo ed esauriente esame ch'egli ha fatto delle stampe
e dei codici iacoponici) non condivide i miei dubbi. Invero--egli
scrive--queste [cio le ultime laude della raccolta] non si trovano, se
non per eccezione, in altri mss., specie in quelli estranei alla
famiglia umbra. Senonch questo avviene anche per altre laude pur
contenute nella Principe e tuttavia non comprese fra le ultime e pi
sospette di questa stampa.  appunto il caso dei ritmi: 'Fede, speme e
caritate'; 'Amor dolce senza pace' (_sic_); 'Om lascio dolente'.
Dovremo noi escludere anche queste dal novero delle laude d'indubbia
autenticit?. No, poich quanto sin qui dicemmo--egli
continua--intorno allo svolgimento e alla diffusione del materiale
laudistico iacoponico, ci porta a concludere che solo gli antichi mss.
umbri, e non gi i codici toscani e veneti, possono avere un gran peso
nella bilancia[28].

Son lieto che per una volta tanto sia proprio il Brugnoli a riconoscere
il maggior valore dell'edizione principe. Senonch gli argomenti,
ch'egli adduce, lasciano sempre adito al dubbio da me espresso. E
invero, come si pu escludere che l'editore stesso dubitasse
dell'autenticit delle ultime laude della sua raccolta, chi metta in
relazione le parole del suo proemio con le avvertenze da lui premesse a
quelle laude?  questo un elemento di critica che non deve essere
trascurato, specie se va unito al giudizio che pu farsi sul merito
intrinseco di quelle poesie, meno caratteristiche, meno precise nel loro
schema metrico e meno umbreggianti di tutte le altre. Quanto alle tre
poesie citate dal Brugnoli, che non si trovano se non nei codici umbri,
si potrebbe osservare che anche su quella che incomincia

    Oim! lasso dolente

l'editore fiorentino non ha mancato di esprimere qualche dubbio.
L'avvertenza alla lauda XCVI dice infatti: Questa lauda seguente era
pur nel dicto libro antiquo [nel Perugino del 1336] et ancora in alcuni
todini, bench paia assai bassa como la XX in ordine, che incomenza
'Oim, lasso dolente'[29].

Ma siano o no queste ultime rime da attribuire sicuramente a Iacopone,
il fatto che solo di alcune poche poesie della raccolta bonaccorsiana si
possa dubitare, e che il dubbio non sia condiviso da tutti gli studiosi,
dimostra che l'edizione principe merita la maggiore fiducia in fatto di
attribuzioni.

Ed alla autorit della Principe il Brugnoli stesso giustamente fa
appello[30] a proposito della tanto discussa autenticit della satira

    O papa Bonifazio--molt'hai iocato al mondo.

Questa poesia, che fa parte di un gruppo abbastanza numeroso di satire
contro i falsi prelati e contro colui che nella mente del fiero
assertore della rigida regola francescana appariva come

    Lucifero novello--a sedere en papato,

ebbe molta fortuna nel secolo XIV. Nell'ambiente religioso e politico
non erano ancora spenti gli echi della feroce lotta combattutasi tra il
papa e la parte ghibellina, sostenuta dal re di Francia; in quella
satira o, meglio, in quella invettiva Iacopone si fa interprete di tutti
i risentimenti provocati dal Caetani e con inaudita violenza di
linguaggio, che ha sgomentato i suoi troppo ortodossi commentatori,
investe il papa, accusandolo di simonia, di nepotismo, di avidit verso
i soggetti, di sete indomabile di potere, e gli predice l'ultima ruina.
I famosi versi profetici:

    subito hai ruina--sei preso en tua magione
    e nullo se trovne--a poterte guarire
    . . . . . . . . . . . . . . . . . .
    e Dio s t'ha somerso--en tanta confusione,
    che onom ne fa canzone--tuo nome a maledire

sembrano alludere alla cattura d'Anagni e alla morte del pontefice,
seguta di l a pochi giorni. Il che ha fatto supporre che la poesia sia
stata composta a fatti compiuti, cio dopo il 1303. Ma il contesto della
poesia non ammette dubbi: essa  un'invettiva contro Bonifacio ottavo
vivo e nella pienezza della sua potenza. E come, d'altra parte, supporre
che Iacopone gi molto vecchio, logorato dalla lunga crudele prigionia,
e desideroso soltanto della pace del chiostro e della preghiera in
comune, si inducesse a scrivere quella fierissima rampogna contro l'alto
personaggio test scomparso dalla scena del mondo?

Di qui due ipotesi: che la poesia non sia stata composta dal Nostro, ma
da alcuno dei numerosi nemici del Caetani durante la preparazione del
processo, che alla memoria di questo pontefice aveva intentato Filippo
il Bello; o che alla poesia scritta da Iacopone nel 1297, mentre si
svolgeva la lotta tra i Colonnesi e Bonifacio ottavo e nella famosa
protesta di Lunghezza si impugnava la validit dell'elezione pontificia,
si sieno aggiunte pi tardi, cio dopo la cattura d'Anagni, le strofe
che alludono a questo crudele episodio. Ma alla prima ipotesi, sostenuta
dal Tenneroni, sembra contrastare il fatto che la poesia si trova
nell'edizione principe e cio nei codici todini pi antichi. Pi
attendibile invece appare la seconda, caldeggiata dall'Ozanam[31] e
ultimamente dal Brugnoli, il quale mette giustamente in rilievo come la
lauda controversa senza le strofe che l'esame critico aveva riconosciute
come interpolate si trova in un manoscritto del Trecento, il cod.
Magliabechiano, II, 6, 63[32].

Ma, a parte questi ed altri problemi particolari, la questione
dell'autenticit  veramente fondamentale per la critica della leggenda
iacoponica. Tutti sanno che le notizie certe sul poeta tudertino sono
molto scarse[33], e che le minuziose informazioni sulla vita da lui
trascorsa nelle vanit del mondo e sulle stranezze commesse durante i
primi anni di penitenza sono il frutto della elaborazione di elementi
incertissimi, dovuti in parte all'arbitraria ricostruzione di
circostanze che sembrano risultare dai passi cos detti autobiografici,
e in parte alla fantasia del primo anonimo biografo del Quattrocento,
del quale giustamente il Novati ha scritto aver fatto opera non di
storico, ma di agiografo. Cos nel tudertino, piuttosto che il =sacro
giullare= girovagante pei monti e pei piani dell'Umbria noi amiamo
riconoscere col Novati il poeta filosofo, il =teorico= del misticismo,
spoglio di qualsiasi vincolo con le compagnie dei Disciplinati e coi
Laudesi, e poetante pe' confratelli suoi, per quell'anime ardenti, che
sotto il vessillo francescano cercavano al pari di lui la via della
croce, l'unione assoluta con la divinit[34].

Ma pur chi non voglia consentire col Novati in questa nuova, audace
figurazione di Iacopone da Todi, e senta di non poter negare ogni valore
ai dati tradizionali, dovr imporsi un rigoroso lavoro di cernita nella
farragine delle notizie tramandate dai biografi, per l'accertamento dei
dati autobiografici contenuti nelle poesie che possono sicuramente
attribuirsi al tudertino. E per il futuro biografo di Iacopone sar,
anche per questo verso, preziosissima la raccolta contenuta
nell'edizione fiorentina del 1490.

NOTE:

    [9] _Laude di frate Iacopone da Todi_, impresse per ser Francesco
    Bonaccorsi in Firenze, a d ventiotto del mese di septembre
    MCCCCLXXXX.

    [10] _Laudi del beato frate Iacopone del sacro ordine di frati
    minori de osservantia_, Bressa, per Bernardo de Misintis, 1495.

    [11] _Le poesie spirituali del beato Iacopone da Todi... accresciute
    di molti altri suoi cantici nuovamente ritrovati, con le scolie et
    annotationi..._, Venetia, Nicol Misirini, 1617.

    [12] _Li cantici del beato Iacopo da Todi_, con diligenza ristampati
    con la gionta di alcuni discorsi et con la vita sua. App. Ippolito
    Salviano, Roma, 1558.--_Li cantici del beato Iacopone da Todi_,
    aggiuntivi alcuni canti cavati da un manoscritto antico non pi
    stampato, Napoli, Lazzaro Scoriggio, 1615.

    [13] Per queste due edizioni cfr. GAMBA, _Serie dei testi di
    lingua_, Venezia, 1828, nn. 478 e 479.

    [14] Cfr. GAMBA, op. cit., n. 477, e ED. BOEHMER, _Iacopone da Todi,
    Prosastcke von ihm, nebst Angaben ber Manuscripte, Drucke und
    Uebersetzungen seiner Schriften_, in _Romanische Studien_, 1
    (1871-75), 138. Il D'ANCONA nella recente ristampa del suo _Iacopone
    da Todi, il giullare di Dio del secolo XIII_, Todi, Casa editrice
    Atanr, 1914, p. 5, scrive: Quanto pi posso, nel citare mi
    attengo alla edizione di Firenze 1490, presso il Bonaccorsi,
    riprodotta ne 1558 dal Modio: edizione condotta su antichi
    manoscritti di Todi e di Firenze, e la cui autorit  affermata da
    G. Ferri nella riproduzione sopraccitata. Possono perci credersi
    con molta probabilit tutte autentiche le rime della stampa
    bonaccorsiana, sebbene l'editore stesso non osi darne certezza; pur
    ammettendo tal qualit in alcune edite dal Tresatti e da altri, le
    quali in ogni caso servono a meglio determinare la forma e gli
    intenti della lauda spirituale antica. Il MOSCHETTI (_I codici
    marciani_, Venezia, 1883) esprime un giudizio anche pi favorevole
    all'ediz. principe, che afferma valere quanto molti codici riuniti
    dei pi antichi e preziosi.

    [15] _Laude di frate Iacopone da Todi secondo la stampa fiorentina
    del 1490 con prospetto grammaticale e lessico_ a cura di GIOVANNI
    FERRI, in Roma, presso la Societ filologica romana, MDCCCCX.

    [16] D'ANCONA, op. cit., p. 5, nota 4.

    [17] _Le satire di Iacopone da Todi ricostituite nella loro pi
    probabile lezione originaria con le varianti dei mss. pi importanti
    e precedute da un saggio sulle stampe e sui codici iacoponici_ per
    cura di BIORDO BRUGNOLI, ordinario di lettere italiane nella R.
    Scuola normale maschile di Perugia, in Firenze, per Leo S. Olschki
    editore, MDCCCCXIV, p. XIV sgg. Di questo volume e della ristampa
    del D'ANCONA si legga l'ottima recensione di E. G. PARODI nel
    _Marzocco_ del 28 giugno 1914 (_Il giullare di Dio_), e l'articolo
    di CIRO TRABALZA, _Il glorioso ritorno di un giullare di Dio:
    Iacopone da Todi di A. D'Ancona_, nel _Giornale d'Italia_ del 21
    luglio 1914.

    [18] Op. cit., p. VI.

    [19] Il prof. Brugnoli mi rimprovera (p. CVIII) di assegnare i
    codici todini =assai antichi= alla fine del XIII secolo e di far
    gran caso della differenza di espressione usata [dall'editore] per
    quei codici =assai antichi= in confronto di quella adoperata per il
    cod. Perugino del 1336 e per un altro suo coevo, dei quali l'editore
    fiorentino dice che erano =pur antichi=. Anche a voler dare
    importanza (egli continua) a questa lieve sfumatura--dico lieve
    perch l'induzione si fonderebbe tutta sulla mancanza dell'avverbio
    'assai', mancanza in gran parte compensata dal 'pur'--non 
    possibile rimontare pi indietro del 1300, perch altrimenti
    sarebbero rimaste escluse da quei codici le laude composte da
    Iacopone durante e dopo la prigionia, laddove ce ne troviamo invece
    parecchie se non tutte. Riconosco che l'attribuzione (da me
    proposta, del resto, con molta circospezione) dei codd. todini pi
    antichi alla fine del XIII secolo (l'anno 1300 appartiene a quel
    secolo!) pu parere arrischiata, ma non priva di qualsiasi
    fondamento, in quanto--trattandosi di codd. perduti--non si pu
    ammettere senz'altro ch'essi contenessero le poesie iacoponiche
    composte durante e dopo la prigionia. Il fatto ch'esse si trovino
    nei codici del XV secolo derivati dai todini pu anche spiegarsi con
    le aggiunte e le interpolazioni, che il Brugnoli stesso ammette a
    proposito di altre questioni. Quanto alla distinzione tra i codd.
    todini =assai antichi= e i due =pur antichi=, mi par proprio che il
    Bonaccorsi abbia voluto stabilire una gradazione cronologica tra i
    primi e i secondi. A meno che non si tratti di ipersensibilit
    grammaticale da parte mia, io son d'avviso che l'avverbio assai
    abbia un significato ben differente dall'avverbio pur. La mia
    induzione si fonda dunque sul diverso significato di due parole
    diverse, cio su qualche cosa di pi consistente della lieve
    sfumatura, di cui parla il Brugnoli. Pei raffronti di codici e di
    stampe iacoponiche si veda, oltre lo studio citato del BOEHMER,
    quello del TOBLER nella _Zeitschrift fr roman. Philologie_, III,
    178. Si veda anche A. FEIST, _Mittheilungen aus lter. Sanml.
    italienisch. geistlich. Lieder_, in _Zeitschrift f. rom. Philol._,
    XIII (1889), 115; e gli _Inizi di antiche poesie italiane con
    prospetto dei codici che le contengono_ e _Introduzione alle Laudi
    spirituali_, di A. TENNERONI, Firenze, Leo S. Olschki, 1909.

    [20] Op. cit., p. VII.

    [21] Op. cit., p 46.

    [22] Cfr. la mia prefazione alla ristampa della Societ filologica
    romana.

    [23] Fu il WADDING che attribu pel primo questa poesia, insieme con
    l'altra In fuoco l'amor mi mise, a san Francesco; ma il padre I.
    AFF dimostr vittoriosamente la falsit di tale attribuzione. Cfr.
    per maggiori particolari A. D'ANCONA, op. cit., p. 56, nota 8.
    FRANCESCO NOVATI, nel suo discorso _L'amor mistico in san Francesco
    d'Assisi ed in Iacopone da Todi_, pubbl. nel volume _Freschi e minii
    del Dugento_, Tip. ed. L. F. Cogliati, Milano, MCMVIII, conclude a
    proposito di siffatte attribuzioni (p. 242): Chi si illude di
    sorprendere i tripudi amorosi del Nostro [san Francesco] nelle laudi
    'Amor di caritade', 'In foco l'amor mi mise', dimostra (ci sia
    lecito il dirlo) di non capir nulla di nulla n dell'anima di san
    Francesco n della storia della lirica sacra italiana.

    [24] Cfr. NOVATI, op. cit., p. 247.

    [25] Vedi p. 232.

    [26] Veramente la raccolta comprende 102 laude. Ma nella nota alla
    lauda CII (p. 255) l'editore avverte: Questa =laude extravagante= 
    posta per finire el numero perfecto de cento: bench ne sian due de
    pi sotto doi numeri, cio XLVII e LXXVII per inadvertentia: et cus
    sono CII laude in tutto. Naturalmente la numerazione  stata
    corretta in questa ristampa.

    [27] Le annotazioni dell'editore si trovano alle pp. 232, 236, 239,
    255.

    [28] Op. cit., p. CXLIV.

    [29] Vedi p. 236.

    [30] Op. cit., p. CXLVI sgg. E vedi anche D'ANCONA, op. cit., p. 84,
    n. 2, ove si confuta l'opinione di A. TENNERONI.

    [31] A. F. OZANAM, _Les potes franciscains en Italie au XIII
    sicle_, Paris, V. Lecoffre, 1882.

    [32] Op. cit., p. CXLIX.

    [33] La cronologia pi probabile della vita di Iacopone  stata
    fissata da A. D'ANCONA, op. cit., p. 18 in nota. Circa le biografie
    tradizionali cfr. pure D'ANCONA, op. cit., p. 15 e BRUGNOLI, op.
    cit., p. CIV, nota 1.

    [34] Discorso e vol. cit., p. 245 sgg.




GLOSSARIO


Nota del Trascrittore: tra parentesi quadre si trovano le versioni
alternative presenti nel testo.

  _abbi_, io ebbi.

  _abbreviata_, rimpicciolita, cfr. _breviare_.

  _ber_, ebbero.

  _abominanza_, vergogna.

  _abondo_, abbondante.

  _abracciata_, abbracciamento.

  _abramare_, bramare: _abrama, abrami_.

  _abrasciato_, ardente.

  _abrenca_ (_t'a._), adperati, indstriati.

  _abreviare_, rimpicciolire: _abreviando_.

  _absolveto_, sii assolto.

  _abundi_, 'tanto pi foco _a._', tanto pi abbondi in ardore.

  _abissare_, inabissare: _abissame, abissata_.

  _acattara_, acquisto, guadagno.

  _acatte_, acquisti.

  _acatto_, acquisto, guadagno.

  _achianta_, alligna, attecchisce.

  _acolle_, accoglie.

  _acolmato_, colmato, colmo.

  _acolte_, strette, raccolte.

  _acomenza_, incomincia.

  _aconciato_, acconciatura.

  _aconf_, 's'_a._', si confece, si convenne.

  _adamato_ (imperativo), ama.

  _adarsi_, accorgersi; 'non te n'_adai_';
    _adato_.

  _adasta_, eccita, spinge.

  _ademandare_, domandare: _ademando_, _ademandi_, _ademanda_,
      _ademandato_, _-e_.

  _ademanni_, domandi.

  _ademplendo_, riempiendo, colmando.

  _ademplenza_, soddisfazione.

  _adetata_, infamata.

  _adimandi_, domandi.

  _adizzata_, aizzata.

  _adoguagliato_, eguagliato.

  _adolorava_, mi addoloravo.

  _adomando_, domando.

  _adorato_ (sost.), adorazione.

  _adornanza_, ornamento.

  _adulterato_, 'con tutte ha _a._', ha tradito tutte.

  _adurare_, perseverare; 'en _a._', con perseveranza;
    _adura_, persevera.

  _adurate_, 'per _a._', con la perseveranza.

  _adsate_ [_adusate_], abtuati.

  _advime_, mi avviai.

  _affare_, 'donna da grande _a._', ricchissima;
    'de poco _a._', di poco conto;
    'de s alto _a._';
    'secondo 'l pover mio _a._', secondo le mie deboli forze;
    'dargli tutto 'l suo _a._', tutto quel che possiede.

  _aff_, 's'_a._', si conviene.

  _afftta_ [_affetta_], desidera.

  _affetto_, passione, dolore, tribolazione.

  _afferrare_, tormentare: _m'afferra_;
    _afferrato_, tormentoso, doloroso;
    _afferrate_, tormentate.

  _affittare_ e _afi-_, affisarsi, osservare: _affitta_, _afitta_,
      _afittai_.

  _affletto_, afflitto.

  _afflitto_, ferito.

  _affollato_, oppresso, schiacciato.

  _affolto_, sostenuto, appoggiato, difeso.

  _affrantura_, debolezza, dolore, pena eterna.

  _affrenare_, raffrenare: _affrenata_, _affreniti_, freniate.

  _aficco_, 'm'_a._', mi figgo.

  _afigura_, 'non m'_a._', non posso figurarmi.

  _afocare_, infocare: _afocata_;
    e affogare: _afocato_.

  _afogato_, affogato o soffocato.

  _afoma_, 's'_a._' si offusca.

  _afranto_, sofferenza, dolore.

  _afrigolito_, infreddolito.

  _agirlato_, stordito, ebbro.

  _agne_, anni.

  _agno_, agnello.

  _agrondo_, 'm'_a._' mi rattristo.

  _aguardare_, osservare, rimirare: _aguarda_, _aguardame_,
      _agurdate_ [_aguardate_], _aguardare_, _aguardte_ [_aguardate_],
      _aguardai_, _aguardando_.

  _aguata_, guarda, osserva.

  _aiace_, conviene.

  _ainina_, 'carta _a._', cartapecora.

  _aino_, agnello.

  _aiutare_, salvare;
    '_aiuta_ la sconfitta', salvaci dalla sconfitta;
    '_aiuta_ lo notare', assistici nel nuoto.

  _aiute_, 'l'_a._', l'aiuto.

  _albergare_, ospitare e abitare: _albergalo_, _albergato_.

  _albergaria_, abitazione, stanza.

  _albergo_, abitazione.

  _albitrio_, arbitrio.

  _alcono_, alcuno.

  _alegranza_, gioia.

  _alegrare_, rallegrare: _alegrar_, _t'alegri_.

  _alentata_, 'degiunar non fui _a._', non lasciai di d.

  _alevata_, allevamento.

  _alienata_, vlta ad altre cure.

  _alifante_, elefante.

  _alitare_, vivere.

  _allapidata_, lapidata.

  _allazo_, allaccio.

  _allecerare_, licenziare, scacciare: _allecerato_, _allecerati_.

  _allena_, diminuisce.

  _allevai_, 'da poi che m'_a._', poi che fui adulto.

  _allidere_, percuotere, rompere: _allide_, _alliso_.

  _allitate_ [_alltate_], ti allieta.

  _allore_, allora.

  _allumenare_ e _allumi-_, illuminare: _allumini_.

  _almino_, almeno.

  _alteza_, orgoglio, superbia;
    nobilt, nobile e ricca condizione.

  _alto_, 'ad _a._', in alto, 'en _a._', altamente, 'fanno clamore
      en _a._', grande clamore.

  _altroi_, altrui.

  _altura_, altezza, nobilt;
    'de pi _a._', pi alto;
    'pi en _a._', pi in alto.

  _ama_, amore.

  _amantare_, vestire;
    _t'amanta_, _se n'amanta_, _amantare_, _amantato_.

  _amanta_, ricoprono, rif. a nido.

  _amantatura_, vestito.

  _amantenente_, immantinenti.

  _amanza_, amore.

  _amaricato_, amarezza;
    amareggiato, doloroso;
    _-a_, addolorata.

  _amarore_, amarezza.

  _amastrato_, ammaestrato.

  _amativo_, che si deve amare;
    'luce _amativa_' dell'amore.

  _amato_, amore.

  _ambiadura_, l'ambio.

  _amenza_, folla.

  _amesurare_, 'l'_a._', la misura, la quantit.

  _amiranza_, ammirazione.

  _amistanza_, amicizia.

  _ammannito_, occupato, affaccendato.

  _amollare_, intenerire.

  _amoranza_, amore.

  _an Santo_, in chiesa.

  _ancilla_, ancella.

  _ancore_, fino ad oggi.

  _ancura_, ancora.

  _andare_: _andi_, vai;
    _anda_, va;
    _andi_, tu vada;
    _t'andasti_, te ne andasti.

  _andata_, viaggio o via.

  _ne_, ha.

  _anegato_, annegato.

  _anemalio_, animale (dispreg.).

  _angelicata_, 'vita _a._', degli angeli.

  _angeloro_, degli angeli.

  _anichilare_, annientare: _anichilato_, annientato e umiliato.

  _anno_, 'en _a._ en _a._', di anno in anno.

  _annunziata_, annunzio.

  _ante_, prima.

  _Anticrisso_, anticristo.

  _anvito_, causa, dolore.

  _apalato_, manifestato.

  _apenato_, addolorato.

  _apianare_, salire;
    _s'apiana_, si sale.

  _apicciare_ e _app-_, appiccare, unire, attaccare;
    _apicciarate_, si appiccicher;
    _apicciase_, _appicciato_, afferrare;
    _apicci_, accendere: _apicciato_;
    _apicciarsi_, restringersi: _mi appiccio_.

  _aponerai_, apporrai a colpa.

  _apontare_, opporre: _s'aponta_;
    intaccare: _ci aponta_.

  _apparato_, lusso.

  _apparito_, apparso.

  _apparuto_, apparso.

  _appellazione_, appello, nel sign. giuridico.

  _appetere_, appetire;
    il desiderio.

  _applanato_, salito.

  _appresentare_, 'opo n' _a._', bisogna presentarci;
    _t'apresenta_.

  _appropriato_, 'amor _a._', amor proprio.

  _aprere_, aprire.

  _aprenno_, aprendo.

  _apresso_ (agg.), prossimo;
    (pr.) presso.

  _aprete_, aperte.

  _aprito_, aperto.

  _aprute_, aperte.

  _aquilone_, settentrione.

  _arafrenato_, raffrenato.

  _aragnare_ e _arr-_, far questione, venire alle mani: _t'aragnasti_,
      _arragnato_.

  _aramorto_, smorzato.

  _aramorti_, soffochi, metti in tacere.

  _arapicciata_, accesa.

  _aravere_, riavere.

  _archieda_, richieda.

  _archiuso_, richiuso.

  _arcomenzava_, ricominciava.

  _arcomperare_, riscattare, redimere.

  _arcoverare_, ricovrare, riparare.

  _ardita_, ostacolo, difficolt.

  _ardore_, inferno.

  _ardura_, ardore, il fuoco eterno.

  _aregna_, regna.

  _aremanni_, rimandi.

  _arendi_, rendi.

  _arentrare_, rincasare: _arentri_.

  _arepresento_, presento di nuovo.

  _aresce_, riesce: _arescece_, ci si apre.

  _aretrovare_, ritrovare.

  _argento_, denaro.

  _argir_, ritornare.

  _argomente_, 'en _a._', ingegnosamente.

  _ariccare_, arricchire.

  _arlegame_, mi rilega.

  _armagnenza_, rimanenza.

  _armaner_, rimanere: _arman_, _armanea_, _armse_.

  _armenare_, ricondurre: _armenava_;
    _armine_, io rimeni.

  _armetta_, rimetta.

  _arnunzare_, rifiutare, respingere: _arnunzato_.

  _arnunzascione_, rinuncia.

  _arsciase_ [_arosciase_], si tinge di rosso.

  _arpiaceme_, mi ripiace.

  _arprendere_, riprendere: _arprende_, _arprendi_.

  _arprovo_, provo di nuovo.

  _arrabbia_, tu riabbia.

  _arrate_, arre;
    'presi l'_a._', m'impegnai.

  _arsalghi_, tu risalga.

  _arsimigliare_, rassomigliare: _arsimiglia_, _arsimigliata_.

  _arsomeglia_, 'al poter tuo l'_a._', rgolati [regolati] secondo le
      tue forze.

  _articulata_, esposta per articoli.

  _artificio_, 'palazzo en _a._', costruito secondo le regole dell'arte.

  _artoglie_, ritoglie.

  _artollote_, ti ritolgo.

  _artornare_, ritornare.

  _artorr_, ritoglier.

  _artrovare_, ritrovare.

  _arversare_, riversarsi.

  _arvenire_, rivenire: _arvenisse_, _arvenuto_.

  _arvolere_, rivolere.

  _ascaran_, scherano.

  _ascempio_, lo scempio.

  _ascide_, mi assedia, mi preoccupa (?).

  _asciogliere_, assolvere.

  _Ascisi_, Assisi.

  _ascondito_, nascosto.

  _asino_, 'per macerar mio _a._', la mia carne, i miei desidri.

  _Asise_, Assisi.

  _asmo_, l'asma.

  _aspetta_, guarda, osserva.

  _assagiato_, saggio, prova.

  _assegnare_, mirare al segno.

  _asseio_, assedio.

  _assembiamento_, radunanza.

  _assendito_, assennato.

  _assentare_, assentire.

  _assimigliare_ e _asi-_, rassomigliare e desiderare: _assimiglio_;
    augurare: _asimiglia_.

  _asti_, gare.

  _asutiglia_, tormenta.

  _aterrenato_, umiliato, avvilito.

  _atremo_, 's'_a._', s'impaur.

  _attendato_, 'le terre agio _a._', ho posto tende nelle terre.

  _attndeti_, affidati.

  _attumulato_, sepolto.

  _ave_, ebbe.

  _avegnenza_, convenienza.

  _avn_, abbiamo.

  _avenante_, avvenente.

  _avene_, 's'_a._', si conviene.

  _avere_; _avire_: _agio_ e _aggio_, ho;
    _avemo_, _avem_ e _aven_ [_avn_], abbiamo;
    _onno_, _on_ e __, hanno;
    _nme_, mi hanno, _nte_ [_onte_], ti hanno;
    _abbi_, tu abbia;
    _aggia_, _agia_ e _aia_, io abbia;
    _agi_, io, tu o egli abbia;
    _agiamo_ e _agiam_, abbiamo (cong.);
    _aian_, abbiano;
    _ebbe_, io ebbi;
    _abbi_, io ebbi;
    _ber_, ebbero;
    _avi_, ebbi;
    _ave_, ebbe;
    _ver_, ebbero;
    _ar_, avr;
    _arai_, avrai;
    _ggete_, abbiti;
    _averogl_ [_avergl_], li avr;
    _averai_, _aver_;
    _averiti_, avrete;
    _averan_, _avera_, avrebbe;
    _avere_, avresti;
    _avereste_, avresti;
    _averien_ [_averen_], avrebbero;
    _ato_, avuto.

  _aversere_, 'gli _a._', i diavoli.

  _aversier_, avversario.

  _aversire_, avversario, nemico.

  _avetare_, abitare, abitazione.

  _avetoso_, soave.

  _avi_, ebbi.

  _avilare_, avvilire: _avilato_, avvilito e anche tenuto a vile.

  _avivacciata_, pronta, sollecita.

  _zemo_ [_azemo_], non fermentato.

  _azone_, azione.


  _baila_, governo, potere.

  _bilo_, _-a_, custode, arbitra.

  _baldanza_, gioia.

  _baldeza_, gioia, allegrezza.

  _balestrare_, tirare con la balestra.

  _balestrire_, balestriere.

  _balestro_, balestra.

  _balio_ [_balo_], governatore.

  _banda_, 'metti _b._', grida, bandisci.

  _bando_, condanna, pena.

  _bandonata_, abbandonata.

  _bannire_, avvisare, parlar alto, palesare: _banna_.

  _banno_, v. _bando_.

  _barattere_, 'gli _b._', i barattieri.

  _baratto_, zuffa.

  _barbaglia_, balbetta.

  _bargagnato_, mercanteggiato.

  _baronagio_, nobilt.

  _baronia_, valore, nobilt.

  _basalisco_, basilisco.

  _basciare_, baciare.

  _bastanza_, 'non t' _b._', non ti basta;
    'empire de... sua _b._', di tutto ci che gli basta, o finch
        gli basta.

  _bastare_, 'm' _b._', mi basta.

  _batesmo_, battesimo.

  _b_, bene: _se b_, sebbene.

  _beatitute_, beatitudini.

  _beccata_, morso delle pulci.

  _befolcaria_ [_befolcara_], dominio del bifolco.

  _begl_, bene.

  _bellire_, 'en _b._', in bel parere.

  _beneficione_, beneficio.

  _benvoglienza_, benevolenza.

  _besogno_, 'era _b._', bisognava.

  _biado_, la biada.

  _biastemare_, vituperare.

  _bistorte_, contorcimenti dolorosi.

  _bizocone_, bizzoco.

  _blasfemato_, bestemmiato.

  _blasfmia_ e _blasfema_ [_blasfemia_], bestemmia.

  _boccuni_, bocconi.

  _bollon_, chiodo.

  _Boemioro_, dei boemi.

  _bonitate_, bont.

  _borbtanse_, si bisbigliano.

  _botto_, caduta, punizione.

  _bramo_, desiderio.

  _brazo_, braccio.

  _breve_, decreto; piccolo; brevemente.

  _brevet_, piccolezza.

  _breviare_, rimpicciolire.

  _briga_, lavoro, fatica, difficolt;
    ostacolo;
    'a gran _br._', con grande fatica;
    'ha fatto _br._', si  sforzato.

  _briganza_, inimicizia.

  _brigare_, tentare, procurare: _briga_;
    ingegnarsi: _brigate_.

  _brigata_, fatica dolorosa: 'far _brigate_', lavorare.

  _brusata_, bruciata.

  _brutata_, imbestialita.

  _bruttur_, brutture.

  _bullita_, bollente.

  _buono_ (avv.), bene.


  _ca_ (cong.), che.

  _cademento_, caduta.

  _cadere_: _caggio_, cadono;
    _caggia_, cada;
    _cder_ [_cader_], caddero.

  _cagnato_, cambiato.

  _cagne_, egli cambi.

  _cagno_, cambio.

  _calciare_, calzare: _calciato_.

  _caldo_, 'en _c._', all'inferno.

  _calura_, calore, ardore.

  _calure_, calore.

  _calvato_, reso calvo.

  _cambiato_ per _ri-_, remunerato.

  _camiscia_, camicia.

  _camora_, camera.

  _Campagna_, Campania.

  _campare_, trovare scampo;
    _campa_, _cmpate_, slvati.

  _cancione_, canzone.

  _cane_, canti.

  _canna_, gola.

  _canta_, canto.

  _cantare_, menar vanto.

  _cantutio_, canto.

  _capigli_, '_c._ daea', strappavo capelli.

  _capovolta_, _-e_, mutamenti subitanei.

  _cattivanza_, schiavit.

  _cattivo_, dannato.

  _capuccio longo_, il cappuccio dei penitenti.

  _carace_, taglia (?).

  _caratte_, impronta, segno.

  _carboncelli_, carbonchi.

  _cardenalato_, 'l'ordene _c._', dei cardinali.

  _cardinile_, cardine, intelaiatura dell'uscio.

  _cargne_, carne.

  _carire_, perdere;
    _carite_, perdute.

  _carnifici_, carnefici.

  _carta_, documento, prova, privilegio, garanzia.

  _cascollo d'obedenza_, lo indusse a disubbidire.

  _casile_, casa modesta.

  _castalli_, castaldi.

  _castello_ (fig.), l'utero.

  _catenati_, incatenati.

  _cavere_, 'tu degge _c._', guardarti.

  _cechitate_, cecit.

  _cede_, strage.

  _celato_, 'a lo _c._', al coperto.

  _celebr'_, cervello.

  _celesto_, celeste.

  _celesto_, paradisiaco.

  _centa_, cinta.

  _censalito_, cencioso.

  _centro_, 'en _c._ nel core', in mezzo al cuore.

  _centura_, 'lengua a _c._', legata.

  _cerchi_, cilizi.

  _certanza_, sicurezza, assicurazione, verit.

  _cestone_, paniere.

  _cetto_, presto.

  _ched_, che.

  _cheder_, chiedere: _chegio_, _cheio_, _chedendo_.

  _chedendo_, cercando.

  _cheendo_, cercando.

  _chello_, quello.

  _chevelle_, qualcosa.

  _chi_, il quale, la quale;
    _con chi_, col quale, coi quali;
    _en chi_, nel quale.

  _chiamare_, implorare.

  _chiavare_, inchiodare: _chiavato_.

  _chiavellanse_, si inchiodano.

  _chine_, chi.

  _chiovi_, chiodi.

  _chirendo_, cercando.

  _chivelli_, alcuno;
    _chivel_.

  _ciambra_, camera.

  _cibora_, cibi.

  _cicigliana_, siciliana.

  _cilizo_, cilizio.

  _circundato_, assediato.

  _citella_, giovine.

  _clamagione_, clamore.

  _clamare_, implorare, domandare, chiamare: _clame_, _clama_, _clam_,
      _clame_ (imperat.).

  _clamore_, preghiera.

  _clericata_, 'la universitate _cl._', il clero.

  _clericato_, il clero.

  _co_, come, perch, quale, per la quale, quanto, appena che;
    col quale, nel quale.

  _cocina_, cibo cucinato: _le cocin_.

  _cocinere_, cuoco.

  _cocino_, cibo cucinato.

  _cogitato_, pensiero.

  _coglio_, collo.

  _cognita_, 'nostra _c._', amica.

  _cognosci_, conosci.

  _cognove_, conobbe.

  _coio_, epidermide.

  _Collestatte_, nome di un castello dell'Umbria, usato fig. per
      la morte.

  _colta_, accolta, gruppo, tributo, imposta.

  _coltivanno_, 'a _c._', per coltivare.

  _coluri_, colori.

  _comandata_, comando.

  _comencio_, comincio.

  _comenzare_, cominciare: _comenzo_, _comenza_;
    _comnzate_, ti cominciano.

  _comenzata_, cominciamento, principio.

  _comenzamento_, cominciamento.

  _comestione_, pasto.

  _comiatato_, licenziato.

  _comitata_, 'en mia _c._', in mia compagnia.

  _comitato_, compagnia, sguito;
    'ne lo suo _c._', nel loro insieme.

  _como_, come; 'el _c._', la qualit, la maniera.

  _compagnata_, compagnia.

  _compagnoni_, compagni.

  _comparare_, riscattare, redimere: _comparai_, _comparao_,
      _comparato_.

  _compassionata_, con signif. attivo: che ha compassione.

  _compta_, piena.

  _complendo_, compiendo.

  _conceper_, concepire: _conceputo_.

  _concorda_, concordia.

  _concordate_, d'accordo, in pace.

  _concussare_, scuotere, dibattere.

  _condutta_, piatto, vivanda: _condutti_.

  _conestretta_, angustiata.

  _confirmato_, aiutato.

  _confortne_, confort.

  _congruo_, 'a l'occhio non  _c._', non si conviene.

  _coniugni_, congiungi.

  _coniogne_, congiunge.

  _conoscti_ [_conoscati_], conosciate.

  _conoscente_, per _ri-_; benefattrice.

  _conoschi_, conosci.

  _conquassato_, rotto dai disagi, dalla fatica;
    scosso.

  _conquida_, finisca, distrugga.

  _conquide_, 'la _c._', la muffa (?).

  _conquiso_, distrutto.

  _conscio_, coscienza: 'ser _c._', la signora coscienza.

  _conseglio_, consiglio: _consegl'_.

  _conserto_, intrecciato.

  _conservarane_, conserverai.

  _consiglite_, consigliate.

  _consolanza_, consolazione.

  _conslo_, consolazione.

  _consonato_, armonizzato.

  _consopito_, assopito.

  _consumanza_, fine.

  _consumare_, morire: _consuma_, _consumi_, _consumavi_, _consumando_;
    uccidere: _consumi_, _consumava_, _consumato_;
    giungere a perfezione: _consumato_;
    sost., la morte.

  _consumazione_, morte.

  _consumativo_, mortale.

  _contagione_, contatto.

  _contamento_, racconto.

  _contata_, racconto.

  _contato_, esposizione, trattato.

  _contenne_, disprezza;
    contende, contrasta.

  _contenzione_, lotta, contrasto.

  _contina_, continua.

  _continuato_ (avv.), continuatamente.

  _continuo_, incontanente.

  _contossa_, attossica (?).

  _contrata_, propriet (?).

  _convegna_, patto, regola.

  _convegnenza_, patto; 'non sira _c._', non sarebbe giusto.

  _convenente_, condizione.

  _convenenza_, 'non m'ha _c._', non si conviene;
    'on _c._', si convengono.

  _conveneria_, convenienza.

  _conveno_, 'lo _c._', il convenuto.

  _conventato_, addottorato.

  _convento_, compagnia, collegio, monastero, laurea;
    partic. da _convencere_, abbattuto.

  _conversare_, dimorare: _conversai_, _conversato_;
    trattare, praticare: _conversato_.

  _convertra_, convertiresti, volgeresti.

  _convine_, conviene.

  _copretura_, copertura.

  _coprire_, difendere;
    rif. a ferita, rimarginare: _coprireme_, mi coprirono;
    _coprite_, coperte.

  _coraggio_ o _coragio_, cuore: _coraggi_.

  _corate_, 'le _c._', i cuori.

  _corato_, addolorato;
    cuore.

  _cordo_, corda, staffile.

  _cordogliosa_, dolorosa.

  _cornuti_, ironico per mitrati.

  _corporeato_, trasformato in corpo.

  _correre_ [_corrre_], messaggero.

  _corressa_, corretta.

  _correttura_, 'facciam _c._', correggiamoci.

  _corrocciato_, corrucciato.

  _corroccioso_, 'sar _c._', pianger.

  _corrottato_, _-a_ (partic.), pianto.

  _corrotto_ e _cor-_. (sost.), pianto.

  _corso_, 'n per _c._ n per risme', n in prosa n in verso.

  _cortesia_, 'far _c._', menar vita elegante.

  _cotoza_, sta in ozio?.

  _covelle_, qualcosa, nulla.

  _crai_, domani.

  _credere_, affidare: _credergliese_ [_crdergliese_], _credome_,
      credere;
    _creio_, credo;
    _crdici_, ci credetti;
    _crdor_, credettero;
    _cresi_, credetti;
    _creso_, creduto.

  _Creti_, di Creta.

  _crociato_, 'popolo _cr._', i cristiani.

  _cruce_, croce.

  _cruciare_, mettere in croce;
    tormentare: _cruciar_, _cruciata_;
    addolorare: _cruciato_;
    fregiare della croce: 'scude _cruciate_'.

  _crudene_, crudele.

  _cuitanza_, pensiero.

  _cuitare_, pensare: _cuitava_.

  _cuitato_, pensiero.

  _cuito_, pensiero.

  _cuprite_ [_cuoprite_], 'lo mantellino _c._', vesti il m.

  _currite_, correte.

  _Cypri_, 'renno _C._', regno di Cipro.


  _Dacioro_, 'renno _D._', regno dei daci.

  _daa_, dava.

  _daesse_, io dessi.

  _dagetor_, donatore.

  _daiente_, colui che d.

  _daitore_, donatore.

  _danante_, davanti.

  _dane_ [_dne_], d.

  _dannagio_, danno.

  _danza_, treccia, ghirlanda;
    schiera.

  _dare_: _dite_, date;
    _don_, danno;
    _dme_, mi dia;
    _die_, tu dia;
    _dene_, ne dia;
    _dielome_ [_delome_], me lo dia;
    _dien_, diano;
    _daa_, dava;
    _daesse_, io dessi;
    _daragio_, dar;
    _daragiote_, ti dar;
    _daraio_, dar;
    _dara_, darei;
    _diei_, diedi;
    _dieglie_ [_diglie_, _diglie_], gli diedi;
    _die'_, _dir_ [_dier_];
    _dsteli_, gli desti;
    _daiente_, che d.

  _debile_, debole.

  _decepto_, ingannato, deluso.

  _decetel_, ditelo.

  _decora_, bella.

  _deduca_, abbassi.

  _defensare_, difendere.

  _deformanza_, bruttezza.

  _deguastare_, distruggere: _deguastar_, _deguasta_;
    _deguastao_, distrusse.

  _deiattato_, scacciato.

  _deietta_, scacciata.

  _deiettato_, scacciato.

  _delettanza_, diletto.

  _delettare_, amare, godere, dilettarsi;
    sost., diletto, piacere.

  _delicamento_, bellezza.

  _delicanza_, bellezza.

  _deliccio_, delizia, piacere.

  _delicii_, delizie, mollezze.

  _deliquesce_, cade in deliquio.

  _delize_, delizie.

  _delizo_, piacere.

  _dlo_, lo devi.

  _delombato_, slombato.

  _delongato_, allontanato.

  _dementata_, uscita di senno.

  _dmona_ [_demona_], diavola.

  _demonia_, 'le _d._' e 'glie _d._', i diavoli.

  _demono_, dimonio: _li demne_.

  _demoranza_, dimora, indugio.

  _demostrare_, mettere in mostra: _demostra_, _demostrando_.

  _demostratura_, 'far _d._', mostrare.

  _dene_ [_dne_], deve.

  _denno_, degno.

  _departi_, 'se da me _d._ l'andare', se da me ti allontani.

  _deportanno_, 'col vostro _d._', portamento.

  _depurati_, chiari, limpidi.

  _deretto_, pronto, sollecito.

  _derieto_, di dietro.

  _deriso_, derisione.

  _deritto_, assennato, prudente.

  _deriva_, smette, cessa.

  _derobbati_, derubati.

  _derutto_, spossato, abbattuto.

  _derenzione_, separazione, morte.

  _deritto_, 'a _d._', giustamente.

  _descaduto_, malandato in salute.

  _descenore_, disonore.

  _desciliato_, guasto.

  _descionore_, disonore, vergogna.

  _desciso_ (sost.), discesa.

  _descordo_, danza.

  _descurrendo_, correndo gi.

  _desensato_, privo di senno.

  _desformato_, deformato dai peccati.

  _desiagio_, desiderio.

  _desiore_, desiderio.

  _despandi_, con sign. neutro: ti spandi.

  _despareve_, separavi.

  _desperanza_, disperazione.

  _despetto_, disprezzato.

  _desperata_, 'metterse a _d._', mettersi a far qualcosa senza indugio.

  _desperate_, 'veste _d._', di penitenza (?).

  _desperato_, abbandonato;
    '_d._ sentire', proprio di chi ha perduto ogni speranza di salvezza.

  _despiacemento_, dispiacere.

  _desplacenza_, dolore.

  _desponsore_, sposare: _desponsai_, _desponsato_, _-a_, _-e_.

  _desponsato_, sposalizio.

  _desprezato_, umile.

  _desse_, disse.

  _dsseise_, gli si desse.

  _destegne_, lava, deterge.

  _destenguese_, si distingue.

  _destituto_, destituito.

  _destregnenza_, '_d._ si fa forte', si affretta.

  _destregno_, 'me... _d._', mi rimpicciolisco, mi umilio.

  _destrugemento_, distruzione.

  _desvanito_, svenuto.

  _deto_, dito: _deta_.

  _detoperata_, vituperata.

  _detta_ 'miei _d._', le mie parole.

  _detuperato_, disprezzato.

  _devante_, davanti.

  _devedute_, divise.

  _devencendo_, abbattendo, umiliando.

  _devenute_, 'a que sem _d._', a che siamo giunte.

  _devere_, dovere: _deverme_;
    _d'_, devi;
    _di_, devi e deve;
    _devem_, dobbiamo;
    _degon_, debbono;
    _degi_, tu debba;
    _degge_ e _deggi_, egli debba;
    _devevi_, dovevi;
    _devive_, dovevi;
    _devesse_, dovesse;
    _deveri_ e _dever'_, dovresti;
    _deverie_ [_devere_], dovresti;
    _deveria_ [_devera_] e _deverebbe_, dovrebbe.

  _deverila_ [_deverla_], la dovresti.

  _deveto_, debito.

  _devura_, divora.

  _dia_, il giorno, la luce.

  _dia_, dea.

  _dicere_ e _dicer_, dire;
    _dicete_ e _decetel_;
    _dice_, dici;
    _dichi_ e _diche_, tu dica;
    _dicamo_, diciamo (congiuntivo).

  _diciria_ [_dicira_], discorso.

  _dicitore_, colui che detta articoli di legge.

  _diece_, dieci.

  _diffidamento_, diffidenza.

  _diffinitate_, definizione (?).

  _digiunio_, digiuno.

  _diita_, dieta.

  _diletta_, 'la _d._', l'affetto;
    'en tua _d._', per amarti.

  _dimplito_, adempito.

  _dine_, 'la o lo _d._', il giorno;
    'a terzo _d._', dopo tre giorni.

  _diota_, ignorante.

  _diretto_, 'se ben vedi nel _d._', se osservi giusto.

  _dirittanza_ e _diritanza_, giustizia.

  _diritto_, 'a _d._', giustamente.

  _dirittura_, giustizia e giudizio;
    'en _d._', a destra (?).

  _diritto_, 'al _d._', a destra.

  _disciplina_, battitura.

  _disciplinato_, battitura.

  _disciplino_, disciplina.

  _discipoli_, discepoli.

  _discoprito_, scoperto.

  _discorda_, discordia.

  _discordo_, danza, canzone a ballo.

  _disinteria_ [_disintera_], dissenteria.

  _dispareve_, dividevi.

  _dispiacenno_, 'vivo nel mio _d._', nel disprezzo di me stesso.

  _dissipare_, 'la grege _d._', distruggere.

  _distenta_, 'a _d._', distintamente (?).

  _distritto_, 'a. _d._', imparzialmente (?).

  _ditato_, arricchito.

  _ditissimo_, ricchissimo.

  _ditta_, 'miei _d._', le mie parole.

  _dittare_ (sost.), scritto, componimento.

  _dittata_ e _-o_, componimento.

  _ditto_, 'el _d._ mio', le mie parole.

  _diversoro_, abitazione.

  _divisata_, divisa.

  _do'_, dove.

  _do_, due.

  _dobato_, vestito.

  _doce_, duce.

  _dodece_, dodici.

  _doi_, due.

  _dolentia_ [_dolenta_], lamento.

  _dolere_, per dolersi: _doli_, _dole_;
    _el dolere_, il dolore.

  _dolire_, dolere.

  _dollote_, te lo do.

  _dolorare_, lamentarsi.

  _dolorato_, dolore.

  _dolorusa_, dolorosa.

  _dolur_, dolori.

  _dolura_, si duole, si lamenta.

  _dolure_, dolore.

  _dolve_, ve lo do.

  _dolzore_ e _dolzor_, dolcezza, piacere, diletto.

  _dolzura_, dolcezza, piacere.

  _dominato_, dominio.

  _domo_, 'lo _d._', casa (fig.).

  _donna_, signora, padrona.

  _donqua_ e _-e_, dunque.

  _donzello_, scudiero;
    _-i_, giovani signori, giovinetti.

  _dormentare_, addormentarsi.

  _dornato_, adornato.

  _dota_, dote.

  _dottato_, adottato.

  _draco_, serpente.

  _dracone_, il diavolo;
    _-i_, i serpenti.

  _dretta_, giusta.

  _drieto_, dietro.

  _dritto_, giusto;
    'tener lo _d._', la via retta.

  _dubitamento_, dubbio.

  _dubitanza_, dubbio, sospetto.

  _dubito_, 'en _d._', in sospetto.

  _ducere_, condurre: _dutta_.

  _dui_, due.

  _dunqua_, dunque.

  _duoi_, due.

  _dura_, cattiva.

  _duramento_, durata.


  _ebrieza_, ebrezza.

  _ebrio_, ebro.

  _edificata_, edificio.

  _egl mal_, i mali.

  _eiulato_, pianto.

  _ela_, _el'_, ella.

  _e la_, nella.

  _elato_, sollevato, alto.

  _elegiuto_, eletto.

  _elesso_, eletto.

  _ella_, nella.

  _embastardo_, oscur.

  _embrigare_, impedire, render difficile: _embrigargli_.

  _embrigate_, noie, fastidi.

  _emparuto_, manifesto (?).

  _empaurato_, impaurito, timoroso.

  _empazao_, impazz.

  _empedimenta_, impedisce.

  _emper_, perci.

  _mpeti_, impeti, desidri.

  _empetuuso_, impetuoso.

  _empiasto_, impiastro.

  _empicato_, impeciato, arso (?).

  _empieria_ [_emipera_], empirebbe.

  _empietura_, 'en me  _em._', son pieno.

  _empiglio_, impaccio.

  _empiro_, 'cielo _e._', empireo.

  _emponote_, ti impongo.

  _empregionato_, chiuso.

  _emprenato_, _emprenn-_, impregnato, riempito.

  _emprendere_ o _en-_, imparare;
    _emprende_, _emprenda_, _emprese_, _empreso_.

  _emprima_ e _empria_ [_empra_], dapprima.

  _emprimettece_, vi impresse.

  _empromessa_, promessa.

  _en_, in, contro, verso.

  _enalta_, innalza.

  _enamato_, rafforz. di amato.

  _enamorare_, 'lo tuo _e._', il tuo amore.

  _enamorata_, 'la piena _e._', la piena dell'amore.

  _enamorato_, 'el tuo _e._', amore o innamoramento.

  _enante_, innanzi, prima.

  _enaurata_, indorata.

  _encalzanno_, incalzando.

  _encanna_, ingozza.

  _encanto_, arte magica.

  _encarato_, fatto caro e difficile.

  _encarcata_, carica.

  _encarco_, carico, peso.

  _encasca_, rovescia.

  _encastellati_, chiusi nel castello.

  _encende_, accende.

  _encendore_, fuoco infernale.

  _encamato_, infrenato.

  _enchinar_, umiliare;
    _s'enchina_, si piega, si rassegna.

  _enclinare_, abbassare, umiliare: _enclina_, _encline_.

  _encloso_, incluso.

  _encogitabile_, incomprensibile.

  _encontra_, contro.

  _encorporne_, incorpor.

  _encorsata_, male avviata.

  _encotecata_, fatta dura come il cuoio.

  _encreato_, 'lo _e._', ci che  sempre esistito.

  _encrescemento_, sofferenza, dolore.

  _encrescenza_, dolore.

  _encrisce_, rincresce, addolora.

  _endegno_, 'm'_en._', mi corruccio.

  _endivinasse_, indovinasse.

  _endrieto_, indietro.

  _endrudire_, ammaestrare nell'amore.

  _enduplicata_, raddoppiata.

  _endurato_, indurito nel peccato.

  _endusti_, industri.

  _ne_, ;
    ne sei.

  _enestante_, subitamente.

  _enfacendato_, affaccendato.

  _enfamire_, desiderare ardentemente.

  _enfegna_, 's'_en._', s'infinge.

  _enfegno_, 'm'_en._', fingo.

  _enfenute_, infinite.

  _enfermaria_ [_enfermara_], infermit.

  _enfra_, tra, fra.

  _enfrenare_, raffrenare: _enfrnalo_ [_enfrenalo_], _enfrenato_.

  _enfrenetecato_, pazzo furioso.

  _enfronta_, assalto.

  _enfunata_, legata con funi.

  _engavinato_, impastoiato.

  _engegno_, 'ad _e._', ad arte, a studio.

  _engiurio_ [_engiuro_], ingiuria.

  _enami_, prendi all'amo.

  _enmalsanire_, ammalare.

  _ennervato_, rigido.

  _enquina_, equina (?).

  _enruinata_, in preda alla rovina.

  _ensalta_, assaltano.

  _ensaniata_, folle, demente.

  _ensanire_, impazzire: _ensanito_.

  _ensegnato_, insegnamento.

  _ensemora_ ed _ensemor_, insieme.

  _enserrato_, serrato.

  _enserviziato_, servizievole.

  _ensetato_, assetato.

  _ensignite_, insegniate (congiuntivo).

  _ensignne_, insegn.

  _ensolfato_, di zolfo.

  _entaglia_, modello (?).

  _entanno_, allora.

  _entaulato_, intavolato, incominciato.

  _entendanza_, intendimento.

  _entendere_: 's'ella en viltate _entendesse_', se si disponesse
      ad umiliarsi;
    'de Cristo si _entendisse_', comprendessi o imitassi;
    _entendati_, ascoltiate.

  _entenebrata_, oscurata.

  _ententa_, inchiostro.

  _entenzare_, combattere: _se entenza_, si batte.

  _entenzone_, tenzone, contrasto, dialogo.

  _entinata_, posta nel tino.

  _entossecato_, veleno.

  _entrare_, cominciare.

  _entra_, fra, '_entra_ l'ha tenuta', l'ha trattenuta.

  _entrasatto_, di colpo, improvvisamente.

  _envenenato_, avvelenato.

  _envenire_, trovare;
    _envenir_, _envenuto_.

  _enverso_, verso, contro;
   _enverso a_, in confronto di.

  _enviato_, avviato;
    _mal env._, male avvezzato.

  _envigoresce_, 's'_e._', si rinvigorisce.

  _envitanza_, invito.

  _envitatura_, invito.

  _envoluto_, avvolto.

  _eo_, io.

  _equabile_, 'non puoi salire _e._', non puoi eguagliare.

  _era_, metallo.

  _ergo_, dunque.

  _erranza_, errore, peccato.

  _errato_, _-i_, fuorviato, allontanato.

  _errure_, errore.

  _esaminanza_, esame.

  _esbandita_, bandita, cacciata.

  _esbernace_, ci svernano.

  _eschirnita_, schernita.

  _escomunicato_, scomunicato.

  _esercizia_, esercizi.

  _esforzare_, far violenza;
    _esforzato_, costretto.

  _esmesuranza_, smisuratezza.

  _essere_: _eser_;
    _son_ e _so_;
    _sei_, _se'_, _i_, _e'_, tu sei;
    _semo_, _sem_, _simo_, siamo;
    _site_, _i_, siete;
    _so_, sono;
    _sone_, ci sono;
    _sonno_, sono;
    _sie_, tu sia;
    _siene_ [_sene_], ne sia;
    _sim_, siamo (cong.);
    _eramo_, eravamo;
    _fusse_, _fosse_, _fossen_, _fussero_;
    _ser_ e _sir_, sar;
    _sirotte_, ti sar;
    _siragio_, _siraio_, sar;
    _serai_, _sirai_, sarai;
    _ser_, _serr_, _serne_ [_serane_], sar;
    _serve_ [_serave_], vi sar;
    _sirn_, saranno;
    _sera_, _siria_ [_sira_] e _sara_, sarei e sarebbe;
    _siram_, saremmo;
    _siri_, sareste, _sirian_ [_siran_] e _serian_ [_seran_],
        sarebbero;
    _fra_, sarebbe;
    _fusti_, _fuste_;
    _fo_, fu;
    _fosse_, si fu;
    _fommo_, fummo;
    _fr_, _fuoro_, _fuor_, furono;
    _frome_ [_furome_], mi furono;
    _suto_, stato.

  _estare_, stare.

  _estatuto_, statuto.

  _estermenosa_, infinita.

  _esterminato_, 'un fetor _e._', insopportabile.

  _esto_, cotesto.

  _estremo_, 'ne _l'estr._', in extremis.

  _estrettura_, luogo stretto, angusto.

  _esvaliato_, vario.

  _esvia_, svia.

  _esvoglier_, toglier la voglia.

  _eternale_, eterno.

  _eternalmente_, eternamente.

  _etiopiti_, etiopi.

  _exdificato_, scandalizzato.

  _exercire_, esercitare.

  _exquisita_, squisiti.

  _exterminali_, eterni.


  _facivi_, facevi.

  _faite_, fate.

  _falase_ [_flase_], se la fa.

  _fali_, gli fa.

  _falla_, 'non _f._, che non rompesse', si romperebbe sicuramente.

  _fallace_, facile a peccare.

  _fallanza_, menzogna, inganno, tradimento.

  _fallata_, fallo, falsata.

  _fallenza_, inganno, fallo, errore;
    'senza _f._', senza dubbio.

  _fallire_, trans., trasgredire;
    colpa;
    _falluto_, ingannato;
    _-a_, mancata.

  _fallita_, l'errore, la colpa.

  _fallore_, fallo, colpa.

  _fallura_, errore, inganno.

  _falo_, lo fa.

  _falsadore_, ingannatore.

  _falsare_, ingannare.

  _falsata_, inganno.

  _falsa_, inganno, menzogna;
    'per _f._', con inganno.

  _falsificate_, frodi.

  _falso_, falsamente.

  _falta_, disagio.

  _fama_, fame, desiderio intenso.

  _fameglia_, famiglia, gente d'arme.

  _famiglia_, domestici.

  _fancello_, giovincello;
    _-i_, donzelli, servitorelli.

  _fantino_, bambino.

  _fantone_, servo.

  _farallate_, te la far.

  _fare_: _fae_, _fai_, _face_, fa;
    _faite_, fate;
    _faccion_, _fonno_ e _fon_, fanno;
    _fonse_, si fanno;
    _facivi_, facevi;
    _facci_, faccia;
    _faci_ e _facce_, tu faccia;
    _facci_, egli faccia;
    _fece_ e _fei_, feci;
    _facisti_, facesti;
    _f_, _fme_, fece, mi fece;
    _fiero_ e _fier_, fecero;
    _facciatelo_, fatelo, imp.;
    _faragio_, _faraggio_, _faraio_, far;
    _farr_, far;
    _fari_ [_far_], faresti;
    _fareme_, mi farebbe;
    _faran_ e _faren_.

  _fasciata_, fasciatura.

  _fasse da lunga_, si pone da lungi.

  _fastidia_, noia.

  _faticase_, si stanca.

  _fatiganno_, fatigando.

  _fatigato_, fatica.

  _fatte_, 'li toi _f._', le tue opere.

  _fatto_, opera, condizione.

  _fece_, feccia, lordura.

  _feditate_, fetore.

  _feno_, fieno.

  _fere_, ferisce.

  _ferete_, ferite.

  _feriato_, ferie, vacanza.

  _ferire_, colpire: _fere_, _fieri_, _feruto_, _-a_, _-e_.

  _feriti_, ferite.

  _ferlino_, moneta di pochissimo valore.

  _ferrato_, inchiodato.

  _fesa_, spaccata.

  _festi_, solennit.

  _fetidoso_, fetido.

  _fetura_, fetore.

  _fiata_, 'a la _f._', talvolta, sua volta, allora.

  _fico_, 'la _f._', il fico.

  _fidanza_, fede.

  _fidato_, 'chi t'ha _f._', chi t'ha dato sicurezza.

  _fidenza_, fede.

  _fievele_, debole.

  _fieveleza_, debolezza.

  _figam_, figgiamo.

  _figer_, fissare.

  _figura_, persona.

  _figuramento_, figurazione.

  _figurare_, raffigurare: _se figura_.

  _file_, 'i _f._', i figli.

  _finanza_, fine.

  _finare_, finire, morire, morte: _fina_, finisce;
    _finava_, finiva;
    _finati_, finiate;
    _finato_, morto.

  _finente al tempo_, fino al tempo.

  _finire_ (trans.), uccidere.

  _finire_, 'il _f._', la morte.

  _finita_, 'questa vita _f._', alla fine di questa vita;
    'a la _f._', alla fine, in fine.

  _finitura_, morte.

  _finuta_, finita.

  _firmaraggio_, render ferma.

  _fistelli_, 'le _f._', fistole.

  _fleto_, pianto.

  _floria_ [_flria_], produca.

  _folcisse_, 'me _f._', mi sostenessi.

  _follia_, 'faccio _f._', son pazzo.

  _folto_, sostenuto.

  _fone_, fu.

  _fonno_, fanno.

  _fore_, fuori.

  _forestaria_ [_forestara_], foresteria.

  _forfece_, forbici.

  _formice_, formiche.

  _forsa_, forse.

  _forte_, difficile;
    'fa _f._', si affanna.

  _forteza_, forza.

  _fortura_, forza, violenza, dolore, disgrazia.

  _fragar de moscone_, odorare di muschio.

  _frantura_, angoscia, miseria, e simili.

  _frate_, fratello.

  _fratecello_, 'lo menore _fr._', il frate francescano.

  _frauduto_, frodato (?).

  _freddore_, freddo.

  _freddura_, freddo.

  _frenesio_ [_freneso_], 'l'amor _fr._', frenetico.

  _Fresonia_ [_Fresona_], Frisia.

  _freve_, febbre;
    _le fr._, le febbri.

  _frigo_, freddo.

  _frino_, freno.

  _frontiera_, fronte di battaglia.

  _frua_, vana.

  _frumiate_, preparate.

  _fuce_, foce.

  _fugato_, fuggito.

  _fugenno_, fuggendo.

  _fulguri_, folgori.

  _fuoro_, furono.

  _furare_, rubare: _furo_, _fura_, _furando_, _furato_.

  _furone_, ladro.


  _garzuni_, giovani eredi.

  _gaudere_, godere: _gaudente_.

  _gaudiare_, 'del nostro _g._', gioia.

  _gaudire_, godere;
    _gaude_.

  _gengie_ [_genge_], gengive.

  _gente_, famiglia, popolo.

  _gentile_, nobile.

  _gentileza_, nobilt.

  _gentilire_, 'en tuo _g._', nella tua nobilt.

  _gesta_, compagna, turba.

  _g_, and.

  _giendo_, andando.

  _Giesse_, 'la _G._ virgo', la vergine di Iesse.

  _gigante_, 'una _g._', una gigantessa.

  _gilosia_, gelosia.

  _gioco_, azione.

  _giognemento_, congiungimento o raggiungimento.

  _giognere_ e _giongere_, giungere e raggiungere: _giogni_, _giogne_,
      _gionge_, _gionto_, _-a_.

  _gioietta_, gioia bassa e volgare.

  _giollaria_ [_giollara_], 'me fanno _g._', mi festeggiano.

  _gionto_, nodo.

  _giornata_, soggiorno, dimora, lavoro;
    'continua _g._', continuamente.

  _giostra_ (fig.), giudizio universale.

  _gire_, andare: _girse_, _gimo_, _gissece_ [_gssece_];
    _g_, and;
    _giragio_, andr;
    _giria_ [_gira_], andrei;
    _giuti_, andati;
    _giendo_, andando.

  _girvolta_, giravolta.

  _gita_, 'l 'v' nostra _g._', l dove dobbiamo andare.

  _gitto_, 'fece _g._', fece il colpo.

  _giullare_, 'don da _g._', cosa molto facile.

  _giurgiani_, abitanti della Georgia.

  _gloriare_, glorificare; 'el _gl._', la vanagloria.

  _gloriato_, gloria.

  _gloriuso_, glorioso.

  _gola_, desiderio, brama.

  _gradita_, 'sopra tutte sta _gr._', occupa il grado pi alto.

  _gradone_, scalino.

  _gradora_, gradi.

  _grana_, 'la _gr._', il seme.

  _granchi_, cancri.

  _grancia_ [_granca_], malattia del cancro.

  _grasa_, grassa, in buona salute.

  _grassia_ [_grassa_], 'porco de _gr._', destinato a ingrassare.

  _gratizo_, stuoia.

  _grato_, ' a _gr._',  gradito.

  _gravame_, mi addolora.

  _gravanza_, dolore.

  _gravedata_, resa incinta.

  _gravenza_, peso, affanno.

  _grege_, 'la _gr._', il gregge.

  _greve_, '_gr._ pagarse', pagarsi lautamente.

  _gridare_, implorare: _gridammo_, _gridanno_.

  _gridato_, le grida, il chiasso.

  _griglie_, grilli.

  _grossore_, vanagloria.

  _grossura_, superbia.

  _guadagna_, 'la _g._', il guadagno.

  _guadagnato_, guadagno.

  _guai_, 'che cura en tuo _g._', che si cura dei tuoi affanni.

  _guarda_, la guardia.

  _guardare_, conservare, custodire;
    _guarden_, difendano;
    _guarda_, _guardanno_.

  _guaruto_, guarito.

  _guassa_, guasta.

  _guatanno_, guatando.

  _guidardone_, premio, elemosina.

  _guidata_, sguito.

  _guidato_, guida, condotta, governo;
    'mal _g._', sconsigliato.

  _guirmenella_, gherminella.

  _gustato_, sapore.


  _hame_, mi hai.

  _hane_, ha.


  _i_, gi.

  _iace_, giaci (imperat.).

  _iaci_, giaci (imperat.).

  _Iacovone_, _Iacovon_;
    Iacopone.

  _Ianne_, Giovanni.

  _icto stante_, 'en uno _i._', subitamente, d'un tratto.

  _idem_, 'in _i._ stato', nella stessa condizione.

  _ignita_, infocata.

  _imaginatura_, immaginazione.

  _impio_, empio.

  _inanti_, innanzi.

  _inardi_, infiammi.

  _inarenato_, arenato.

  _incende_, trans., brucia;
    intr., fiammeggia.

  _increata_, non creata.

  _indurato_, fatto duro, crudele.

  _inferione_, 'inferno _i._', bassissimo.

  _infigurabil_, che non si pu immaginare.

  _infinito_ (avv.), sempre.

  _infra_, fra.

  _inco_ [_inico_], iniquo.

  _iniquitanza_, iniquit.

  _iniuriamento_, sequela di ingiurie.

  _innoxio_, innocente.

  _insignita_, improntata.

  _insito_ [_insto_], _-a_, piantato.

  _intenza_, combattimento.

  _intuito_ [_intuto_], abbattuto, vinto.

  _invento_, trovato.

  _iocato_, 'molt'hai _i._', hai molto peccato.

  _ioco_, giuoco.

  _iocundare_, rallegrare.

  _iogna_, giunga.

  _iognere_ e _iongere_, giungere e aggiungere: _iogne_, _iongono_,
      _iogna_, _ionga_, _ingasece_, _ionto_.

  _iosta_, giostra, combattimento.

  _iovara_ [_iovra_], gioverebbe.

  _istoria_, 'far _i._', tener discorsi inutili.

  _iubilore_, giubilo, allegrezza.

  _iudece_, giudice.

  _iudicato_, giudizio.

  _iudo_, crudele, cattivo, empio.

  _iuoco_, giuoco.

  _iura_, diritta.

  _iuvente_, 'me fosse _iu._', mi aiutasse.


  _labore_, fatica.

  _laccio_, vile.

  _lacremanno_, lagrimando.

  _lagnare_, rimproverare;
    _lagni_, ti duoli.

  _lagno_, dolore o tristezza in contrapp. a _letizia_.

  _lagnoso_, piagnucoloso.

  _lamentanza_, pianto.

  _lamentare_, 'con mio _l._', col mio pianto.

  _lamentata_, lamento, pianto.

  _lanciato_, ferito di lancia.

  _lancione_, lancia.

  _lancitta_, dardo.

  _langore_, languore.

  _languesce_, langue.

  _lanza_, lancia.

  _largeza_, larghezza.

  _largitate_, indulgenza, generosit.

  _lascivanza_, lascivia.

  _lassavi_, vi lasciai.

  _latre_ [_latere_], nascondere.

  _lateza_, larghezza.

  _lato_, fianco;
    'da _l._', dal fianco.

  _lattare_, allattare.

  _lattuaro_, elettuario.

  _l unque_, dovunque.

  _lavoranno_, 'a _l._', per lavorare.

  _lavorare_, agitarsi.

  _lavorato_, 'el _l._', il lavoro.

  _lavoreccio_, lavoro, opera.

  _leanza_, lealt;
    'aver _l._', ubbidire.

  _lebbe_, lieve, facile.

  _lebeza_, leggerezza.

  _lede_, offende, danneggia.

  _legale_, leale.

  _legnare_, far legna.

  _lemosinata_, elemosina.

  _lendinine_, uova di pidocchio.

  _lengua_, lingua.

  _lenguaio_, linguaggio.

  _lenno_, legno.

  _lento_, 'qual omo de te sta _l._', chiunque non ti apprezza.

  _lettiera_, letto.

  _lettoria_ [_lettora_], studio.

  _levata_, 'de lo scotto a la _l._', al momento di pagare.

  _leve_, leggere.

  _lezione_, studio del Vangelo.

  _lianza_, lealt, promessa.

  _liberanza_, libert, salvezza.

  _libigli_, libelli o livelli, istrumenti notarili.

  _liceto_, lecito.

  _ligata_, legata.

  _lingni_, lecchi.

  _liquidisce_, cade in deliquio (?).

  _lisca_, piccola parte.

  _lita_, lieta.

  _locato_, collocato.

  _loco_, _-chi_, luogo.

  _loco_, l, ivi.

  _logne_, 'da _l._', lungi.

  _lograre_, guadagnare.

  _longeza_, lunghezza.

  _longhesso_, lunghesso.

  _longo_, lungo, _-a_;
    _da longa_, da lungi.

  _losenghe_, lusinghe.

  _loto_, sozzura.

  _lotosa_, sozza.

  _lotuso_, fangoso, sozzo.

  _Lucca_, 'non ne gi a _L._ che cagno n'avea'. Il Tresatti spiega:
      'proverbio di quel tempo in siffatti propositi: simigliante a
      quell'altro: se Africa pianse, Italia non rise'.

  _lucrare_, guadagnare.

  _ludo_, scherzo.

  _luge_, il pianto (imperativo sostantivato).

  _lumiera_, lume.

  _luminativa_, che illumina.

  _luminato_, illuminato.

  _luoco_, luogo.

  _luocora_, luoghi.

  _lussuriato_, lussuria.

  _lustrore_, splendore.

  _lutta_, lotta, contrasto.


  _ma'_, pi.

  _macellate_, tormentate.

  _maculare_, macchiare, oscurare: _maculato_, guasto.

  _magagnato_, 'el _m._', la magagna.

  _magenatura_, immaginazione.

  _magestra medeca_, medichessa.

  _maginare_, immaginare.

  _magioria_ [_magiora_], ingrandimento, miglioramento, superiorit.

  _magnadone_, mangiatoia.

  _magno_, _-a_, _-i_, _-e_, grande.

  _mai_, pi;
    _sempre mai_, sempre pi.

  _maista_, maest.

  _mainera_, maniera.

  _maior_, maggiore.

  _maistro_, maestro.

  _maitino_, mattino.

  _maiure_, 'a soi _m._', ai maggiori di lui: _maiur_.

  _mala_, rif. a ricchezza, male acquistata;
    '_m._ soperchianza', il superfluo dannoso.

  _malanza_, malattia.

  _malavoglienza_, malevolenza.

  _maledezone_, maledizione.

  _maledicer_, maledir.

  _malefizio_, 'lo iudece che sede al _m._', a rendere giustizia.

  _malegno_, maligno.

  _malfatture_, malfattore.

  _malina_, malattia.

  _malsania_ [_malsana_], malattia.

  _malsanile_, malsana.

  _malta_, supplizio, tormento eterno.

  _maltolletto_, 'el _m._', il maltolto.

  _malum pene_, il male della pena.

  _malvagione_, malvagio.

  _malvascio_, malvagio.

  _manca_ (agg.), minore.

  _mancanza_, 'en mio onor ha _m._', manca contro il mio onore.

  _mancheza_, 'la mia lengua  _m._',  impotente.

  _mancino_, 'posto m'avete nel canto _m._', mi avete trascurato.

  _mandne_, mand.

  _manduca_, mangia.

  _mane_, 'le tue _m._', mani.

  _manecare_ e _manecar_, mangiare: _manecato_.

  _manera_, maniera.

  _manna_, manda.

  _mano_, 'le _m._', le mani.

  _mantatura_, ci che ricopre.

  _mantenente_, immantinenti.

  _mantile_, manto, veste.

  _mantino_, misero mantello.

  _manuca_, mangia.

  _maraveglia_, e _me-_, maraviglia.

  _margarita_, gemma.

  _maritota_, tuo marito.

  _mascione_, magione, chiesa.

  _masnata_, famiglia o brigata.

  _mastro_, 'lo _m._ del nostro reparo', il nostro redentore.

  _mastria_ [_mastra_], valentia, dottrina;
    'per _m._', abilmente.

  _mate_, madre.

  _matteza_, follia.

  _matto_, scacco matto.

  _matutino_, 'a _m._', per tempo.

  _me'_, miei.

  _mea_, mia.

  _medecaro_, medico.

  _medecaroso_, che medica, che guarisce.

  _mediante_, 'del d _m._', del mezzogiorno.

  _medicina_, arte medica.

  _meditanno_, meditando.

  _megio_, mezzo.

  _meglio_, 'me tenga de _m._' in maggiore considerazione.

  _mei_, miei: _mei enfermetate_, le mie infermit.

  _melata_, dolce.

  _melato_, sapor di miele.

  _mele_, miele: _mel_ [_ml_].

  _melodia_, 'tengon la mia _m._', cantano le mie lodi.

  _mena_, maniera.

  _menata_, 'en mala _m._', in malo modo.

  _mendato_, emendato.

  _mendicati_, addolorati.

  _mene_, me.

  _meneste_, minestre;
    fig., ricompense.

  _menor_, 'glie _m._', gli inferiori.

  _menorar_, impiccolire.

  _menovato_, diminuito o privato.

  _mentrunque_, fino a che.

  _menuto_, 'a _m._', minutamente: 'bestie _menute_', piccole.

  _mercatantaria_ [_mercantara_], mercatura.

  _mercato_, mercanzia, dolorosa condizione;
    'non fai lor _m._', non convieni loro.

  _mercenaia_, donna da conio.

  _meritare_, ricompensare: _merite_, ricambi.

  _meritire_, 'el _m._', la ricompensa: _meretuta_, ricambiata.

  _merollo_, midollo;
    _le merolle_, le midolla.

  _meschie_, contese, baruffe.

  _meschine_, serve.

  _meschina_, povert, di contro ad _alteza_ e _magioria_.

  _messo_, mandato, destinato.

  _mesura_, quantit.

  _mesuranza_, misura, equilibrio.

  _mettere_: _mettivi_, mettevi;
    _metteraggio_, metter;
    _metteraiolo_, lo metter;
    _mette_, lancia, scaglia.

  _mi_: a _mi_, a me.

  _miccio_, asino.

  _migni_, minii, segni.

  _miniato_, rappresentato.

  _ministrali_, ministri, aiutanti.

  _ministrata_, concessa.

  _mino_, meno;
    'venir _m._', mancare alla promessa.

  _mio_, 'per _m._ piacere', per piacermi;
    'en _m._ nutrire', nel nutrirmi.

  _miserere_, costruito con a: '_m._, Dio, al cecato'.

  _miso_, mandato.

  _misso_, mandato.

  _misteria_, misteri.

  _misteriata_, mistero.

  _misticato_, mescolanza.

  _mitto_, metto;
    'me _m._', comincio.

  _m_, ora.

  _moderanza_, moderazione.

  _moglier_, moglie.

  _mogo_, muoio.

  _mola_, mulino.

  _mole_, denti.

  _molesta_, affanno, dolore.

  _molina_, mulini.

  _mondata_, purgata, netta.

  _mondo_, privato, spogliato.

  _monno_, mondo.

  _morare_, indugiare.

  _mordre_ [_mordre_], mordere.

  _moreri_, moriresti.

  _moresse_, morissi o -e.

  _morganato_, canto mattutino, ma ironicamente, in senso di chiasso.

  _morire_: _mogo_, muoio;
    _moron_, muoiono, _morragio_, morr;
    _moresse_, morissi o -e;
    _moreri_, morresti;
    _lo morire_, la morte.

  _morsecare_, mordere: _morseca, morsecata_.

  _morselli_, bocconcini.

  _morte_, supplizio.

  _moscone_, muschio.

  _mosto_, _-a_, mosso, -a.

  _mostra fare_, far pompa dei propri meriti.

  _mostramento_, mostra.

  _mostranze_, apparenze.

  _mostrare_, mostrare e opporre: _mostravase_, si mostravano;
    _mostrne_, mostr;
    _mostraraio_, mostrer;
    _mostrerate_ [_mostrerte_], ti mostrerai;
    _mostranno_, mostrando.

  _mozzare_ e _mozare_, distruggere, togliere: _mozzato_ e
      _mozato_, _-a_, impedito.

  _mozzo_, distrutto, scomparso: _mozze_.

  _'mparare_, imparare.

  _'mpiasto_, empiastro, fig. rimedio.

  _'mpotente_, impotente.

  _'mpreinata_, riempita, invasa.

  _'mprendere_, imparare;
    _'mprende_, impara.

  _mucciare_ e _mucciar_, fuggire: mucciato;
    _el mucciare_, la fuga.

  _mundicia_ e _-zia_, nettezza.

  _mura_, mora, riposo.

  _musto_, mosto.

  _mutti_, motti, parole.


  _'n_, in.

  _'nabissare_, inabissare.

  _nagitto_, affine a _negetto_ (?).

  _'namora_, innamora.

  _'namoranza_, l'oggetto dell'amore.

  _'namorato_, innamorato.

  _'nanemato_, inanimato, ben disposto.

  _'nante_, innanzi, anzi.

  _'nanteposto_, anteposto.

  _'nantepuse_, antepose.

  _'narrata_, impegnata, fidanzata.

  _narrete_, narriate.

  _nascondece_, ci nascondono.

  _nascoso_, di nascosto.

  _nascosta_, 'a la _n._', nascostamente.

  _nascusi_, nascosti.

  _naspo_, 'le man mena co _n._', annaspa con le mani.

  _natoscono_ (?).

  _nazione_, famiglia, parentado.

  _'ncostro_, inchiostro;
    'glie medici... scrivon lo _'nc._', la ricetta.

  _'ncudene_, incudine.

  _'ndicio_, indizio, segno.

  _'nduciar_, indugiare: _'nduciamo_, differiamo.

  _'ndulgenza_, indulgenza.

  _'nebriare_, inebriare: _te 'nebriari_, _'nebriato_.

  _necessitate_, sofferenza, dolore.

  _ned un'ora_, n un'ora.

  _negetto._ Il Tresatti spiega: 'morir _negetto_ o _di negetto_, nelle
      nostre parti vale morir per carestia d'ogni cosa, cio non per
      ferite o per febre; ma per non aver avuto niente da aiutarsi'.

  _Nemico_, per antonomasia, il diavolo.

  _nenguan_, nevichino.

  _nequitanza_, iniquit.

  _'nestante_, subito, improvvisamente.

  _nettezza_, purezza.

  _nevili_, 'freddi _n._', freddi di neve.

  _'nfamia_, infamia.

  _'nfermata_, ammorbata.

  _'nfermetade_, infermit.

  _'nferno_, inferno.

  _'nfetta_, infetta.

  _'nfondo_, bagno.

  _'nfra_, tra.

  _'nfragidita_, infradiciata.

  _'ngiuria_, ingiuria.

  _'ngratituden_, ingratitudine.

  _nichil_, nulla.

  _nichilare_, distruggere: _nichilato_.

  _nichilitate_, annientamento, nullit.

  _nichilo_, il nulla.

  _niente_, 'retornai a _n._', nel nulla.

  _nihil_, cfr. _nichil_.

  _niquitanza_, iniquit.

  _niquitosa_, malvagia.

  _nissuna_, nessuna.

  _'niuriare_, ingiuriare.

  _nobilire_, nobilitarsi.

  _nogl_, non gli.

  _nomenanza_, fama, buona reputazione.

  _nona_, sottintendi: ora.

  _none_, no e non.

  _notatura_, modo di notare.

  _notricare_, nutrire: _notrico_, _notricasi_.

  _novello_, 'per _n._', recentemente.

  _'npazare_, impazzire.

  _'nputedato_, impuzzolito.

  _'nsegnne_, insegn.

  _'ntelletto_, intelletto.

  _'ntendemento_, facolt di sentire e di capire.

  _'ntendenza_, 'avete la _'nt._', comprendete, capite.

  _'ntenzone_, contesa, contrasto.

  _'ntrasatto_, affatto, in tutto.

  _nuchiero_, nocchiero.

  _nul om_, nessuno.

  _nullo_, _nul_, _nulla_, nessuno, -a.

  _null'om_, nessuno.

  _nura_, nuora.

  _'nvisibile_, invisibile.

  _'nvitata_, 'la _'nv._', l'invito.


  _o'_, ove, quando.

  _obedenno_, ubbidendo.

  _obedenza_, ubbidienza.

  _obedito_, ubbidienza.

  _obprobrio_, obbrobrio.

  _obprobrioso_, obbrobrioso.

  _obproprio_, obbrobrio.

  _occede_, uccide.

  _occideria_ [_occidera_], uccisione, strage.

  _occulto_, 'en _o._', di nascosto.

  _odenno_, udendo.

  _odiata_, odio.

  _odiato_, odio.

  _odire_, udire: _odorai_, _odendo_ e _odenno_.

  _odoramento_, odore.

  _oduri_, odori.

  _offendemento_, offesa.

  _offensa_, offesa.

  _offensanza_, offesa.

  _offenza_, offesa.

  _offerzione_, offerta.

  _officia_, uffici.

  _offoschi_, offuschi.

  _ognecovelle_, ogni cosa.

  _ogne om_ e _ogn'om_, ognuno.

  _oli_, odori.

  _oltra_, oltre.

  _om_, analogo al francese _on_.

  _omnechivegli_, e _onne-_, chiunque.

  _omn'om_, ognuno, ciascuno.

  _omnia_, ogni cosa.

  _on_, ogni.

  _oncina_, forcine.

  _oncino_, 'so preso a l'_o._', sono afferrato.

  _onomo_, _onom_, _onon_, ognuno.

  _onne_, ogni.

  _onnechivigli_, chiunque.

  _onnecovelle_, tutto.

  _onoranza_, reputazione, desiderio di lode, vanit.

  _operata_, opera.

  _opo _,  necessario.

  _opor_, bisogner.

  _oporasse_, si dovr.

  _oporta_, bisogna.

  _oporto_, ' _o._', bisogna.

  _opressa_, pena.

  _oprire_, aprire: _oprirai_, _opriteme_, _operto_.

  _optando_, 'mal _o._', il malaugurio, le maledizioni.

  _ora_, 'tutta _o._', sempre, continuamente.

  _ordenava_, 'discordia _or._', suscitava.

  _ordinare_, 't' opo con Dio _o._', riconciliarti con Dio.

  _ordo_, spiacevole, disgustoso.

  _ore_, 'quel _o._', quel momento;
    'a tutte _o._', in qualunque momento.

  _orgogliosa_, riferito a vespa, fastidiosa, dolorosa.

  _ornato_, ornamento: _gli suoi ornate_.

  _ornatura_, ornamento.

  _orrir_, aborrire.

  _orrore_, 'd un _o._', fa inorridire.

  _orta_, orti.

  _Ortulana_, di Orte.

  _osa_, usa, abituata;
    sost., costume.

  _osante_, 'come se' stata _o._', hai osato, ardito.

  _oso_, uso, abituato;
    sost., costume.

  _osolare_, ascoltare.

  _ostendere_, mostrare.

  _ostile_, porta.

  _ostopiscon_, stupiscono.

  _ostupisce_, stupisce.

  _oximello_, ossimle.

  _oziato_, in ozio.


  _paccone_, pezzo di carne.

  _padito_, digerito, smaltito.

  _pagata_, paga, ricompensa.

  _pagatura_, pagamento; 'far la _p._', la malleveria.

  _pagheraggio_, pagher.

  _paglizo_, pagliccio, paglia molto trita.

  _pagono_, paiono.

  _paidato_, digerito.

  _paidire_, digerire.

  _paiome_, mi paiono.

  _palma_, croce.

  _palpetra_, palpebre.

  _paltonata_, vilt.

  _paltone_, vile, poltrone.

  _pancegli_, pannicelli.

  _panceglie_, pannicelli.

  _pancelli_, pannicelli, fasce.

  _pannizo_, misera veste.

  _papato_, 'officio _p._', di papa.

  _paraggi_, paragoni, gare.

  _paragone_, cimento, prova.

  _parata_, studiata.

  _parcire_, perdonare.

  _paregiare_, uguagliare in altezza.

  _parentenza_, parentado.

  _parenteza_, parentela.

  _parerai_, partorirai.

  _Parese_, Parigi.

  _Parige_, Parigi.

  _parire_, parere;
    'al mio _p._', a mio avviso.

  _Parisci_, Parigi.

  _parlagione_, favella.

  _parlamento_, discorso.

  _parlara_ [_parlra_], parlerei.

  _parlare_ (transitivo), dire;
    _un parlar_, una parola.

  _parlasa_, paralisi.

  _parlato_, discorso.

  _parlazione_, il dire, il parlare.

  _parole_, 'par che me tenghi in _p._', in sospeso.

  _paron_ [_parn_], paiono.

  _parr_, 'or se _p._', si vedr, si dimostrer.

  _partmone_, dividiamoci, allontaniamoci;
    '_p._ dal nostro dire,' terminiamo di parlare.

  _partanne_, allontaniamoci.

  _parte_, 'le _p._', i partiti, le fazioni.

  _partierse_, si divisero.

  _partimento_, partenza.

  _partire_, morire.

  _partuta_, 'la _p._', la partenza.

  _partute_, divise.

  _paruto_, parso; 'nel _p._', in apparenza.

  _parvente_, 'al suo _p._', a suo giudizio.

  _parviso_, 'al mio _p._', a mio avviso.

  _pasce_, nutre.

  _pascimento_, cibo.

  _pascitore_, colui che pasce.

  _pascuare_, far festa.

  _pasmare_, spasimare: _pasmando_.

  _pasmo_, spasimo.

  _passa_, trascura, passano.

  _passaio_, passaggio.

  _passe_, 'buono  che lo _p._', che lo taccia.

  _passi_, passioni.

  _passone_, 'chi sta al _p._', l'accusato.

  _pastile_, pasto parco, modesto.

  _pastor_, 'lo _p._', il papa.

  _pate_, padre.

  _pato_, pat.

  _patere_, patire;
    _pati_, patisci;
    _pate_, patisci e patisce;
    _patem_, soffriamo;
    _patea_, _pato_, _pato_, _patuta_.

  _paternato_, paternit.

  _paternoso_, paterno.

  _patremono_, possesso.

  _patrino_, prete confessore.

  _patto_, 'trover _p._', stringer amicizia.

  _paura_, 'voce de gran _p._', che incute terrore.

  _paventato_, spaventato.

  _pavore_, spavento.

  _pecata_, 'l'anema en _p._', nella pece (?).

  _peccare_: _peccanno_, peccando.

  _peccata_, peccati.

  _peccate_, peccati.

  _pecciole_ [_peccile_], pellicine.

  _pede_, 'da _p._', al piede;
    'piglia 'l _p._', impedisce.

  _pedochi_, pidocchi.

  _pedovare_, andare a piedi.

  _pegioranno_, peggiorando.

  _peio_, peggio.

  _pelegrinato_ e _peli-_, a guisa di pellegrino.

  _pelegrino_, misero, randagio;
    _-e_, meschine, poverette.

  _Pelestrina_, 'monte _P._', monte di Palestrina.

  _penace_, doloroso.

  _penalitade_, _-ate_, pene, sofferenze.

  _penato_, addolorato, doloroso;
    _'l penato_, chi  sottoposto a pena;
    pena, sofferenza.

  _peniteza_, penitenza.

  _penna_, cima, vetta.

  _penosa_, 'me fai star _p._', in pena.

  _pensamento_, pensiero.

  _pensar_, pensiero.

  _pensarsi_, pensare.

  _pensato_, pensiero.

  _pensire_, pensiero.

  _pentire_, pentirsi.

  _pento_, colorato, dipinto, rappresentato.

  _pentura_, il volto dipinto.

  _pentuto_, _-a_, pentito, -a.

  _penura_, sofferenza.

  _pera_, tasca, bisaccia.

  _perceputo_, percepito.

  _perchene_, ''l _p._', la causa.

  _percussure_, percussore.

  _perdati_, perdiate.

  _perdenno_, perdendo.

  _perdente_, 'non siam _p._', non perdiamo;
    'de tutto  _p._', perde tutto.

  _perdenza_, perdita, dannazione;
    'fui en _p._', perdetti.

  _perdre_, perdere.

  _prdese_ [_perdese_], perde.

  _perdimento_, perdita.

  _perdire_, perdere.

  _perdonanza_, perdono, indulgenza;
    'far _p._', perdonare.

  _perdonazione_, perdono.

  _perdono_, 'non me _p._', non mi risparmio.

  _perfece_, perfezion.

  _perfine a_, fino a.

  _perim_, periamo.

  _perire_, dannare;
    _perita_, deperita.

  _periscerai_, perirai.

  _perlongare_, prolungare.

  _perpetuale_, perpetuo.

  _perpetuo_, per sempre.

  _perseveranno_, 'l'uno ha nome _p._', perseveranza.

  _perseverare_ (transit.), continuare: _perseveri_;
  'si e' 'n bon _perseverare_', se bene perseveri.

  _perseverazione_, perseveranza.

  _persona_, espressione del volto;
    alcuno.

  _perta_, aperta.

  _pertuso_, pertugio.

  _peruta_, perita.

  _pesanza_, sofferenza, dolore.

  _pescetegli_, pesciolini.

  _pescione_, pigione.

  _petere_, chiedere: _peto_, _pete_.

  _Petro_, 'santo _P._', san Pietro.

  _peverata_, salsa piccante.

  _piacemento_, piacere;
    'non m' _p._', non mi talenta;
    'como fo tuo _p._', come ti piacque.

  _piacenza_, piacere.

  _piacire_, piacere.

  _piana_, facile.

  _piangea d'uno figlio_, si lamentava d'un figlio.

  _piano_, 'de _p._', in forma facile.

  _piatanza_, piet.

  _piatuso_, pietoso.

  _picciolello_, piccolino.

  _pieco_, pecora;
    'le _p._', le pecore;
    'de _p._ me voglio coprire', di lana.

  _piena_, affanno, dolore.

  _pietanza_, piet.

  _pigliara_ [_piglira_], piglierebbe.

  _pigliara_, piglierei.

  _piglio_, difficolt;
    'hanno fatto _p._', han fatto presa.

  _pili_, peli.

  _pilo_, pila.

  _pina_, pena.

  _pingi_, dipingi.

  _pino_, _-a_, pieno, -a;
    'en _p._', pienamente.

  _piovuso_, piovoso.

  _pisto_, pesto.

  _pi_, maggiore;
    'donzelli _pi_ che tune', di pi alto lignaggio.

  _placare_, pagare.

  _placenza_, piacere.

  _plenura_, abbondanza.

  _plorare_, piangere, lamentarsi: _ploro_, _plorasse_.

  _po_, appo, in confronto di.

  _po_ (prep.), dietro, dopo, poi.

  _po'_, posso.

  _podere_, la propriet;
    'al _p._ tuo t'arsomeglia', non fare pi di quanto puoi.

  _pogna_, pugna.

  _pognente_, pungente e pungenti.

  _pogni_, poni.

  _poi lei_, dietro a lei.

  _polito_, _-a_, puro, gentile, avvenente.

  _polzella_, ragazza.

  _poma_, pomi.

  _ponere_, porre: _poner_;
    _pono_, _pnote_ [_ponote_], ti pongo;
    _pogni_, poni;
    _pona_, ponga e _ponam_ (cong.), poniamo;
    _pone_, _pon_ e _pun_ (imperat.), poni.

  _ponga_, borsa.

  _pongnente_, pungente, doloroso.

  _pontato_, appuntato, notato.

  _ponto_, punto, momento;
    avv., affatto.

  _porri_, potresti.

  _portadura_, vanit;
    'fa' _p._', pavonggiati.

  _portare_, sopportare;
    _portar_, _porto_;
    _portimo_, sopportiamo;
    _portata_.

  _portatura_, 'a rota facea _p._', mi pavoneggiavo.

  _porto_, 'lo _p._', la sofferenza.

  _pos'_, io possa.

  _posa_, riposo, refrigerio.

  _posare_, riposare;
    'l'affetto _p._', cessare dalle tribolazioni.

  _possedere_, 'lo _p._', il possesso.

  _possessore_, possesso.

  _posta_, 'questa _p._', questa volta;
    'a tua _p._', a tuo piacimento;
    'fagli cordogliosa _p._' gli d dolore.

  _posto_ (avv.), col.

  _potagione_, il bere.

  _potare_, bere.

  _potere_: _pos'_, _po_, posso;
    _pote_, _puote_, _potemo_, _potem_, _ponno_, _potere_;
    _possam_ (cong.), possiamo;
    _porraio_, potr;
    _porr_, _porrai_, _porr_, _porrn_ [_porran_], _porra_,
        _poresti_, potresti;
    _porri_, potresti;
    _potera_ [_potra_], potrebbe;
    _porramo_, _porram_, potremmo.

  _poto_, bevanda.

  _pozolente_, puzzolente.

  _prebendato_, fornito di prebende: _gli prebendati_.

  _precetta_, i precetti.

  _precipitamento_, rovina.

  _precipitanza_, precipizio.

  _predata_, 'anima _pr._', presa dal diavolo.

  _predicata_, esortata.

  _prefazio._ Il Tresatti spiega: ' quel che nella messa si dice in
      voce dal sacerdote dopo l'offertorio. Ma in questo luogo  posto
      invece della sentenza data dal papa contro di lui [Iacopone], di
      condennazione a perpetuo carcere; la quale credo gli fusse cantata
      per commissione papale in tuono di _Prefatio_ coll'_In saecula
      saeculorum. Amen_'.

  _pregarizio_, preghiera.

  _preghimo_, preghiamo (imperat.).

  _pregiune_, 'le _pr._', le prigioni.

  _preite_, prete.

  _prelazione_, dignit ecclesiastica.

  _prelato_, prete.

  _prelia_, battaglie.

  _preliare_, combattere.

  _prelio_, battaglia.

  _prena_, gravida.

  _prenno_, pregno.

  _prenno_, prendono.

  _prescione_, prigione.

  _prese_, 'ionto a quelle _p._', strette, difficolt.

  _presente_, 'far _pr._', regalare;
    'render _pr._', offrire.

  _presente_, ora;
    'en _pr._', presentemente.

  _prestolo_, domando, sollecito.

  _presumenza_, presunzione.

  _preferire_, trascurare, trascorrere: _preferita_.

  _primero_, _-a_, primo, -a.

  _primitate_, priorit.

  _principato_, i principati, in senso teologico.

  _principato_, prevalenza.

  _privare_, separare: _privato_.

  _privata_, latrina.

  _pro_, per.

  _procaccia_, 'non val _pr._',  inutile affannarsi.

  _procura tua ferita_, abbi cura della tua ferita.

  _pro fare_, imparare, profittare.

  _profetti_, vantaggi, di contro a _defetti_.

  _proficere_, imparare, profittare.

  _proferito_, offerto.

  _proferuto_, offerto.

  _profete_, profeti.

  _profondo_, 'en _pr._', in basso;
    'giacea nel _pr._', nell'abbiezione;
    'en un _pr._ stante', stando umiliato.

  _profunda_, profonda.

  _promissione_, promessa.

  _promitto_, prometto.

  _pronta_, tempra.

  _prova_, 'tanto  de dura _pr._',  a tutta prova.

  _provarite_, proverete.

  _pugne_, 'ha le _p._', sente il desiderio.

  _pugni_, pungi.

  _pulicato_, pulito, netto.

  _pun_ (imperativo), poni.

  _punito_, punizione.

  _puo' la coda_, dietro la coda.

  _puoco_, poco.

  _puoi_ (avv.), poi.

  _puolo_ [_pulo_], lo puoi.

  _puosa_, posa, riposo.

  _puose_ [_puse_], si pu.

  _pur_, solamente;
    rafforzativo in alcune frasi, come: 'paiono _pur_ sangue', ecc.

  _puse_, posi.

  _puso_, posa, riposo.

  _puteglioso_, puzzolente.

  _putigliosa_, puzzolente.

  _putire_, puzzare.

  _putredissimo_, putridissimo.

  _putulente_, puzzolente.

  _puzulente_, puzzolente.


  _qual_, il quale, la quale, qualunque;
    _glie qual_, coloro i quali, se pur non si debba dividere
        _gli equal_, gli uguali.

  _qual omo_ e _qual om_, chiunque.

  _qualunche_, chiunque, qualunque.

  _quanto_, quantit;
    ''l _q._', la misura.

  _que_, che, che cosa, quello, -a, -i, -e;
    il quale, la quale, i quali, le quali.

  _quegno_, quale;
    _quegn'_, _-a_, _-e_.

  _quella_, 'a _q._ son menato', son ridotto a tale.

  _quesso_, cotesto.

  _quietaio_, quiete.

  _quegl_, quello, quelli;
    _quigli_, quelli.

  _quigno_, chi;
    _-a_, quale.

  _quiito_, quieto;
    sost., quiete.

  _quil_, quelli.

  _quille_ e _quilli_, quelli.

  _quinto_, 'en _q._  partito',  diviso in cinque parti.

  _quisso_, cotesto.


  _rabassi_, inchini.

  _radicina_, piccola radice.

  _ragenza_, ingentilisce.

  _ragione_, giustizia;
    'a _r._', secondo giustizia;
    'per _r._', giustamente, ragionevolmente.

  _rama_, 'suoi _r._', rami.

  _rametello_ e _rametel_, ramicello.

  _ramina_, recipiente di rame.

  _ramora_, rami.

  _rampognoso_, 'sar _r._', rampogner.

  _rancura_, odio.

  _ranscire_, raschiare.

  _rape_, rapisce.

  _rapicciato_, riacceso.

  _raputo_, rapito.

  _rascione_ e _rascion_, ragione.

  _rasmo_, prurito.

  _rason_, ragione, causa.

  _raspo_, malattia del cane.

  _ratepidar_, intiepidire.

  _razionata_, 'mente _r._', ragionevole, capace di ragionare.

  _reami_, riami.

  _rebandito_, sparso, diffuso.

  _recepe_, ricevere: _recepi_, _recepe_, _receputo_.

  _recepetore_, chi riceve.

  _recepire_, ricevere.

  _recerca_, versa, trabocca.

  _recessare_, allontanare: _recessando_.

  _recezione_, ricevimento.

  _recipiente_, ricevente.

  _recolta_, premio.

  _recomparata_, riscattata, redenta.

  _recomperato_, riscattato.

  _recoprire_, compensare, rimediare.

  _recordamento_, 'siate [sate] _r._', ricrdati.

  _recordanza_, 'fatta te fo _r._', ti fu ricordato.

  _recordne_, ricord.

  _rede_, 'li suoi _r._', eredi, figli.

  _redetare_, ereditare.

  _redetata_, eredit.

  _redetate_, 'lo 'nferno ha _r._', ha in eredit.

  _redire_, ritornare: _redisti_.

  _redutto_, ridotto;
    _-a_, _redutt'_.

  _refrenato_, frenato.

  _regnare_ (transitivo), dominare, governare.

  _regoglio_, orgoglio.

  _regoma_, 'la _r._', il reuma.

  _Regoverci_. Il Tresatti spiega: 'nome finto da lui [Iacopone],
      propriissimo al caso di quel fossato, ove vorrebbe essere
      abbandonato: quasi rivo guercio, torto'.

  _regraziare_, ringraziare: _regraziato_, ricompensato.

  _reguardosi_, sospettosi.

  _reiunti_, ricongiunti.

  _relevamento_, 'far _r._', rilevarsi, alzarsi.

  _relione_ e _relin_ [_relion_], religione.

  _relioso_, _-i_, religioso.

  _relustrata_, fatta chiara, lucente.

  _remagni_, tu rimanga.

  _remana_, rimaneva.

  _remeio_, rimedio.

  _remortato_, affatto spento.

  _rempire_, arricchire.

  _remproperar_, rimproverare.

  _remunerato_, remunerazione.

  _remuta_, cambia.

  _renchioso_, _-a_, rinchiuso.

  _rencrescemento_, ' _r._', rincresce.

  _rendeglse_, gli si rende.

  _Renderenie_. Il Tresatti spiega: 'Le rondini con corrotto vocabolo
  sono chiamate a Todi dalla plebe _rendene_, dalla qual voce il poeta
  form _Renderenie_, per cui vlse intendere un paese lontano: cio
  quello stesso ove circa il fine dell'autunno le rondinelle tornano'.

  _renfranto_, 'canto _r._', di contro a canto _ritto_, cio fermo.

  _rengioire_, rallegrare.

  _renna_, renda.

  _renno_, regno.

  _renunzata_, ripudiata.

  _reprisi_, ripresi.

  _reprobata_, 'vizia _r._', riprovati.

  _reputamento_, addebito.

  _repuzio_, riputazione.

  _rebaldire_, rallegrare.

  _resedisti_, sedesti nuovamente.

  _resguardare_, contemplare: _resguarda_.

  _resa_, eresia.

  _respetto el_, riguardo al.

  _respondente_, 'fosse _r._', rispondesse.

  _responna_, risposta.

  _responno_, rispondo.

  _responsione_, risposta.

  _responsura_, 'fa _r._', risponde.

  _respusi_, risposi.

  _restesse_, ristesse, si fermasse.

  _resurresso_, risorse.

  _retener_, trattenere.

  _retenza_, resistenza o ritegno.

  _retornimo_ (imperat.), ritorniamo.

  _retornne_, ritorn.

  _retrare_, ritrarre.

  _retrusa_, rinchiusa, nascosta.

  _retto_, diretto.

  _revenesse_, rivenisse.

  _reverire_, riferire.

  _reversate_, rovesciate.

  _revivesce_, rivive, risorge.

  _revocare_, richiamare, distogliere.

  _revontare_, vomitare: _revonta_.

  _ria_, riferito a moneta, falsa.

  _ricevissi_, ricevessi.

  _ride_, 'il tuo _r._', il tuo riso.

  _rima_, ritmo, componimento rimato.

  _rio_ (sost.), colpa.

  _risme_, rime.

  _riso_, 'col tuo mostrar de _r._', col tuo aspetto ridente.

  _ristoro_, restituzione, rimborso.

  _ritto_, _-a_, diretto, fermo, pronto, giusto: 'lato _r._', il lato
      destro.

  _robbata_, _-e_, rubata.

  _robbatura_, 'messo t'i a _r._', ti sei messo a rubare.

  _roborato_, rinvigorito.

  _rodetura_, corrosione.

  _rogaria_ [_rogara_], roveto.

  _rogo_, domando.

  _rina_, rogna.

  _Roma_, 'en corte i _R._', 'corte _R._', corte di Roma.

  _rompenno_, rompendo.

  _romure_, rumore.

  _rosci_, rossi, infiammati: _roscie genge_, prive di denti.

  _rosecava_, roderebbe.

  _rosta_, resistenza, impedimento.

  _rota_, 'a _r._ facea portatura', mi pavoneggiavo.

  _rubente_, rosseggiate.

  _ruina_, 'puoi c'abassa la _r._'. Il Tresatti spiega: 'l'uscio della
      cateratta, ovvero quell'ordegno che si abassa'.


  _saccarello_, piccolo sacco.

  _sacci_, sappi.

  _saccia_, sappia.

  _saccio_, so.

  _sacrificio_, la messa.

  _sagetta_, saetta.

  _sagettare_, saettare, scagliare: _sagetta_.

  _sagitta_, _-e_, saetta.

  _sagittare_, saettare: _sagitta_.

  _saitta_, saetta.

  _salamandrato_, 'cor _s._', che vive nel fuoco come la salamandra.

  _Salamone_, Salomone.

  _salaro_, salario.

  _salavoso_, sporco.

  _saldo_, 'non so _s._', non sono soddisfatto.

  _salesti_, salisti.

  _saleta_, 'piglia pian la tua _s._', sali dolcemente.

  _salimento_, salita.

  _salire_, insudiciare.

  _sallo_, 'cavalca _s._', saldo, saldamente.

  _salto_, assalto.

  _salute_, salite;
    'cresce sue _s._', sale di pi;
    'fare le _s._', salire.

  _salute_, saluti.

  _saluto_, 'celestial _s._', salute celeste.

  _saluto_, salito.

  _salvaticata_, selvaggia.

  _salvimo_ (congiuntivo), salviamo.

  _sane_, 's reo sapor me _s._', ha s cattivo sapore.

  _sanguie_ [_sangue_], sanguinose.

  _sannati_, sganasciati.

  _sano_, 'non gli . _s._', non gli giova.

  _Santa Santoro_, Sancta Sanctorum.

  _santade_, salute.

  _santificne_, santific.

  _santo_, chiesa.

  _sapere_: _sapire_: _saccio_ e _sacci_, _saccia_, _sapem_;
    _son_, sanno;
    _saperlo_, lo saprai;
    _saperasse_, si sapr;
    _saperimo_, sapremo;
    _sappi_, seppi;
    _sapper_, seppero.

  _sapienza_, 'fai gran _s._', operi molto saggiamente.

  _sapire_, sapere.

  _sapuri_, sapori.

  _Sardenna_, Sardegna.

  _sarocchiosa_, catarrosa.

  _Sassogna_, Sassonia.

  _satesfamme_, soddisfami.

  _satisfacenza_, soddisfazione.

  _satisfare_, soddisfare.

  _savorita_, saporita.

  _savoro_, dolce, saporito.

  _sbagutito_, sbigottito.

  _sbandegione_, 'ha fatto _sb._',  stato cacciato.

  _sbandigione_, 'm'on fatta _sb._', mi hanno cacciato.

  _sbarattata_, sbaragliata.

  _scacco giocato_, scacco matto.

  _scalone_, scala.

  _scandalizata_, 'con Dio _sc._', perduta dinanzi a Dio.

  _scapolato_, liberato.

  _scarporire_, strappare, sradicare.

  _scelenguato_, 'parlaran _sc._', balbetteranno.

  _scelo_, lo sa.

  _scere_, sapere.

  _sceverita_, 'a la _sc._', al momento della separazione, della morte.

  _sceverute_, separate, divise.

  _Schiavonia_ [_Schiavona_], Slavonia.

  _schierne_, 'tiemmi a _sch._', mi schernisci.

  _schirmere_, schermire, difendere.

  _schirmete_, difese, ripari.

  _schirmire_, difendere.

  _schirmite_, 'con le vostre _sch._', male arti, civetterie.

  _schirnimento_, scherno.

  _schirnire_, schernire.

  _scialbergare_, sgombrare.

  _sciama_, odia.

  _sciamore_, odio.

  _sciarmato_, disarmato.

  _sciliata_, slegata, separata.

  _sciordenato_, _-i_, disordinato, smodato.

  _scioverna_. Il Tressati spiega: 'Nelle
  nostre parti colui il quale va or a mangiare con uno or con un
  altro e cos sparambia il suo, si dice sciovernarsi qua e l'.

  _scire_, sapere.

  _scito_, _-a_, uscito.

  _sciucco_, 'pianto _sc._', arido, senza lacrime.

  _sciuna_, sola, sprovvista.

  _scolta_, ascolta.

  _scomunicato_, la scomunica.

  _sconfitta_, fig., la morte.

  _sconoscenza_, ingratitudine.

  _sconta_, 'Dio lo peccato _sc._', toglie dal conto, dal debito.

  _scontra_, incontro, verso, contro.

  _scontrafatto_, deformato.

  _scontrare_, avvenire, accadere;
    _scontrne_, accadde;
    _scontrato_, _-i_, _scontrade_.

  _scontro_, 'mal _sc._', cattivo incontro.

  _sconza_, sconcia, guasta.

  _scoperto_, 'a _sc._', apertamente.

  _scopresse_, scoprisse.

  _scoprito_, scoperto.

  _scorta_, compagna;
    _-e_, ricompense.

  _scorte_, pronte, accorte.

  _scorteggiante_, guida, conduttrice.

  _scortico_, pomata per render morbida la pelle.

  _scotegiante_, superba, orgogliosa.

  _scottone_, scotto.

  _scretta_, scritta;
    _-e._

  _Scrittura_, l'Evangelo.

  _scrofizo_, 'coio _scr._', di scrofa.

  _scrulla la danza_, scuoti le tue trecce, i tuoi ornamenti.

  _scudato_, scudo;
    difeso dallo scudo.

  _scudone_, scudo.

  _scura_, infelice, addolorata, peccaminosa.

  _scurato_, oscurato;
    _-a_, infelice.

  _scusan_, 'se _sc._', si rifiutano.

  _scusanza_, scusa.

  _scusate_, 'en tuoi _sc._', per tua scusa.

  _scuso_, rifiuto.

  _scuto_, scudo.

  _se'_, siede.

  _sea_, sua.

  _secar_, segher.

  _secolo_, il mondo.

  _seconno_, secondo.

  _secrete_, 'l'altissime _s._', segreti.

  _secriti_, segreti.

  _securanza_, certezza.

  _securato_, reso certo, sicuro.

  _sedile_, sedia apostolica.

  _segellata_, 'mate _s._', vergine.

  _segello_, sigillo.

  _segna_, 'non fa _s._', non d segno, non si mostra.

  _segno_, vessillo.

  _sembiaglia_, mischia, combattimento.

  _semblaglia_, 'fece gran _s._', raccolse molta gente.

  _semina_, semenza.

  _sempremai_, vieppi, sempre.

  _senile_, il vecchio.

  _sentenno_, sentendo.

  _sentina_, bruttura.

  _sentino_, sentina.

  _sentitivi_, svegliatevi.

  _sntolo_ [_sentolo_], lo sentono.

  _sentore_, facolt di sentire, sentimento;
    'se ne fai pi _s._', se ancora ne parlerai.

  _sequaci_, seguaci.

  _sequire_, seguire: _sequir_;
    _sequisce_, segue;
    _sequente_.

  _serne_ [_serane_], sar.

  _serba_, 'de me fatt'ha _s._', mi ha salvato.

  _sere_, signore (vocativo).

  _serina_, serena.

  _sermone_, 'facendo suo _s._', parlando il proprio linguaggio.

  _serr_, sar.

  _serrata_, 'rina _s._', rogna fittissima.

  _serrato_, 'far _s._', serrare.

  _serrime_, chiusura.

  _servare_, conservare ed osservare: _servar_;
    _serva_, tien chiuso;
    _srvate_, consrvati;
    _srvise_, si conservi;
    _servando_, _servandote_;
    _servata_.

  _servemento_, 'fece el _s._', serv.

  _servente_, 'li soi _s._', i servi.

  _servire_, 'lassai lo tuo _s._', il tuo servizio;
    'en tuo _s._', per servirti.

  _servito_, 'al suo _s._', servizio.

  _servo_, schiavo.

  _setta_, 'amara _s._', dolorosa compagnia.

  _sforzare_, far violenza: _sforza_;
    _sforzarolla_, la costringer.

  _sguardamento_, 'faceagli _sg._', la occhieggiavo.

  _sguardare_, mirare, osservare: _sguarda_, _sguardano_, _sguardai_,
      _sguardando_.

  _sguardata_, 'la mia _sg._', il mio aspetto;
    _-e_, sguardi.

  _sguardato_, il contemplare, il mirare.

  _sguardo_, 'per _sg._ de cruce', per rimirar la croce.

  _side_, la sede.

  _signorio_ [_signoro_], 'hai _s._', trionfi.

  _silenzo_, silenzio.

  _silere_, 'lo loro _s._', il lor silenzio: _sile_, taci;
    _silete_, tacete.

  _siloismi_, sillogismi.

  _simiglia_, 'en la _s._', a somiglianza.

  _simiglio_, 'lor _s._', a loro somiglianza;
  'senza _s._', senza pari.

  _sinistro_, a sinistra.

  _sio_, _-a_, suo, -a.

  _sirgione_, ne sar.

  _siron da star_, dovranno stare.

  _site_, siete.

  _sitire_, 'tant' 'l _s._ de tua desianza', tanto forte  il tuo
      desiderio;
    _sitito_, desiderato.

  _smaglia_, vien meno.

  _smarruta_, smarrita.

  _smesuranza_, grandezza, immensit, sproporzione.

  _smesurato_, 'parlando _sm._', oltre la capacit dell'umano
      intelletto.

  _so_, suo.

  _so_, sotto.

  _soblima_, sublime.

  _sofferente_, 'esser _s._', sopportare.

  _sofferenza_, indugio.

  _sofferire_, sopportare, permettere: _sofferira_, _sofferito_.

  _sofficiente_, sufficientemente.

  _sofficiente_, 'esser _s._', sopportare.

  _soffrire_, indugiare.

  _sofisticato vero_, verit apparente.

  _sogiorno_, fasti, lusso;
    'far _s._', divertirsi.

  _soi_, suoi;
    'le _soi_ mano' le sue mani.

  _solfenal_, odore di zolfo.

  _slia_ [_solia_], trono, sede celeste;
    'attento stai a mia _s._', mi attendi al varco.

  _solidato_, solido;
    'acque _solidate_', ghiacciate.

  _sollazzare_, 'il _s._', il divertimento, il piacere.

  _sollicito_, sollecito.

  _solva_, paghi.

  _soma_, premio (iron.).

  _somergitura_, 'far _s._', mi sommerger.

  _sommergetura_, 'faccia _s._', si sommerga.

  _sommettiriti_, sottometterete.

  _somnia_, sogni.

  _somniare_, sognare.

  _somo_, peso.

  _son_, sanno.

  _sonagliando_, mandando suono di catene.

  _sonarim_, suoneremo.

  _sonno_, 'a _s._', spensieratamente.

  _soncchiate_ [_sonocchiate_], svgliati.

  _snora_ [_sonora_], suoni.

  _soperba_, superba.

  _soperchianza_, il superfluo;
    prepotenza.

  _soprano_, sovrano.

  _sopre_, sopra.

  _sorte_, 'pete la sua _s._', quel che le spetta;
    'aver _s._', diritto;
    'paghi la _s._', quello che deve;
    schiatta, progenie.

  _sospetta_, 'ha _s._', ha in sospetto.

  _sospezion_, sospetto.

  _sospicasi_, sospetta.

  _sostenetti_, sostenni, sopportai.

  _sostena_, sosteneva.

  _soterrata_, 'nel fuoco _s._', gettata nel fuoco.

  _sotilmente_, giudiziosamente.

  _sotta_, sotto.

  _sottano_, soggetto, inferiore.

  _sottratto_, derubato;
    'fa 'l _s._', 'fa li _sottratti_', ruba.

  _sottrare_, sottrarre, sapere: _sottra'_, sottrae.

  _sovenesse_, sovvenisse.

  _sozare_, insozzare: _sozata_.

  _sozore_, sozzura.

  _spalare_, manifestare, palesare: _spalato_.

  _spaliando_, sparpagliando, spargendo all'aria.

  _spanne_, 'tutto sto monno _sp._', invade.

  _sparita_, divisa, abbandonata.

  _sparte_, divide, allontana.

  _sparvire_, sparviere.

  _spavalde_, riferito alle mosche.

  _spechiato_, immagine.

  _spelagato_, 'amore _sp._', infinito, smisurato.

  _spenne_, spende.

  _spensare_, dispensare.

  _speregiare_, raggiare: _speregia_.

  _sperfonna_, 'se _sp._', sprofonda, rovina.

  _spermento_, esperimento.

  _spettato_, aspettato.

  _speziale_, speciale.

  _spezie_, forma.

  _spiacemento_, ' _sp._', dispiace.

  _spicciatura_, pettinatura.

  _spiegato_, spiegato.

  _spinato_, coronato di spine.

  _spineta_, luogo irto di spine.

  _spinosa_, riccio.

  _spiritale_ e _spirital_, spirituale.

  _splacente_, sgradito.

  _splaceza_, disgusto.

  _splanare_, spiegare, dimostrare.

  _splendiante_, splendente.

  _splendimento_, splendore.

  _splicar_, spiegare: _splico_.

  _splumato_, fatto di piume.

  _spogliamento_, ' _sp._', spoglia.

  _spogliao_, spogli, priv.

  _spogliature_, spogliamenti, privazioni.

  _sponsare_, sposare: _sponsata_.

  _sponso_, sposo.

  _sprecatura_, lo spreco.

  _sprobrato_, disprezzato, discacciato.

  _spurione_, bastardo.

  _squinantia_ [_squinanta_], angina.

  _stabeleza_, stabilit.

  _stabilezza_, stabilit.

  _stacione_, abitazione;
    fig., l'animo, il cuore.

  _staendo_, stando, rimanendo.

  _staesse_, stesse.

  _stagione_, tempo: 'a la _st._', talvolta;
    'a _st._', per sempre;
    'en onne _st._', 'ad ogne _st._', 'onne _st._', sempre;
    'per _st._', per qualche tempo.

  _staa_, stava.

  _stainati_, fermi, fissi.

  _stampiando_, urtando, spingendo.

  _stando_, ''l tuo _st._', il tuo posto.

  _stane_, tu stai;
    sta.

  _stanno_, stando.

  _stare_, rimanere: _stando_, restando;
    'lo _st._', la condizione;
    _stane_, stai e sta;
    _ston_ e _sto_, stanno;
    _staa_, stava;
    _stetti_, _stai_, _staisti_, stessi;
    _stava_, _gioce_ e _staraio_, star;
    _staesse_ e _stesse_, stessi, _staran_;
    _stia_ (imp.), sta';
    _staendo_ e _stando_.

  _stascione_, 'se non prendi la _st._', se non cogli l'occasione.

  _stata_, 'mia _st._', la mia vita.

  _statera_, giustizia.

  _statura_, 'scarsamente la _st._', relativamente alla persona.

  _stazone_, dimora, prigione;
    meta, destino.

  _stemperne_, intener, liquefece.

  _stenguto_, spento.

  _stermenare_, abbreviare.

  _stermenata_, 'puza _st._', fortissima, insopportabile.

  _stile_, costume.

  _stmate_ [_stimate_], stigmate.

  _stingni_, estingui.

  _sto_, _-a_, _-i_, _-e_, cotesto, ecc.

  _stomacone_, stomaco.

  _stromento_, strumento.

  _storto me so en ipocrisia_, mi son fatto ipocrita;
    'l'alma _storta_', peccatrice.

  _straniato_, fatto estraneo.

  _stravando_, strapazzando.

  _stregnme_, mi costringevano.

  _strenga_, stringa.

  _stretto_, misero, infelice;
    _-a_, crudele;
    'mette a la _stretta_', opprime.

  _strettura_, difficolt, tormento.

  _stromento_, 'fai te de me _str._', fate un contratto per riscattarmi;
    'non era tenuto per _str._', per contratto.

  _strovele_, turpe, vergognoso.

  _strutto_, _-a_, distrutto.

  _studiante_, studente.

  _stupefisi_, rimasi stupefatto.

  _sturciata_, storpia.

  _sturno_, schiera.

  _stuta_, spegne, uccide.

  _su_, suo.

  _suavetoso_, soave.

  _sublimato_, sublime.

  _sublimo_, sublime.

  _subvenuto_, aiutato.

  _succurga_, soccorra.

  _succurre_, soccorri.

  _succurri_, soccorri.

  _succurrite_, soccorrete.

  _suddito_, di contro a _prelato_.

  _sufficiente_, 'lo pi _s._', il pi idoneo.

  _sufficienza_, 'non li par _s._', non gli pare abbastanza;
    'non farien _s._', non basterebbero.

  _suiace_, soggiace.

  _suiacemento_, soggezione.

  _sumante_, 'fosse _s._', prendesse.

  _sune_, su.

  _suo maggiore_, maggiore di lui.

  _superbietate_, superbia.

  _surgere_, sorgere: _surgo_, _surge_, _surga_.

  _Suria_ [_Sura_], Siria.

  _sutigliamento_, intelligenza.

  _sutiglianza_, 'a _s._', con astuzia.

  _sutiglieza_, intelligenza.

  _sutilissima_, astutissima.

  _suto_, stato.

  _suvarate_, pianelle di sughero.

  _svalianza_, variet, differenza.

  _sveghi_, svegli.

  _sviamento_, traviamento.

  _svincigliando_, frustando col vinciglio.


  _tacire_, tacere.

  _talento_, 'essere in _t._', piacere.

  _tanto_, 'en _t._ levata', cos in alto;
    col superl.: 'persona _t._ altissima'.

  _taoliere_, banco, tavola da giuoco.

  _targia_, scudo.

  _targa_, targa, scudo.

  _tasca_, borsa, bisaccia.

  _taschetto_, borsa.

  _tazo_, taccio.

  _tege_, copre, nasconde.

  _temenza_, timore.

  _temperamento_, 'en _t._', temperati, austeri.

  _tempestanza_, tempesta.

  _tempestate_, difficolt;
    disgrazie, avversit.

  _tempestato_, combattuto, osteggiato;
    tempesta.

  _tempo_, 'non  per _t._', non  opportuno;
    'onne _t._', sempre, continuamente;
    'longo _t._ passato', da lungo tempo.

  _temporal_, 'per _t._', per caso, qualche volta.

  _tene_, te.

  _tenebra_, tenebra profonda.

  _tenebroso_, 'onne _t._', ogni tenebra.

  _tenere_, pregiare: _tenerte_, _tengam_, teniamo.

  _tenire_, tenere.

  _tenore_, aiuto, sostegno, carattere.

  _tentato_, tentazione.

  _tento_, _-a_, tinto.

  _tentne_, tent.

  _Teotonicoro_, 'renno _T._', regno di Germania.

  _tepedeza_, freddezza di affetto.

  _terrafinato_, confinato.

  _terrti_, ti asterrai.

  _terribilita_, spaventata.

  _terza_, sost., ora.

  _tesaro_, tesoro.

  _tesaurizi el tuo mercato_, guadagni lautamente.

  _testificanza_, testimonianza.

  _testo_, _-a_, cotesto.

  _tia_, 'da _t._', da te.

  _tieco_, teco.

  _tio_, tuo.

  _tirne_, tir.

  _toccamento_, tatto;
  'fatto n'ho _t._', ne ho parlato.

  _toccar_, bussare.

  _toi_, tuoi.

  _tollere_ e _toller_, togliere: _tollo_, _tolle_, _tol_, _tolleme_,
      _tolli_, _tollime_, _tollte_ [_tollete_], _tollte_ [_tollite_];
    _tolla_;
    _tollevi_;
    _toller_;
    _tollera_;
    _tolesse_;
    _tollesse_;
    _torrotte_;
    _torrai_;
    _tollendo_;
    _tollendome_.

  _tomento_, pomata.

  _tomo_, caduta.

  _tormentare_, soffrire: _tormentando_.

  _tornare_, volgere: _torna_, tornano;
    _tornata_, vlta, trasformata.

  _torte_, ingiuste.

  _torto_, 'a _t._', crudelmente.

  _toserate_, tosate.

  _tossa_, tosse.

  _totto_, tutto.

  _traccia_, cammino.

  _trademento_, 'so en _tr._', tradiscono.

  _traduto_, tradito.

  _tragesse_, traesse.

  _tragiatto_, passaggio (?).

  _tragisti_, traesti.

  _traenno_, 'te ce mena _tr._', per forza.

  _tralipare_, cadere o gettar gi dalla riva: _tralipato_, _-a_,
      rovesciato.

  _trangoscio_, mi angoscio.

  _trano_, discordia, lotta.

  _tranquillata_, fatta tranquilla.

  _transire_, passare: _transito_ [_transto_].

  _translato_, trasportato.

  _trapperia_ [_trappera_] (?).

  _trare_, trarre, salvare, riscattare:   _tra'_, trae;
    _traine_ [_trine_], ne trae;
    _tragi_, tragga;
    _traga_, traggano;
    _tragesse_, traesse;
    _tragisti_, traesti;
    _trarai_, trarrai;
    _traenno_, traendo.

  _trasfisso_, trasformato.

  _trasformanza_, trasformazione.

  _trasse_, 'le pene che _tr._', che sopport.

  _trasverso_, confusione.

  _trattabilitate_, possibilit di trattare.

  _trattato_, componimento poetico;
    'te di en suo _tr._', in sua bala;
    'facce mali _trattate'_, commetta male azioni.

  _tratto_, mossa, gesto, atto, mala azione, astuzia: 'diglie 'l
        _tr._', lo assal;
    'faccio 'l _tr._', sono agli estremi.

  _trattura_, estirpamento.

  _travaglia_, dolore, molestia;
    'metter _tr._', tormentare: _travaglie_.

  _travagliare_, soffrire.

  _travalli_, travagli.

  _travone_, trave.

  _tredece_, tredici.

  _tremore_, tremito, paura.

  _trez'_, trecce.

  _tribulanza_, dolore, pena.

  _tristanza_, tristezza.

  _tristare_, soffrire.

  _tristore_ e _tristor_, tristezza, dolore.

  _trombare_, suonare la tromba.

  _troni_, tuoni.

  _trovrese_, si troverebbe.

  _trovne_, trov.

  _ttutore_, 'a _tt._', sempre.

  _tuo_, 'lo _t._ servire', il servirti;
    'en _t._ servire', per servirti;
    'lo _t._ affidato', chi si  affidato a te;
    '_t._ miglior', miglior di te.

  _turbanza_, turbamento.

  _turbara_ [_turbra_], turberei.

  _tusto_, duro, resistente.

  _tutt'ore_, 'a _t._', sempre.

  _tutture_, 'a _t._', sempre.


  _ubidenza_, ubbidienza.

  _uccidesse_, ucciderebbe.

  _udimenti_, l'ascoltare.

  _umbratura_, 'far _u._', celer.

  _umiliata_, umilt.

  _unitato_, unione.

  _unqua_, non mai: _unqua mai_, non mai;
    _l unqua_, dovunque.

  _unquanco_, non ancora mai.

  _unque_, 'l _u._', dovunque.

  _ura_, occasione, modo;
    'a nul' _u._', non mai;
    'ad _u._ ad _u._', sempre.

  _usagio_, 'per _u._', abitualmente.

  _usamento_, pratica, famigliarit.

  _usanza_, 'non era en _u._', non si usava;
    'per _u._', abitualmente.

  _usare_, operare.

  _uscire_, spirare, morire;
    'venni a l'_u._', nacqui.

  _uso_, 'per _u._', abitualmente;
    'me so _u._', mi sono abituato.

  _usura_, 'tollea l'_u._', esercitava l'usura.

  _utri_, otri.


  _vacare_, 'a Dio _v._', attendere a Dio.

  _vaccio_, presto.

  _valde_, 'mordendone _v._', fortemente.

  _valenza_, valore.

  _valimento_, valore.

  _valore_, 'il molto _v._', una ricca eredit.

  _valura_, valore.

  _valuta_, valore;
    _valute_, 'a tutte mie _v._', con ogni mia possa.

  _Vangelista_, Evangelista.

  _vanura_, vanit.

  _vanuri_, vanit.

  _vasallaggio_, vassallaggio.

  _vascello_, vasetto.

  _vasecce_ [_vssece_], ci si va.

  _vaseglie_, vasetti di medicinali.

  _vedemento_, vista.

  _vedere_ e _vedire_: _veio_, vedo;
    _vei_, vede;
    _vedemo_, _vedite_;
    _vederimo_, vedremo;
    _vedia_ [_veda_] e _vidivi_;
    _vide_, _vidde_, _viddi_;
    _vede_ e _vide_ (imperat.);
    _vedisse_, _veggia_, _veia_, _vegente_, _vedenno_, _viso_;
    'il mio _vedere_', il mio aspetto, 'col _v._', con lo sguardo;
    _vederse_, vedere.

  _vedimento_, vista.

  _vedoveza_, privazione.

  _veduto_, ''l _v._', le cose che si vedono.

  _vegente onne omo nato_, dinanzi agli occhi di tutti.

  _veghiare_ e _veghiar_, vegliare: _veghio_.

  _veio_, 'el suo _v._', la sua vista.

  _velle_, ''l mio _v._', la mia volont.

  _vencer_, vincere;
    _vncelo_ [_vencelo_], lo vince;
    _venca_;
    _vicque_, vinse;
    _vensero_, vinsero;
    _venciuto_, _-e_, vinto;
    _vento_, _-e_.

  _venco_, vinciglio.

  _vendecanza_, vendetta.

  _vendegnato_, vendemmiato.

  _venditta_, vendetta.

  _venen_, veleno.

  _venenato_, avvelenato.

  _venenno_, venendo.

  _venenose_, velenose.

  _venre_, venire.

  _venga_, vengano.

  _vengnata_, vendicata.

  _veniare_, riposare.

  _venino_, veleno.

  _venta_, 'la _v._', la vittoria.

  _ventrata_, il ventre pregno.

  _ver_ ed _en ver_, verso.

  _vergata_, diversit.

  _vergato_, abiti di pi colori.

  _vergognare_, vergognarsi: _vergogni_, _vergogna_, _vergognan_;
    'col _vergognare_', con la vergogna.

  _vermigni_, vermigli.

  _vernato_, inverno.

  _vero_, veramente.

  _verrne_ [_verrane_], verr.

  _vert_, verit.

  _vescovata_, vescovado.

  _vespertino_, all'ora del vespro.

  _vessazion_, tormenti.

  _vessica_, vescica.

  _vestaro_, vestiario, ma nel senso di luogo ove si conservano
      le vesti.

  _vestigia_, braccia.

  _vestute_, vestite.

  _vetare_, vietare: _vtame_ [_vetame_], _vtate_ [_vtate_, _vetate_];
    _vto_ [_veto_], vietato.

  _vexello_, vessillo.

  _vezato_, 'mal _v._', male avvezzo.

  _via_, 'longa _v._ assai m' paruto andare', m' parso d'aver fatto
      lungo viaggio.

  _vicena_, vicina.

  _vicinanza_, compagnia.

  _vicinata_, compagnia.

  _vicque_, vinse.

  _viduitate_, privazione.

  _vigorando_, acquistando vigore.

  _vilanza_, avvilimento, umilt;
    'tenuto m'ha en _v._', mi ha tenuto a vile.

  _vilare_ e _vilar_, avvilire e umiliarsi: _vilato_.

  _vileza_, di contro a _gentileza_.

  _viliata_, avvilita.

  _vilisco_, ho a vile.

  _vina_, vini.

  _virginia_, vergine.

  _virgo_, 'Giesse _v._', la vergine di Iesse.

  _visagio_, sguardo.

  _visco_, vischio.

  _visione_, contemplazione.

  _viso_, vista, sguardo, aspetto, visione.

  _visso_, _-a_, vissuto.

  _vittore_, vincitore.

  _vivacce_, presti, pronti.

  _vivaceza_, prestezza, prontezza.

  _vivamo_, viviamo (congiuntivo).

  _vivanna_, vivanda.

  _vivesce_, vive.

  _vivitare_, 'en mio _v._', durante tutta la mia vita.

  _vocare_, 'lussuria  suo _v._', si chiama l.: _vocava_,
      _vocato_, _-a_.

  _voce_ 'gli di la _v._', lo approvi.

  _voitare_, vuotare: _voitata_.

  _vol_, vogliono.

  _volentire_, volentieri.

  _volere_: _vo'_, voglio, _vli_ [_voli_], _vle_ [_vole_], _vuoli_,
      _vl_, _vuol_;
    _volem_, vogliamo;
    _vono_ e _vol_, vogliono;
    _vogli_, tu voglia;
    _volea_, volevano;
    _volisse_, volessi;
    _vlse_ [_volse_], _vlsi_ [_volsi_] e _vls'_, volli;
    _vlse_ [_volse_] e _vuolse_, volle;
    _vlsete_, ti volle;
    _vlser_ [_volser_], vollero e _vlserme_, mi vollero.

  _volontire_, volentieri.

  _volta_, 'a questa _v._', per questa v.

  _voluntere_, volentieri.

  _von_, vanno.

  _vono_, vogliono.

  _vorato_, divorato.

  _voratura_, 'lupo en _v._', che divora.

  _vuce_, voce.

  _vulneranno_, ferendo.

  _'vuto_, avuto.


  _zambra_, camera.

  _zampagliato_, intricato, impedito nelle gambe.

  _zanzavaglia_, combatte.

  _zifra_, 'staragioce per _z._', non conter nulla.

  _zitello_, bambino.

  _zito_, fanciullo, vergine.

  _zizaglia_, zizzania.

  _zona_, fascia, cintura.

  _zona_, cinge.




INDICE DEI CAPOVERSI


  Ad l'amor ch' venuto--en carne a noi se dare                 pag. 146

  A fra Ianne da la Verna--ch'en quartana se scioverna              142

  Alte quattro virtute--son cardinal chiamate                       165

  Amor che ami tanto,--ch'io non so dir lo quanto                   198

  Amor contrafatto--spogliato de vertute                             66

  Amor de caritate,--perch m'hai s ferito                         210

  Amor, diletto amore,--perch m'hai lassato, amore                 155

  Amor diletto,--Cristo beato                                        57

  Amor dolce senza pare--sei tu, Cristo, per amare                  196

  Anima che desideri--d'andare ad paradiso                           74

  Assai me sforzo a guadagnare--se 'l sapesse conservare             59

  Audite una entenzone--ch'era fra doi persone                       41

  Audite una 'ntenzone--ch' 'nfra l'anima e 'l corpo                 6


  Cinque sensi mess'on pegno--ciascun d'esser el pi breve           11

  Con gli occhi ch'agio nel capo--la luce del d mediante           106


  Donna del paradiso,--lo tuo figliolo  preso                      230


  En cinque modi appareme--lo Signor en esta vita                   105

  Ensegnatime Ies Cristo,--ch lo voglio trovare                    88

  En sette modi, co a me pare,--distinta  orazione                 103


  Fede, spene e caritade--gli tre ciel vl figurare                 160

  Figli, nepoti e frati,--rendete el maltolletto                     34

  Fiorito  Cristo nella carne pura                                 245

  Frate Ranaldo, dove se' andato?--de quolibet s hai disputato?     32

  Fuggo la croce che me devora                                      175


  Guarda che non caggi, amico,--guarda!                              12


  Ies Cristo se lamenta--de la Chiesa romana                       119


  La bontate enfinita--vl enfinito amore                           181

  La Bontade se lamenta--che l'Affetto non l'ha 'mata               172

  La fede e la speranza--m'on fatta sbandigione                     226

  L'amor ch' consumato--nullo prezzo non guarda                    244

  L'amor lo cor s vl regnare,--discrezion vl contrastare         179

  L'anema ch' viziosa--a lo 'nferno  simigliata                    24

  La superbia de l'altura--ha fatte tante figliole                   26

  La Veritade piange,--ch' morta la Bontade                        117

  L'omo che pu la sua lengua domare                                200

  L'omo fo creato virtuoso                                           90

  Lo pastor per mio peccato--posto m'ha fuor dell'ovile             128


  Molto me so delongato--de la via che i santi on calcato            60


  O alta penitenza,--pena en amor tenuta                              9

  O amor che m'ami,--prendime a li toi ami                          194

  O amor de povertate--regno de tranquillitate                      134

  O Amor, divino amore,--amor che non se' amato                     187

  O amor, divino amore,--perch m'hai assediato                     190

  O amore muto,--che non vi parlare                                178

  O anema fedele--che te vli salvare                                65

  O anima mia--creata gentile                                        71

  O castitate, fiore--che te sostene amore                           77

  O corpo enfracedato,--io so l'anema dolente                        28

  O coscienza mia,--grande me di mo reposo                         114

  O Cristo onnipotente,--dove se' enviato                            84

  O Cristo onnipotente,--ove ste enviato                            86

  O Cristo pietoso,--perdona el mio peccato                          38

  O derrata, guarda al prezo,--se te vuoli enebriare                170

  O dolce amore,--c'hai morto l'amore                               191

  O femene, guardate--a le mortal ferute                             15

  O Francesco, da Dio amato,--Cristo en te s'ne mostrato           139

  O Francesco povero,--patriarca novello                            136

  O frate, guarda 'l viso--se vuoi ben riguarire                     13

  O frate mio, briga de tornare--nante ch'en morte si' pigliato      17

  O iubilo del core,--che fai cantar d'amore                        177

  O libert, subietta--ad omne creatura                              68

  O megio virtuoso,--retenuta bataglia                               79

  O me lasso, dolente,--ca lo tempo passato                          36

  Omo che vol parlare,--emprima di pensare                         167

  Omo, de te me lamento--che me vai pur fugendo                      54

  Omo, mettete a pensare--onde te vieti el gloriare                  44

  Omo, tu se' engannato,--ch questo mondo t'ha cecato               33

  O novo canto,--c'hai morto el pianto                              143

  O papa Bonifazio,--io porto el tuo prefazio                       127

  O papa Bonifazio,--molt'hai iocato al mondo                       130

  O peccator dolente,--che a Dio vuol retornare                     239

  Or chi aver cordoglio?--vorrane alcun trovare                   153

  O Regina cortese,--io so a voi venuto                               1

  Or se parr chi aver fidanza                                     115

  Or udite la battaglia--che me fa el falso Nemico                  109

  O Signor, per cortesia,--mandame la malsana                      112

  O Vergine pi che femina--santa Maria beata                         3

  O vita de Ies Cristo,--specchio de veritate                       81

  O vita penosa, continua battaglia                                  45


  Peccator, chi t'ha fidato,--che de me non hai temenza              19

  Perch m'hai tu creata,--o creatore Dio                           242

  Piange la Ecclesia,--piange e dolura                              121

  Piangi, dolente anima predata                                     158

  Povertade enamorata,--grand' la tua signoria                     133


  Quando t'alegri, omo de altura                                     51

  Que fai, anema predata?--Faccio mal, ch so dannata                30

  Que farai, fra Iacovone?--se' venuto al paragone                  124

  Que farai, morte mia,--che perderai la vita                       234

  Que farai, Pier da Morrone?--i venuto al paragone                123


  Sapete voi novelle de l'amore                                     183

  Senno me pare e cortesia--empazir per lo bel Messia               193

  Se per diletto tu cercando vai                                    255

  S como la morte face--a lo corpo umanato                          22

  Signore, damme la morte--nante ch'io pi te offenda                21

  Solo a Dio ne possa piacere,--non me ne curo                       62

  Sopr'onne lengua amore,--bont senza figura                       219


  Tale qual , tal ;--non c' religione                             64

  Troppo m' grande fatica,--Meser, de venirte drieto               236

  Troppo perde el tempo chi non t'ama                               248


  Udite una entenzone--ch' fra Onore e Vergogna                    233

  Un arbore  da Dio plantato--lo qual amor  nominato              207


  Vorra trovare chi ama;--molti trovo che s ama                   169




INDICE


  I.        De la beata Vergine Maria e del peccatore           pag.   1

  II.       De la beata Vergine Maria                                 3

  III.      Contenzione infra l'anima e corpo                         6

  IV.       De la penitenzia                                          9

  V.        De cinque sentimenti                                     11

  VI.       De la guarda de sentimenti                               12

  VII.      De pericoli che intervengono a l'uomo che non
            guarda bene el viso ed altri sentimenti                  13

  VIII.     De l'ornamento delle donne dannoso                       15

  IX.       Consiglio de l'amico a l'altro amico che voglia
            tornare a Dio                                            17

  X.        Como Dio induce el peccatore a penitenza                 19

  XI.       De l'anema contrita de l'offesa di Dio                   21

  XII.      Como l'anema deventa morta per el peccato                22

  XIII.     Como l'anima viziosa  inferno; e per lume de la
            grazia poi se fa paradiso                                24

  XIV.      Como li vizi descendono da la superbia                   26

  XV.       Como l'anema retorna al corpo per andare al iudicio      28

  XVI.      Como l'appetito de laude fa operare molte cose
            senza frutto                                             30

  XVII.     De frate Ranaldo, quale era morto                        32

  XVIII.    Como l'omo  acecato dal mondo                           33

  XIX.      De l'omo che non satisfece in vita sua del mal
            acquistato                                               34

  XX.       Del scelerato peccatore penitente                        36

  XXI.      De quello che domanda perdonanza da poi la morte         38

  XXII.     De la vita de l'omo redutta a la vechieza                41

  XXIII.    De la vilt de l'omo                                     44

  XXIV.     Como la vita de l'omo  penosa                           45

  XXV.      De la contemplazione de la morte ed incinerazione
            contra la superbia                                       51

  XXVI.     Como Cristo se lamenta dell'omo peccatore                54

  XXVII.    Como l'anima domanda aiuto contra la battaglia de
            li sensi corporali                                       57

  XXVIII.   De la impazienzia che fa tutti li beni perdere           59

  XXIX.     De la ipocrisia                                          60

  XXX.      De la iustizia e falsit                                 62

  XXXI.     Como la curiosa scienzia e l'ambizione sono
            destruttive de la purit                                 64

  XXXII.    Como  da guardarse da' lupi che vengono sotto
            vesta de pecora                                          65

  XXXIII.   De l'amore falso che offende le virt                    66

  XXXIV.    De la differenzia intra el vero e falso amore, ed
            intra la scienzia acquisita ed infusa                    68

  XXXV.     Esortazione a l'anima propria che, considerata la
            sua nobilit, non tardi la via a l'amor divino           71

  XXXVI.    Como l'anima vestita de vert passa a la gloria          74

  XXXVII.   De la castit, la quale non basta a l'anima senza
            l'altre virtute                                          77

  XXXVIII.  Como  difficile passare per el megio virtuoso           79

  XXXIX.    Como la vita di Ies  specchio de l'anima               81

  XL.       Como li angeli domandano a Cristo la cagione de
            la sua peregrinazione nel mondo                          84

  XLI.      Como li angeli si maravigliano de la peregrinazione
            de Cristo nel mondo                                      86

  XLII.     Como l'anima priega li angeli che l'insegnino ad
            trovar Ies Cristo                                       88

  XLIII.    De la misericordia e iustizia e como fu l'omo
            reparato: e parlano diversi                              90

  XLIV.     De le petizione che sono nel paternostro                103

  XLV.      Como Dio appare ne l'anima en cinque modi               105

  XLVI.     Como l'anima per fede viene a le cose invisibile        106

  XLVII.    De la battaglia del Nemico                              109

  XLVIII.   De l'infirmit e mali che frate Iacopone demandava
            per eccesso de carit                                   112

  XLIX.     De la coscienzia pacificata                             114

  L.        De la grande battaglia de Anticristo                    115

  LI.       Como la verit piange ch' morta la bontade             117

  LII.      Como Cristo se lamenta de la Chiesa romana              119

  LIII.     Del pianto de la Chiesa redutta a mal stato             121

  LIV.      Epistola a Celestino papa quinto, chiamato prima
            Pietro da Morrone                                       123

  LV.       Cantico de frate Iacopone de la sua pregionia           124

  LVI.      Epistola a papa Bonifazio ottavo                        127

  LVII.     Epistola seconda al prefato papa                        128

  LVIII.    Epistola terzia al prefato papa da poi ch'el fo
            preso                                                   130

  LIX.      De la santa povert signora de tutto                    133

  LX.       De la santa povert e suo triplice cielo                134

  LXI.      De san Francesco e de sette apparizione de croce a
            lui e de lui fatte                                      136

  LXII.     De san Francesco e de le battaglie del Nemico
            contra lui                                              139

  LXIII.    Epistola consolatoria a frate Ioanni da Fermo ditto
            da la Verna per la stanzia dove anco se riposa:
            transferita en vulgare la parte litterale, quale
             prosa                                                 142

  LXIV.     Cantico de la nativit de Ies Cristo                   143

  LXV.      Cantico secondo de la nativit de Cristo                146

  LXVI.     Pianto che fa l'anima per la occultazione de la
            grazia                                                  153

  LXVII.    Como l'anema se lamenta de l'amore divino partito       155

  LXVIII.   Como l'anima piange la partita del suo amore            158

  LXIX.     Arbore de ierarchia simile a l'angelica: fondata
            sopra la fede, speranza e caritate                      160

  LXX.      De le quattro virt cardinale                           165

  LXXI.     Como Cristo se reposa ne l'anima ornata de virt,
            como sposo con la sposa                                 167

  LXXII.    Como el vero amore del prossimo in pochi se trova       169

  LXXIII.   Del gran prezo dato per vil derrata, cio Cristo
            per l'omo                                               170

  LXXIV.    La bont divina se lamenta de l'affetto creato          172

  LXXV.     De la diversit de contemplazione de croce              175

  LXXVI.    Del iubilo del core che esce in voce                    177

  LXXVII.   De l'amor muto                                          178

  LXXVIII.  De l'amor vero e discrezion falsa                       179

  LXXIX.    Della bont divina e volont creata                     181

  LXXX.     De l'amore divino destinto in tre stati                 183

  LXXXI.    De l'amor divino e sua laude                            187

  LXXXII.   Como l'anima trova Dio in tutte creature per mezo
            de sensi                                                190

  LXXXIII.  De l'amore de Cristo in croce, e como l'anima
            desidera de morir con lui                               191

  LXXXIV.   Como  somma sapienzia essere reputato pazo per
            l'amor de Cristo                                        193

  LXXXV.    Como se deve amar Cristo liberalmente como esso
            am noi                                                 194

  LXXXVI.   Como l'anima dimanda perdonanza de l'offensione e
            gusto d'amore                                           196

  LXXXVII.  De l'amor divino, la misura del quale  incognita       198

  LXXXVIII. Como in l'omo perfetto sono figurate le tre
            ierarchie con li novi cori de angeli                    200

  LXXXIX.   Arbore dell'amore divino                                207

  XC.       Como l'anima se lamenta con Dio de la carit
            superardente in lei infusa                              210

  XCI.      Come l'anima per santa nichilit e carit perviene
            a stato incognito ed indicibile                         219

  XCII.     Como per la ferma fede e speranza se perviene a
            triplice stato de nichilit                             226

  XCIII.    Pianto de la Madonna de la passione del figliolo
            Ies Cristo                                             230

  XCIV.     Como l'onore e la vergogna contendono insieme           233

  XCV.      Altro cantico nel quale pur se parla de
            anichilazione e trasformazione, come nella XCII
            lauda de sopra posta. Ed in due stanzie de questa
            appare defetto                                          234

  XCVI.     Excusazione che fa el peccatore a Dio de non poter
            far la penitenzia a la quale da lui  confortato        236

  XCVII.    Amaestramento al peccatore che se vle reconciliare
            con Dio                                                 239

  XCVIII.   Como la ragione conforta l'anima che retorni a Dio      242

  XCIX.     Condizione del perpetuo amore                           244

  C.        De la incarnazione del verbo divino                     245

  CI.       Como il vero amore non  ozioso                         248

  CII.      Come  da cercare Ies per sommo diletto, el quale
             nostro fine: e cus termina in lui questo volume      255


  Nota                                                              257


  Glossario                                                         273


  Indice dei capoversi                                              309




       *       *       *       *       *


NOTA DEL TRASCRITTORE


L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute.

Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi (correzione nella riga
sotto):

    --Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio.
    --Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio,

    COMO DIO APPARE NE L'ANINA EN CINQUE MODI
    COMO DIO APPARE NE L'ANIMA EN CINQUE MODI

    Pareme cielo stellato--chi da questi tre  spogliato.
    Pareme cielo stellato--chi da questi tre  spogliato,

    Cristo adorato!--
    Cristo adorato!--

    todini: et in la seconda si vede certi defecti (Nota del Benaccorsi)
    todini: et in la seconda si vede certi defecti (Nota del Bonaccorsi)

    che si trovino in quella citt: et doi altri vilumi pur antichi
    che si trovino in quella citt: et doi altri volumi pur antichi

Il testo spazieggiato  delimitato dal carattere =.





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*** START: FULL LICENSE ***

THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
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or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.


Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Its 501(c)(3) letter is posted at
https://pglaf.org/fundraising.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at
809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org.  Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official
page at https://pglaf.org

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org


Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements.  We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance.  To
SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
particular state visit https://pglaf.org

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
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against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
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Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses.  Donations are accepted in a number of other
ways including including checks, online payments and credit card
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Section 5.  General Information About Project Gutenberg-tm electronic
works.

Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.


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