﻿The Project Gutenberg EBook of La piccola fonte, by Roberto Bracco

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Title: La piccola fonte
       Dramma in quattro atti

Author: Roberto Bracco

Release Date: July 30, 2013 [EBook #43356]

Language: Italian

Character set encoding: UTF-8

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA PICCOLA FONTE ***




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                          ROBERTO BRACCO

                              TEATRO

                           VOLUME SESTO


              =LA PICCOLA FONTE= — FOTOGRAFIA SENZA....
                  NOTTE DI NEVE — LA CHIACCHIERINA


                           2ª EDIZIONE.



                      REMO SANDRON — Editore
                     Libraio della Real Casa
                    MILANO — PALERMO — NAPOLI




PROPRIETÀ LETTERARIA


_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il
consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882)_.

=La Piccola Fonte= — Original edition published June, 10, 1906 with the
privilege of copyright in the United States reserved under the approved
March 3, 1905, by Roberto Bracco and Remo Sandron, and English
translation copyright 1907 by Dirce St. Cyr.

=Notte di Neve= — Copyright in the United States Jul. 10, 1908, by
Roberto Bracco.

Copyright 1909 by Roberto Bracco.


OFF. TIP. Sandron — 132 — I — 081113.




                                                  _a Matilde Serao_


  Signora,

_la vostra sensibilità di grande interprete dell'anima vi ha messa in
diretta e immediata comunione coi miei personaggi, sicchè voi avete
scritto di questa opera mia con quello stesso fervore spirituale che,
facendo passare l'altrui vita a traverso il vostro temperamento, crea le
palpitanti opere vostre. Scrivendo de La piccola fonte, voi, quasi per
iscusarvi presso i vostri lettori d'una effusione che non vi consentiva
un'analisi molto minuta del mio lavoro, avete dichiarato di non
possedere le fredde ragioni della critica. Ma io credo che la
chiaroveggenza della critica debba essere fatta, soprattutto, di
sensibilità profonda. E, invero, nella prosa, con cui voi avete legato,
dopo la rappresentazione di Napoli, il vostro nome illustre a una delle
più liete vicende del mio dramma, sono condensati i pensieri, le
impressioni e le ragioni dei critici che meglio mi hanno compreso. In
voi come in loro i segni sintetici e significativi, che io ho sostituiti
alla prolissità del metodico e formale svolgimento psicologico, da cui
sono deturpate così spesso le visioni dell'arte, hanno avuto il potere
di determinare quella virtù di penetrazione, che è il principio d'ogni
più vivo godimento intellettuale. A voi, come a quei critici, Stefano
Baldi non è parso un personaggio inventato da me per ottenere una facile
vittoria contro i famosi precetti egoarchici, che una moda passeggera ha
confusamente divulgati e screditati, ma soltanto è parso uno dei non
pochi moderni giovani megalomani, che, miserelli e impotenti, si agitano
e declamano inseguendo una chimera e che il disquilibrio tra la vanità
esuberante e l'ingegno limitato, tra l'egoismo crudele e la debolezza
congenita, rende grotteschi, simili a caricature, in mezzo alla società,
e talvolta tragici e deleteri nell'intima cerchia degli affetti
domestici. Voi, come tutti i critici che mi hanno compreso, contemplando
Stefano Baldi, avete sùbito riconosciuto in lui uno di quei pigmei che
si guardano in uno specchio d'ingrandimento, uno di quei rachitici che
esaltano la crudeltà, l'ambizione, l'estetica della forza, il diritto
della conquista, il culto della grandezza, e che poi traballano e
tramazzano annientati al primo urto. E come tutti i critici che mi hanno
compreso, voi, restando nell'àmbito della mia concezione, non vi siete
occupata del personaggio di Stefano Baldi se non per il significato di
correlazione ch'esso ha accanto alla mia Teresa. Voi, Signora, avete
scritto che tutte le verità morali formanti la coscienza del mio dramma
emanano da Teresa, «da questa creatura patetica, capace di fare il bene
anche con la sua morte». Voi avete scritto che la morale bellezza
dell'opera mia «è racchiusa in quell'anima muliebre», e la vostra
fantasia gentile si è piaciuta di avvicinarla «alle più pure e soavi
anime del teatro, da Ifigenia a Desdemona». Voi avete saputo vedere che
intorno a lei, intorno alla «piccola fonte», si stringono, in armonia o
in antitesi, tutti gli altri personaggi del dramma. Voi non avete
dubitato che da quella piccola fonte — per una realtà flagrante, che pur
sembra un prodigio, perchè nessuna indagine può precisarne gli elementi
e nessun linguaggio può definirla — sgorghi l'acqua salutare di cui
Stefano disconosce il beneficio e di cui Valentino, deforme, negletto e
rassegnato, sugge furtivamente qualche goccia in una specie di estasi
che solleva dalla miseria quotidiana la sua povera esistenza. Voi avete
intuita l'affinità che unisce tra loro Teresa, Valentino e il Vecchio
marinaio mendicante — ingenuo rapsodo della saggezza e del fato — , i
quali sono tre anelli della eterna e tenace catena di umile e dolorosa
bontà che sostiene il mondo squassato dalla superbia, dalla tracotanza e
dalla perversità. E voi avete, infine, intuìto il segreto dell'estremo
sagrifizio che la dolce Teresa, nella sua veggente follia, compie
sparendo in quel mare di cui il mendicante verseggiatore ha
suggestivamente decantata la fida amistà. Le parole vostre, che
compendiano tutta l'essenza di quell'ultima scena, non da me costruita,
bensì dallo spirito stesso di Teresa chino sull'uomo addormentato nel
primo riposo di sua vita, sono la formula concreta d'una divina legge di
punizione e di soccorso trasparita ai vostri occhi dall'inconscio
sagrifizio della demente. E, come per una creatura che sia davvero
vissuta, io ben vorrei fissare a guisa d'epitaffio sopra una lapide,
piuttosto che su questa carta destinata forse all'oblio, le parole con
le quali la vostra sensibilità ha pianta e celebrata la sparizione della
salvatrice:_

«Quella morte era necessaria, e in quell'uomo che Teresa lascia dormente
noi vediamo, nel tempo, la resurrezione d'una coscienza. Se Ella non
muore, non può Stefano risorgere puro e forte, perchè non ci sono
resurrezioni senza morti.»

_Quand'anche, Signora, questo mio dramma non fosse stato sorretto dal
plauso di tanti pubblici, quand'anche non avesse ispirato a tanti
critici di altissimo valore pagine così belle e vibranti e a me così
care, il commento vostro, offertomi non per dovere di giudice, ma per
una genuina emozione di artista, sarebbe bastato a non farmi disamare
l'opera mia. E per ringraziarvene ho scritto queste poche righe di
prefazione._

                                                      ROBERTO BRACCO.

  Napoli, gennaio del 1906.




LA PICCOLA FONTE

Dramma in quattro atti


rappresentato per la prima volta al teatro _Manzoni_ di Milano dalla
Compagnia TALLI-GRAMATICA-CALABRESI, nel _febbraio_ del _1905_.




PERSONAGGI:


  STEFANO
  TERESA
  VALENTINO
  LA PRINCIPESSA MERALDA HELLER
  UN VECCHIO MENDICANTE
  UNA VECCHIA MENDICANTE
  DON FAUSTO
  ROMOLO, _cameriere_

Epoca attuale.


Note per gli attori.

STEFANO ha trent'anni. È di aspetto bello e piacente.

TERESA è bellina, esile, senza alcun connotato notevole. Può avere dai
ventiquattro ai venticinque anni.

VALENTINO è quasi gobbo, bassotto. Faccia piuttosto smunta e ossuta.
Mustacchietti scarsi. Occhi piccoli e scintillanti. La sua età è poco
visibile: avrà un trentacinque anni.

LA PRINCIPESSA HELLER ha passata la trentina. È una donna affascinante.




ATTO I.


_Un lembo di parco a Posillipo. Un'ala del villino di STEFANO BALDI —
d'un'architettura semplice e aristocratica — si profila a destra, di
sbieco, sopra una specie di terrazzino rettangolare senza ringhiera,
fatto di mattoni patinati, che, dal livello del terreno battuto, si
eleva per l'altezza di due o tre gradini, i quali sono di marmo ben
levigato. L'entrata principale del villino non si vede, perchè è alle
spalle di quest'ala. Si vede bensì un'altra porta, che dà sul terrazzino
e sulla quale è una tenda piegata, che, distesa, la ombreggerebbe. Al di
sopra della porta, sono tre finestrette graziose. Dal lato opposto del
villino, dirimpetto all'uscio, è una breve aiuola, nel centro della
quale si erge una magnifica musa con le sue immense foglie lievemente
ricurve dal peso. L'aiuola è fiancheggiata, a sinistra, dagli alberi
d'un boschetto. Di là dall'aiuola, sale e si perde, dietro questi
alberi, un viale carrozzabile. In fondo, la linea d'un parapetto di
pietra taglia l'orizzonte. Una striscia di mare d'un azzurro chiarissimo
e brillantato quasi si confonde col cielo. Del Vesuvio si scorge, a
sinistra, il declivio che dal vertice scende dolcemente sino al golfo._

_Nello spazio rettangolare del terrazzino, sono comode seggiole a sdraio
di paglia e di bambù. Tra il margine dell'aiuola e il terreno battuto, è
un sedile di legno._

_Il sole spande dovunque un biancore abbarbagliante._

_L'aria è piena di gaiezza._


SCENA I.

TERESA, VALENTINO, ROMOLO.


VALENTINO

_(la cui testa brutta sporge fra le spalle prominenti ed arcuate, è a
una delle finestrette — la più visibile — intento a ravvivare una gran
quantità di rose che sono in un orciuolo, sul davanzale. Giù, ROMOLO
regge per il bavero una giacca, e TERESA con grande cura la spazzola.)_

TERESA

Meglio qui. È inutile impolverare la casa.

VALENTINO

Signora Teresa! Che diamine fate?

TERESA

Non lo vedete? Spazzolo i panni di Stefano. Tenete su, Romolo, tenete
su.

VALENTINO

Ma potrebbe pensarci Romolo a spazzolare i panni del padrone.

ROMOLO

La signora non vuole.

VALENTINO

Perchè con quella tua prosopopea non fai mai nulla di buono. Si sa. Un
servo che si chiama Romolo non può abbassarsi a spazzolare i panni d'un
padrone che si chiama semplicemente Stefano. Come se poi il tuo padrone
fosse uno Stefano qualunque!...

ROMOLO

_(brontola:)_ Abbaia, abbaia, cagnaccio della malora!

TERESA

_(redarguendolo)_ Romolo! _(Piega attentamente la giacca.)_

VALENTINO

_(toglie le rose dall'orciuolo, vi muta l'acqua e ve le rimette a una a
una.)_ Hanno vita corta queste rose, signora Teresa. Ho un bel mutar
l'acqua! Cominciano già ad afflosciarsi.

TERESA

Le avete lì da due giorni.

VALENTINO

E che sono due giorni?

TERESA

_(ponendo la giacca piegata, sopra una seggiola — a Romolo)_ Il _gilet_,
ora.

ROMOLO

_(prende un panciotto che penzola da una spalliera e lo porge a
Teresa.)_

TERESA

_(continua a spazzolare.)_

VALENTINO

Voi, qualche volta, le avete per una settimana, sempre fresche.

TERESA

Ma se la notte ve le chiudete in camera....

VALENTINO

Mi piace di dormire tra i profumi, signora Teresa!

TERESA

E questo nuoce a voi e nuoce alle vostre rose. _(Piega il panciotto.)_

VALENTINO

In altri termini, esse fanno male a me ed io faccio male a loro.

TERESA

Così è, caro Valentino. _(Consegnando i panni spazzolati al servo)_
Tutto questo nello spogliatoio.

ROMOLO

_(si avvia verso la porta, che è chiusa.)_

TERESA

Per dove andate, Romolo?!... Entrare e uscire sempre per l'altra porta.
E nello studio del padrone non dovete metterci il piede se non quando vi
si chiama. Non dimenticatelo.

ROMOLO

Sono in questa casa da dieci giorni e nessuno me l'ha mai detto.

VALENTINO

Te l'ho detto proprio io che mi pregio di essere il tuo immediato
superiore.

ROMOLO

_(facendo spallucce, va verso il fondo e svolta dietro l'ala del
villino.)_

VALENTINO

Come si fa, signora Teresa? Tutta l'umanità mi disprezza.

TERESA

Io, per esempio, no.

VALENTINO

Be', ma voi non fate parte dell'umanità.

TERESA

_(ridendo)_ Ah ah!... Questa poi è nuova. _(Da un cestino di lavoro, che
è presso il sedile, tira fuori della stoffa di poco conto e l'occorrente
per cucire.)_

      _(Un silenzio.)_

VALENTINO

_(sempre alla sua finestra, carica una pipetta, l'accende, e fuma. Poi,
scorgendo qualcuno)_ Ehi brav'uomo! Chi cercate?

TERESA

Se è qualche seccatore di Stefano, non lo lasciate passare. Non è ora,
questa. Intanto, io me la svigno. _(In fretta, prima che l'uomo giunga,
vorrebbe rimettere la roba nel cestino.)_

VALENTINO

Lasciate lì, ci bado io.

TERESA

_(scappa per dietro il villino.)_


SCENA II.

VALENTINO, DON FAUSTO.


DON FAUSTO

_(che non ha udito, discende il viale, appoggiandosi al suo bastone, con
l'aria autorevole della persona molto panciuta.)_

VALENTINO

_(chiama forte:)_ Brav'uomo!... Signore!... Signore col bastone!

DON FAUSTO

_(ha udito un poco e si volta a destra e a sinistra.)_

VALENTINO

Qui! qui! Alzate la testa.

DON FAUSTO

_(finalmente alza la testa.)_

VALENTINO

Oh! Don Fausto! Che venite a fare in questi paraggi? Aspettate: scendo
subito. _(Dopo un istante, ricomparisce dal fondo.)_

DON FAUSTO

Guarda, guarda! Siete proprio voi! M'era parso e non m'era parso. Di
giù, non vi vedevo le spalle. Io vi conosco meglio di spalle che di
faccia.

VALENTINO

Io, invece, vi conosco da tutti i lati.

DON FAUSTO

Come siete capitato qui?

VALENTINO

Ma io non ci sono mica capitato: io ci sto sempre. Sono impiegato presso
Stefano Baldi. Sono il suo segretario, il suo maggiordomo, il suo
copista, il suo galoppino.... È vero che, in sostanza, non faccio mai
niente, ma poichè egli mi fa mangiare, mi fa dormire, mi fa fumare e mi
fa prendere aria, io ci resto volentieri. Non è poi scritto che si debba
a forza lavorare. _(Comicamente)_ Soltanto voi vi eravate fitto in mente
di non pagarmi se non a condizione ch'io lavorassi. E una persona come
me avrebbe dovuto fare il contabile nella vostra meschina fabbrica di
saponi?... Vedete quella finestra dove sono quelle rose?... È la
finestra della mia stanza, e lì... me la godo! Quando siete giunto, vi
ho guardato dall'alto in basso. Caro don Fausto, voi non potrete mai
immaginare fino a che punto io me ne infischi di voi.

DON FAUSTO

... Io non ho udito quasi nulla del vostro discorso. Fatemi il favore:
passate alla mia sinistra. Con l'orecchio destro non ci sento più.

VALENTINO

_(passando alla sinistra di don Fausto)_ E io dovevo sapere che avete
perduto un orecchio?

DON FAUSTO

Mi meraviglio. Tutti sanno dell'avaria che ho sofferta.

VALENTINO

Ma perchè? Siete stato dichiarato monumento nazionale?

DON FAUSTO

Monumento nazionale un corno! Tutti furono edotti di quel che mi
accadde, perchè io misi un comunicato nei giornali.

VALENTINO

Un comunicato nei giornali?

DON FAUSTO

Contro il dottore specialista che mi aveva rovinato l'orecchio.

VALENTINO

In onor del vero, vendicativo siete stato sempre.

DON FAUSTO

Ah sempre! Questo sì. Canagliate io non ne voglio. Dunque, ripetetemi
tutto quello che mi avete detto.

VALENTINO

Ma io non ricomincerò certo da capo. Il succo è che io sono impiegato
presso Stefano Baldi.

DON FAUSTO

_(mettendogli una mano sulla spalla)_ Forse, potreste essere l'uomo che
mi ci vuole. Avete influenza su questa bestia rara?

VALENTINO

Bestia rara siete voi.

DON FAUSTO

Insomma, avete influenza su questo sedicente poeta?

VALENTINO

Se non ritirate il «sedicente», non possiamo andare avanti.

DON FAUSTO

Ritiro il «sedicente».

VALENTINO

Tutte le persone che campano a spese di qualcuno hanno un po'
d'influenza sul medesimo. Io, poi, oltre a campare a spese di Stefano,
gli sono anche parente. Sissignore! Discendiamo dallo stesso ceppo.

DON FAUSTO

Da Adamo ed Eva?

VALENTINO

_(contraffacendolo)_ «Da Adamo ed Eva!» _(Carezzandogli il mento)_
Quanto siete grazioso!

DON FAUSTO

Giù le mani!

VALENTINO

Gli sono cugino in terzo grado, e cavatevi il cappello!

DON FAUSTO

Io me lo caverò se riescirete a farmi dare le mille e settecento lire
che mi deve.

VALENTINO

Stefano ha preso da voi mille e settecento lire di saponi?!

DON FAUSTO

Ma che saponi! Sono cinque anni che ho smessa la fabbrica perchè insieme
con mio cognato — quello che perdette il posto al Museo — aprii in via
Costantinopoli un magazzino d'antichità. Neppure questo sapete?

VALENTINO

Chi volete che si dia la pena di parlarmi di voi?!

DON FAUSTO

Io misi un comunicato nei giornali.

VALENTINO

Un altro!

DON FAUSTO

Che c'è di straordinario? Per questo ci sono i giornali: per metterci i
comunicati.

VALENTINO

Bel concetto che avete del giornalismo!

DON FAUSTO

Veniamo al fatto.

VALENTINO

Veniamo al fatto.

DON FAUSTO

La bellezza di otto mesi fa, il vostro signor cugino in terzo grado
prese da noi una cornice e due sedie.

VALENTINO

Una cornice e due sedie, mille settecento lire?!

DON FAUSTO

La cornice, settecento; e le sedie, cinquecento ognuna.

VALENTINO

Dio sa quante volte mi sarò seduto su cinquecento lire e non me ne sono
mai accorto!

DON FAUSTO

Gli avrò scritto più di venti lettere.

VALENTINO

E lui?

DON FAUSTO

Lui, niente! Come se non ne avesse ricevuta nemmeno mezza.

VALENTINO

_(cacciandosi in tasca la pipetta spenta)_ Non ci badate: è un po'
distratto.

DON FAUSTO

_(scaldandosi)_ Un po' distratto?

VALENTINO

Del resto, la distrazione, si sa, è la malattia di tutti i poeti.

DON FAUSTO

_(alzando la voce)_ Ma lo guarisco io di questa malattia!

VALENTINO

_(toccandogli la pancia come si fa carezzando un cavallo)_ Buono, buono,
don Fausto!

DON FAUSTO

Giù le mani!

VALENTINO

Uno di questi giorni, gli parlo io.

DON FAUSTO

Oggi ho delle scadenze e mi necessita il contante per fare onore alla
mia firma. Per mezzogiorno al più tardi, il mio conto dev'essere
saldato.

VALENTINO

Per mezzogiorno, è un po' difficile. Questa è l'ora in cui Stefano è
chiuso nel suo studio, e guai a disturbarlo!...

DON FAUSTO

Chiuso o non chiuso, se fra un'ora non sono soddisfatto, mando al vostro
signor parente uno sveglierino per atto d'usciere e metto....

VALENTINO

_(continuando subito)_ Un comunicato nei giornali.

DON FAUSTO

_(fermamente)_ Nè più nè meno.

VALENTINO

Così Stefano vi risponderà in versi.

DON FAUSTO

E io lo chiamerò imbroglione in prosa.

VALENTINO

Ma, dico: che modo di parlare è questo?!

DON FAUSTO

E voi perchè mi stuzzicate?


SCENA III.

DON FAUSTO, VALENTINO, TERESA.


TERESA

_(venendo dal fondo)_ Che c'è, che c'è, Valentino?

VALENTINO

_(a Don Fausto)_ Questa è sua moglie. Fate il gentiluomo con lei. _(A
Teresa)_ Non c'è niente, signora Teresa. Niente di serio. C'è soltanto
il signor Fausto Cantajello, qui presente, il quale avrebbe un conticino
di mille e settecento lire da farsi saldare. Una cornice e due sedie.

DON FAUSTO

Due sedie a bracciuoli, Errico Quarto puro....

VALENTINO

_(a Teresa)_ Devono essere quei due seggioloni con quella spalliera...
_(fa dei gesti descrittivi.)_

DON FAUSTO

A servirvi. Su quei due seggioloni pare certo sia stato seduto Errico
Quarto in persona.

VALENTINO

E diamine! _(Gesto analogo)_ Se ne vede ancora l'impronta.

DON FAUSTO

La cornice, poi, ha contenuto il primo ritratto a olio di Napoleone I.

VALENTINO

Ho capito: è per questo che Stefano ci ha messo il ritratto suo.

TERESA

_(che si trova alla destra di don Fausto)_ Sì, ma io non credo che per
oggi mio marito abbia disponibile questa somma. Dovreste avere la bontà
di pazientare.

DON FAUSTO

_(che ha udito poco, — a Valentino)_ Dovrei avere la bontà... di che?

VALENTINO

A sinistra, a sinistra, signora Teresa.

TERESA

A sinistra!?...

VALENTINO

A destra è sordo. Parlategli a sinistra.

TERESA

_(passando alla sinistra di don Fausto)_ Dicevo che dovreste avere la
bontà di pazientare.

DON FAUSTO

Ah no, signora mia. Ho già spiegato al cugino in terzo grado di vostro
marito le ragioni per cui non posso più pazientare.

TERESA

_(deviando involontariamente)_ Valentino!

VALENTINO

_(accostandosi con zelo)_ Comandate.

TERESA

_(piano)_ Lo sapete che Stefano non vuole che vi si conosca come suo
cugino....

VALENTINO

È vero, sì, ogni tanto me ne dimentico.

TERESA

_(affettuosamente)_ Ha i suoi principii.... Dobbiamo rispettarli....

DON FAUSTO

Dunque, signora, che si decide?

TERESA

Che volete che vi dica?... Io non ho l'abitudine d'incomodare mio marito
per simili faccende. E oggi, meno che mai. Tutt'al più, quando saprò che
ha dei quattrini....

DON FAUSTO

Quando saprete che ha dei quattrini, cara signora, sarà troppo tardi.
Per fortuna, _(cavando una carta da una tasca)_ il conticino è firmato
da vostro marito a mo' di obbligazione. Ecco qua. _(Lo mostra)_ Il
termine è trascorso da un pezzo; e quindi io ricorro ai ferri corti.

VALENTINO

Intimazione per atto d'usciere e pubblica denunzia nei giornali della
città.

TERESA

_(spaventata)_ Dio mio! Che dite mai!?

DON FAUSTO

D'altronde, io ragiono così, cara signora: chi possiede un villino a
Posillipo, costruito, per giunta, a bella posta con parecchie decine di
migliaia di lire, e va in carrozza invece d'andare in tram o a piedi
come vado io....

VALENTINO

_(interrompendolo)_ Poveretto! Con quella pancia!

DON FAUSTO

_(inalberandosi)_ Con questa pancia vado a piedi, e ci vado a fronte
alta. Ciò che mi stupisce è che il signor Stefano Baldi....

VALENTINO

... vada in carrozza a fronte bassa.

DON FAUSTO

A fronte bassa dovrebbe andarci, visto che non mantiene i suoi impegni!

TERESA

Ma, signore, voi vi permettete di dire delle enormità!

DON FAUSTO

A me non piace di offendere nessuno; ma se mi si tocca in quel poco che
ho fatto coi miei sudori, non transigo.

VALENTINO

La cornice di Napoleone l'avete fatta con i vostri sudori?!

DON FAUSTO

_(con energia)_ Precisamente!

VALENTINO

E allora è un altro paio di maniche!

DON FAUSTO

Breve breve, signora mia. I tempi sono tristi. Con l'abbondanza di
antichità che c'è sulla piazza e con la moda dello stile _libertino_, io
a stento mi tengo a galla. C'è qualcuno che gioca a farmi affogare? E io
lo tiro giù con me, e ci si affoga insieme. Quando vostro marito, dopo
otto mesi di preghiere, non si fa vivo, male parole, saette, uscieri,
comunicati, scandali, senza misericordia!

TERESA

_(tremando)_ No, per carità! Piuttosto... sentite... sentite, signore:
cercherò di provvedere io.

DON FAUSTO

Un'ora di tempo avete.

TERESA

Valentino mio, soltanto voi potete aiutarmi.

VALENTINO

Per voi, qualunque cosa, signora Teresa; ma io non so veramente...

TERESA

Conoscete qualche agenzia di pegnorazione?

VALENTINO

_(con prosopopea faceta)_ Vi prego di credere che io le conosco tutte!

TERESA

Forse, però, qui, a Posillipo, non ce ne sono.

VALENTINO

V'ingannate. In queste aure balsamiche esse fioriscono benissimo.

TERESA

E dite: dagli orecchini che porto quanto si potrebbe ricavare?

VALENTINO

Ma come! Voi vorreste....?!

TERESA

È la sola risorsa che ho.

VALENTINO

Ecco poi un altruismo che mi urta i nervi.

DON FAUSTO

_(s'accorge che l'affare è in via di soluzione e si apparta per dar loro
agio di confabulare liberamente.)_

VALENTINO

_(osservando gli orecchini)_ Si arriverebbe appena alle mille e cento,
alle mille e duecento...

TERESA

Altre centodieci lire le ho di economie....

VALENTINO

E ne mancano ancora parecchie!

TERESA

_(animandosi)_ Un'idea!... Me le faccio prestare dalla zia Matilde. Sì,
sì! E andrete proprio voi a chiedergliele da parte mia. Le siete molto
simpatico e non si negherà.

VALENTINO

E voi credete che per le mie attrattive la zia Matilde vi aprirà la sua
borsa?

TERESA

È stata sempre affettuosa con me. Mi ha fatto da mamma quando sono
rimasta orfana.

VALENTINO

E ha sperperato quel poco che avevate di vostro.

TERESA

Per la mia educazione.

VALENTINO

Già, voi siete d'una buona fede meravigliosa...

TERESA

Insomma, Valentino, non divaghiamo adesso. La presenza di quell'uomo mi
agghiaccia il sangue nelle vene. Sbrighiamoci. Prima di tutto, gli
orecchini. _(Se li toglie e glieli consegna.)_ Le cento e dieci lire
sono queste. _(Le prende da un portafogli che ha in petto.)_ Le avevo
raggranellate per fare una bella sorpresina a Stefano; mah!.. pazienza!
_(Le unisce agli orecchini.)_

DON FAUSTO

_(guarda con la coda dell'occhio.)_

VALENTINO

_(intascando tutto)_ E per il resto, speriamo nel miracolo della zia.

TERESA

Madonna santa, con la vostra diffidenza mi scoraggiate!

VALENTINO

Perchè diffidenza? Ho detto: «speriamo». _(A don Fausto, con un cenno
della mano)_ A voi! Accidente d'un antiquario! Venite con me.

DON FAUSTO

_(gli si accosta offrendo l'orecchio sinistro.)_

VALENTINO

Vi pagheremo.

DON FAUSTO

Sono a voi. _(A Teresa, cavandosi il cappello)_ Tanti complimenti.

TERESA

Buon giorno, signore.

VALENTINO

Per questa volta, farete riposare i giornali e l'usciere, caro il nostro
Don Fausto.

DON FAUSTO

Non lo giurerei ancora.

VALENTINO

_(sbadatamente, se lo prende a braccetto dal lato destro)_ Siete un
animale! _(Si avviano per il viale.)_

DON FAUSTO

_(che non ha udito)_ Sono... che cosa?

VALENTINO

_(passando subito alla sinistra di lui e riprendendoselo a braccetto)_
Siete un animale!

DON FAUSTO

Mi pare che per dirmi questo potevate restare a destra.

VALENTINO

_(allontanandosi con lui)_ No! a sinistra, mio diletto amico! A
sinistra! _(Spariscono.)_

TERESA

_(cercando di farsi sentire pur moderando la voce)_ Tornate presto,
Valentino. Sono sulla corda.

LA VOCE DI VALENTINO

Il tempo materiale ci vuole.

TERESA

La zia è qui presso. E poi, un po' di sveltezza!

LA VOCE DI VALENTINO

_(che s'allontana)_ A sinistra, caro il mio bestione!

TERESA

_(tuttora pensosa per questo incidente, siede sul sedile di legno e
sospira, preparandosi pazientemente ad agucchiare.)_


SCENA IV.

TERESA E STEFANO.


STEFANO

_(facendo capolino dall'uscio che era chiuso)_ Teresa!

TERESA

_(con un lieve sussulto)_ Stefano?

STEFANO

Ho sentito un borbottìo... un vocìo...

TERESA

Ah sì... era Valentino che parlava animatamente con un uomo...

STEFANO

Con chi parlava?

TERESA

... Con un suo amico, credo.

STEFANO

Valentino potrebbe fare a meno di ricevere i suoi amici in casa mia.
Sono quasi sempre degli straccioni. T'incarico di dirgli, senza
mitigare, che io non voglio.

TERESA

Glie lo dirò.

STEFANO

_(s'avvicina a Teresa e con una certa vanità dissimulata le mette sotto
il naso una busta aperta che ha tra mano.)_

TERESA

Che profumo!

STEFANO

È una lettera della principessa Heller.

TERESA

Chi è la principessa Heller?

STEFANO

Tu non sai mai nulla di ciò che accade fuori del tuo guscio. La
principessa Heller è una gran dama, che s'è stabilita a Napoli da
qualche anno ed è già rinomatissima perchè ha il salone più fiorente,
più elegante e più intellettuale.

TERESA

Che potevo saperne, io? _(Intenta al lavoro)_ Se qualche volta tu mi
avessi parlato di lei....

STEFANO

Io, personalmente, non l'ho conosciuta che ieri, nello studio del
pittore Ferrantino, che lei era andata a visitare.

TERESA

_(semplice)_ Ieri l'hai conosciuta e oggi ricevi una sua lettera?

STEFANO

Mi scrive per invitarmi a frequentare il suo salone.

TERESA

_(sincerissima)_ Mi fa piacere. Questo potrà giovarti molto.

STEFANO

_(con una punta di risentimento)_ Ti prego di credere che gioverà molto
a lei.

TERESA

_(mortificata)_ Io dicevo che potrà giovarti perchè... ti divertirai un
poco, ti distrarrai...

STEFANO

_(con buonumore)_ Non cercar di rimediare, sai, che è peggio. Hai fatta
una _gaffe_ e non parliamone altro. Tanto, ne fai per lo meno cinquanta
al giorno: mi ci sono abituato.

TERESA

_(con rammarico)_ Poi finirai con l'esserne stufo.

STEFANO

Ma no, non temere. Come moglie, va bene. _(Graziosamente)_ Mi sei sempre
piaciuta così.

TERESA

Davvero?

STEFANO

Davvero.

TERESA

_(ha un'espressione d'ingenua fierezza.)_

STEFANO

_(sedendole accanto con un'affettuosità lievemente sensuale)_ Dimmi un
po', mogliettina: cosa lavori di bello?

TERESA

Dei grembiuli.

STEFANO

Per la cameriera?

TERESA

Per me.

STEFANO

Per te!?

TERESA

Sì, perchè quando si è in faccende per la casa...

STEFANO

Ma questo è ciò che io non approvo. Abbiamo un segretario, una
cameriera, un servo, un cocchiere, un cuoco....

TERESA

Quanti più sono, meno c'è da fidarsi. E, anzi, proprio quel cuoco si dà
un'importanza insopportabile! Stamane — per raccontarne una — io sono
andata in cucina a controllare il peso della frutta comperata per la
colezione, e lui....

STEFANO

_(mettendole una mano sulla bocca)_ No, Teresa! Le gesta del cuoco poi
no!

TERESA

Me l'hai nominato tu, altrimenti non te ne avrei detto nulla. Ti parlo
mai di qualche cosa se non cominci a parlarne tu?

STEFANO

_(torturandole un po' il collo carezzosamente)_ Ma che sciocchina che
sei!

TERESA

_(ridendo con bonarietà)_ E che posso farci io?

STEFANO

Non capisci nemmeno che in questo momento vorrei che tu smettessi di
lavorare.

TERESA

Subito, amor mio! _(Ripone immediatamente nel cestino la stoffa, l'ago,
le forbici.)_ Tu, intanto, hai lavorato finora.

STEFANO

Con qualche differenza, se non ti dispiace.

TERESA

Hai lavorato bene?

STEFANO

Ahimè, no! Per ora, sono condannato a un lavoro di transazione che non
mi piglia tutto. I bisogni quotidiani mi ci costringono per
l'insufficienza del mio patrimonio assottigliato, e io ne soffro, ne
soffro... Ma così non potrà durare a lungo. No, no! Io sento già che
l'angusto involucro della vita pratica e gretta si sfascia sotto le
pulsazioni violente della mia forza. E scriverò appunto il _Poema della
forza_. Perdio! Sarà un'opera di battaglia contro gli esseri inferiori,
contro i deboli, contro i vili, contro gl'inutili, contro gli
sciocchi....

TERESA

Anche contro di me?!

STEFANO

_(interrompendo il suo volo lirico e sorridendo)_ Naturalmente!

TERESA

E che me ne importa che scrivi contro di me? Sempre mio marito sei.

STEFANO

_(celiando)_ E che vuol dire?

TERESA

Vuol dire che sei tutto mio.

STEFANO

Domando scusa: tutto, no.

TERESA

Però, iersera, quando stavi per prendere sonno, con la testa appoggiata
alla mia spalla, non dicevi così.

STEFANO

Se stavo per prendere sonno, non sapevo quel che mi dicessi.

TERESA

Sì che lo sapevi.

STEFANO

Mi pare che diventi pretensiosetta!

TERESA

Io?

STEFANO

_(facendosi abbastanza serio)_ E questo non mi garba.

TERESA

Ricordavo una tua espressione tanto cara!

STEFANO

L'unico mezzo per farmene pentire.

TERESA

_(dolorosamente colpita, con mitezza)_ Stefano!

STEFANO

O i grembiuli della cameriera e le gesta del cuoco, o le solite
melensaggini sentimentali!

TERESA

Ma Stefano!

STEFANO

E non allungarmi il muso per giunta. Cos'hai? Ti ho fatto un
avvertimento. Me ne vuoi per questo?

TERESA

No. Mai!

STEFANO

E allora, su, su, Teresa!

TERESA

_(si rianima, suggestionata dall'animazione di lui.)_

STEFANO

Oggi voglio una giornata tutta bella e benaugurante. L'ho desiderata sin
da stanotte, dopo che un sogno di terrore mi ha bruscamente destato; e
al mio desiderio già sono stati docili il sole e il mare. L'uno difatti
mi largisce oggi tutti quanti i suoi raggi, e l'altro non minaccia, non
rumoreggia e non mormora neppure la nenia dei suoi riposi malinconici.
Tace in un sorriso di bellezza infinita e in questo sorriso la sua
immensità non ha più insidie e mi chiama col dolce silenzio d'un'amante!
_(Festoso, vibrante, prendendola per una mano e conducendola verso il
mare)_ Vieni, vieni, Teresa! Vieni a vedere, vieni a sentire com'è
grande e com'è tranquillo! _(Presso il parapetto)_ Di': lo ami tu il
mare, Teresa?

TERESA

Molto lo amo! _(Si affaccia. — Le sue parole hanno una soavità
concentrata e infantile.)_ Vedi la tinta smeraldina che ha l'acqua in
questa minuscola insenatura!... E com'è limpida!... Mi piacerebbe di
tuffarmici e andare diritta in fondo, sino a toccare l'arena con la
mano!

STEFANO

_(scultorio e altisonante)_ Io, invece, vorrei, con una vela prodigiosa,
solcare in un attimo solo tutta questa superficie sin dove arriva lo
sguardo!


SCENA V.

TERESA, STEFANO, IL VECCHIO MENDICANTE E LA SUA VECCHIA MOGLIE.


LA VOCE DEL VECCHIO

    Chiudi gli occhi — sopra il mare.
    Apri gli occhi — sulla terra.
    Sulla terra — non far guerra:
    guarda attorno — notte e giorno.

STEFANO

_(a Teresa)_ Chi è che verseggia in così buffa maniera?

TERESA

È un vecchio mendicante che viene due o tre volte al mese. Dice dei
versetti per meritarsi l'elemosina.

STEFANO

Io non l'ho mai visto.

TERESA

Per evitarti la noia, Valentino ed io lo mettiamo sempre in fuga prima
che tu sopraggiunga.

LA VOCE DEL VECCHIO

Fate la carità a un povero vecchio marinaio!

    Senza barca — e senza rete
    muore di fame — muore di sete.

TERESA

_(andando verso il viale — al mendicante che non è ancora comparso)_ No,
no, buon vecchio! Oggi, no!

STEFANO

Perchè?... Fammi fare la conoscenza di questo bel tipo.

TERESA

Ah, sì?... _(richiamando il vecchio anche col gesto)_ Puoi avvicinarti,
sai! Puoi avvicinarti. Non aver paura!

STEFANO

_(raggiungendo Teresa)_ E quella vecchietta?

TERESA

È sua moglie. Non si distacca mai da lui!

_(Arriva la coppia. Egli è nonagenario. Rugoso, curvo, lento, ma
relativamente forte. Ha i piedi scalzi, grossi, piatti, nodosi. Indossa
una giacca fatta di brandelli. Al collo nudo, porta un nastrino dal
quale pende una borsetta votiva con l'immagine di Santa Lucia. In testa,
porta un lungo berrettone di lana color tabacco, che, senza visiera,
floscio, con la punta cascante sin quasi sulla spalla, ricorda l'origine
marinaresca di lui. Agli orecchi porta gli orecchini, che sono due
semplici cerchietti dorati. La Vecchia che lo accompagna è anche più
rattrappita, più disseccata ed è molto meno vegeta. La veste logora
covre un compassionevole rudero umano.)_

IL VECCHIO

Buongiorno a lor signori.

LA VECCHIA

_(agitando le mascelle sdentate)_ Buon giorno all'eccellenze vostre.

STEFANO

_(sedendo sull'alto dei gradini)_ Vieni avanti, vieni avanti, gagliardo
menestrello!... Chi ti ha insegnato a comporre questi bei versi?

IL VECCHIO

_(con gaiezza)_ Eh eh!... La fame. Sono chiacchiere che vendo per dar
pane a me e alla mia vecchia.

STEFANO

Sicchè, tu con la poesia te la cavi? Quanto ti frutta al giorno?
Sentiamo.

IL VECCHIO

Non mi lamento. Sapete come dico, io?

    «A chi ha cento, io cerco tre...
    Tutto a voi e... un poco a me».

STEFANO

E prima d'essere poeta e mendicante, eri marinaio?

IL VECCHIO

Il pescatore facevo.

STEFANO

E perchè abbandonasti il mestiere? Forse per qualche mal'azione che ti
commise il mare?

IL VECCHIO

Nossignore. Fu la vecchiaia. _(Indicando il mare)_ Quello lì male azioni
non ne fa a nessuno.

    Sopra il mare — non guardare:
    chiudi gli occhi — e poi cammina.
    C'è un'amica — a te vicina.
    Chiudi gli occhi — e poi cammina.

STEFANO

E chi sarebbe quest'amica che si trova a mare?

IL VECCHIO

Sono chiacchiere, capite?

STEFANO

L'amica, dunque, non c'è?

IL VECCHIO

Come non c'è?!... È la morte.

STEFANO

E ti pare che sia un'amica?!

IL VECCHIO

Sissignore. _(Dolcemente)_ Perchè è Dio che ce la manda.

TERESA

Caro!

STEFANO

_(alzandosi)_ Va là! Sei ancora un codino? _(Umoristicamente)_ Ciò non
ostante, io compenserò la tua opera poetica. Vuoi del denaro?... Molto
denaro? _(Mettendogli a un tratto nella mano una gran quantità di
soldi)_ Prendi.

IL VECCHIO

_(meravigliato e giubilante)_ Benedetto!... Benedetto!...

LA VECCHIA

_(con espansione)_ Benedetto!

TERESA

Da me, solamente un soldo, perchè... non sono ricca come lui. _(Lo cava
da una tasca e lo dà al mendicante.)_

IL VECCHIO

_(con commossa umiltà)_ Eh! ma questa è un'elemosina che non manca mai.
_(Rivolgendosi vivamente alla compagna)_ Forza alle mani, vecchia!
_(Sollevando poi i piedi con pesantezza senile, abbozza una specie di
danza sulla cantilena che brontola:)_

    llà, llà llà,
    llà, llà, llà....

LA VECCHIA

_(movendo il capo e battendo le mani, gli dà il tempo.)_

STEFANO

Cos'è?

TERESA

Poveretti! È la solita ballatina di ringraziamento. _(Ai due vecchi)_
Basta, basta, adesso!

STEFANO

_(scoppiando a ridere)_ No... no... Lasciali fare. Sono così
ridicoli!...

TERESA

_(senza dargli retta)_ Basta, vi dico!

_(I due VECCHI obbediscono. Il balletto e la cantilena cessano, mentre
arrivano le grida giocose di Valentino.)_


SCENA VI.

STEFANO, TERESA, IL VECCHIO, LA VECCHIA E VALENTINO.


LA VOCE DI VALENTINO

Vittoria, vittoria, signora Teresa! Vittoria!

TERESA

_(ha un soprassalto di gioia, ma subito si reprime e si turba per
l'imprudenza di Valentino.)_

STEFANO

Ma è Valentino che strepita così?

VALENTINO

Vittoria! Vittoria! _(Giunge precipitosamente tutto scalmanato e,
vedendo Stefano, si ferma, comprende d'aver fatto male a gridare,
s'imbarazza.)_

      _(Un breve silenzio.)_

STEFANO

_(a Valentino)_ E poi?... Ci dirai qual'è l'azione eroica che hai
compiuta.

TERESA

_(alle spalle di Stefano, fa segno a Valentino di tacere.)_

VALENTINO

_(a Stefano)_ Perchè?... A che proposito?

STEFANO

Andavi urlando a squarciagola: «vittoria, vittoria!».

VALENTINO

Io andavo urlando a squarciagola «vittoria, vittoria»? Ah! è verissimo.
Hai ragione. Ero ancora eccitato per i discorsi fatti... con un coso...
come si chiama?... con un ex sottufficiale di cavalleria... Un
bravissimo giovane... un mio amico intimo....

STEFANO

Quello ch'era qui nel parco?

TERESA

_(di nuovo, con un cenno raccomanda a Valentino di tacere.)_

VALENTINO

Già, quello ch'era qui.... Avevamo parlato... di prodezze guerresche!

STEFANO

Di prodezze guerresche?!

VALENTINO

Tu mi hai comunicata la passione per le grandi imprese militari, e io
non parlo oramai che di armi, di battaglie, di sconfitte, di vittorie...

STEFANO

Ma che frottole racconti, Rigoletto in sessantaquattresimo? Ti eserciti
nell'arte della buffoneria?

VALENTINO

Si fa quel che si può per ingraziarci l'animo di Vostra Maestà.

STEFANO

Bada però che hai un concorrente. _(Indicando il Vecchio)_ Questo tuo
collega pocanzi mi esilarava di più.

VALENTINO

Collega mio in qualità di pezzente e di buffone, ma in qualità di poeta
è collega tuo.

STEFANO

_(celiando)_ Non essere impertinente che ti piglio come un agnello e
dall'altezza di trenta metri ti mando in acqua a nudrire i pesci cani.

VALENTINO

_(celiando come lui)_ Chi lo sa! Oggi ho la vena bellicosa e potrebbe
accadere invece che io ci mandassi te.

STEFANO

_(con crescente buonumore)_ E tu saresti capace di mettere un dito
addosso al tuo padrone?!

VALENTINO

Un dito no, ma tutte e due le mani sì.

STEFANO

Ah, canaglia d'un segretario! Pèntiti della tua baldanza!

VALENTINO

Domani, forse: oggi è impossibile!

STEFANO

E aspetta che voglio sperimentare il tuo ribelle ardimento.

VALENTINO

_(atteggiandosi a gladiatore)_ Sono pronto!

STEFANO

_(corre in fondo, e siede sul parapetto con le spalle al mare.)_

TERESA

Sta attento, Stefano! Che fai?!

STEFANO

_(piega le braccia con spavalderia comica mista di sincerità)_ Avanti,
millantatore!.. Vieni a mandarmi giù, se ne hai il coraggio!

VALENTINO

Sei spacciato! _(Egli si slancia con apparente energia per continuare il
giuoco.)_

TERESA

_(getta un alto grido di terrore.)_

VALENTINO

_(arrestandosi e voltandosi)_ Signora Teresa?!

STEFANO

_(correndo a lei)_ Che è stato?!

TERESA

_(tramortita)_ No... no... Non li fate più questi scherzi. _(Sentendosi
mancare il respiro e impallidendo)_ Oh Dio.... Che paura ho avuta!...
Che cosa orribile!...

STEFANO

Ma sul serio?

VALENTINO

_(desolato)_ Io vi domando scusa, signora Teresa.... Vi domando mille
volte scusa.... _(Dandosi un pugno sulla testa)_ Sono l'ultimo dei
cretini, ecco!

STEFANO

Ho ragione sì o no di darti della sciocchina?

TERESA

_(rivolge a Stefano gli sguardi pieni di tenerezza e si aggrappa a lui
allacciandogli strettamente le braccia al collo.)_

VALENTINO

_(vedendo la coppia dei mendicanti, lì, stupidamente impalati, si sfoga
un po' con loro)_ Ma, insomma, che state a fare qui? Volete onorarci per
tutta la giornata? Volete accomodarvi in salotto? Volete stabilirvi con
noi?... Fuori, fuori dai piedi!... Sgombrate! Sgombrate!

_(I due mendicanti, senza rispondere nemmeno con un gesto, stringendosi
tra loro, conducendosi a vicenda, risalgono il viale e si perdono tra
gli alberi.)_

STEFANO

_(a Teresa, carezzandole i capelli)_ E se io corressi davvero un
pericolo, che faresti?

TERESA

Morirei.

VALENTINO

_(discretamente, entra in casa e sparisce.)_

STEFANO

E, intanto, perchè tremi ancora? Si direbbe che ancora hai paura. E di
che, poi...? Sono qui.... Mi abbracci.... Mi tieni....

TERESA

Ho paura di annoiarti.... Ho paura di averti già disturbato con la mia
fanciullaggine.

STEFANO

_(affettuosamente)_ No, Teresa, questa volta non mi hai disturbato.
_(Con orgogliosa esultanza)_ E non mi disturbi mai quando riesci a darmi
la misura di quello che valgo, di quello che sono, di quello che
posso!...

TERESA

Oh! Stefano! Stefano!... Che buone parole mi hai dette! _(Lo bacia in
una infrenabile ebrezza di gratitudine.)_

VALENTINO

_(ricomparendo dalla sua finestra con la pipetta in bocca e rianimandosi
simpaticamente)_ Ohè, ohè... Che roba è questa?

STEFANO

_(alzando gli occhi)_ Ah! sei lì, briccone?

VALENTINO

Fumo... sugli allori. _(E mostra la pipetta.)_

STEFANO

Giù quella pipa dinanzi al trionfo dell'amore!

VALENTINO

Giù l'amore innanzi al trionfo della pipa!

STEFANO

A tuo marcio dispetto!... _(Egli copre di baci la testa di Teresa.)_

VALENTINO

E io vi fulmino con le mie rose! _(Gettandole su loro a due, a tre, a
quattro, con rapida violenza, come se fossero pietre, si sbraccia e
sbraita:)_ Arrendetevi! Arrendetevi! Arrendetevi!

TERESA _e_ STEFANO

_(sotto la crescente pioggia dei fiori, ridono, ridono e continuano a
baciarsi.)_

VALENTINO

_(ridendo anche lui)_ Arrendetevi!...


      _(Sipario.)_




ATTO II.


_Lo studio di Stefano Baldi: d'una eleganza sopraffina e severa. Ha
qualche cosa di solenne e di mistico. Una porta alla parete laterale
sinistra: due porte alla parete laterale destra, di cui la seconda,
presso l'angolo della stanza, è «la comune». Nel centro della parete in
fondo, una molto più grande porta a due battenti che si aprono in
dentro, la quale dà sul terrazzino del parco. (È quella che si vedeva al
primo atto.) Dalla soglia, si entra discendendo un gradino[1]. La camera
è fatta per il silenzio e per il raccoglimento. Ci sono degli austeri
ampii scaffali pieni di libri. Parecchi altri libri ben rilegati sono
disordinatamente sparsi su alcune sedie. Verso il lato sinistro,
un'immensa scrivania finemente intarsiata. Quasi nel mezzo, un divano.
Qua e là, qualche pianta pregevole, qualche snella statuina simbolica,
qualche ninnolo prezioso._

  [1] _Nota per l'allestimento scenico._ — Si badi. Questo gradino
  è indispensabile, e deve essere immediato alla porta, di là dai
  due battenti.

_È sera. Una sola lampada elettrica è accesa._


SCENA I.

VALENTINO E ROMOLO.


_(Si apre la porta che dà sul parco e comparisce VALENTINO.)_

VALENTINO

_(in giubba e cravatta bianca, con un paltoncino leggero e miserello e
in testa un vecchio gibus, affaccendatissimo chiama a destra e a
sinistra:)_ Romolo! Romolino!... Romolone!... _(Toccando reiteratamente
il bottone del campanello)_ Vil servitore dall'augusto nome!... Signora
Teresa!... Signora Teresa!...

ROMOLO

_(dalla comune, con la sua aria indolente ed importante)_ Se la signora
Teresa non risponde, è chiaro che non c'è.

VALENTINO

Non è possibile.

ROMOLO

È uscita, è uscita.

VALENTINO

Quando?

ROMOLO

Dopo un'oretta ch'era andato via il signor Stefano.

VALENTINO

Oh, questa è curiosa!

ROMOLO

Perchè? Doveva domandare il permesso a te?

VALENTINO

Non fare lo spiritoso, e non darmi del tu. Ti proibisco di darmi del tu,
e t'impongo di rispettare in me il segretario capo del sommo poeta.

ROMOLO

Buuum!

VALENTINO

Al tuo posto!

ROMOLO

Va bene.

VALENTINO

Infilati la tua livrea di gala, mammalucco, apri la porta principale del
villino, accendi tutti i fanali del parco e illumina il salotto. Son gli
ordini del tuo padrone, che tra poco tornerà a casa con un personaggio
della più alta importanza.

ROMOLO

E tu non te la metti la tua livrea?

VALENTINO

Continui a darmi del tu?!

ROMOLO

_(dandogli le spalle per uscire)_ Ammàzzati!

VALENTINO

Questo non te lo posso promettere, perchè ho una paura matta della
morte.

ROMOLO

_(va via dalla comune.)_

VALENTINO

_(tra sè togliendosi il gibus, — caricatamente)_ Nel santuario, faccio
luce io. _(Volta una chiavetta della luce elettrica. Molte lampadine
scintillano.)_


SCENA II.

VALENTINO E TERESA.


TERESA

_(entra dal fondo, emozionata, col cappello un po' a sghimbescio, con un
aspetto stralunato. Vedendo Valentino, va a lui premurosamente.)_
Dunque?... Dunque?... Raccontatemi... raccontatemi il successo...

VALENTINO

_(un po' colpito dallo strano aspetto di lei)_ Che ne sapete che era
proprio entusiasmo?

TERESA

Ne sono sicura come se io fossi stata lì.

VALENTINO

Ma, a proposito!... La principessa Heller non vi aveva invitata?

TERESA

Direttamente no, perchè non ci conosciamo. Ma Stefano mi aveva avvertita
che lei, gentilmente, aspettava anche me.

VALENTINO

Ebbene?

TERESA

All'ultimo momento, quando ero già vestita, egli non ha voluto condurmi.

VALENTINO

Non ha voluto?!

TERESA

La mia toletta non era abbastanza elegante, non era abbastanza alla
moda. Gli sembravo una serva.

VALENTINO

Vi ha detto che gli sembravate una serva?

TERESA

Me l'ha detto, sì.

VALENTINO

Quel benedettissimo uomo è verso di voi d'una indelicatezza
imperdonabile.

TERESA

No, Valentino. Avete torto. Già, premettiamo che nessuno di noi ha il
diritto d'essere severo con lui, perchè nessuno di noi è al caso di
giudicarlo. Ma poi, come si potrebbe rimproverargli d'avermi impedito di
fare una cattiva figura? La principessa, per rendergli omaggio, aveva
dovuto riunire nel suo salone la gente più fine che lo frequenta. Che
avrebbero detto di me e di lui se io avessi fatta la mia apparizione
così mal vestita?

VALENTINO

Ma allora non state a lesinare il centesimo per tutto ciò che riguarda
voi. Fatevi dare da Stefano dei biglietti da mille e ordinatevi delle
tolette a Parigi.

TERESA

A Parigi, no. Ma da una buona sarta, sì. E ho già provveduto. Mi sono
ordinata una magnifica toletta! Ora che Stefano è lanciato nell'alta
società, voglio essere preparata. Io non lo seccherò mai; ma se qualche
volta mi condurrà con lui, capirete, ne avrò molto piacere.

VALENTINO

E quando ve la siete ordinata questa toletta?

TERESA

Stasera.

VALENTINO

Come, come?! Perciò siete uscita stasera?!

TERESA

Sì.

VALENTINO

E non potevate aspettare domani? Siete corsa dalla sarta con l'urgenza
con cui si corre dal dentista per farsi cavare un dente che dà degli
spasimi?

TERESA

_(mortificata, quasi volendo giustificarsi)_ Quando sono rimasta sola,
mi son sentita così oppressa, così avvilita!... Quel brutto abito, che
mi aveva vietata la gioia immensa di veder festeggiare il mio Stefano,
mi pesava addosso, mi soffocava, mi faceva pensare alla mia pochezza,
alla mia inettitudine.... Io me lo sono tolto rabbiosamente,
stracciandolo, facendolo a brandelli, e poi... e poi, non so,... credo
di aver pianto. Credo anche d'essere stata presa da un capogiro... da un
deliquio.... Non ricordo. Il certo è che mi son trovata distesa a terra,
diritta, supina, come stanno i morti sul cataletto. Avevo un gran peso
alla testa, un gran dolore qui.... _(Si tocca l'occipite.)_ Provavo una
sensazione di curiosità confusa nel rivedere intorno a me le stesse cose
di prima.... Mi pareva di tornare alla vita dopo una lunga assenza. E
appena mi son potuta sollevare... ho avuto l'idea d'andare da una sarta.
_(Come intontita)_ Ci sono andata, ecco. Perchè ve ne meravigliate
tanto?

VALENTINO

Più che meravigliarmene, me ne impensierisco. Da parecchi giorni, siete
così eccitabile, così eccessiva in tutto quello che fate.... Gli è che
vi accendete troppo per questi primi successi di Stefano, e anche
soffrite troppo per il contegno che egli ha con voi.

TERESA

_(dissimulando)_ Chi ve lo dice che io soffra?

VALENTINO

Lo vedo, perchè la vostra salute deperisce; e senza volerlo voi stessa
me l'avete detto col racconto di ciò che vi è occorso.

TERESA

Ma vi raccomando, veh! Che Stefano non sappia....

VALENTINO

State tranquilla. Vi pare che oserei di richiamare la sua attenzione
sugli episodi di questa bassa terra dopo che la principessa Heller lo ha
battezzato gran poeta?

TERESA

_(togliendosi il cappello)_ E intanto non mi avete ancora raccontato
nulla. Dite, dite: è... soddisfatto?... è felice?...

VALENTINO

Lo credo bene. È stata un'apoteosi. Che cosa poteva volere di più?

TERESA

Un'apoteosi meritata!

VALENTINO

Non è improbabile. Io come io, i suoi versi non li ho capiti mai; e
stasera, recitati da lui, li ho capiti anche meno del solito. Ma questo
non significa niente!

TERESA

Non è nè da voi nè da me che Stefano vuole essere compreso. Se scrivesse
per noi altri miserelli, non avrebbe quel genio che ha.

VALENTINO

Ma stasera, dalla principessa, ohè!, ce n'erano dei pezzi grossi!
Perfino un ministro!

TERESA

Il ministro della Pubblica Istruzione?

VALENTINO

Nossignora. Era il ministro della Guerra.

TERESA

Com'è possibile!?

VALENTINO

Vi assicuro ch'era il ministro della Guerra. Quando Stefano ha finito di
leggere il primo canto del poema che ora ha cominciato a scrivere e che
s'intitola, mi pare, _Il poema della forza_, il ministro ha pronunziate
queste precise parole: «_Per una nazione civile, il vostro canto vale un
esercito di cinquecentomila uomini!_» Dunque, era il ministro della
Guerra, che diamine!

TERESA

E raccontate il resto, Valentino. Molta gente, non è vero?

VALENTINO

Un pubblico straordinario. Questa principessa, venuta non si sa da dove,
in due o tre anni, ha conquistato mezzo mondo. C'erano giornalisti,
scrittori, artisti d'ogni sorta, un editore venuto apposta da Milano,
parecchie dozzine di principi e marchesi, un gruppo di giovani
soprannominati esteti, che con le faccine sbiadite tirate a pulimento e
gli occhi rivolti al cielo parevano delle fanciulle sedicenni, e poi un
numero enorme di signore stupende, di signore scollacciate sin qui...
_(segna la scollacciatura esagerandola)_ che facevano venire le
vertigini. E bisognava vedere come tutta questa gente farneticava
intorno a Stefano....

TERESA

_(inebriandosi al racconto e interrompendo)_ E lei, lei, la principessa?

VALENTINO

Figuratevi una regina inchinata al cospetto d'un imperatore!

TERESA

In fondo, dev'essere un angelo!

VALENTINO

Molto in fondo.

TERESA

Una grande bellezza, dicono.

VALENTINO

O Dio, non c'è malaccio.... Del resto, giudicherete voi stessa, perchè
tra poco _(con importanza)_ la vedrete qui.

TERESA

Essa verrà qui stasera?! _(Battendo le mani infantilmente)_ Che fortuna,
che fortuna, Valentino!... _(Mutando tono)_ Ma no, voi mi prendete in
giro.

VALENTINO

Signora Teresa! Come vi salta in testa che io mi possa permettere di
prendervi in giro? La cosa è semplicissima. La principessa Heller ha
espresso il desiderio di ricondurre a casa nella sua carrozza il poeta e
di visitarne lo studio in questa serata memorabile: egli ha
acconsentito,... e non c'è altro.

TERESA

Dunque, è proprio certo che verrà?

VALENTINO

Certissimo.

TERESA

E non gioite? Non gioite anche voi?

VALENTINO

_(di mala voglia)_ Sì, sì gioisco. _(Battendo le mani come ha fatto
lei)_ Che fortuna! che fortuna!...

TERESA

_(animandosi sempre più e dandosi da fare agitatamente)_ Sicchè, bisogna
prepararsi?

VALENTINO

Io ho preso apposta il _coupé_ di Stefano per venire a disporre il
ricevimento.

TERESA

_(guarda alla porta a destra e verso il parco, dove, tra il fogliame,
una grossa lampada biancheggia.)_ Ah, bravo, avete già fatto
illuminare....

VALENTINO

Triplicata illuminazione!

TERESA

_(affaccendatissima)_ Un po' d'ordine sulla scrivania. _(Esegue)_ E
questi libri... questi libri sulle sedie....

VALENTINO

Lasciate, lasciate.... Dànno più carattere.

TERESA

Avete avvertito Romolo?

VALENTINO

Gli ho imposta la livrea di gala.

TERESA

Qualche mazzo di fiori ci vorrebbe.

VALENTINO

Ma che è? Uno sposalizio?

TERESA

Ed io?... Con quest'abito dimesso!...

VALENTINO

Voi siete in casa vostra.

TERESA

Che importa! Così non sono presentabile.

VALENTINO

Secondo me, state benissimo.

TERESA

Ricordatevi, Valentino, ch'io sono la moglie di Stefano Baldi!

VALENTINO

È un bel posto, ma io non lo accetterei.

TERESA

Voi non siete che il suo segretario, eppure stasera avete indossato il
vostro _frac_.

VALENTINO

Se lo volete indossare voi, ve lo cedo volentieri.

TERESA

Non scherziamo ora. Io devo mutarmi l'abito, vi dico.

VALENTINO

E mutatevelo.

TERESA

_(in fretta per uscire)_ Un momentino, un momentino solamente, e sarò
pronta.

VALENTINO

Ma non fate a tempo, sapete. Sento nel parco uno scalpitìo di cavalli.
_(Corre all'uscio in fondo)_ Ecco: è la carrozza della principessa.

TERESA

Poveretta me!... Come faccio?...

VALENTINO

Ma niente. Andate a riceverli alla porta principale, e siate cortese con
lei senza preoccuparvi d'altro.

TERESA

A riceverli, poi, non ci vado.

VALENTINO

Ma è vostro dovere.

TERESA

No! No!... Stefano potrebbe sgridarmi.... Non ci vado, non ci vado.

VALENTINO

Siete peggio d'una bambina!

TERESA

_(spiando alla comune, in preda a una viva emozione)_ Che splendore di
donna, Valentino mio!

VALENTINO

Ve l'ho detto che non è mica brutta. Per me, però, ha il difetto di
odorar troppo. È una profumeria ambulante!

TERESA

E a lui, come gli sorridono gli occhi!... E sembra, che so?, più snello,
più alto....

VALENTINO

Precisamente. In queste tre ore è dimagrato e si è allungato.

TERESA

Vengono da questa parte.... _(allontanandosi)_ Io mi nascondo.

VALENTINO

Finitela, Signora Teresa!

TERESA

Allora... restate anche voi. Avrò più coraggio. _(Istintivamente si
ritrae indietro e insieme con Valentino resta di là dalla porta in
fondo.)_


SCENA III.

TERESA, VALENTINO, STEFANO, MERALDA.


_(STEFANO sarà in giubba e cravatta bianca: correttissimo: con un gran
fiore bianco all'occhiello. MERALDA sarà d'un'eleganza luminosa.)_

LA VOCE DI MERALDA

In questo momento, vorrei avere le ali per oltrepassare questa soglia
senza posarvi il piede. Mi parrebbe d'esserne più degna.

LA VOCE DI STEFANO

Possa invece il marmo di questa soglia cedere al contatto del vostro
piede per serbarne l'orma eternamente.

_(Sulla soglia, STEFANO si ferma per lasciar passare la principessa.)_

MERALDA

_(entrando con vezzosa gravità signorile)_ Così sia! _(Fa scivolare un
po' dalle spalle il sontuoso mantello e guarda intorno. La sua
attenzione è specialmente attirata dalla scrivania.)_

STEFANO

_(si affretta a toglierle il mantello e, gettandolo sopra una sedia,
vede subito Teresa e Valentino, appartati. A Teresa, pianissimo:)_ Ti
credevo a letto....

VALENTINO

_(intervenendo per giustificarla e parlando a voce bassa)_ Gli è che ha
voluto essere informata di....

STEFANO

Non seccare tu. E non starmi tra i piedi!

VALENTINO

_(dando a Teresa uno sguardo tra di compassione e d'incoraggiamento,
esce a sinistra.)_

MERALDA

_(al breve bisbiglio si è voltata.)_

STEFANO

_(mal suo grado, è costretto a fare la presentazione)_ Principessa...,
vi presento mia moglie.

TERESA

(si avanza timida, e accenna una riverenza lievemente goffa_)_
Principessa....

MERALDA

_(porgendole la mano con dignità affabile)_ Sono ben felice di
conoscerla. Nell'aureola di suo marito ho spesso cercato qualche cosa
che m'indicasse il profilo della donna fortunata ch'egli aveva eletta a
compagna. _(Fissandola con curiosità)_ La volontà e il destino di lui le
hanno affidata, signora, una parte non facile di certo, ma che nessuna
anima profondamente femminile saprebbe non invidiarle.

TERESA

_(impacciata)_ Difatti... io sono... io sono molto contenta.

MERALDA

E anche molto orgogliosa, immagino.

TERESA

Senza dubbio.... Anche molto orgogliosa.

MERALDA

_(sorridendo involontariamente dell'impaccio di Teresa)_ O forse
l'abitudine della convivenza diminuisce in lei il compiacimento del suo
privilegio?

TERESA

No, no!... Anzi!...

MERALDA

Non sarebbe neppure troppo strano che addirittura questo privilegio non
fosse da lei apprezzato.

TERESA

... Che dice mai, principessa!

MERALDA

Ella potrebbe aver desiderato un marito meno assorto nei suoi ideali,
meno indipendente, più casalingo....

TERESA

Ma Stefano mi ha fatta sempre buona compagnia. Lei lo accusa
ingiustamente....

STEFANO

Teresa, tu non hai capito quel che t'ha detto la principessa. Non ti
lanciare in una difesa superflua.

TERESA

Lo so che della mia difesa tu non hai bisogno; ma io parlo, vedi, perchè
quando ti si accusa non posso tacere.

STEFANO

_(si sforza di non mostrarsi spazientito.)_

MERALDA

Io non l'ho accusato di nulla.

TERESA

Ma non vorrei....

STEFANO

_(interrompendola)_ Non insistere, Teresa!

MERALDA

_(in tono sottilmente beffardo)_ Lasciatela parlare, cattivo che siete!

TERESA

_(a Meralda)_ Ah, ecco! Lei diventa la mia alleata. _(Prendendo
coraggio)_ Segga, segga, principessa. Veramente, avrei dovuto pensarci
prima.... Ma, cosa vuole!... una parola ne porta un'altra.... Prego...
segga qui. _(Le indica il divano.)_ Segga qui. _(Meralda siede, e Teresa
prende per sè una sedia più bassa e le siede vicino, continuando con
animazione:)_ Lei s'interessa tanto al mio Stefano che io voglio dirle
come stanno le cose. Io sono una sciocchina, è vero — e lui me lo ripete
spesso — ma non sino al punto di non capire che egli non può essere un
marito come un altro. E poi, sa, l'apparenza inganna. Egli, gira di qua,
gira di là, ma sempre vicino alla sua mogliettina viene a riposarsi. E
qualche volta — se lo vedesse! — accanto a me egli ride e scherza come
un fanciullo allegro o si addormenta come un fanciullo stanco.

STEFANO

Teresa!

TERESA

_(senza dargli retta, un po' eccitata)_ Che potrei dunque desiderare di
meglio? La sola contrarietà che mi ha amareggiata è di non avere avuto
figli. Eppure, senta, se io ci rifletto....

STEFANO

Insomma, basta, te ne prego!

MERALDA

_(a Stefano)_ Ma perchè?

STEFANO

È per lo meno inopportuna.

MERALDA

Io trovo invece che è divertente!

TERESA

_(ha sùbito un'espressione di sorpresa dolorosa e agghiacciante. Guarda
Meralda con la timidità che aveva pocanzi, mista a un mite rancore.)_

      _(Una pausa.)_

MERALDA

Continui.

TERESA

No, principessa... non continuo.... _(Vorrebbe aggiungere qualche cosa,
ma la gola le si stringe. Si alza.)_ Permetta....

MERALDA

Così? Tutto a un tratto?

TERESA

Perdoni.... Non mi sento bene.

STEFANO

_(mordendosi le labbra, appunta su lei il suo sguardo severo.)_

MERALDA

S'accomodi.

TERESA

_(tremando sotto lo sguardo di Stefano e sogguardandolo)_ Buona sera,
principessa....

MERALDA

A rivederla, signora.

TERESA

_(continua a tremare, a tremare, indietreggiando. Si avvicina, così,
alla porta a destra — ed esce.)_


SCENA IV.

MERALDA E STEFANO.


MERALDA

_(dopo un silenzio)_ Povero Stefano!

STEFANO

Vi prego, Meralda. Non ammetto di essere compatito.

MERALDA

È caruccia, non dico di no. Deve essere anche molto affettuosa, molto
buona.... Ma gl'inconvenienti d'una unione così ibrida saltano agli
occhi.

STEFANO

Parliamo d'altro, Meralda.

MERALDA

Non dovrei essere... la vostra migliore amica per non aver voglia
d'indagare il mistero della vostra scelta.

STEFANO

È stato semplicemente il caso.

MERALDA

A cui un ribelle come voi ha voluto obbedire?!

STEFANO

Ma io non mi sono data la pena di ribellarmi al caso per un episodio a
cui ho annessa una importanza molto relativa.

MERALDA

Era, per altro, un episodio che avrebbe presa gran parte della vostra
vita.

STEFANO

Non ho mai pensato di lasciar prendere da una donna una gran parte della
mia vita. Se non da voi, che siete la più completa ch'io abbia
conosciuta, tanto meno dalla debole creatura che avete trovata presso di
me. E poichè la vostra indagine non deve prescindere da quello che voi
già sapete dei miei istinti, vi sarà facile scorgere nell'unione ibrida
che deplorate una coerenza rigorosa. Quando sposai, io non avevo ancora
la coscienza di me stesso. Se l'avessi avuta, avrei affermato forse
dinanzi a una donna più forte e più altera il mio diritto di supremazia.
Ma, intanto, anche allora i miei istinti agirono. L'umiltà di Teresa era
per essi la calamita naturale. Il caso determinò l'incontro di lei ed
essi la sentirono, vi si attaccarono, la tennero. Nella storia semplice
di questo matrimonio è la prima impronta precisa del mio temperamento di
uomo. E badate che non sono mutabile. Vi conviene?

MERALDA

_(come rassegnata)_ Mi conviene.

STEFANO

In uno stato di guerra, o in un concordato di pace?

MERALDA

La guerra, se mai, è già finita. Dopo aver cedute le armi, io sono qui
con la bandiera bianca. In piena pace, io accetto da stasera il vostro
regime, e sarò per voi, se lo vorrete, _(con una sfumatura di
tristezza)_... un altro episodio. Nell'artista che mi ha aperto
solennemente le porte del suo tempio c'è per me quanto basta affinchè io
mi rassegni fin da ora... all'indifferenza dell'uomo.

STEFANO

_(quasi celiando — galantemente)_ Ma chi vi ha mai parlato
d'indifferenza? Sono ben lontano dal voler sacrificare all'imperialismo
maschile le più belle energie dell'umanità: quelle, cioè, che hanno poi
fatto credere all'esistenza dell'amore. Io voglio anzi risvegliare
queste energie, e risvegliarle soprattutto infrangendo i ceppi di ciò
che si chiama morale e i convenzionalismi di ciò che si chiama civiltà.
Mi emancipo dall'una e dall'altra e tento di rinnovare almeno nel _mio_
regno il culto della sincerità umana. Indifferenza, no. Sarebbe la
negazione di questo culto. _(Animandosi sinceramente)_ Io, per mio
conto, dico bensì alla donna: — Se tu vieni a porre dei limiti alla mia
indipendenza o a segnare alle mie azioni un confine che non sia quello
del trionfo incondizionato, io ti respingo; ma se vieni ad alimentare
con la tua sensibilità squisita la mia fantasia o a cercare in me la
molecola che, proveniente da Dio o dal fango, è sacra, comunque, alla
continuità delle cose terrene, oh! allora che tu sii la benvenuta! Io
t'aspettavo — le dico — , mia gentile ospite preziosa, e finchè mia
saprai essere, vorrò che tu non t'avveda neppure della legge
ineluttabile che mi eleva al di sopra di te!

MERALDA

Ebbene... _(con un piccolo sospiro)_ la più completa donna che voi
abbiate conosciuta non vi chiede di più. _(Lascia cadere il
fazzoletto.)_

STEFANO

_(si accinge a raccoglierlo. Mette un ginocchio a terra, indugiando in
quell'atteggiamento.)_ E il più fiero uomo in cui voi vi siete imbattuta
è... ai vostri piedi.

MERALDA

Per averne almeno l'illusione ho fatto cadere il mio fazzoletto.

STEFANO

Io, per averne il pretesto, l'ho raccolto. _(Glie lo porge.)_

MERALDA

_(lo prende.)_

STEFANO

_(le trattiene la mano e glie la bacia.)_

MERALDA

_(ostentando un moto di meraviglia)_ Grazie.

STEFANO

_(si leva.)_

MERALDA

_(con un bizzarro balzo del pensiero, levandosi anche lei)_ Avete mai
domandato a voi stesso se nella mia persona non ci sia... un'altra
persona, diversa da quella che la gente vede?

STEFANO

Voi non siete per me che quale _io_ vi vedo. E fuori della mia visione,
per me, non esistete più.

MERALDA

E... il mio passato?... Non v'intriga? Non vi dà a pensare?

STEFANO

No.

MERALDA

Sicchè, voi vi accontentate di sapere quello che sanno tutti, cioè...
che io sono nata in una piccola città del Veneto da una nobile famiglia
decaduta, che adolescente sposai un gran signore tedesco....

STEFANO

... e che a ventiquattro anni, in un vecchio castello della Selva Nera,
rimaneste vedova, nobile, milionaria e sola. Mi pare che del vostro
passato abbiate già reso conto più del necessario.

MERALDA

_(guardando con occhi scrutatori)_ Una cronaca così sommaria non suscita
in voi nessuna diffidenza?

STEFANO

Nessuna.

MERALDA

Me ne duole.

STEFANO

Per quale ragione?

MERALDA

Dovreste intendere che una donna come me è tormentata dalla curiosità di
conoscere che cosa sarebbe lei per l'uomo preferito, se ella non potesse
contare sulle sue qualità ufficiali. _(Animata da un palpito di
sincerità)_ Per un giorno, per un'ora, io vorrei che diffidaste dei miei
blasoni o che mi credeste abbandonata dalla società decorativa che mi
circonda di rispetto e d'ammirazione, e, in quel giorno, in quell'ora,
io vorrei sperimentare soltanto le _mie_ facoltà personali ed essere per
voi quella che sono dentro di me senza la luce abbagliante del mio
palcoscenico.

STEFANO

Ma la mia lealtà, Meralda, vi farà rifuggire dal penoso esperimento.
Davvero non comprendo come possa pungervi l'acre curiosità di cui mi
parlate. Sarebbe lo stesso ch'io desiderassi conoscere che cosa sarei
per voi se non fossi colui che questa sera, con la sua poesia, ha
sollevato all'estasi dell'arte la folla varia che gremiva le vostre
sale. Voi dite che vorreste separare, per un giorno, per un'ora, la
vostra essenza di donna dal fulgore della principessa Heller? Orbene,
voi sognate una separazione mostruosa: la distruzione d'un capolavoro.
Restate, restate nella vostra regalità, Meralda! Non interrompete,
nemmeno per un giorno, nemmeno per un'ora, il ritmo di questo inno che è
la vostra esistenza, e non togliete a me, nemmeno per un istante,
rimpicciolendovi al mio cospetto, il convincimento d'aver conseguita una
vittoria insigne!

MERALDA

_(un po' scossa e ferita, ma dissimulando)_ Rassicuratevi. Non lo farò.
Le vostre parole sanno incidere il diamante.

STEFANO

Per imprimere in esso il mio stemma di poeta....

MERALDA

_(continuando)_... e la vostra volontà! _(Mutando tono)_ Mi accompagnate
sino alla carrozza, mio vincitore?

STEFANO

_(dolcemente)_ Come uno schiavo.

MERALDA

_(ha, di nuovo, un moto di ostentata meraviglia graziosa.)_

STEFANO

E talvolta anche più docile d'uno schiavo mi piacerà sembrarvi.

MERALDA

_(sorridendo un poco, gli colpisce lievemente il viso col ventaglio.)_
Il mio mantello, vi prego.

STEFANO

_(prende il mantello e, mettendoglielo addosso, dopo aver gettato
attorno uno sguardo prudente, le sussurra all'orecchio:)_ Siete mia?

MERALDA

_(a fior di labbro)_ Ahimè, sì.

STEFANO

Ed io?... Sono vostro?

MERALDA

_(con gentile umorismo)_ Ahimè, no.

STEFANO

_(le offre il braccio, ch'ella accetta, e la conduce verso il fondo.)_

MERALDA

_(indicando la porta a destra, dalla quale sono entrati)_ Non di qui?

STEFANO

V'insegno la via più corta.

MERALDA

Per uscire....

STEFANO

Per ritornare.

      _(Spariscono nel parco.)_


SCENA V.

VALENTINO, STEFANO, TERESA, POI ROMOLO.


VALENTINO

_(dopo qualche istante, scherzosamente di dentro)_ La Dea se n'è andata,
signora Teresa! _(Fregandosi le mani entra, e, non trovando Teresa,
esclama con comicità chiassona:)_ Mi sparisce sempre questa moglie del
grand'uomo! _(Esce per la prima porta a destra chiamando:)_ Signora
Teresa!... Signora Teresa!...

STEFANO

_(dal fondo — vede Valentino che infila la porta)_ Dove vai tu? Dove
t'avvii?

VALENTINO

_(tornando)_ Avevo visto dal mio osservatorio che accompagnavi la
principessa alla carrozza, ed ero venuto qui per fare quattro
chiacchiere di commento con la signora Teresa. Non ce l'ho trovata, e
sono andato a chiamarla.

STEFANO

Se credi che adesso io abbia voglia di assistere alla vostra
conversazione, t'inganni a partito.

VALENTINO

Non converseremo.

STEFANO

Ma che c'era da commentare? Io non ne posso più di tutte le piccinerie
che ingombrano la mia casa!

VALENTINO

Quali sarebbero le piccinerie?

STEFANO

_(senza rispondergli, in un fremito di aspirazione)_ Ah! la gioia di
vivere solo!

VALENTINO

_(con zelo pietoso)_ Senti, ora che viene la signora Teresa, non
trattarla troppo male. Il suo corpicino e il suo cervello sono già
sgretolati dalle continue scosse.

STEFANO

Tu fantastichi sopra ogni inezia.

VALENTINO

Ma se tu sapessi ciò che ella ha fatto stasera, ti allarmeresti come me!

STEFANO

Cos'è che ha fatto?

VALENTINO

_(vedendola venire)_ Zitto, è qui!

TERESA

_(entra, e ha gli occhi rossi di pianto. Un silenzio. Poi, a Stefano,
con voce trepida)_ Hai incaricato Valentino di chiamarmi?...

STEFANO

_(cercando di contenersi per non essere brusco)_ No, Teresa.

TERESA

E allora, vuoi che me ne torni in camera mia?

STEFANO

È superfluo anche il domandarmelo. Non abbiamo nulla da dire, Teresa; e
questa tua irrequietezza... mi addolora moltissimo. Preferisco evitarti.

TERESA

La mia irrequietezza?!...

STEFANO

Anche Valentino mi faceva osservare che stasera sei in uno stato poco
normale.

VALENTINO

_(ha un moto di fastidio per la sciatta imprudenza di Stefano.)_

TERESA

Ero così felice del tuo successo!...

STEFANO

E che è accaduto da farti mutare? Devi avere perfino pianto! Io ti
domando se è bello che tu venga a rattristarmi proprio stasera.

VALENTINO

_(brontola tra sè:)_ Se non me ne vado, io scoppio. _(Esce dal fondo per
prendere aria nel parco.)_

TERESA

... Quella parola mi ha turbata, mi ha offesa....

STEFANO

Quale parola?

TERESA

Quella che mi ha detta la principessa.

STEFANO

La principessa non ha avuta nessuna intenzione di offenderti. Dio buono,
tu eri un pochino grottesca, e lei, involontariamente, ha lasciato
scorgere la sua impressione. D'altronde, così imparerai a non uscir mai
fuori della tua nicchietta. Non è neppure delicato da parte tua il
mettere me in certi imbarazzi. E dire che in fondo tu hai l'illusione
d'essere una moglie perfetta!

TERESA

Non ho questa illusione, Stefano. Anzi, sospetto sempre di sbagliarmi.
Ma correggimi. Insegnami. Io non chiedo di meglio.

STEFANO

Ah! se devo passare il mio tempo a correggerti e a insegnarti!...

TERESA

Ma sarà per me un martirio senza nome il riuscirti molesta.

STEFANO

Ingègnati a modificarti da te.

TERESA

Vorrei sapere almeno con precisione in che cosa non ti accontento.

STEFANO

Stasera, per esempio, questi occhi rossi e questa voce piagnucolosa mi
sono insopportabili. Non ci vuol molto a intenderlo.

TERESA

Ebbene, cercherò d'essere allegra.... _(Sforzandosi)_ Ecco, ecco, lo
vedi!... Sì, è verissimo, ero grottesca parlando con la principessa.
Adesso, anche a me sembra d'essere stata grottesca. E non me ne dolgo.
No. No. Ne rido.... Ne rido adesso... _(Comincia a ridere.)_

STEFANO

_(irritandosi)_ Va bene.... Capirai che questa finzione è un rimedio
peggiore del male.

TERESA

_(ridendo forte)_ No, no.... T'assicuro che rido.. T'assicuro che rido
di cuore....

VALENTINO

_(dal fondo)_ Ah! il buon umore ritorna quando non ci sono io?

TERESA

_(il cui riso, nello sforzo doloroso, diventa convulso)_ Se sapeste,
Valentino, se sapeste come sono stata buffa!...

VALENTINO

_(allarmato)_ Ma, perbacco, questo non è un riso che fa buon sangue!

STEFANO

_(prorompendo)_ Mi fate il favore di non importunarmi più oltre? È mai
possibile che non sentiate il dovere di rispettarmi come si conviene?!

_(Il riso di TERESA cessa a un tratto quasi ella fosse un automa di cui
si sia spezzato il congegno. Si piega nelle ginocchia, e automaticamente
siede.)_

      _(Un lungo silenzio.)_

VALENTINO

_(timidissimo)_ A me pare d'averti sempre rispettato, Stefano.

STEFANO

Non è di te che più mi lamento.

TERESA

Dunque,... sono io che ti manco di rispetto?

STEFANO

_(seguendo il filo delle sue idee con sincero convincimento)_ Per poter
serbare il fosforo che mi abbisogna, io debbo concentrarmi nella mia
ispirazione, nel mio lavoro; debbo sfuggire, senza aver pietà di
nessuno, allo sfruttamento, sia pure affettuoso, d'ogni vita altrui che
voglia abbarbicarsi alla mia! Se la donna che tiene a chiamarsi mia
moglie non fosse una piccola creatura qualunque, saprebbe stare al mio
fianco, amorevole e vigile sì, ma vivendo della propria vita. Così come
ella è, non ha che un solo mezzo per rispettarmi nel senso intero e
nobile della parola: quello di rassegnarsi ad esistere il meno
possibile!

TERESA

_(credendo di celare lo strazio infinito che la consuma)_ Se è per il
tuo bene, io cercherò di sparire addirittura.

STEFANO

Brava! Per maggiore consolazione, ora mi minacci la tragedia del
suicidio.

TERESA

No, Stefano! No. Non intendevo parlarti di questo. Il suicidio... non è
per me. Io ti dicevo solamente che potrei... che potrei andarmene.

STEFANO

_(fermandosi sull'idea da lei espressa)_ Dove?

TERESA

Che so?... In un convento.

STEFANO

Ma che convento!

TERESA

Oppure dalla zia.

_(Breve pausa.)_

STEFANO

Io,... naturalmente,... te lo impedirei. Nondimeno, convengo che se tu
volessi andartene da tua zia, non per sempre, beninteso, ma per un po'
di tempo..., avrei torto d'impedirtelo. Ella abita qui vicino.... Ci
potremmo vedere spessissimo.... Intanto io lavorerei un poco nella
solitudine per terminare almeno l'opera che ho promessa; e tu, temprata
dalla lontananza di qualche mese, ritorneresti più disposta ad essere
come io ti desidero.

TERESA

_(scoppiando a piangere)_ Per sempre, per sempre, Stefano!... Io ti sono
di peso.... È da un pezzo che lo vedo e mi sono affaticata a negarlo a
me stessa.... Io sono il tuo incubo.... È meglio che me ne vada per
sempre!

STEFANO

Teresa, per carità! Non tormentarmi anche con le tue lagrime!

VALENTINO

_(che finora ha taciuto a stento)_ Ma santissimo cielo, stai per
mandarla via e non vuoi permetterle nemmeno di piangere?!

STEFANO

_(fa un gesto di esasperazione)_ Oh!... _(E, uscendo per la prima porta
a destra, con violenza la chiude.)_

TERESA

_(piange, ora, dirottamente)_ Per sempre, per sempre, perchè egli non
può sopportare più la mia presenza.

VALENTINO

Ma no. È una serata di burrasca eccezionale. Credete a Valentino.

TERESA

_(con un'angoscia più intima, più chiusa, a cui il suo pianto cede)_ Io
non sono degna di essere sua moglie. Questa è la verità. Perciò è
necessario... che lo liberi di me.

VALENTINO

Domani, a mente calma, ci rifletterete. E sono sicuro che....

TERESA

Ma io non aspetterò sino a domani. Perderei il coraggio che ho in questo
momento, e non saprei più muovermi di qui.

VALENTINO

È appunto questo che deve accadere.

TERESA

_(lenta nella voce piena di terrore)_ E così, dopo avergli guastata
tutta la vita, io mi struggerei, mi struggerei di rimorso, e sarei da
lui odiata e maledetta come una nemica! _(Poi, scatta stranamente
vibrante)_ No!... Non voglio, non voglio!... Non voglio!

VALENTINO

_(impressionato)_ Ecco che vi lasciate prendere ancora da quella
frenesia ingiustificata, che mi dà i brividi!

TERESA

_(senza badargli, in una crescente sovraeccitazione)_ No, no.... Voi non
sapete.... Voi non vedete come vedo io.... _(Alzandosi)_ Presto!...
Presto!... Fuori, sulla strada, ci deve essere il _coupé_ con cui siete
venuto qui. È una circostanza propizia e io ne approfitto. _(Si mette il
cappello che era sopra una sedia, tremando in tutta la persona.)_

VALENTINO

Per amor di Dio, per amor di Dio, signora Teresa, rientrate in voi!
_(Nel più vivo orgasmo, si avvicina urgentemente alla porta a destra.)_
Stefano!... La signora Teresa vuole andarsene adesso! _(Un silenzio.)_
Stefano!...

TERESA

Lo vedete che non risponde.

VALENTINO

_(chiamando più forte)_ Stefano!

TERESA

_(guarda intensamente l'uscio.)_

VALENTINO

_(è tuttora lì in attesa, ma non osa più chiamare.)_

      _(Un più lungo silenzio.)_

TERESA

_(come se avesse ascoltata la sua condanna)_ Non risponde.

VALENTINO

_(risoluto a secondarla)_ Orsù, dopo tutto, visto che non andate che
dalla zia, io ho torto di preoccuparmi tanto. Voi dite: «per sempre», e
io sono convinto che sarà «per un giorno solo». _(Prendendo il paltò e
il mantello)_ Vi accompagno.

TERESA

No, Valentino. Al contrario: io desidero che restiate presso di lui.
Egli è così nervoso, stasera....

VALENTINO

Ma fra venti minuti sarò di ritorno....

TERESA

Io mi sentirò tranquilla _soltanto_ se restate. _(Si avvia.)_

VALENTINO

_(ostinatamente va per seguirla.)_

TERESA

_(si volta, energica)_ Vi supplico di non venire!

VALENTINO

_(fermandosi desolato)_ È destino che io non debba mai agire a modo mio!

TERESA

_(appoggiata con una spalla allo stipite della porta centrale —
lasciando in ogni parola un pezzo del suo cuore)_ E dite a Stefano...
che io... anche lontana da lui... vivrò sempre con lui... e che se egli,
un giorno, mi perdonerà... d'averlo importunato per tanto tempo... avrà
fatto per me... molto più di quanto io avrò sperato.... Vi saluto,
Valentino _(Esce.)_

VALENTINO

_(solo, asciugandosi qualche lacrima)_ E no!... Così non va!... _(Quasi
inconsciamente, corre verso il parco; ma si ferma poco di là dalla
soglia e mormora con rassegnazione:)_ Sparita. _(Torna indietro, lento,
scoraggiato. Tocca il bottone del campanello.)_

ROMOLO

_(dalla comune, assonnato.)_

VALENTINO

Hai chiuso tutto dall'altra parte?

ROMOLO

Ho chiuso.

VALENTINO

Qui chiudo io. Puoi andare a letto.

ROMOLO

_(via.)_

STEFANO

_(entra turbatissimo, lugubre. Indossa una elegante e semplice giacca da
camera.)_

VALENTINO

Troppo tardi vieni. La signora Teresa se n'è già andata.

STEFANO

Lo so. L'ho sentito.

VALENTINO

Ha preso il tuo coupé, per farsi condurre da sua zia. _(Chiude l'uscio
in fondo, e mette la spranga ai battenti.)_

STEFANO

Credevo che tu l'avresti accompagnata.

VALENTINO

Non ha voluto. _(Dopo una breve pausa, non potendo comprimersi)_ Sei un
ingrato!

STEFANO

_(nervosamente)_ Ingrato perchè? Ingrato a chi?! Non debbo nulla a
nessuno. E nessuno mi è stato e mi sarà mai indispensabile!

VALENTINO

Neanche lei?!

STEFANO

Lei meno di ogni altro!

VALENTINO

Ah sì? Ed è per questo che sei così turbato?

STEFANO

Ciò che mi turba è solo il pensiero che ella soffra molto. Non ho
nell'anima tanta cattiveria quanta ne mostro in certi momenti. _(Severo
e tagliente)_ Ma che Teresa mi sia indispensabile, è falso ed è
inverosimile!

VALENTINO

_(con un accento insinuante)_ La più umile donna può essere
indispensabile all'uomo più orgoglioso.

STEFANO

_(asprissimo)_ Tu sei il filosofo degli inetti. Va' al diavolo!

      _(Un silenzio.)_

STEFANO

_(siede alla scrivania.)_

VALENTINO

Ti disponi a lavorare?

STEFANO

... Sì.

VALENTINO

E potrai lavorare?

STEFANO

_(con alterigia non sincera)_... Sì.

VALENTINO

_(accende la lampada elettrica che è sulla scrivania e spegne tutte le
altre lampade.)_

STEFANO

_(coi gomiti sulla scrivania, pensoso, abbattuto, poggia la testa tra le
mani.)_

VALENTINO

Buona notte. _(Si avvia per uscire a sinistra. Di botto si arresta.)_
Stefano!... Qualcuno raschia alla porta.

STEFANO

_(come a sè stesso, in ansia)_ Chi è?

      _(Tutt'e due ascoltano.)_

VALENTINO

Il rumore continua... _(Si slancia per aprire.)_

STEFANO

_(in fretta lo raggiunge, lo scosta, toglie la spranga e spalanca i due
battenti.)_

TERESA

_(che era lì, aggrappata ai battenti, col corpo stecchito, le braccia
erette, la capigliatura strappata dal cappello perduto nella corsa
precipitosa, all'aprirsi della porta, perde il sostegno, dall'alto del
gradino si piega su lui, e scivola ai suoi piedi come in ginocchio.)_

STEFANO

_(dà un grido:)_ Teresa! _(La solleva, la trascina sino a una poltrona e
ve l'adagia.)_

VALENTINO

_(resta appartato, temendo d'essere di troppo, ma è intento, palpitante,
trepidante.)_

TERESA

_(senza parola, senza fiato, immobile, dilata le pupille che non hanno
più lucentezza. Il suo volto è cadaverico.)_

      _(Qualche istante di solenne sospensione.)_

STEFANO

Teresa!... Tu non parli?... Perchè non parli?...

TERESA

_(in una specie di risveglio confuso)_ Ho visto... ho visto... un bimbo
sperduto nel bosco.... _(Con subitaneo mutamento la sua fisonomia ha
un'espressione di tremebondo stupore.)_ E come infuriava il vento!...
_(Indi, con voce carezzevole)_ Ma tutte le cose del mondo sono belle!...

STEFANO

_(scattando nel tumulto delle emozioni)_ Valentino!... Che è questo?...

VALENTINO

_(inorridito, con le mani nei capelli, in una intensa invocazione
spasmodica)_ Dio mio!

TERESA

Tutte le cose del mondo sono belle!


      _(Sipario.)_




ATTO III.


_(La stessa scena dell'atto precedente. È il pomeriggio. L'uscio del
fondo è aperto.)_


SCENA I.

VALENTINO, POI IL VECCHIO MENDICANTE.


VALENTINO

_(è solo, fumacchiando la sua pipetta, intento ad incollare della carta
sopra un gran pezzo di cartone quadrato che è a terra. È inginocchiato,
spalmando di gomma il cartone. Poi vi stende su dei fogli bianchi e
appiana con la mano per toglierne le pieghe. Borbotta celiando con sè
stesso:)_ Il lavoro nobilita l'uomo: e siccome, tutto sommato, io sono
un uomo.... _(S'interrompe sollevando un po' il cartone e guardandolo.)_
Per la grandezza mi pare che vada bene. Ma viceversa va male, perchè non
ci sta tutto. _(Rimette a terra il cartone e accenna col dito indice le
parole che dovrà dipingervi, pronunziando le sillabe a una a una:)_ «Si
ven-de sin da og-gi que-sto vil-li-no con tut-ti i mo-bi-li». .... No,
non ci sta. Omettiamo il «sin da oggi», chè, tanto, il lettore
intelligente lo legge tra le linee. _(Si leva e prende di su la
scrivania un grosso calamaio.)_ Qui dentro dovrebbe esserci
dell'inchiostro. _(Torna a mettersi ginocchioni e mediante un
pennellaccio che ha sotto mano comincia a dipingere con l'inchiostro,
continuando a celiare.)_ Una «_esse_» portentosa!...

LA VOCE DEL VECCHIO

    A chi ha cento io cerco tre...
    Tutto a voi e un poco a me.

VALENTINO

Oh oh!... Il mio collega è ancora vivo!

LA VOCE DEL VECCHIO

_(più vicina)_ Fate la carità a un povero vecchio marinaio. _(Egli
comparisce nel parco. È più logoro, più curvo, più stanco.)_

VALENTINO

Favorisca, caro collega. Io non posso venire a ossequiarla nel parco,
perchè sto lavorando: cosa che lei non fa mai! Se vuole concedermi
l'onore della sua fiorita conversazione, si avanzi, si appropinqui!

IL VECCHIO

_(entrando lentamente)_

    Senza barca, e senza rete.
    Muore di fame, e muore di sete.

VALENTINO

Ma questa è roba stantia, perbacco! Lei manca di qui da più d'un anno,
mi pare.

IL VECCHIO

_(senza rendersene conto)_ Da più d'un anno, sissignore.

VALENTINO

E, in tanto tempo, non ha composto niente di nuovo? Le stesse strofette,
le stesse parole....

IL VECCHIO

Eh!

VALENTINO

Ho capito. Non soffia buon vento per i poeti. Anche lei, signor mio, non
ha corrisposto all'aspettativa. Quando poi si dice: «i giovani di belle
speranze!» _(Dopo aver guardato attorno)_ E la sua illustre consorte?...
Cosa ne ha fatto lei di sua moglie?

IL VECCHIO

È morta.

VALENTINO

O diavolo! Perciò hai quell'aria malinconica. Del resto, non c'è che
fare!... Tua moglie era meno forte di te, e ti ha preceduto.

IL VECCHIO

Eh, no. Non è morta di morte naturale.

VALENTINO

E come è morta?

IL VECCHIO

Sotto un tram.

VALENTINO

Davvero!?

IL VECCHIO

Laggiù, alla svolta di Mergellina.

VALENTINO

Questo poi non è giusto.

IL VECCHIO

Se Dio se la fosse chiamata, pazienza! Ma così.... _(Piange un poco)_
No, no! Così, no!

VALENTINO

E perchè non sei più venuto da queste parti?

IL VECCHIO

Quello stesso giorno, mi presero e mi portarono in prigione.

VALENTINO

In prigione?!

IL VECCHIO

Sissignore. Non è una prigione l'ospizio?

VALENTINO

Ah, all'ospizio ti portarono. E poi, te ne hanno scacciato?

IL VECCHIO

Nossignore. Di nascosto... sono fuggito.

VALENTINO

Hai fatto male. Lì un letto e una minestra ce l'avevi.

IL VECCHIO

La libertà, signore! La libertà prima di tutto!

VALENTINO

Lo so, ma si ha anche da campare.

IL VECCHIO

Campare, si campa sempre. La gente di buon cuore c'è. Se uno dice di no,
un altro dice di sì. Ci sono delle persone che a me non hanno detto mai
di no.

VALENTINO

_(si alza frugando nelle saccocce)_ Io, in generale, dico di no, perchè
quella del buon cuore non è una faccenda che mi riguarda. Ma visto che
oggi, per continuare un'antica consuetudine... non mia, voglio dirti sì,
approfitta. _(Gli dà un soldo.)_ E march! _(Torna alla bisogna.)_

IL VECCHIO

_(senza averne la forza, cerca di abbozzare il suo balletto:)_

    llà, llà, llà,
    llà, llà, llà....

_(Ma non può.)_

VALENTINO

Non darti pena, non darti pena. Ti dispenso.

IL VECCHIO

Non posso, capite, perchè non c'è più quella che mi portava la battuta.

      _(Una pausa.)_

VALENTINO

Ma se stai lì ad aspettare degli altri proventi, vecchio mio, sprechi il
tuo tempo. Perchè quell'altro tuo collega — il collega in letteratura —
non è in casa; e, quanto alla signora, non sperare che ti dia retta. Se
ti vede, non avrà neppure la più vaga idea d'averti conosciuto.

IL VECCHIO

_(sorridendo un po')_ Eh eh!... Vi piace di scherzare.

VALENTINO

Questo è probabile; ma provvisoriamente non ischerzo.

IL VECCHIO

Mi voleva tanto bene, la signora!

VALENTINO

Senonchè, sotto il sole, le cose non vanno sempre allo stesso modo. Ne
accadono di tutti i colori. Laggiù, a Mergellina, ti muore la moglie
sotto un tram, e qui, a Posillipo, la signora che ti voleva bene
impazzisce. Non c'è da fidarsi, mio caro amico.

IL VECCHIO

Sempre vi è piaciuto di scherzare.

VALENTINO

E dàgli!


SCENA II.

VALENTINO, IL VECCHIO MENDICANTE, TERESA.


TERESA

_(di dentro)_ Chi è che mi calpesta lo strascico?... È l'abito bello
questo!... Me lo sciupate.

IL VECCHIO

_(contento, a Valentino)_ Adesso lo vedrete se ancora mi vuole bene!

TERESA

_(entra dalla prima porta a destra. Indossa assai disordinatamente un
magnifico abito da festa di color chiaro. Ha le braccia e il collo nudi.
Ha i capelli scompigliati, stranamente annodati un po' sulla nuca, e tra
essi, quasi sulla fronte, spicca un qualche enorme fronzolo bizzarro di
color vivo. Porta ai piedi delle vecchie scarpe sbottonate, e cammina
piano piano con una ingenua compiacenza di bambina ben vestita,
guardandosi lo strascico. È pallidissima. I suoi lineamenti hanno una
immobilità di statua marmorea, senza alcuna traccia di sofferenza.)_

IL VECCHIO

_(inchinandosi)_ Il povero vecchio marinaio....

VALENTINO

Taci, che è inutile. _(A Teresa, cercando di farsi intendere)_ State
attenta, signora Teresa. Qui c'è dell'inchiostro. _(Tra sè)_ Ma sarà
meglio traslocare la baracca. _(A lei, raccogliendo gli oggetti e
alzandosi)_ Così non correrete il rischio d'insudiciare il vostro abito.

TERESA

Sei molto gentile, tu. Da chi hai imparato?

VALENTINO

Ho imparato da voi, signora Teresa.

TERESA

E dove mi hai incontrata?

VALENTINO

Un po' dovunque, credo.

TERESA

E come ero vestita?

VALENTINO

_(facendo spazio sulla scrivania fra i libri, le carte e i giornali)_
Non come oggi. Oggi, siete più elegante.

TERESA

_(soddisfatta)_ Sì, sì! Certamente!

VALENTINO

Siete vestita con più lusso.

TERESA

Grazie! _(Guarda minutamente la sua veste.)_

IL VECCHIO

_(insistendo per attirare l'attenzione di Teresa e dando un accento
d'implorazione ai suoi versetti)_

    Chiudi gli occhi — sopra il mare,
    Apri gli occhi — sulla terra...

TERESA

_(che a queste parole si è voltata, dopo una breve pausa, compie la
strofa con una intonazione monotona, che è come l'inconscia reminiscenza
della voce del vecchio mendicante:)_

    Sulla terra — non far guerra;
    guarda attorno — notte e giorno.

VALENTINO

_(ha un moto di sorpresa e dice tra sè:)_ È strano!

IL VECCHIO

_(felice d'esser da lei ricordato)_ Evviva! Evviva!

TERESA

_(gli si accosta, curiosa, esaminandolo.)_

VALENTINO

_(s'interessa al fenomeno del ricordo inatteso e va a lei come per fare
un altro esperimento.)_ Signora Teresa, volete dare questi soldi al
vostro mendicante? _(Le offre dei soldi.)_

TERESA

_(macchinalmente, li piglia. Poi fa un passo avanti con l'aria di
cercare qualcuno che non vede.)_

VALENTINO

_(indicando)_ A lui, a lui!

IL VECCHIO

_(stende la mano, ansioso.)_

TERESA

_(gli sorride. Tituba.)_

VALENTINO

E dunque?

TERESA

Più tardi.

IL VECCHIO

_(ritirando la mano scoraggiato)_ Da quando ho perduta la mia vecchia,
non ho più fortuna!

VALENTINO

Se ti ha promesso «più tardi», puoi essere sicuro che te li darà. _(A
Teresa)_ È vero che glie li darete?

TERESA

_(dolce)_ Non so.

VALENTINO

Sì, glie li darete, perchè voi siete una di quelle tali persone che non
gli hanno mai detto di no.

TERESA

... Sono così piccola!...

VALENTINO

_(indugia un istante a contemplarla)_ Già! _(Indi si scuote, si sottrae
vivamente a sè medesimo, torna alla scrivania, riprende il pennellaccio
e continua a dipingere il cartellone, ripetendo sotto voce:)_ «Si vende
questo villino con tutti i mobili».

TERESA

_(al Mendicante come per rassicurarlo)_ Anche tu sei gentile!


SCENA III.

VALENTINO, TERESA, IL VECCHIO MENDICANTE, STEFANO.


STEFANO

_(entra dal fondo, emaciato, accigliato. Passando, ha per Teresa, di
sfuggita, uno sguardo più bieco che pietoso, e, senza badare al
Mendicante, che s'inchina al suo passaggio, siede.)_

VALENTINO

Hai girato molto?

STEFANO

Sì.

TERESA

_(vedendo entrare Stefano ha avuto l'atteggiamento della scolaretta che
teme la presenza del maestro severo, e ora, sommessamente, portando il
dito indice alla bocca, consiglia al Mendicante di tacere:)_ Sss!...
zitto!... Vieni! Vieni con me. _(Lo prende per un braccio, quasi gli si
aggrappa come per farsene difendere, e lo conduce verso il parco,
bisbigliando:)_ Cammina piano piano....

STEFANO

_(con la coda dell'occhio, osserva Teresa e il Mendicante che escono.)_

STEFANO

Da quanto tempo era qua?

VALENTINO

Chi? La signora Teresa?

STEFANO

Lei, s'intende.

VALENTINO

Da qualche minuto.

STEFANO

_(con una vaga diffidenza)_ S'intratteneva.... col mendicante?

VALENTINO

Un po' con lui, un po' con me.

STEFANO

E se ne è andata perchè sono venuto io?

VALENTINO

Bada che a voler cercare un nesso qualunque fra le sue azioni o fra le
sue parole, ci sarebbe da impazzire peggio di lei.

STEFANO

E no. Fa sempre così. Quindi un certo nesso c'è.

VALENTINO

_(per mutar discorso, terminando il suo lavoro)_ Lo appiccichiamo al
cancello che dà sulla strada questo affaruccio o su, a una finestra del
piano superiore? Io direi meglio al cancello. È più in vista. Te l'ho
eseguito con la mano del cuore. E sono sicuro che appena sarà letto le
richieste pioveranno. Qui, a Posillipo, non c'è mai da comperare un
palmo di terreno. E se comparisce il forestiero quattrinaio....

STEFANO

Non t'incomodare. Il villino è venduto.

VALENTINO

Ecco! Per una volta che avevo lavorato sul serio! Ih! _(Ha un gesto
sgarbato pel cartellone.)_ Sicchè, quando hai preso la risoluzione di
vendere avevi già il tuo uomo?

STEFANO

C'era già una richiesta importante.

VALENTINO

Allora, non c'è dubbio: il tuo uomo... era una donna.

STEFANO

Non fare basse insinuazioni, imbecille!

VALENTINO

Imbecille quanto vuoi, ma la principessa Meralda Heller era entusiasta
di questo villino e tu, dopo tutto, vendendolo a lei non ti saresti
macchiato di nessuna indelicatezza. Il solo vantaggio extra di cui
avresti goduto sarebbe stato quello di poterlo rivedere spesso e di
trovarci una lapide commemorativa in tuo onore. _(Va a mettere sull'alto
di uno scaffale il cartellone. Si legge anche da lontano: «Si vende
questo villino con tutti i mobili».)_

STEFANO

Non sono più in relazione con lei da quando scoppiò lo scandalo che ne
rivelò l'origine e la carriera equivoche. Tu lo sai e fingi d'ignorarlo
per il gusto di lanciarmi delle frecciate.

VALENTINO

Questa si chiama, se non mi sbaglio, mania di persecuzione. Io parlavo
in buonissima fede, perchè della suddetta signora non mi sono mai
occupato più che dell'Imperatore delle Pampas, che non ho avuto ancora
il piacere di conoscere. Ci fu lo scandalo? Ti rompesti con lei? Non vi
rivedrete mai più? Mi congratulo, e passo all'ordine del giorno. Quello
che vorrei è che tu non avessi venduto a rotta di collo.

STEFANO

Il compratore è molto ricco.

VALENTINO

Chi è?

STEFANO

Un certo signor Marcolini.

VALENTINO

Banchiere?

STEFANO

No. È un negoziante di pelli.

VALENTINO

O Dio!... Avrei voluto per lo meno un banchiere. E mi stupisce poi che
tu conosca di questa gente volgare.

STEFANO

È un cliente del mio notaio.

VALENTINO

È quell'omaccione che, munito appunto d'una commendatizia notarile,
venne ieri a braccetto di sua moglie? Lui era una foca marina; ma lei
aveva un nasino all'insù abbastanza promettente. Glie ne farà delle
belle in questo piccolo eden. E ciò mi consola.

STEFANO

In conclusione, sei allegro oggi? La mia liquidazione ti diverte?

VALENTINO

_(facendosi serio)_ Che ho da risponderti? Sarebbe forse verosimile se
non fossi tu che mi dài a mangiare.

STEFANO

E tu speri che potrò permettermi ancora lungamente il lusso di darti a
mangiare?

VALENTINO

Intanto, avrai del denaro dal signor Marcolini.

STEFANO

Ho dei debiti, e devo soddisfarli.

VALENTINO

Se hai venduto a un prezzo ragionevole, un margine ci sarà. E poi... è
vero, sì, sono più di due anni che non imbrocchi a scrivere una parola,
perchè purtroppo nella libertà assoluta che tu invocavi e che fatalmente
ottenesti non hai trovato che il vuoto. Ma chi sa! _(Come per
incoraggiarlo)_ Secondo me, nello stesso rimpianto del bene che hai
perduto, potrai rifarti. _(Riordinando sulla scrivania carte, libri,
giornali)_ E non sarà mica necessario che tu ti ostini a scrivere
l'opera da stordire l'umanità, l'opera immortale. Anzi! Se ti decidi una
buona volta a gettare alle fiamme purificatrici il manoscritto di questo
maledetto primo canto, _(lo indica sulla scrivania, rabbiosamente)_ che
è il tuo incubo, ti rappacerai col calamaio; e gli altri quattrini,
allora, dovranno venire. _(Sincero)_ Col nome che hai!...

STEFANO

Ah ah! Col nome che ho!

VALENTINO

Non l'hanno mica dimenticato, sai. Nonostante il tuo silenzio, io lo
leggo spesso nei giornali, nelle riviste....

STEFANO

Lo ricordano soltanto per denunziare che non ho dato ciò che da me
aspettavano; lo ricordano per rinfacciarmi la mia prosopopea, per
sanzionare la mia impotenza, per inseguirmi anch'essi come creditori
inesorabili!

VALENTINO

Lasciali sbraitare, e bùttati a qualche cosa di pratico.

STEFANO

A che?

VALENTINO

Sento dire che col giornalismo si guadagna bene. Vada per il
giornalismo. Non deve essere nemmeno una professione molto difficile.

STEFANO

È la professione della menzogna scritta: e per scrivere la menzogna ci
vuole dell'ingegno.

VALENTINO

Tu ce n'hai tanto!

STEFANO

Ti credi in obbligo di adularmi? Smettila. Una volta ti pagavo anche per
questo. Ora, no! L'adulazione m'irrita, mi avvelena, m'inasprisce tutte
le piaghe. Dov'è più il mio ingegno? Dov'è? Dov'è? Non lo ritrovo nè per
creare l'opera immortale, nè per abbassarmi ad imbrattare vilmente un
pezzo di carta. _(In una sovraeccitazione dilaniatrice)_ Ho passate le
notti intere, qui, qui — e tu non lo ignori — presso questa scrivania,
cercando un'immagine, cercando un'idea qualunque, martellandomi la testa
inutilmente, spasimando nella impossibilità di pensare, assistendo
all'agonia del mio spirito, e sentendo, poi, come per una postuma
sensibilità, le lacerazioni di questo cadavere divorato dai corvi!
_(Pausa. Indi, lugubre, con gli occhi fissi)_ Il mio cervello non
funziona più. Ecco la verità terribile. Esso pare una macchina a cui sia
mancata per sempre la forza motrice!

      _(Un silenzio)_

_(Si ode la cantilena del MENDICANTE che ora nuovamente ballonzola.)_

LA VOCE DEL MENDICANTE

    Llà, llà, llà,
    llà, llà, llà...

_(Si ode che TERESA ripete la cantilena, battendo le mani per dargli il
tempo, come usava la VECCHIA, che è morta.)_

LA VOCE DI TERESA

_(lievissima, col rumore egualmente lieve delle mani:)_

    Llà, llà, llà,
    llà, llà, llà...

VALENTINO

_(sorpreso)_ Ma è lei! _(Va alla porta in fondo per vederla. La voce di
TERESA si allontana.)_

STEFANO

_(senza voltarsi, ma tutto preso da quella voce)_ Che fa?

VALENTINO

S'inoltra nel boschetto insieme col mendicante, e batte le mani in
cadenza mentre egli accenna il solito balletto in segno di gratitudine.
_(Compiacendosi molto, quasi tra sè)_ Evidentemente, essa glie l'ha
fatta l'elemosina.

      _(La voce di TERESA si spegne.)_

STEFANO

Batte le mani?!

VALENTINO

Sì, come faceva la vecchierella. Ti ricordi?

STEFANO

_(col pensiero vagante)_ No.

VALENTINO

Come faceva quella donnetta tutta rattrappita che accompagnava il
mendicante.

STEFANO

E quella donnetta non lo accompagna più?

VALENTINO

Visto che è morta... _(Pausa. Continua a guardare con viva compiacenza,
e intensamente osserva.)_ Ora, il ballo è cessato. Il vecchio
piagnucola, e lei gli parla.

STEFANO

Che gli dice?

VALENTINO

Sono così lontani! Vedo e non sento. Lei lo invita a sederle accanto
sotto la grande quercia.... Ma qualche cosa di molto affettuoso deve
avergli detto adesso, perchè il vecchio non piange più. Seggono tutti e
due a terra, e sembrano quasi lieti.

STEFANO

_(con durezza)_ Valentino, vieni qua!

VALENTINO

_(accostandosi a lui)_ Che c'è?

STEFANO

Niente. Mi davi noia.

VALENTINO

Ti davo noia col riferirti ciò che faceva la signora Teresa?!

STEFANO

Mi davi noia stando lì con quel tuo atteggiamento d'intenditore.

VALENTINO

Io avevo un atteggiamento d'intenditore?!

STEFANO

Non pesare ogni parola che mi esce di bocca.

VALENTINO

Ma, scusa, tu mi hai domandato: «che cosa fa?» Io ti ho risposto. E poi
mi dici che ti davo noia.

STEFANO

Evvia, come la fai lunga! Non pretenderai d'essere tale un personaggio
importante ch'io debba sempre renderti conto di quello che ti dico.

VALENTINO

Io non lo pretendo certo d'essere un personaggio importante.

STEFANO

E dunque taci.

VALENTINO

_(paziente)_ Tacerò.

STEFANO

_(alzandosi e man mano esaltandosi)_ Sotto la scorza dell'umiltà o nella
lepidezza del buffone ti prefiggi continuamente lo scopo di farmi
rilevare la mia inferiorità al paragone degli altri!

VALENTINO

Se pocanzi mi accusavi di adularti!

STEFANO

_(parlando concitatamente)_ Come lo schiavo disutile adula la persona a
cui appartiene per accaparrarsene l'indulgenza. Che altro sono io per
te? Per te che altro sarei se tu non fossi costretto alla sottomissione?
Perfino quel vecchio scimunito che chiede l'elemosina ti desta maggiore
simpatia; e tu ti compiaci di riferirmi che la demente ne conforta i
dolori e ne asciuga le lagrime. Alla tua ignoranza, quel pezzente appare
una creatura più interessante e più eletta di me. È lui, è lui che
merita d'essere conservato all'umanità! È lui che merita ogni
consolazione! È lui che merita la pietà di tutti!...

VALENTINO

_(energico)_ Ma la pietà, tu non la vuoi.

STEFANO

Non la voglio, no! E voglio avere invece, fino all'ultimo, il diritto di
ripetere che non devo niente a nessuno. Ah! l'avete tutti desiderata ed
affrettata coi vostri voti la mia caduta? Il vostro tenero cuore,
timoroso dei pericoli della tirannia, ha anelato il momento dalla mia
resa a discrezione? Ma io non m'arrendo. Io non cedo, perdio! Io non
cedo e non chiedo! Io sopprimo piuttosto me stesso. Mi distruggo...
_(avventandosi sulla scrivania, prendendo il suo manoscritto e
lacerandolo con violenza)_ Mi distruggo senza che nemmeno la pietà _mia_
me lo impedisca, e vi rido in faccia, disprezzandovi ancora!... _(Pausa.
— Si sorregge alla scrivania, affranto, annientato, e come se parlasse
alla sua coscienza, con voce tremola dice sommessamente:)_ No!... Non è
così!... Non è più così!

VALENTINO

_(triste, calmo, circospetto, curando di non fargliene accorgere,
raccoglie da terra i pezzi di carta, e, alle spalle di Stefano, apre un
cassetto della scrivania e ve li ripone.)_

LA VOCE DI TERESA

_(in lontananza)_ Vedi, vedi quella fata che va verso la mia casa!
Cammina sulle aiuole e non le guasta.

STEFANO

_(a Valentino)_ Chi è che viene?

VALENTINO

_(corre all'uscio e ha un sussulto di meraviglia e di allarme)_ La
principessa Heller!

STEFANO

_(sdegnosamente meravigliato anche lui)_ E che viene a fare qui?

VALENTINO

Se ti secca di riceverla, te ne sbarazzo io.

STEFANO

_(là per là è titubante; ma poi fermamente si decide)_ La ricevo!

VALENTINO

_(stringendosi nelle spalle)_ Come ti accomoda. _(Esce a sinistra.)_

STEFANO

_(Si avvia per andarle incontro.)_


SCENA IV.

STEFANO E MERALDA.


MERALDA

_(giunge alla soglia prima di lui e vi si ferma, seria e riservata.)_ Mi
concedete, Stefano, il permesso di farvi una visita?

STEFANO

Prego.

MERALDA

_(si avanza.)_

STEFANO

_(dopo di aver chiuso la porta)_ Ma permettetemi voi alla vostra volta
di non celarvi la mia profonda sorpresa.

MERALDA

Se io vi avessi chiamato, sareste venuto voi da me?

STEFANO

Non ci sarei venuto.

MERALDA

Non dovreste quindi sorprendervi che, prevedendo ciò, io sia venuta da
voi. Mi premeva molto di chiedervi un favore... e di parlarvi prima di
partire.

STEFANO

Partite?

MERALDA

Sì, lascio Napoli.

STEFANO

Per sempre?

MERALDA

Per sempre.

STEFANO

Dove andate?

MERALDA

Chi lo sa! Dove mi condurrà il mio capriccio o quello del caso.

      _(Breve pausa.)_

STEFANO

Il favore che vi premeva di chiedermi?

MERALDA

Voi avete delle lettere mie. Volete avere la bontà di rendermele? Io vi
rendo le vostre. _(Gli consegna un piccolo pacco di lettere.)_

STEFANO

_(apre un cassetto della scrivania, vi lascia cadere il pacchettino, ne
prende un altro e lo dà a Meralda.)_

MERALDA

Non mi domandate una spiegazione?

STEFANO

È così naturale tutto questo! Noi avevamo stretto un contratto di
vanità. Voi eravate la dama, che, circondata di strane leggende, aveva
saputo col suo fascino mettere un argine alla curiosità degli indiscreti
e riunire nel fastigio della sua casa tutte le aristocrazie e tutti i
poteri; ed io ero l'uomo del gran successo imminente, che pareva dovesse
imporsi alla stessa folla che egli disdegnava. Io potevo servire alla
vostra vanità, come voi alla mia. Era l'alleanza di due egoismi, e
ciascuno di noi sapeva il significato della menzogna reciproca. Ma
abbiamo mancato alle condizioni del contratto tutti e due. Io sono
piombato nell'avvilimento: e voi, lasciandovi raggiungere da uno dei
vostri amanti d'altri tempi che per vendetta ha svelati i misteri delle
vostre avventure, siete precipitata ad un tratto dal piedistallo d'oro.
Voi partite in cerca di altre avventure e di altre menzogne; io,
incapace di qualunque energia, resto a contemplare la verità della mia
catastrofe. Quale spiegazione dovrei chiedervi e per quale ragione? Non
c'è più nulla che ci leghi, e non c'è più nulla che ci possa legare!

MERALDA

_(sedendo)_ A me pare invece che, costretti a non guardarci più a
traverso le nostre maschere, noi dovremmo essere legati per lo meno
dalla sorte comune. E anche... qualche altra cosa potrebbe legarci.

STEFANO

Cioè?

MERALDA

Non nego che il nostro sia stato un contratto di vanità. Ma dietro la
vanità mia si nascondeva ed aspettava una donna ansiosa e vibrante,
pervertita forse, ma non perversa, la quale tentò spesso, e inutilmente,
di farsi comprendere da voi sino ai più intimi segreti del suo spirito.
Voi dite che andrò alla ricerca di altre menzogne? No. V'assicuro che le
menzogne mi hanno stancata. Non ho forse restituite a voi le vostre
lettere e riprese le mie per sopprimere dei documenti che mi parevano
falsi? Cercherò altre avventure. Questo, sì. Ma cercherò, soprattutto,
come ho fatto sinora, quella, che forma l'aspirazione di ogni donna non
ancora inaridita, sia pure una donna corrotta: la grande avventura
dell'amore!

STEFANO

Avreste torto di rivolgervi a me, che non ho ammesso l'amore nemmeno
quando la mia vita era tutta una festa d'illusioni.

MERALDA

Ma è appunto di questo che volevo parlarvi. Adesso, voi siete un
disilluso, siete un sofferente. Soffrite perchè la fiamma che ardeva
dentro di voi è stata soffocata non so come e non so da che; soffrite
perchè il cammino dell'ambizione vi è chiuso. Ebbene, prendetene uno
diverso. Cominciate con l'ammettere quel prezioso elemento di gioia che
prima escludevate, e così darete un'altra direzione alla febbre di
godimento che vi animava.

STEFANO

No, Meralda. Tutto è finito per me!

MERALDA

Voi v'ingannate. E se avrete la fermezza di secondarmi, _io_ ve lo
proverò coi fatti.

STEFANO

Secondarvi... in che modo?!

MERALDA

Io vorrei che voi voltaste le spalle allo spettro della gloria da cui
foste tradito e da cui siete torturato; vorrei sottrarvi a questa oziosa
tetraggine che vi macera; vorrei liberarvi da questo sepolcro, dove
forse pregustate la sciocca voluttà del suicidio....

STEFANO

_(con repulsione)_ Non vi capisco. Non vi posso capire!

MERALDA

_(vivissimamente)_ Insomma, io v'invito ad associarvi a me per guardare
la vita sotto un altro aspetto. Correre il mondo spensieratamente senza
ambizioni e senza chimere, senza applausi e senza omaggi; romperla sul
serio con tutte le asfissianti leggi sociali; soddisfare fin quando sarà
possibile, giorno per giorno, la sete di nuove sensazioni: ecco,
Stefano, ciò che io vi propongo.

STEFANO

Rifiuto!

MERALDA

Sicchè... voi sperate di rimettervi al lavoro?... Sperate di
risollevarvi?

STEFANO

No!

MERALDA

E allora?!... _(Facendogli penetrare nell'anima, con una cupezza
misteriosa, le acri parole)_ Sopporterete voi tranquillamente il
mormorio della compassione e dello scherno?

STEFANO

_(in uno scoppio di furore angoscioso)_ Ah, dunque, per questo siete
venuta qui? Voi siete venuta per infliggermi le sferzate che devono far
sanguinare il mio volto! Voi siete venuta per raccontare a me l'ebrezza
di coloro che una volta m'invidiavano e per poter raccontare ad essi il
piacere infinito di avermi visto umiliato! _(Recisamente)_ Se credete
d'aver compiuta la vostra missione, lasciatemi al mio sepolcro, e
andatevene!

MERALDA

_(si alza di scatto. Breve pausa.)_ Quando sarete solo, vi pentirete
d'avermi scacciata. _(Poi, stranamente commossa: in una tenerezza
contenuta)_ Voi sapete bene che, a modo mio, vi ho molto amato, e che
ora sono qui perchè vi amo, malgrado tutto, più che mai! Una momentanea
allucinazione vi ha fatto dire, oggi, di me, quello che non pensate; ma
domani mi richiamerete.

STEFANO

_(affannosamente)_ Non potrò richiamarvi, no, perchè i vostri progetti
mi spaventano, mi fanno orrore!

MERALDA

Non dispongo di altri mezzi per soccorrervi davvero.

STEFANO

_(abbassando la voce piena di ribrezzo)_ Voi mi consigliate in sostanza
la più disonorevole delle fughe, la più losca delle transazioni! Voi mi
proponete di fuggire chi mi sfida col suo riso; voi mi proponete di
associarmi a voi, che non siete povera come oramai sono io!...

MERALDA

_(violenta)_ Vi dibattete ancora fra gli avanzi dell'orgoglio che vi ha
distrutto!

STEFANO

Ma voi mi proponete anche di abbandonare la povera demente che mi fu
moglie devota; e questo, a prescindere dal mio orgoglio, convenitene, è
raccapricciante!

MERALDA

_(ribellandosi fieramente)_ Non è a me che spetta quest'accusa di
cinismo feroce, perchè il mio egoismo non si è mai veramente alimentato
come il vostro del sacrificio altrui. Ciò che avete chiamato
raccapricciante a me sembrerebbe iniquo se io non sapessi che per quella
infelice voi non siete più nessuno. Essa non vi vuole, non vi parla, non
vi riconosce! E visto ch'eravate disposto ad abbandonarla brutalmente
quando aveva bisogno di voi più che dell'aria, è molto strano ed è
superfluo che insorgiate al pensiero di separarvene adesso che la vostra
presenza non le arreca alcun beneficio. Voi vorreste rimanere qui per
difendervi dalle trafitture tardive della vostra coscienza? Ma una suora
di carità o un paziente infermiere sarebbero per lei certamente più
utili e più benefici di voi, che potreste offrirle soltanto i fiori di
morte dei vostri silenzi!

STEFANO

_(siede accasciato e parla con voce cupa e segreta:)_ Non c'è una sola
parola vostra che non sia inesorabile e giusta. Voi m'inchiodate alla
realtà, — e fate bene! Inutile agli altri e a me stesso, io devo oramai
cercare molto in basso un'altra qualunque ragione di vivere. Sempre più
giù... sempre più giù... vergognosamente... fino all'abiezione!... Forse
fino all'infamia!

      _(Breve pausa.)_

MERALDA

_(pacata e secura, alle spalle di Stefano, curvandosi un po',
affettuosamente, su lui)_ Il vostro animo agitato non vi dà ancora la
tregua necessaria affinchè possiate riflettere con serena sincerità. Io
vi prego di astenervi oggi dal prendere una decisione; e vi avverto...
che ritarderò la mia partenza.

STEFANO

_(sommesso ed inerte)_ Ho inteso.

MERALDA

_(quasi interrogandolo)_ A rivederci, Stefano...?

STEFANO

_(tace chinando la fronte.)_

MERALDA

_(si avvia verso il fondo.)_


SCENA V.

STEFANO, MERALDA, TERESA.


_(Quando MERALDA è per giungere alla porta, i battenti si aprono, ed
entra TERESA, estatica. STEFANO ha un brivido: si leva: e i suoi sguardi
sono irresistibilmente attratti dalla demente. MERALDA, turbata,
vorrebbe affrettarsi; ma TERESA le è davanti e inconsciamente le arresta
il passo.)_

TERESA

_(con dolcezza)_ Dove vai?... _(Avvicinandosele di più e contemplandola
tutta.)_ E di che sei fatta?... Spandi nell'aria un così buon
profumo!... Come vorrei prendermene un poco! _(Con ambo le mani sta per
toccarla.)_

STEFANO

_(sùbito, impetuosamente)_ No, Teresa!

TERESA

_(ritira le mani. Poi, come addolorata, a Stefano)_ Perchè?

MERALDA

_(sogguardandola, quasi tremandone, lentamente arriva alla soglia, e
poi, sottraendosi all'incubo, fugge.)_

TERESA

Perchè?

STEFANO

_(con un atto di disperazione frenetica)_ Teresa!... Teresa!... Non te
ne accorgi tu di quello che accade?... Non mi vedi?... Non vedi che cosa
sono io da quando mi hai lasciato?... _(Slanciandosi a lei, afferrandola
e scotendola)_ Dì, dì: non vedi che mi perdo?... Non hai nessun barlume
di chiaroveggenza per trattenermi almeno con una parola di malaugurio
che mi faccia paura?...

TERESA

_(risponde con uno scoppio di riso che stride sinistramente.)_

STEFANO

_(distaccandosi da lei)_ Nulla! Nulla!... _(Avvilito, si lascia cadere
sopra una sedia.)_ Nulla!

TERESA

_(un altro scoppio di riso, più clamoroso)_


      _(Sipario.)_




ATTO IV.


_Lo studio di Stefano Baldi ha un aspetto squallido. — È sera. Non è
accesa che la lampadina elettrica della scrivania. — I grandi scaffali
sono vuoti e sembrano grandi nicchie mortuarie. Le piante pregevoli, le
statuine, i ninnoli preziosi non ci sono più. Sulla scrivania, nè
giornali, nè manoscritti: soltanto un piccolo rimasuglio di carte
d'affari. Nella penombra, si vedono a terra alcune casse di legno
contenenti dei libri, le quali spiccano per il colore bianchiccio, e una
valigia, un baule, e anche degli altri libri tolti dagli scaffali._


SCENA I.

STEFANO, VALENTINO, POI UN DOMESTICO E UN FACCHINO.


STEFANO

_(seduto alla scrivania, pallido, curvo, scrive delle lettere.)_

VALENTINO

_(aggiusta attentamente i libri in una cassa.)_

_(Il triste silenzio si prolunga per qualche minuto.)_

STEFANO

_(senza cessare di scrivere)_ Chiudi quel baule e quella valigia, e
dammi le chiavi.

VALENTINO

Hai altro da riporvi?

STEFANO

No.

VALENTINO

_(chiude, e mette le chiavi sulla scrivania.)_

STEFANO

_(conservando in tasca le chiavi)_ Manda via.

VALENTINO

_(alla comune, chiama)_ Voi!... Favorite.

_(Entrano due uomini: uno è un DOMESTICO, l'altro un FACCHINO.)_

VALENTINO

_(indicando)_ Questi due colli. _(A Stefano)_ Direttamente alla
stazione?

STEFANO

Sono persone che sanno quel che devono fare. _(Al domestico)_ Tonio,
direte alla principessa che verso le undici sarò alla stazione. Il treno
parte alle undici e quindici.

_(Il FACCHINO si carica sulle spalle il baule; il DOMESTICO prende la
valigia.)_

VALENTINO

_(aprendo la porta in fondo)_ Per di qua.

      _(I due uomini escono.)_

VALENTINO

Sicchè, partite tutti e due stasera?

STEFANO

Se lo hai capito, perchè me lo domandi?

      _(Ancora silenzio.)_

VALENTINO

_(accovacciato, incassa i pochi libri che sono ancora a terra.)_ E tutta
questa letteratura? Tutti questi libri?

STEFANO

_(continuando a scrivere lettere)_ Te li piglierai tu. Te li porterai a
casa.

VALENTINO

Il problema sarà di averla una casa.

STEFANO

Li venderai. Li brucerai.

VALENTINO

Domani, quando quel buon signor Marcolini verrà a prendere possesso,
glie li offrirò a un soldo l'uno. Non sarà troppo caro. È vero ch'egli
mi ha dichiarato di avere per i libri la stessa antipatia che ha per le
scimmie; ma c'è sua moglie.... Quella lì dice che ama le bestie....
Potrà amare anche la letteratura. _(Prendendo l'ultimo libro rimasto
fuori, borbotta:)_ La cassa è riempita.... Dove lo metto questo? _(Legge
sul dorso:)_ Nietzsche. _(Riflette:)_ Morto?... Per i morti c'è sempre
posto. _(Lo ficca dentro alla meglio.)_

      _(Pausa.)_

STEFANO

Avrai poi la cortesia di far recapitare queste lettere. Bada: sono
quattro.

VALENTINO

_(si avvicina alla scrivania.)_

STEFANO

_(gli consegna cinque buste chiuse.)_

VALENTINO

Sono cinque.

STEFANO

No. In questa busta più grande c'è un po' di danaro per te. Finchè non
avrai trovata un'occupazione, potrai cavartela.

VALENTINO

Ti ringrazio.

STEFANO

Quanto al resto, ogni cosa è a posto. Tu avevi ragione quando mi dicevi
che, pure acquietando i creditori principali, ci sarebbe rimasto un
margine dalla vendita del villino. Non è gran cosa; ma ho messo tutto
nelle mani del notaio Zino e il reddito annuo basterà a pagare la Casa
di Salute. Ho cercato di escludere l'intervento della zia, perchè quella
donna non mi affida. Col direttore della Casa ho preso gli accordi
necessarii; ed egli mi ha promesso che Teresa avrà un trattamento
eccezionale. _(Pausa. Dissimulando l'angoscia)_ Domani, alle otto del
mattino, sarà qui una carrozza chiusa con una infermiera. Tu ti unirai a
lei per accompagnare Teresa sin là. Al direttore ho già detto che sei un
nostro parente e come tale sarai da lui considerato. Se non ti parrà
inutile per Teresa, di tanto in tanto... ti sarà permesso di visitarla.
Va bene?

VALENTINO

Vedo, difatti, che hai pensato a tutto.

STEFANO

E a _tutti_! Anche a te, se non mi sbaglio.

VALENTINO

Io ti ho già ringraziato.

STEFANO

Per il danaro.

VALENTINO

Naturalmente: per il denaro che mi hai favorito

STEFANO

E adesso, di niente altro mi ringrazii?

VALENTINO

Scusa... non saprei....

STEFANO

_(guardandolo fiso)_ Non ti ho dato forse il mezzo di visitarla, di
vederla?...

VALENTINO

_(con un po' d'incosciente imbarazzo)_ Ah sì! Di questo ti ringrazio
specialmente per lei. Non dubito che lì le saranno prodigate tutte le
cure possibili. Ma saranno sempre le cure di persone pagate, di persone
estranee. E giacchè su quella vecchia fanatica, che ancora dovrebbe
farle da madre, non c'è da contare, meglio io che nessuno. Chi sa che la
povera pazza non ne abbia davvero qualche sollievo! Si afferma che ella
non distingua più un individuo da un altro? Fino a un certo punto, dico
io. Da te, per esempio, è lontana come se fosse morta; e si direbbe
quasi che ci tenga a essere morta per te. Io ci scommetterei che in
quella completa oscurità di coscienza si nascondano dei ricordi perenni
che sono come... come gli avanzi d'un naufragio conficcati nell'arena in
fondo all'abisso del mare. _(Accalorandosi)_ E difatti, se non fosse
così, in che modo si spiegherebbe il fenomeno per cui ella ripete
continuamente i versetti che il vecchio mendicante recitava all'epoca
dei vostri giorni felici? In che modo si spiegherebbe che ella si
compiace spesso d'indossare o d'avere tra le mani l'abito che ordinò in
quella sera indimenticabile?... _(Quasi pentendosi d'aver parlato con
troppo acume)_ Del resto, lo so... c'è poco da raccapezzarsi. La pazzia
ha misteri grandi e impenetrabili e chiude la sua porta di ferro in
faccia a ogni presuntuoso che pretenda di penetrarli.

STEFANO

_(levandosi e fissandolo più da vicino)_ Intanto _tu_ parli come uno che
li abbia penetrati senza trovare ostacoli.

VALENTINO

Io?!...

STEFANO

Non lo dichiari apertamente, ma sei convinto d'esserle di sollievo. Sì,
sei convinto che tra i ricordi perenni nascosti nell'abisso ci sia
quello della tua devozione. Cosicchè, oltre ad avere l'opportunità
d'appagare il desiderio di vederla, avrai pure il privilegio di farle
del bene, di esserle prezioso: avrai pure la speranza... ma che dico «la
speranza»!... avrai la sicurezza d'essere da lei preferito fra tutti. E
ciò ti riempirà di gioia, ti riempirà d'orgoglio, ti renderà felice!...

VALENTINO

_(difendendosi e supplicando)_ Ma Stefano!

STEFANO

_(con amara violenza)_ Lasciami gridare ciò che penso e ciò che sento!
Lasciami gridare che t'invidio!

VALENTINO

Io sono stato il tuo servo, Stefano! Non mi mortificare così.

STEFANO

T'invidio, sì, t'invidio per quello che sarai domani e anche per quello
che sei stato sinora! Che t'importava di trascinare la misera persona
fra le miserie naturali della tua vita? Eri un deforme? Ma sapevi di
esserlo. Eri un debole? Ma sapevi di esserlo. Eri il mio servo? Ma te ne
accontentavi. E quando potevi rivolgere la parola umile e affettuosa
alla donna dalla quale io ero idolatrato, quando, più tardi, dopo che la
demenza l'ebbe distaccata da me, potevi guardarla lungamente dalla tua
finestra, nel silenzio della sera, sola, smarrita nel giardino dove
tante volte mi aveva coperto di baci, a te pareva di conseguire un
premio immeritato e dovevi senza dubbio averne delle estasi profonde!

VALENTINO

_(in una specie di avvilimento, piega la testa sul petto.)_

STEFANO

Cos'è? Abbassi la fronte, adesso?! Non t'era mai passato per il cervello
che io ti avrei indovinato?... che io t'avrei fatto l'onore di spiare le
tue contemplazioni per sorprendere il tuo più intimo pensiero?

VALENTINO

Non ne avevi il diritto!

STEFANO

Perchè?

VALENTINO

_(animandosi)_ No, non ne avevi il diritto, e, trattandosi d'una
meschina creatura come me, non dovresti essere così ferocemente crudele.

STEFANO

Ah! Tu sei, dunque, il mio rivale sacro e inviolabile?!

VALENTINO

_(con uno scatto audace)_ Ciò che tu fai in questo momento è una viltà!

STEFANO

Ed osi anche di giudicarmi, tu, che stai lì, in agguato, per pigliarti
quel poco che resta di quanto fu solamente mio?!

VALENTINO

_(ancora implorante)_ Stefano, non tormentarmi di più!

STEFANO

_(prorompendo con asprezza)_ Sii maledetto per tutto quello che mi fai
provare e per tutto quello che sai farmi dire! _(Si copre il viso con le
mani. Dopo un silenzio, si sforza di recuperare un po' d'energia. Va
alla scrivania per prendervi ancora delle carte.)_

VALENTINO

_(siede annichilito.)_


SCENA II.

STEFANO, VALENTINO, TERESA.


TERESA

_(entra dalla destra. È vestita dimessamente, in disordine; ma ha
tuttora nei capelli scompigliati l'ornamento che le cade sulla fronte e
porta in una mano il suo abito prediletto lasciandolo strascicare per
terra. Porta poi sulle spalle molti merletti e nastrini di vario colore,
che le pendono da tutte le parti.)_

STEFANO

_(al suo apparire, come di solito, si paralizza e vorrebbe quasi
nascondere la sua ansia scrutatrice.)_

TERESA

_(si accosta a Valentino)_ Di': hai mai visto il mio abito nuovo?
_(Glielo mostra)_ Guarda che magnificenza!

VALENTINO

_(non osa più alzare gli occhi a lei, e si confonde ed arrossisce)_
Sì... sì... lo conosco, signora Teresa.

TERESA

E lo sai che ci metterò anche tutti questi nastri e tutti questi
merletti?... Ma tu non guardi. Fai male!... _(Ha un gesto ammonitore)_
«Apri gli occhi sulla terra»!...

STEFANO

_(per sottrarsi a quella voce che gli entra nell'anima e nella carne
come una vite, affretta bruscamente la partenza)_ Non più, non più!...
Tronchiamo!... _(Va per prendere il cappello di su una sedia.)_

VALENTINO

_(avvicinandosi a lui, energicamente)_ Ma làsciati vincere, invece. Non
ti ostinare.

STEFANO

_(si ferma.)_

VALENTINO

_(abbassando la voce e parlando concitatamente)_ Vai a correre dietro a
una donna che disprezzi, soltanto per l'ubbriachezza della disperazione.
E quando l'ubbriachezza sarà svanita, ti sentirai nauseato del fango in
cui quella donna t'avrà fatto precipitare.

STEFANO

_(frenando lo spasimo con rude caparbietà)_ No!

VALENTINO

Ti sentirai avvilito dai suoi milioni, accumulati Dio sa con quali
turpitudini!

STEFANO

No!

VALENTINO

Resta qui, resta qui, tu, e pensa piuttosto... che spetta a me oramai di
prendere il volo!

STEFANO

A te?!

TERESA

_(intanto, si è seduta sopra una delle casse piene di libri ed è tutta
dedita ad ornare di merletti il suo vestito.)_

VALENTINO

Sì, sì, a me! Alla malora gl'intrusi!... _(Ridiventando umile)_
D'altronde, dopo la mortificazione che mi hai inflitta, io non saprei
adempiere a quello che io credevo fosse un dovere... e nemmeno saprei
profittare del tuo denaro. Se te ne meravigli, non ti do torto, no,
perchè la malattia della fierezza io non l'ho mai avuta. Ma ecco che
essa mi capita addosso all'improvviso e viene ad aumentare i miei
guai!... Si vede che non sono fortunato. _(Cava dalla tasca la busta
contenente il danaro e la pone sulla scrivania.)_

STEFANO

_(raddolcito, commosso)_ Quel po' di danaro che ti dovevo per i servigi
che mi hai resi non ti vieterà di essere fiero. Riprendilo, te ne prego.
E quanto al resto, dimentica le parole che per un istante ti hanno
frugato nell'anima. Esse non erano che il vaniloquio d'un uomo che tra
breve... sparirà.

VALENTINO

_(facendo un estremo vivace tentativo di persuasione)_ Non lo capisci,
dunque, non lo capisci che solamente in questa sventurata puoi trovare
ancora la tua salvezza?

STEFANO

Ella è da me lontana come se fosse morta. L'hai detto tu stesso.

VALENTINO

Ma le persone migliori, Stefano, muoiono forse appunto per esercitare su
noi, da lontano, quella influenza benefica a cui durante la loro vita ci
ribellammo.

STEFANO

Non è vero! Restando qui morirei anch'io.... Mi consumerei di
crepacuore! _(Un'ultima pausa di perplessità angosciosa. Poi
dolorosamente, quasi abbracciandolo)_ Addio, Valentino!

VALENTINO

_(con un groppo alla gola)_ Addio!

STEFANO

_(piglia il cappello e impulsivamente va verso la pazza.)_

TERESA

_(si leva subito per scostarsi un poco, e interroga con una intonazione
di curiosità diffidente)_ Che vorresti?

STEFANO

_(in un impeto di profonda commozione, gli occhi pieni di lagrime, la
stringe al petto in un lungo amplesso e le bacia la fronte)_ Vorrei che
tu vedessi... che io piango. _(Si distacca da lei, ed esce
rapidamente.)_


SCENA III.

TERESA E VALENTINO.


TERESA

_(impassibile, prende i nastri che le scendono dalle spalle e
accuratamente ne sceglie uno. L'abito è rimasto sulla cassa.)_

VALENTINO

_(dopo qualche minuto di tragico sbalordimento, immobile, siede e si
accascia sotto il peso dei suoi pensieri.)_

TERESA

_(tenendo per un capo il nastro che ha scelto, lo fa svolazzare
nell'aria seguendo con lo sguardo il piccolo volo frenato. Poi, con
maggiore slancio, lo lascia a sè stesso, gettandolo in alto. Vorrebbe
afferrarlo; ma il nastro cade. Ella ha un moto di dolore.)_ Oh!... _(Si
rivolge a Valentino e lo chiama:)_ Ei!... Tu!... _(Indicando il nastro
caduto)_ Non vedi?... Aiutami.

VALENTINO

_(si scuote; si alza; lo raccoglie e glielo porge con un lieve tremito
nel braccio, evitando di guardarla e d'esserne guardato.)_

TERESA

_(riprendendo il nastro)_ Hai paura di me?

VALENTINO

No, signora Teresa.

TERESA

... Hai ribrezzo?

VALENTINO

Mi addolora molto che vi corrano alle labbra dei dubbii di questo
genere.

TERESA

... Non so nemmeno chi sei.

VALENTINO

E chi volete che io sia!... Sono... un gobbo.

TERESA

E poi?

VALENTINO

E poi sono... un triste parassita.

TERESA

Perchè?

VALENTINO

Perchè specialmente dal male degli altri cavo quello che mi occorre per
vivere. Non posso negarlo. Poco fa egli aveva ben ragione di colpirmi.
Io anzi ho arrossito. M'è parso perfino che non avrei avuto più il
coraggio di avvicinarmi a voi, di rivolgervi la parola.... Ma, invece,
no. Sono peggio di prima. Essendo adesso sicuro che nessuno mi spia, io
mi avvantaggio più che mai del fatto che voi non mi vedete e non mi
ascoltate. Vi sto vicino, vi guardo, vi parlo liberamente, e vivo l'ora
più dolce della mia vita. Se voi non foste la vittima d'una grande
sciagura, quest'ora non mi sarebbe concessa.

TERESA

Ecco: tu mi convinci. E credo che fra noi due c'intenderemo
perfettamente. Parliamo,... parliamo di tutto. _(Lo tira a sè, e se lo
fa sedere molto dappresso.)_ Parliamo come se fossimo due amici.

VALENTINO

_(animandosi molto, — con gli occhi luminosi)_ Sì, sì, parliamo come se
fossimo due amici.


SCENA IV.

VALENTINO, TERESA, STEFANO.


LA VOCE DI STEFANO

_(lontana)_ Valentino!... Valentino!...

VALENTINO

_(sobbalzando di meraviglia e di timore, quasi gli paresse di esser
sorpreso in flagranza)_ Lui!

LA VOCE DI STEFANO

Sono qua, sono qua, Valentino!...

VALENTINO

_(scosta la sua sedia da Teresa, e in preda a una viva emozione corre
alla porta.)_

TERESA

_(si alza allarmata e riprende in fretta il suo abito, agitandosi e
gridando:)_ No! No!... Non farlo entrare! Per carità, non farlo entrare!
Son vestita come una serva.... Non è così che debbo ricevere questo
signore!

VALENTINO

_(è sotto l'arco della porta.)_

STEFANO

_(arriva di corsa, trafelato e gli getta le braccia al collo,
abbattendosi su lui.)_

TERESA

_(si rifugia paurosamente in un angolo, cercando di nascondersi, e,
senza più gridare, continua, supplichevole:)_ No!... No!... Mandalo
via... Mandalo via....

      _(Una pausa.)_

STEFANO

_(ansimando)_ Non ho potuto! _(Si solleva per prendere fiato.)_

VALENTINO

_(gli toglie di mano il cappello e lo getta sopra una sedia.)_

STEFANO

Per allontanarmi da qui... ho lottato... ho lottato... come una belva
che vuole spezzare i ferri della sua gabbia.... E questa lotta
terribile... mi ha esaurito. Non reggo più. _(Affranto, annientato,
appoggiandosi a Valentino, si trascina sino al divano e vi si
abbandona.)_

VALENTINO

Avevi anche passate tante notti insonni.... Càlmati, ripòsati.... Lo
potrai, perchè i narcotici ai quali invano sei ricorso finora agiranno,
stasera, beneficamente. E ti garantisco che ti sveglierai sano e forte,
come non sei stato mai.

STEFANO

Non lo spero ancora.... _(Con gli sguardi irrequieti, cerca Teresa, e la
vede lì rincantucciata e paurosa.)_

VALENTINO

Chiamala a te.

STEFANO

Non verrebbe.

VALENTINO

_(si accosta a lei affettuosamente)_ Volete parlare con quel signore?

TERESA

_(accennando alla sua veste dimessa)_ Chi sa che cosa avrà pensato di
me!

VALENTINO

Tentate di farvi scusare.

TERESA

E come?

VALENTINO

_(la prende per una mano e quasi senza fargliene accorgere la conduce a
Stefano piano piano, esortandola confidenzialmente:)_ Ditegli che avete
un altro abito. Mostrateglielo, anzi. E se proprio egli aveva pensato
male di voi, si ricrederà. È vero, Stefano, che ti ricrederai?

STEFANO

Sì, certo.

TERESA

_(gli mostra l'abito)_ Ti piace?

STEFANO

_(trasognato, ravvivandosi in viso)_ È bello!

VALENTINO

_(con una serena voce suggestiva)_ Sedetegli accanto.

TERESA

_(siede automaticamente accanto a Stefano.)_

VALENTINO

Fategli capire che sarà anche più bello.

STEFANO

Sì, spiegatemelo bene.

TERESA

Aspetta, e vedrai. _(Prende qualcuno dei suoi nastri, e s'industria a
infilarlo nei trafori del merletto di cui ha adornato l'abito.)_

VALENTINO

_(sommessamente, alle spalle di lui)_ Io me ne vado su, nella mia
camera, Stefano. A rivederci.

STEFANO

_(a Teresa)_ Ma, a questa luce fioca, non bisogna lavorar troppo. Ne
soffrirete.

TERESA

_(sorridendo)_ Non importa.

VALENTINO

_(curando di non far sentire il rumore dei suoi passi, esce a
sinistra.)_

STEFANO

Riposiamo insieme, adesso. E domani poi tutti e due torneremo al lavoro.
Io sarò paziente... come voi. E voi mi consiglierete.... Voi mi darete
l'esempio.... Voi sarete la mia Virtù.

TERESA

Io sono piccola piccola....

STEFANO

_(ripete con vaga tenerezza pensosa:)_ Piccola piccola....
_(Timidamente, la circonda con le braccia.)_

TERESA

_(non oppone alcuna resistenza e cessa di lavorare.)_

STEFANO

_(stringendosi a lei, e posando il capo sulla spalliera del divano)_
Così.

TERESA

Perchè sei stanco?... Hai fatto un lungo cammino?

STEFANO

Assai lungo.

TERESA

Vuoi dormire?

STEFANO

Sì.

      _(Un silenzio.)_

STEFANO

_(socchiude gli occhi, e mormora:)_ Ecco: a poco a poco, tutto mi
sparisce intorno.... Non vedo che voi... come se foste la mia anima....
Vi vedo tranquilla.... Tanto tranquilla!... Finalmente, è il riposo.

      _(Un silenzio.)_

STEFANO

      _(dorme.)_

TERESA

_(delicatamente, si svincola dalle braccia di lui. — Si leva. — Come per
una impercettibile intenzione gentile lascia cadere l'abito sulle
ginocchia e sui piedi di Stefano. Sorride un'altra volta, e si allontana
guardandolo. A un punto, comincia a ripetere, lentissimamente, con un
accento lieve monotono e melodico, una strofetta del vecchio
mendicante:)_

    Sopra il mare — non guardare.
    Chiudi gli occhi — e poi cammina....

_(Ella dilegua nel parco; ma la strofetta giunge ancora, fievolissima:)_

    C'è un'amica — a te vicina.
    Chiudi gli occhi — e poi...... cammina....

LA VOCE DI VALENTINO

_(urgente e spaventosa, ma quasi dispersa dalla lontananza)_ Accorri,
Stefano! La signora Teresa è in piedi sul parapetto, e tende le braccia
al mare!

_(VALENTINO entra dalla sinistra, si precipita verso il parco e
sparisce.)_

      _(Si ode il suo grido di terrore.)_


      _(Sipario.)_


      FINE DEL DRAMMA.




AVVERTIMENTI PER GLI ATTORI.

_Per maggior chiarezza scenica, VALENTINO potrà dire: — «Accorri,
Stefano! La signora Teresa è in piedi sul parapetto, e sta per gettarsi
in mare!» L'autore consente, benchè mal volentieri, a questa
modificazione._

_— Queste che seguono son le note che deve cantare al primo atto Il
Vecchio mendicante ballando pesantemente. Le medesime note deve
accennare all'atto terzo, e le medesime note, in tono minore, deve
ripetere Teresa, facendogli eco, quando si rifugia con lui tra gli
alberi del parco:_

  [Illustrazione: llà llà llà.... llà llà llà.... llà llà llà....
  llà llà llà....]





Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.





End of the Project Gutenberg EBook of La piccola fonte, by Roberto Bracco

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA PICCOLA FONTE ***

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